domenica 13 dicembre 2009

Probabili parentele


[S.T]

Io sono ancora aurora è già il tramonto
dice su me che il giorno è per finire
non sono ancora nato e già morire
io devo al tempo che à invertito il conto.

Tu Dio non farmi male. E se soffrire
io dovrò ne lo strappo e poi nel tonfo
fammi subito intero risalire
a baciarti nel volto de l’incontro.

Là non sarò più morto. Ma fiorire.

VIOLENZA DI VIOLA

Tu violenza di viola che volando
volgi avvento di vento a velo e viso
stipula nei tuoi petali lo scampo
che su l’ultimo gelo instauri eliso.

Sale Sirio inseguito dal tuo vanto
e l’estuario del fiume à l’elmo alliso.
Non sconvolgere l’erta: vienmi accanto
non distruggere delta: dàmmi riso.

Ferdinando Tartaglia, Esercizi di verbo, Adelphi, Milano, 2004.

Ringrazio Rebstein dal quale ho colto questi versi (per far prima). Secondo me Massimo deve avere una qualche parentela con Ferdinando.

Ogni uomo è sposa di se stesso

«Maeterlinck dice: Se Socrate esce di casa oggi troverà il sapiente seduto sulla sua soglia. Se Giuda esce stasera i suoi passi lo porteranno verso Giuda¹. Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l'altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi. Il drammaturgo che ha scritto l'in-folio di questo mondo e l'ha scritto male (ci dette prima la luce e il sole due giorni dopo), il signore delle cose quali esse sono che i più romani tra i cattolici chiamano dio boia*, è senza dubbio tutto intero in noi tutti, palafreniere e beccaio, e sarebbe anche ruffiano e becco se non fosse che nell'economia del cielo, predetta da Amleto, non ci sono più matrimoni, poiché l'uomo glorificato, angiolo androgino, è sposa di se stesso».

*In italiano nel testo

James Joyce, Ulisse, Meridiani Mondadori, Milano 1997 [traduzione di Giulio De Angelis, 1960 (p. 292)]

¹M. Maeterlinck (1862-1949), La Sagesse et la destinée, Paris 1908. Citazione libera di J.J. Il testo dice esattamente: «Si Judas sort ce soir, il ira vers Judas et aura l'occasion de trahir, mais si Socrate ouvre sa porte, il trouvera Socrate endormi sur le seuil et aura l'occasion d'être sage».

sabato 12 dicembre 2009

Una breve ris-post-a

Cerco di rispondere alle domande di Paolo a commento di tal precedente post.

Riguardo alla religione che si vuole fondata sui Vangeli: a mio avviso, proprio nel dissolvimento si realizzerebbe il suo compimento. Ogni “resistenza” religiosa all'apocalisse (rivelazione) è anti-cristiana, dunque – per un cristiano sui generis come me – anti-umana. Essendo Gesù Cristo solo un esempio di compiuta umanità (il Figlio dell'Uomo).

Riguardo alla fede: ogni fede detta è contraddetta. Ogni fede dichiarata è sbugiardata. Il fedele è un tipo nascosto, deve credere senza dirlo, senza – se fosse possibile – nemmeno pensarlo. Credere con tutto il cuore infonde troppa sicurezza; ma la fede vera è non fede, è incertezza, paura, tentennamento, sbandamento, attesa vana d'un rayon vert all'orizzonte.

Io non mi permetto di schernire nessun credente soi-disant. Mi permetterei di diffidare di me stesso se così fossi. Io non credo, dis-credo. Chi aiuta a credere? Egomen. Chi a discredere? L'Altro¹.

Il Papa è vertice, struttura, Principe di questo mondo. Poco pontefice è il pontefice. Più che ponti costruisce confini. Solo forse negli occhi degli ultimi giorni wojtyliani un barlume di pontificato, di luce vera d'uomo s'è intravista, nel mostrare al mondo la sconfitta del corpo e nel richiedere di essere se stesso, di adempiere le proprie volontà fino in fondo.

Riguardo ai “credenti addottorati”: vorrei dirti, facilmente, la verità vi renderà liberi, ma sulla parola verità ci sono troppi fraintendimenti, è meglio, molto meglio lasciarla in disparte anch'essa, come una fede. Aletheia disvelamento mi piace di più, anche perché molte le cose ancora da scoprire e conoscere nell'universo, così tante da rimanere senza fiato. Sono tuttavia molto attaccato a questi versetti evangelici (Luca, 8, 16-18) «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere».

E tutto questo perché, in un certo senso, per me – come canta Paolo Conte in Madeleine – «tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire Madeleine, e casomai per ricordare; tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un'altra, un'altra vita».


¹Rifò il verso a Stephan Dedalus (nell'episodio della Biblioteca) nell'Ulisse di J.Joyce

venerdì 11 dicembre 2009

Gioca coi fanti



Qualcuno suggerisca all'onorevole Cicchitto di lasciar stare i “santi” (della patria); toccare, da profano, testi sacri può provocare effetti nefasti, come bene spiega nonèunacosaseria.

Scambio di lettere

Ho letto l'articolo di Vito Mancuso¹ («La libertà di pensare Dio sfidando la Chiesa») e subito dopo ho letto questo post di Leucophaea («Morale darwiniana?») e sempre più mi convinco che il vero rinnovamento della teologia deve passare attraverso l'etologia. Detto chiaramente: un teologo postmoderno (eterodosso) dev'essere necessariamente un buon etologo (ortodosso).

¹Ma non ho letto l'articolo di Adinolfi: mi basta ciò che di esso scrive Malvino.

giovedì 10 dicembre 2009

Versi anarchici

Alla patria

Laida e meschina Italietta.
Aspetta quello che ti aspetta.
Laida e furbastra Italietta.

Ahimè

Fra le disgrazie tante
che mi son capitate,
ahi quella d'esser nato
nella «terra di Dante».

Giorgio Caproni, “Anarchiche o fuori tema”, Res Amissa, Garzanti 1991.

Compagni, avanti il gran partito



Agit-prop news. Roma,
Gli emeriti Presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi si sono incontrati segretamente in via delle Botteghe Oscure per dare vita a una nuova formazione politica di sinistra.
...

Questa nausea prolungata (mista a vomito) che il berlusconismo e il leghismo rappresentano indicano che l'Italia si trova in un difficile stato interessante che prima o poi sfocerà in un parto: o nascerà una nuova Italia, o sarà partorito solo un roboante rutto che sarà udito fino ad Alpha Centauri.


