giovedì 1 gennaio 2026

Il potere e il diritto

« L’Essere Umano sperimenta personalmente la realtà del potere nel
rapporto con la propria corporeità. In tale rapporto si usa la volontà per
muovere il corpo ed il corpo ubbidisce nei limiti delle sue possibilità. Da
parte del corpo si ricevono sensazioni e impulsi che spesso ci costringo-
no a comportamenti corrispondenti. Sotto questo aspetto noi ci attiviamo
per sfamarci, per difenderci e in altre direzioni. In tale duplice rapporto
si sviluppa la nostra vita nella corporeità. Ogni azione umana cosciente è
preceduta e determinata da una nostra riflessione da cui poi scaturisce il
tipo di attivazione volitiva verso la corporeità. Di tali esperienze l’Essere
Umano conserva il ricordo. Sui ricordi è possibile rivolgere la propria ri-
flessione per comprenderne l’aspetto concettuale, trasformandoli in nostre
rappresentazioni, ed inserirli permanentemente in quello che chiamiamo il
nostro patrimonio conoscitivo. Tale duplice attività, volitiva e rappresenta-
tiva, abbraccia la nostra vita nella corporeità. Da parte della corporeità ci
provengono sensazioni di dolore sia nelle azioni volitive sia nelle situazioni
di disequilibrio. Ci arrivano anche sensazioni di piacere o di benessere. La
riflessione sul piacere e sul benessere ci porta a conseguire le relative rappre-
sentazioni che conserviamo in noi, completando sempre più il nostro patri-
monio interiore. In tale dinamica vi è una condizione di nostro potere di-
retto, negli atti volitivi, ed una condizione di soggezione nei confronti delle
richieste della corporeità, filtrate dalla nostra riflessione. Con il progredire
della nostra evoluzione e con lo sviluppo della nostra Creatività in tale set-
tore, il rapporto tra il nostro potere sulla corporeità e quello di essa su di noi
si modifica a favore del nostro potere. Ma la nostra vita non si esaurisce nel
nostro rapporto con la nostra corporeità, ma si sviluppa anche nei confronti
del mondo esterno. Giunti alla convinzione che il nostro supremo interesse
è quello di poter sviluppare ed esercitare la nostra Creatività, giudicheremo
di tutti i possibili rapporti di potere in cui ci imbatteremo a seconda che essi
siano positivi o meno in funzione del nostro cammino verso la Creatività.
Giudicheremo in tal modo di tutti gli aspetti della nostra vita di relazione e
anche di quella sociale. Dal nostro fondamentale impulso verso la Creati-
vità, che noi sempre più sentiremo come il più importante dei nostri diritti,
giudicheremo anche del contenuto dei Codici e delle leggi dello Stato.

Per quanto riguarda il contenuto dei Codici presto ci convinceremo del-
la loro positività essendo essi scaturiti dalla Scienza del Diritto che è nata e
si sviluppa nella direzione della tutela dei Diritti Individuali, tra cui quello
primario della libera Creatività. Altro è il discorso per le altre leggi create
nel tempo dai vari Governi. Senza entrare nell’analisi approfondita delle
varie ispirazioni che le hanno motivate, limitiamoci a riflettere sui disastri
che hanno provocato e provocano come consta a ciascuno anche per dolo-
rosa esperienza diretta.
La vera fonte dei mali che ci affliggono sta nel potere che lo Stato confe-
risce a tali leggi. Nel rapporto con tali poteri manca la nostra contropartita
di convenienza e quindi essi violano la nostra libertà, impedendoci ogni
Creatività. Il potere, conferito dallo Stato a tali leggi, nasce dall’unico con-
creto potere esistente nella realtà sociale, cioè quello dell’Essere Umano sul-
la propria corporeità. Coloro che affermano che la legittimazione del potere
dello Stato deriva dal voto elettorale, avrebbero ragione se fosse semplice
la creazione di nuovi Partiti rappresentativi della variazione delle opinioni
degli Elettori. Alle forti maggioranze, che non sono d’accordo con le strut-
ture politiche imperanti, non è in pratica consentita l’efficace espressione
delle proprie opinioni e non resta altro che l’astensione dal voto, in assenza
di partiti meritori del proprio consenso. Nel mondo si verificano situazio-
ni politiche assurde in cui spesso piccole minoranze gestiscono il potere,
contrapposte ad altre piccole minoranze provvisoriamente all’opposizione,
mentre le grandi maggioranze sono costrette a subire in silenzio.
Il Progetto Antropocratico nasce dalla volontà umana di porre rimedio
ai mali generati e creare condizioni di sviluppo conformi alle vere esigenze
degli Esseri Umani. I dettagli dei capisaldi della riforma antropocratica, in
campo giuridico, saranno ancora approfonditi in seguito. Qui ci si limita,
per il momento, ad accenni generali.
Il Progetto Antropocratico vuole per ora fornire a coloro, cui rimane
ancora tempo per pensare, contenuti di riflessione tali che attraverso la loro
meditazione nasca in essi un apposito organo di percezione interiore, ca-
pace di smascherare immediatamente tutti gli inganni che i detentori del
potere vanno ponendo in essere, per conservare le loro posizioni di conve-
nienza personale. Per coloro cui non rimane tempo per riflettere sulle loro
dolorose condizioni, deve restare la nostra solidale compassione e il nostro
impegno a lavorare perché presto le cose cambino. »

Nicolò Giuseppe Bellia, Antropocrazia. Logica e attuazione, capitolo V

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