P.S.
Tutti gli ostacoli che il solerte ministro Sacconi e il sottosegretario Roccella frappongono all'utilizzo della pillola Ru486 sono dovuti principalmente alla paura che ad utilizzare la pillola sia l'Italia stessa che rifiuta di essere gravida di tanta stupidità.

mercoledì 9 dicembre 2009

La società ci sfugge

«Il problema teorico al quale un liberale come Hayek deve far fronte è quello dell'articolazione fra due forme di autonomia. L'autonomia dell'individuo moderno, prima di tutto, liberata da tutti i legami di subordinazione tradizionale, al sacro, allo Stato, alla totalità sociale. In seguito, l'autonomia del sociale che non significa che gli uomini hanno il dominio sulla società, ma tutto il contrario: la società sfugge loro, essa sembra dotata di una propria vita, estranea a coloro che tuttavia la compongono. In rapporto agli individui, quindi, questa autonomia è quella tradizionale e in filosofia politica viene chiamata eteronomia. Il contrasto in rapporto all'artificialismo proprio delle altre tradizioni, liberali o meno, non è troppo apparente.
Gli uomini costruiscono (o piuttosto “agiscono”) la loro società - è la prima autonomia; ma non sanno ciò che fanno, né come lo fanno - ed è la seconda autonomia. Da una parte, l'affermazione liberale della sovranità dell'individuo in rapporto all'invasione della società; dall'altra il riconoscimento, proprio del conservatorismo e del tradizionalismo, del fatto che la società è “al di sopra” degli individui e che essa è una condizione indispensabile del loro sviluppo e della loro stessa esistenza. Il paradosso è proprio là. Queste due “autonomie”, nel senso ordinario del termine (indipendenza) si riconciliano nel senso tecnico che la parola assume nella teoria dei sistemi di auto-organizzazione, o semplicemente, nella teoria degli automi. Poiché si capisce bene che questo paradosso è lo stesso di quello che consiste nel concepire un automa, cioè un essere che ha il principio del suo movimento in se stesso; un essere che sia causa di sé, incondizionato.
Hayek ha saputo della soluzione che il grande matematico John von Neumann, l'inventore della teoria matematica degli automi, ha trovato per questo paradosso. Nel 1948, in un simposio [...] che appare retrospettivamente come uno dei momenti fondatori delle scienze cognitive, von Neumann espose tale soluzione, sotto forma di congettura. Rispondendo a Warren McCulloch, uno dei padri della cibernetica, egli criticava il percorso costruttivista di questa introducendo sulla scena scientifica la nozione di complessità. Data una macchina elementare, è più semplice descrivere ciò di cui è capace, che descrivere la macchina stessa. Al di là della soglia critica di complessità, sarebbe vero il contrario; sarebbe più facile, infinitamente più facile concepire la macchina che descrivere completamente il suo comportamento. Von Neumann fondava la sua congettura sul caso della macchina ricursiva capace [...] di produrre un insieme non ricursivo, quindi infinitamente più complesso di se stessa. Quello di cui è capace un oggetto complesso è (infinitamente) più complesso dell'oggetto stesso. La matrice è (infinitamente) superata dalla sua discendenza [...] Essere complesso significa essere in grado di rendere le cose complesse. Così von Neumann risolveva il paradosso quasi teologico dell'uomo che concepisce un automa. Essendo l'automa complesso, per definizione, la creatura sfugge al creatore».

Jean-Pierre Dupuy, Il sacrificio e l'invidia. Liberalismo e giustizia sociale, ECIG, Genova 1997

Stasera, dopo la lettura di vari post sparsi nel mio segnalibri a fianco, ho aperto questa pagina (un po' lungotta come citazione, scusate) e ho dovuto riportarla.
Ispiratori sono stati: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Ma soprattutto, ispiratore è stato questo strano senso d'impotenza, una sorta di pessimismo cosmico che parte dalla mia piccola miseria, che si estende a quella più grande italiana, e che s'incaglia in quella terrestre: gli occhi si alzano al cielo (sereno stanotte, stellato, freddo che taglia le guance) e vedo quello che il cielo stellato mi offre al replay di una velocità talmente lenta che il mio pensiero (il nostro) al confronto è una Ferrari. Cazzate stellari, mi fermo ch'è meglio.

martedì 8 dicembre 2009

All'origine di un nome

«Ma è possibile che a nessuno interessi – intendo dire: né al procuratore generale, Antonino Gatto, né al presidente della Corte d’Appello, Claudio Dell’Acqua – cosa cazzo pubblicizzassero quei cartelloni per i quali si muove in prima persona un capomandamento? Zero, la questione cade, e si passa ad altro»

Un grande Malvino.

Remainder

«La massima parte dell'uomo non è inventariata. Dell'uomo possiamo enumerare molte parti: è sociale, professionale, politico, settario, letterario, appartiene a questo o quel gruppo o corporazione. Ma una volta effettuato il censimento più esauriente, ne avanza ben più di quanto una lingua possa dire. E questo resto [remainder] è quel che interessa. A esso parlano il predicatore e il poeta e il musicista. Su di esso influisce il grande genio: la regione del destino, dell'aspirazione, dell'ignoto. Ah, per meschini che siano giudicati dal mondo, essi hanno la segreta convinzione di essere immensamente ricchi di aspettative e di potere. Nessuno ancora ha mai scalzato questo sé adesivo per poter intravvedere un barlume o formulare qualche congettura sulla terribile Vita che si cela sotto di esso».

Ralph Waldo Emerson, Diari¹

¹ Citazione trovata in Harold Bloom, Agone, Spirali, Milano 1985

Intellettuali e tv

Pubblicato un altro mio articolo da Giornalettismo.
Il paradosso della cultura in tv.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 7 dicembre 2009

Altero galoppante



O Ministro Altero, con questa potrò andare a centocinquanta?

Il gene trombante

Purtroppo non è ancora reperibile online in italiano l'articolo di Desmond Morris («Io perdono il traditore Tiger Woods») pubblicato da Repubblica di oggi. A me sembra molto debole come argomentazione, ma vorrei il parere di un esperto come Fabristol (può trovare qui l'articolo) o di altri fini studiosi evoluzionisti (Leucophaea, Paopasc), e di filosofi attenti a tali temi (Ivo, Alex), e molti altri che, mi perdonino, se non li cito qui.
In breve, a me pare che Morris non dica nulla di nuovo; che, anzi, così dicendo releghi la responsabilità umana ad ancilla geni. Ma non siamo noi umani, come anche Dawkins dichiarava nel suo Gene egoista, ad essere l'unica specie “animale” in grado di ribellarsi alla dittatura genica?
Sì, siamo impastati di geni e ambiente, ma giustificare una trombata extramatrimoniale con tali argomentazioni mi sembra davvero penoso.

[Non si accorge Repubblica che, pubblicando tale autorevole articolo, assolve “scientificamente” anche le incontinenze del suo acerrimo rivale?]

Trionfi la giustizia proletaria



Chissà se un Pietro Rigosi sarebbe capace di far esplodere questo schifo.

domenica 6 dicembre 2009

C'è del genio in Danimarca



Sia lode a GOD nell'alto dei cieli.

(vedere qui per apprezzare appieno)

sabato 5 dicembre 2009

Fatti mandare dalla mamma a prendere un Picasso (o un De Nittis).



Io gliel'avevo detto a Callisto che avrebbe fatto meglio a consegnare a me tali capolavori pittorici: sarebbero stati sicuramente in migliori mani che in quelle di questi impacciati (ma solerti) finanzieri che, se putacaso scivolassero sullo scalino umidiccio (di latte uht?), rischierebbero di mettere nei pasticci il Ministero dell'Economia (infatti, di chi è la responsabilità di un bene pignorato?).

Infine: se venisse fatta un'asta fatecelo sapere che questo “Picasso” mi starebbe proprio bene nello studio.

Abbiamo lo stesso sogno

*

Ci sono sere che vorrei guardare
da tutte le finestre delle strade
per cui passo, essere tutte le rade
ombre che vedo o immagino vegliare

nei loro fiochi santuari. Abbiamo,
sussurro passando, lo stesso sogno,
cancellare fino a domani il sogno
opaco, cruento del giorno, li amo

anch'io i vostri muri pallidamente
fioriti, i vostri sonnolenti acquari
televisivi dove i lampadari
nuotano come polpi, non c'è niente

che mi escluda tranne la serratura
chiusa che esclude voi dalla paura.

Giovanni Raboni, Quare tristis (1998), da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2000

venerdì 4 dicembre 2009

Spazza tu, Silvio: io do il cencio.

Mi pare sia una delle prime volte che Berlusconi e i suoi collaboratori non diano, a chi li attacca, del comunista, del magistrato toga rossa di sinistra, del piemme di La Repubblica, del cattocomunista. Segno dei tempi o, per caso, stanno adottando, in questo frangente, una strategia di tipo andreottiano?

Riguardo a tale vicenda, segnalo questo post dell'Amorale.
Inoltre, credo che anche qualora le dichiarazioni di Spatuzza trovassero conferma e fossero comprovabili e verificate, Berlusconi non debba preoccuparsi: il consenso popolare di cui gode è garanzia di non colpevolezza a prescindere, come insegnano i più illustri esempi di democrazia occidentale. Come infatti mi scrive il gentilissimo onorevole Antonio Palmieri, responsabile internet del PdL:

«Ciao LUCA [mi dà amichevolmente del tu anche se non ci conosciamo],

oggi abbiamo toccato il fondo. Le dichiarazioni del presunto collaboratore di giustizia sono il segno che la mafia sta muovendo tutte le sue pedine contro il governo che piu' di tutti la sta combattendo con successo, non solo sul piano degli arresti (8 mafiosi al giorno in media dall'inizio del mandato) ma anche sul piano economico, con norme che hanno consentito di aggredire i patrimoni dei malavitosi con successi mai realizzati prima.

Qui trovi una sintesi dei principali risultati di questa lotta senza quartiere.

E in questa pagina una cartolina da far girare a tutti quanti, assieme all'invito ad aderire a Forzasilvio.it. Ora più che mai dobbiamo essere con Silvio. Grazie per quello che farai. Buona serata
».

Caro Antonio, io - come vedi - qualcosa ho fatto. Se vi restasse qualcosa sottobanco, ricordatevi di chi vi ha voluto bene.

giovedì 3 dicembre 2009

Concatenazioni

«In chi pensa agli oggetti nasce l'attaccamento verso di essi; dall'attaccamento nasce il desiderio; dal desiderio sorge la rabbia.
Dalla rabbia viene la confusione mentale, dalla confusione la perdita della presenza a se stessi; dalla perdita della presenza a se stessi la rovina dell'intelligenza e per la rovina dell'intelligenza egli si avvia verso la distruzione».

Vidyaranya, La liberazione in vita, Adelphi, Milano 1995 (pag. 127)

mercoledì 2 dicembre 2009

Estoy cansado

Estar cansado tiene plumas,
tiene plumas graciosas como un loro;
plumas que, desde luego, nunca vuelan
mas balbucean igual de loro.
Estoy cansado de las casas
prontamente en ruinas si un gesto;
estoy cansado de las cosas,
con un latir de seda vueltas luego de espaldas.
Estoy cansado de estar vivo,
aunque màs cansado serìa de estar muerto;
estoy cansado de estar sagazmente;
plumas del loro aquel tan familiar o triste,
el loro aquel del siempre estar cansado.

Luis Cernuda Bidòn (Siviglia 1904-Messico 1963)
da Poesia spagnola del Novecento, a cura di Oreste Macrì, Garzanti, Milano 1985

SONO STANCO

L'esser stanco ha piume,
ha piume graziose come un pappagallo;
piume, di certo, che non volano mai,
ma balbettano come pappagallo.
Sono stanco delle case
che crollano subito senza un cenno d'avviso;
sono stanco delle cose,
con un frusciare di seta subito volte di spalle.
Sono stanco d'esser vivo,
sebbene più stanchezza sarebbe l'esser morti;
sono stanco d'essere stanco,
tra piume leggere sagacemente;
piume del pappagallo sì familiare o triste;
il pappagallo della perpetua stanchezza.

Il maestro è nell'anima


Sono state arrestate due maestre di un asilo nido privato di Pistoia per “presunti” maltrattamenti sui bambini. Come riporta la nota Ansa, «gli arresti delle due donne, secondo quanto reso noto dalla polizia, sono stati eseguiti dopo "una complessa attività di indagine", iniziata nell'agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l'asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all'utilizzo di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell'asilo».
E se la mettessi anch'io una telecamera nascosta in aula, dopo la polizia me li viene ad arrestare due o tre alunni?

Ragionare per assurdo

Ragioniamo un attimo per assurdo: se quello che pensa e dice Fini lo pensasse e lo dicesse Berlusconi (ripeto: ragioniamo per assurdo) cosa penserebbero e direbbero i vari agit-prop del Presidente del Consiglio dei Ministri? Che anch'egli è «fuori dalla linea del PdL»?
Certo però ci vuole un enorme sforzo di fantasia sentire Berlusconi dire a se stesso:
«Sto confondendo il consenso con l'impunità, la leadership con la monarchia assoluta».

martedì 1 dicembre 2009

Cattedrali dimenticate

«Qui si dimenticano le cattedrali!*

Sarebbe bello - secondo voi
Che le nostre cappelle
Diventassero stalle?*
Sarebbe bello - secondo voi
Un rito senza altari
Né sacrari
Né ossari
Né abiti talari?
Non sarebbe intollerabile?
Non sarebbe inammissibile?
... Mi manca la voce
Mi manca la luce
Mi sento morir!...
... Mi manca la luce
Mi manca la voce
La voce mi manca!
Supremo martir!...

E morire un po'!...

- Ebbene, - aggiunge Don Fernando, quasi fuori di sé, - siccome la qualità di principe reale accresce il mio valore d'uso e di scambio come ostaggio, pretendo di perdere totalmente valore diventando uno schiavo di merda!
- Mi snobilito! Eccomi il più spregevole di tutti! Mi spoglio di tutto l'onore assolutamente violabile! Senza nessuna dignità, nessuna ignominia può più sfiorarmi! - grida orgogliosamente, inghiottendo con grandi masticate il testamento di re Edoardo...»

Alberto Arbasino, Il principe costante, Einaudi, Torino 1972

Dalla sovraccoperta:
«Un remoto principe gotico guida un prepotente esercito portoghese alla conquista di Tangeri e Marrakesh e Fez e altre terre, ma gli va male: viene sconfitto dai “mori”, fatto prigioniero, tenuto come ostaggio in un simpatico Grand Hotel da un re elegante, da una principessa capricciosa, da un generale timido, fra musiche, sorbetti, cacce. “Costante” fino all'ostinazione più proterva, assai sensibile alle tentazioni della santità, e inoltre profondamente industrioso, in condizioni sfavorevolissime a un martirio cristiano umile o illustre, il principe riesce adagio adagio furbamente a costruirsi un supplizio su misura, che lo soddisfa abbastanza ma per uno sfasamento nella strategia risulterà piuttosto affine all'ascesi di un “guru” indù».


P.S.
Ma il Vaticano non rischia un'insubordinazione del suo esercito con queste critiche alla Confederazione Elvetica?

E la sera andavamo in via Biancamano



È stato pubblicato un mio articolo su Giornalettismo.
Come ti strozzo lo Struzzo.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 30 novembre 2009

L'italiano è il “ragionare”

«L'Italia è un paese che teme sempre di perdere ciò che non ha mai avuto. La cultura italiana è perciò ben decisa, e non da oggi, a difendere laragioneda ogni attentato. Ma non l'ha ancora scoperta».

Roberto Calasso, I quarantanove gradini, Adelphi, Milano 1991

30 novembre



30 novembre 1786: il Granducato di Toscana è primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Dal 2001 è stata istituita, in questa data, la Festa della Toscana.
Dite al figlio di Pierluigi Celli (stupenda Federica) di venire a lavorare qui, una volta laureato.

domenica 29 novembre 2009

Trama preventiva

*

«La civetta [coquette] la sa più lunga di Freud sul desiderio. Non ignora che il desiderio attira il desiderio. Per farsi desiderare, dunque, bisogna convincere gli altri che ci si desidera da sé. È proprio così che Freud definisce il desiderio narcisistico, un desiderio di sé da parte di se stessi. La donna narcisistica eccita il desiderio, perché, pretendendo di desiderarsi da sé [...] presenta alla mimesi degli altri una tentazione irresistibile. [...]
La civetta cerca di farsi desiderare, perché ha bisogno di questi desideri maschili, rivolti a lei, per alimentare la sua stessa civetteria [coquetterie], per comportarsi da civetta. Non ha, in altri termini, maggiore autosufficienza dell'uomo che la desidera, ma il successo della sua strategia le consente di sostenere l'apparenza, offrendo anche a lei un desiderio che può copiare. Il desiderio che le è rivolto è per lei prezioso, perché fornisce l'alimento necessario a un'autosufficienza che verrebbe meno se fosse totalmente privata dell'ammirazione. Come, insomma, l'ammiratore preso nella trappola della civetteria imita il desiderio che egli crede realmente narcisistico, così la fiamma della civetteria, per poter splendere, ha bisogno del combustibile fornitole dai desideri dell'Altro.
La civetta è tanto più eccitante, e tanto più forte è la sua seduzione mimetica quanto più numerosi sono i desideri che attira».

René Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi, Milano 1983 (pag. 448-9)

Terzismo pubblicitario

A pagina 36 il Corriere della Sera di oggi si riserva un'enorme auto-pubblicità (“creata” dall'agenzia Armando Testa) dal titolo «Liberi di pensare». Vi si legge:

«Solo un'informazione indipendente combatte contro l'immobilismo.
Un'informazione di parte crea persone ferme sulle proprie posizioni e impedisce al Paese di fare passi avanti. Per questo, ogni giorno, ci battiamo per un'informazione completa e indipendente che permetta ad ognuno di conoscere i fatti e di farsi la propria opinione
».

Splendido esempio di posizione “terzista” vero?
Ma tale pubblicità è subito confutata da un'altra pubblicità: a pagina 37, infatti, oltre a una recensione di Giorgio Montefoschi sull'ultimo libro di Nabokov, vi si trova in bella evidenza la réclame della nuova edizione de L'odore dei soldi, di Marco Travaglio ed Elio Veltri (Editori Riuniti).
Il terzismo pubblicitario non s'ha da fare: i soldi non hanno odore.

I' cco-marchetinghe

Leggo questo phastidioso post. Subito mi reco a vedere quanto costa, per esempio, un biglietto aereo Torino-Berlino: 99 euro a/r sia con Alitalia che con Lufthansa. Poi faccio una divisione veloce arrotondando a 100 euro; cioè 6.000.000:100=60.000.
Vale a dire: la regione Piemonte ha pagato circa sessantamila biglietti aerei ad Alitalia per promuovere il turismo con Mosca, Istanbul, Amsterdam e Berlino.
Continuo a pensare che Madoff sia uno straordinario eroe del nostro tempo e che in Italia avrebbe avuto più fortuna: probabilmente sarebbe un manager Alitalia.

sabato 28 novembre 2009

Il terzismo fludificante

A margine di questo ineccepibile post malviniano: ho sempre pensato che di fronte a Berlusconi non possa esservi una posizione terza; nemmeno una posizione di preconcetto ideologico: destra o sinistra, o altre categorie del linguaggio politico, non sono adeguate a spiegare il fenomeno. Il berlusconismo è, prima di tutto, un fenomeno esistenziale; in seconda battuta psicologico; in terza filosofico (etico-morale).
Io mi auguro solo che un giorno, fra qualche decennio, le cronache potranno parlare di Berlusconi solo perché una sua futura nipote leporina avrà comprato il posticcio capelluto del nonno su eBay.

venerdì 27 novembre 2009

Happiness is cigar called Hamlet



Fumo poco, ma fumo. Tre, massimo quattro American Spirit o Pueblo al dì (tabacco biologico, m'inquino biologicamente). Una di queste sigarette me la fumo, rigorosamente da solo, nel viaggio in auto lavoro-casa (raramente viceversa). Aspetto un semaforo rosso, accendo il cicchino, apro il finestrino - anche se piove o fa freddo - e fumo. E godo l'amaro della sigaretta con il gingle di Hamlet in testa.

P.S.
Non ho la Ferrari. Molto divertenti sono anche questa serie di spot; alcuni vere chicche.

giovedì 26 novembre 2009

Contrizioni & Costipazioni

A Piero Marrazzo: su col morale, suvvia! (1, 2, 3, 4,)

«Un giorno, ritornando dal W.C., trovai la porta della mia camera chiusa a chiave, e le mie cose ammucchiate davanti alla porta. Questo vi dice quanto ero stitico a quell'epoca. È l'ansietà che mi rendeva stitico, credo. Ma ero davvero stitico? Non credo. Calma, calma. Eppure lo dovevo essere, perché altrimenti come spiegare quelle lunghe, quelle atroci sedute al gabinetto, al water? Non leggevo mai, là non più che altrove, non fantasticavo né riflettevo, guardavo vagamente l'almanacco appeso a un chiodo davanti ai miei occhi, ci si vedeva l'immagine a colori di un giovane barbuto circondato di pecore, doveva essere Gesù, mi aprivo le natiche con le mani e spingevo, uno! ah! due! ah! con dei movimenti da vogatore, e non avevo che una preoccupazione, rientrare in camera mia e sdraiarmi. Era proprio stitichezza, vero? O forse confondo con la diarrea? Mi s'imbroglia tutto nella testa, cimiteri e nozze, e le diverse specie di scariche».

Samuel Beckett, Primo amore, Einaudi, Torino 1972

Col senno di poi

Agli amici filosofi

«Durante un consiglio di facoltà appare all'improvviso un angelo che dice al preside del dipartimento di Filosofia: “Ti concederò uno di questi tre doni: saggezza, bellezza o dieci milioni di dollari. A te la scelta”.
D'impulso, il professore sceglie la saggezza.
C'è un lampo di luce e il professore sembra trasformato, ma se ne sta lì, a fissare il tavolo. Uno dei colleghi gli sussurra: “Di' qualcosa!”.
Il professore: “Avrei dovuto scegliere i soldi!

T. Cathcart - D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007

mercoledì 25 novembre 2009

Il presente è un dono

Pochi giorni fa ho visto in tv Kung fu Panda. Varie le perle di saggezza che il divertente film contiene. Mi ha colpito questa, pronunciata dal maestro Oogway:
«Il passato è storia, il futuro è un mistero, e il presente è un dono; per questo si chiama presente».
Sì è vero, niente da eccepire. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma quanto di questo dono-presente cogliamo immersi come siamo dentro la nostra giungla che ci limita lo sguardo? Riusciamo ogni tanto a conquistare la cima di un albero, o la vetta di una montagna per vedere meglio questo presente?

«Colin Turnbull (1961) portò un suo amico pigmeo, Kenge, fuori dalla foresta per la prima volta nella sua vita e, insieme, scalarono una montagna, e dalla cima guardarono verso le pianure. Kenge vide alcuni bufali pascolare pigramente molte miglia lontano, molto più in basso. Si voltò verso di [lui] e disse: “Che insetti sono quelli?” Sulle prime [a Colin] fu molto difficile capire, poi [si] rese conto che nella foresta il campo visivo è così limitato che non era necessario fare una correzione automatica per la distanza quando si giudicava una grandezza. Fuori dalla foresta Kenge per la prima volta poteva guardare per chilomteri e chilometri di praterie a lui ignote, senza un albero conosciuto che gli potesse dare una base di comparazione. Quando [infine Colin] disse a Kenge che quegli insetti erano bufali egli scoppiò in una risata e [gli] disse di non dire tali scempiaggini».

Richard Dawkins, Il fenotipo esteso, Zanichelli, Bologna (pag. 13).

Se lasciamo da parte il presente del nostro governo [insetti, anche col binocolo], e allarghiamo lo sguardo al pianeta intero, come continuare a ridere di fronte allo spettacolo di governi dispotici come quelli arabi (in salsa religiosa), russi, asiatici, africani, sudamericani? Quante poche migliaia di persone tengono il tacco sulla testa della moltitudine? E quanto durerà ancora questo? E il tarlo religioso quanto ancora roderà le menti di noi sapiens sapiens?

martedì 24 novembre 2009

Strofe novembrine

Novembre mi si stinge tra le mani
la notte che presto tutto inghiotte
la nebbia che dipinge tutti i rami
che nudi riscrivono nel cielo nuove rotte.

Se per caso volessi fare a botte
col reale o con alcuni scarsi umani
che s'affrettano alle case quando notte
diventa e fuori restano solo cani

tu dimmi fermo non cedere alle cotte
resta calmo come fanno i sacrestani
quando suona la prima mezzanotte:
chiudi gli occhi e stringimi le mani

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Come se...

«Se una lezione ho imparato riguardo a questa cosa strana che è la vita, è che conviene viverla. Come se... Come se fossero reali tutti i fantasmi che ci siamo inventati (amore, amicizia, famiglia, gloria, Dio...) di cui si maschera il niente».

Gesualdo Bufalino, Nodi gordiani, da Nuovi Argomenti n. 21, gennaio-marzo 1987

lunedì 23 novembre 2009

La ragion comica


«Se esiste una critica della ragion pura e una critica della ragion pratica, in qualche anfratto del pensiero deve acquattarsi anche una critica della ragion comica a giustificare l'enorme spazio occupato non solo dal riso, ma dalla angolatura comica, umoristica, satirica, ironica nella vita e nell'arte. Una vita senza la dimensione tragica è intollerabile; una vita senza la dimensione comica è, a mio avviso, invivibile. Si immagini di passare la propria esistenza in una banca, o in un ufficio, o in una scuola, o in un ministero, o in un partito politico, o in famiglia, e di seguire le regole del gioco seriosamente, tenendo a distanza il tragico e mettendo al bando il comico: questa è una dimensione manifesta dell'inferno, vero? Ebbene, forse ciò che ci mancherebbe di più non è l'emozione violenta del tragico ma la titillazione leggera del comico, la cui privazione sarebbe fatale. Ciò nonostante, il colossale processo ipocrita di sublimazione che si chiama cultura continua a privilegiare il serio sul suo contrario (che i nemici chiamano faceto), il tragico sul comico, la mutria sul sorriso, le ciglia aggrottate sull'ironia. Errore gigantesco che ha da sempre traviato la nostra visione di ciò che è cultura, cioè di ciò che è precipuamente umano nell'uomo: non solo il poter dire, io ho una prova irrefutabile dell'esistenza di Dio; ma poter anche dire, io ho una prova irresistibilmente comica dell'esistenza o dell'inesistenza di Dio (per esempio, “L'impotenza di Dio è infinita”, Anatole France). I grandi giri di boa della cultura corrispondono fatalmente - e gli storici delle idee se ne stanno rendendo conto - alle grandi innovazioni nell'ambito della scrittura comica (Rabelais, Cervantes, Sterne, Joyce, Formamentis e così via)».

Guido Almansi, La ragion comica, Feltrinelli, Milano 1986

L'Amleto ch'è in me



Dalle pagine di Giornalettismo, mio nuovo articolo (Critica amletica) che, mi auguro, abbiate la bontà di leggere con un filo di benevolenza.
Buona lettura.

domenica 22 novembre 2009

Alcuni opposti

L'Italia tiene insieme tanti opposti. Per citarne uno: da una parte abbiamo un ingordo editore che si pasce del proprio dominio esercitando anche la funzione pubblica governativa (anche se al vertice dell'azienda vi è la figlia); dall'altra v'è chi sta ai margini, indifferente ma non tanto (credo), ancora al vertice (chissà attraverso quali marchingegni finanziari) di una casa editrice di cui andare orgogliosi e fieri.

Silvio/Marina Berlusconi (Mondadori, Einaudi [sigh!] eccetera) vs Roberto Calasso (Adelphi).

In balia di sé

«Io domino solo il linguaggio degli altri. Il mio fa di me quello che vuole».

Karl Kraus, Detti e contraddetti, Adelphi, Milano 1972

sabato 21 novembre 2009

La messa è finita


*

P.S.
Il giorno che saranno convocati i primi 260 blogger italiani mi piacerebbe fosse Malvino a leggere qualche brano, o Formamentis, più sintetico; di sicuro sarebbero molto più divertenti che ascoltar quell'uggioso di Castellito (e Ravasi farebbe meno lo spiritoso).

Un breve attimo illuminato

«Com'è strano, com'è terribile, eppure com'è tranquillizzante - pensò riponendo il quaderno - che il tempo continui a passare. Prima siamo qui e siamo in un certo modo, e poi, poco dopo, abbiamo perso ogni traccia di quel tempo e di com'eravamo allora, finché un'inezia ci riporta a quel periodo per un breve attimo illuminato, e poi di nuovo indietro, nel presente».

James Purdy, Il nipote, Einaudi, Torino 1963

venerdì 20 novembre 2009

Un giunco pensante


«L'homme n'est qu'un roseau, le plus faible de la nature, mais c'est un roseau pensant. Il ne faut pas que l'univers entier s'arme pour l'écraser; une vapeur, une goutte d'eau suffit pour le tuer. Mais quand l'univers l'écraserait, l'homme serait encore plus noble que ce qui le tue, puisqu'il sait qu'il meurt et l'avantage que l'univers a sur lui. L'univers n'en sait rien.
Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C'est de là qu'il nous faut relever et non de l'espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser : voilà le principe de la morales».

Blaise Pascal, Pensées.

Una morale per tutti



Presto, dunque sono.

P.S.
La soluzione ai problemi del mondo non è data «da nessun individuo in particolare, ma deve emergere dalla vita di tutti, esser vissuta prima che formulata; e potrebbe anche darsi che [stia] emergendo senza che noi ce ne avvediamo¹».

¹Nicola Chiaromonte, Credere e non credere, Il Mulino, Bologna 1993

giovedì 19 novembre 2009

Il tramonto della funzione intellettuale

«La funzione dell'intellettuale conservava così qualche elemento di disinteresse e di dedizione alla causa. Ma quest'epoca eroica [1935-1950], che sfiorava anche molti milanesi invisi a Pavese, è tramontata per sempre, oggi i manager dell'editoria pongono la loro esperienza al servizio di chi li paga meglio e migrano senza pudore da un editore all'altro poiché possono identificarsi con qualsiasi progetto produttivo»¹.

A me che la casa editrice Einaudi sia finita nelle mani di Berlusconi m'ha fatto sempre girare i.
Congiungo tale riflessione a questa di Phastidio e noto che Marina Berlusconi, attuale presidente della Mondadori, è stata insignita dell'Ambrogino d'oro (insieme ad altri personaggi di spicco del mondo intellettuale italiano come il direttore di Libero Maurizio Belpietro).


¹Cesare Cases, Repressione l'è morta, (recensione a Cesare Pavese, Il mestiere di vivere 1935-1950, Einaudi, Torino 1990), L'Indice dei libri del mese n°10, dicembre 1990.

mercoledì 18 novembre 2009

Un euro in meno

Renderei volentieri a me stesso la patente di uomo sereno
ma sono obbligato a rifare gli esami perché ho perso da scemo
tutti i punti durante gli scontri irrisolti e le tensioni non dette:
tra la coscienza seconda e la prima vorrei un pareggio
ma le parole rimangon sospese e la rabbia non esce, solo sigarette
spezzate per risparmiare il fiato e i soldi per un parcheggio.

Io vorrei conquistarmi, divenire un berlusconiano dentro
uno che si comanda con tredici discorsi a cazzo al giorno
e quindici scagnozzi pronti a prendere pistole e far centro
casomai un cavalletto roteasse di nuovo a mezz'aria sul corno
di questa mia testa di cazzo che deve smettere di pensare
che deve abbaiare per ottenere rispetto e mangiare.

Sono stato morso da un ambulante che mi chiedeva un euro
che voleva il carrello con tutta la spesa e io no non volevo
cedere il carrello la fame è mia io ho speso io ho mille euro
e tu non hai niente arraggiati lasciami vattene nel tuo medioevo
vai a mordere orecchie a quei pezzi da novanta in bella mostra
alla Fao dal Papa a Gheddafi al principale esponente di casa nostra.

Chiedimi qualcosa di più significativo semmai, chiedimi un canto
pisano, una mano, un caffè corretto, non ti accontentare via
della mia miseria, parti, sorridi cerca un guanto un materasso la scia
di un falso profumo uscito in incognito da Coin come un incanto
addenta il bosco comincia a cantare canzoni a noi sconosciute
lascia perdere fazzoletti accendini calzini cerotti amenità mute.

Racconta che son qui per ascoltare e anche se ho furia.
Racconta la tua storia, la tua fatica, la rabbia e l'ingiuria:
io vorrei avere il coraggio per darti la mano fratello e non congedarti
io vorrei avere la forza di guardarti negli occhi e vedermi riflesso
e invece la confusione, una guardia giurata, la paura di far tardi
mi portano via senza una moneta senza un caffè senza me stesso.

martedì 17 novembre 2009

Passare accanto alle cose

«Ovunque si vada non si fa che passare accanto alle cose, - disse il pittore, - e poi si lasciano dietro alle spalle, mentre invece ogni cosa, ogni oggetto, tutto ciò che si è rapidamente appreso costituisce l'intera preistoria. Più s'invecchia e tanto meno ci si sofferma sui rapporti che si son già conosciuti, studiati, sviscerati una volta. Tavolo, mucca, cielo, ruscello, pietra e albero, tutto questo è stato già analizzato. Tutto ormai viene solo maneggiato. Gli oggetti, l'intera armonia delle invenzioni, completamente incompresa... non ci s'interessa più di ramificazioni, approfondimenti, sfumature. Ormai ci si preoccupa soltanto di collegare le cose in grandi linee. Tutt'a un tratto si dà un'occhiata all'architettura del mondo e si scopre cos'è: un'ornamentazione universale dello spazio e null'altro. Dai minimi rapporti e dalle riproduzioni più grandi - tanto, si scopre che si è sempre stati perduti. Con l'età il pensiero si riduce al meccanismo di tortura del toccare il tasto. Non c'è nessun merito. Io dico: albero e vedo enormi foreste. Dico fiume e vedo tutti i fiumi. Dico: casa e vedo i mari delle case delle città. Così dico neve ed ecco gli oceani. Un pensiero in fin dei conti mette in moto tutto. La grande arte sta nel pensare in grande e in piccolo, nel pensare sempre simultaneamente in tutti i rapporti...»

Thomas Bernhard, Gelo, Einaudi, Torino 1986 (pag. 19).

Ragnatele di novembre



Se novembre viene
e tu non sei presente
il tempo si umidifica
e trasforma cose in tempre:
se un raggio buca il cielo
di nebbia ispessito
puoi prendere il tuo dito
e colorare dal vivo in ognidove.
Bilioni di gocce impercettibili risaltano
la tela incerta di un ragno baldanzoso.
Io mi moltiplico qui
con questa scrittura bruma
e lancio un bacio come una noce
per masticare il presente.

lunedì 16 novembre 2009

Cercasi escort per filosofi di provincia



«Carità romana, titolo idiota o fatto per sviare, di una divina pittura di Guido Reni [...], dove una donna offre da tettare a un vecchio avido di conoscenza (o di vita: ma non c'è vita vera che nella conoscenza). Il gesto e il volto della donna sono un cantico dell'amore infinito, si tocca una delle profondità del mistero erotico, il legame tra il Vecchio e la Bella Fanciulla, in un dilatarsi d'onde della pura Bellezza. Chi ha mammelle così deve offrirle a chi ne ha bisogno intellettuale, non riservarle a lattanti incapaci di capire».

Guido Ceronetti, Un viaggio in Italia, Einaudi, Torino 1983 (pag. 64)

Interest will not lie

Pubblicato un altro mio articolo su Giornalettismo.
Buona lettura, se vi va.

domenica 15 novembre 2009

Tutto è vanità

«Questa frase è un sofisma: infatti, se è vera, è essa pura “vanità”, e se invece non lo è, allora quel “tutto” è sbagliato. Lei [l'intervistatore] dice che potrebbe essere il mio motto. Mi chiedo se davvero nella mia narrativa vi sia tanta catastrofe e “frustrazione”. Humbert è frustrato, questo è ovvio; anche altri dei miei “cattivi” sono frustrati; gli Stati di polizia sono orribilmente frustrati nei miei romanzi e nei miei racconti; ma le mie creature predilette, i miei personaggi più fulgidi - nel Dono, in Invito a una decapitazione, in Ada, in Gloria, eccetera - alla lunga escono vittoriosi. In realtà credo che un giorno qualcuno rovescerà il giudizio e proclamerà che, lungi dall'essere stato un frivolo uccello di fuoco, ero un rigido moralista che prendeva a calci il peccato, dava schiaffi alla stupidità, metteva in ridicolo ciò che è volgare e crudele - e attribuiva poteri sovrani alla tenerezza, al talento e alla fierezza».

Vladimir Nabokov, Intransigenze, Adelphi, Milano 1994 (pag. 236-7)

Laura c'è



Oggi sulla Domenica di Repubblica pagine inedite dell'incompiuta opera nabokoviana Original of Laura.
Lo comprerò? Sì, credo di si.
Ma comprandolo e, ancor più, leggendolo non trasgredirò alle volontà dell'Autore che avrebbe voluto fosse bruciato il manoscritto? Mi macchierò anch'io di un piccolo parricidio? No, sono d'accordo col figlio Dmitri.
Della mente nabokoviana non va persa nemmeno una briciola. Ogni sua parola, ogni frase, ogni suo pensiero è un dono che questo pianeta ha avuto la fortuna di raccogliere.
Grazie quindi signor Dmitri. Spero un giorno di aver la fortuna d'incontrarla passeggiando d'estate au bord du lac. Ero anche tentato di telefonarle, ma per dirle che? Che voglio bene a lei e a suo padre (e a sua madre, naturalmente)?

sabato 14 novembre 2009

Un altro guanto

«[Mi torna in mente la famosa prova che il filosofo] G. E. Moore adduceva dell'esistenza del mondo esterno. Egli levava in alto una mano e diceva: "Ecco una mano". Poi levava in alto l'altra e diceva: "Ecco un'altra mano. Le mani sono oggetti, dunque gli oggetti esistono".
Mi sovviene pure di una conversazione che ebbi con il positivista logico O. Bowsma. In quella circostanza assunsi una posizione estrema, sostenendo che la mente è essenzialmente indipendente dal corpo.
"Non ho difficoltà a immaginarmi in un altro corpo", dissi. "Sono assolutamente preparato all'eventualità di trovarmi, la settimana ventura, in un corpo totalmente diverso, poniamo uno che abbia tre braccia".
"Sei davvero preparato?" chiese Bowsma.
"Assolutamente!" risposi.
"Dimmi", ribatté Bowsma "ti sei procurato un altro guanto?"

Raymond Smullyan, 5000 avanti Cristo, Zanichelli, Bologna 1987

Stasera ho visto su Blob uno spezzone, tratto - credo - da una trasmissione di Canale5 condotta da B. D'Urso, in cui la bella Efe viene vanamente sbeffeggiata da un villico che la invita a farsi un nodo al pisello qualora le prendesse il desiderio di avere un figlio.

Traduzione simultanea

Come si dice in serbo rincoglionito?

venerdì 13 novembre 2009

Battaglia a campo chiuso



«Una nuova tecnologia non aggiunge e non sottrae nulla: cambia tutto. Nell'anno 1500, cinquant'anni dopo l'invenzione della stampa, la vecchia Europa non era la stessa con in più la stampa: era una Europa diversa. Dopo la televisione gli Stati Uniti non furono più l'America con in più la televisione: la televisione dette nuovi connotati a ogni campagna politica, a ogni casa, scuola, chiesa, industria. Per questo la lotta fra i media è così feroce. Ogni tecnologia è circondata da istituzioni la cui organizzazione - per non dire la loro ragion d'essere - riflette la visione del mondo sostenuta da quella tecnologia. Per questo, quando una vecchia tecnologia subisce l'attacco di una nuova, le istituzioni sono minacciate; e quando le istituzioni sono minacciate una cultura entra in crisi».

Neil Postman, Technopoly, Bollati Boringhieri, Torino 1993 (pag. 24)

Quante generazioni passeranno affinché la cultura televisiva (soprattutto quella italiana) entri in crisi? Quesito scaturito dopo la lettura degli ultimi post di Mantellini (1, 2, 3).

Tormento




Spero che Berlusconi visiti questa mostra e rimanga folgorato (sulla via di).

giovedì 12 novembre 2009

Ditemi ch'è vero

*

Chissà cosa resterà di questa Repubblica quando tutto questo sarà passato.
Perché un giorno Berlusconi finirà, vero?
Perché un giorno la Lega perderà consenso e sarà liquidata come parentesi politica, vero?
Perché una destra repubblicana decente comparirà sulla scena, vero?
Perché un Partito Democratico a sua volta decente si formerà, vero?
Perché al Vaticano non sarà più consentito di pesare sulle spalle di questo paese, vero?
Perché un giorno un velo sottile di decenza, di minimo pudore vestirà questa povera serva piena di dolore, di sconforto, di stupidità, di arroganza, di maleducazione e volgarità, vero?

Ma perché questa povera Italia mi fa soffrire? Perché non provo a pensarla diversamente da come la penso? Perché ho scelto cavalli sbagliati nella corsa della propria identità sociale e politica?
Se Berlusconi mi desse un milione di euro, la penserei diversamente? La mia “coscienza civica” bandirebbe questi foschi pensieri? Perché non riesco a essere un Capezzone? Io vorrei tanto essere un Capezzone: avere il sorriso sereno, la faccia beata, la replica pronta, lo specchio del bagno di casa che mi dice sei il più bello e il più bravo del reame. Io invece mangio mele avvelenate. Ho letto libri sbagliati. Mia mamma non mi portava alla messa la domenica mattina. Che cosa è successo? Potrò mai diventare uno di loro? Esiste una scuola, una paga speciale, un contributo alla mia rottamazione personale? Io mi voglio nuovo. Altrimenti voglio essere esiliato. Aiutatemi.

Una strofa


IX.

L'uomo riflette sulla propria vita,
come la notte sulla lampada. A un momento dato
oltrepassa i confini di uno dei due emisferi,
il pensiero, e scivola via, come fosse una coltre,
denudando qualcosa, forse un gomito; la notte
è ingombrante, questo è vero,

ma non così smisurata da pensare che ricopra
entrambi gli emisferi. E l'asia e l'europa
del cervello, e le altre gocce di terra in mare, e l'africa,
a poco a poco scricchiando sull'asse secca, ruotando,
esibendo la loro vizza gota,
verso l'airone elettrico.

Guarda un po': Aladino dice «sesamo» ed ha davanti l'oro;
chiamando Bruto, Cesare vaga nel deserto foro;
nel chiosco al Figlio del cielo parla d'amore l'usignolo;
una fanciulla dondola sotto il lume una cuna;
accenna sulla sabbia un papuaso nudo
un boogie-woogie.

Afa. Calciando al buoi col ginocchio scoperto, in sonno,
capisci all'improvviso, a letto, che è un matrimonio:
che s'è voltato su un fianco a mille miglia di distanza
un corpo, con il quale da gran tempo
hai in comune solamente il fondo
dell'oceano e l'esperienza

delle nudità; ma non per questo ci si alza in due.
Perché mentre laggiù c'è chiaro, qui nel tuo
emisfero fa buio. Per così dire, un astro solo
non basta per due corpi ordinari. Ossia
il globo è stato messo insieme, come voleva Iddio.
E non bastava un sole.

Iosif Brodskij, Ninnananna da Cape Cod, da Poesie, Adelphi, Milano 1986 [trad. Giovanni Buttafava]

mercoledì 11 novembre 2009

A colpi d'ascia 2*

Eschaton giustamente si esercita e ci educa: non bisogna essere sprovvisti di retorica fosse caso esser ospiti a Porta a Porta o intervistati, di volata, da una troupe televisiva.

*2 perché il primo colpo era qui.

martedì 10 novembre 2009

Raccogliamo le firme

Sostengo la mozione Malvino.

P.S.
Come si fa a raccogliere le firme? È tanto che non capito da Beppe Grillo... qualcuno mi aiuta?

Insegnare la contraddizione

Come Loredana, anch'io sono rimasto basito da quanto affermato da Giorgio Israel nel suo articolo I bambini addestrati a venerare lo Stato.
Il prof. Israel s'inerpica in triti discorsi sul buonsenso, sulla trasmissione delle conoscenze, sullo Stato liberale leggero. Ma, per Elohim!, chi governa da otto anni circa questo paese? I catto-comunisti dossettiani? Riguardo alle conoscenze: anche il maggiore Midal Malik Hasan ne aveva di conoscenze: era o non era uno psichiatra?
Per carità, la Costituzione è un contratto non è un feticcio: essa è criticabile e perfettibile. Ma le premesse per il miglioramento non vengono certo da questi discorsi a cazzodicane che negano in partenza la validità d'insegnare i fondamenti costituzionali a partire dalla Scuola primaria. Il problema è, semmai, come i docenti possano insegnare Cittadinanza e Costituzione nelle scuole statali di fronte alle palesi contraddizioni in cui incorrono poteri rilevanti della Repubblica (l'Esecutivo in primis, ma anche la quasi totalità del Legislativo), i quali si esprimono, governano e legiferano con toni e modi che vanno contro il dettato costituzionale (vedi, non ultimo, il caso del Crocifisso negli edifici pubblici e l'articolo 8 della Costituzione).
A me questi neoliberali italiani mi fanno rimpiangere Altissimo. O Altissimo ritorna fra noi.

lunedì 9 novembre 2009

Travi negli occhi

«Non cessiamo forse di provare compassione quando la distanza o la piccolezza dell'oggetto producono su di noi lo stesso effetto che la privazione della vista ha sul cieco? Tutta la nostra virtù dipende perciò dal nostro modo di percepire con i sensi e dalla misura in cui le cose esteriori ci impressionano. Per questo non dubito affatto che molti, senza il timore del castigo, sarebbero più disposti a uccidere un uomo tanto lontano da apparire davvero grande quanto una rondine, che non a sgozzare un bue con le loro mani. Non è forse lo stesso principio che ci guida quando proviamo compassione per un cavallo che soffre, ma schiacciamo senza scrupolo alcuno una formica?»

Denis Diderot, Lettera sui ciechi a uso di quelli che vedono 1749.

Le parole di Giovanardi non devono stupire: sono le parole di un uomo che vede in Stefano Cucchi non un altro uomo che ha avuto la tremenda sventura di venire ammazzato di botte per una sciocchezza madornale come quella di possedere venti grammi di fumo; per Giovanardi, Stefano Cucchi non è altro che una rondine lontana che, durante la migrazione, ha perso l'orientamento ed è rimasta sola, una semplice formica sperduta che non riesce a trovare la casa. Le sue ali sono state spezzate: che importa. Il suo corpo è stato pestato: pazienza.

La vita continua: ognuno ha la vista che si merita.

domenica 8 novembre 2009

Un reportage degno di nota

Segnalo da La Domenica de La Repubblica un superbo reportage di Jonathan Littell, Ritorno in Cecenia.
Leggere cosa accade da quelle parti e tirare un respiro di sollievo per aver avuto in sorte di nascere, vivere, abitare altrove. Al confronto, cosa accade nel sud d'Italia con la presa sulla società della criminalità organizzata sembra addirittura più accettabile e vivibile.
La prosa di Littell è pregevole per stile e contenuto: occhio vigile e perspicace, grande padronanza dell'argomento, afflato, partecipazione e distacco. Appena posso leggerò Le Benevole.
Sentite qui:

« È raro riuscire a rendersi conto di quanto le nostre rappresentazioni condizionino le nostre esperienze: in teoria lo sappiamo, ma ce lo dimentichiamo costantemente, e il nostro spirito vuole sempre credere che ciò che abbiamo visto, sentito e compreso concorra a creare una rappresentazione fresca e “obiettiva”. Quando Aleksandr Cherkassov mi dichiarava, a giugno: «L’inferno è diventato confortevole, ma è pur sempre l’inferno», o quando Oleg Orlov mi diceva che «il risultato di questa guerra interminabile, di questa colossale quantità di sangue versato, della violenza, è che ora laggiù stanno costruendo un sistema di tipo totalitario», io pensavo tra me e me: «Sì, forse, ma magari esagerano un po’, è talmente tanto tempo che sono dentro a queste faccende, gli manca la prospettiva». Tutti siamo invischiati nelle nostre rappresentazioni, questo lo sapevo bene: il mio errore era di pensare che le mie fossero più vicine alla realtà delle loro. E chi è che sa qualcosa della realtà? La realtà sono due pallottole in testa. E solo quelli a cui è successo hanno potuto vedere, per un istante più o meno lungo, la realtà piombargli addosso con tutto il suo peso, schiacciando qualunque rappresentazione, per sempre».

Mi chiedi sempre



Mi chiedi sempre come faccio

A mantenermi così bello
& a non ammalarmi mai - anzi a stare uno splendore.
Beh, visto che sei un uomo di mondo
& produci spettacoli
& io sono un attore
(quando recito)
Te lo dirò.

Sono andato giù dal Diavolo
Voglio dire: giù davvero.

Ora è chiaro
Perché sono così in forma
Per non dire - giovanile?

E soffermandosi a strofinare la guancia
Liscia come pelle di pesca, continuò:

Lo so, ti stai chiedendo come mai
Non mi becco la Peste
Con tutti quei tipi ad accendere candele
Sotto i miei piedini rosa.

Beh, sono andato giù dal Diavolo
& lui mi ha dato in cambio l'eterna bellezza.
Ma quel che il Diavolo non sa
È quel che io gli ho dato in cambio!

Di che si tratta? chiese il produttore

Ah vacci tu giù al Diavolo
A chiederglielo! rispose.

& scomparve in una nuvola della sua polvere d'oro.

James Purdy, 1986

[testo trovato in Nuovi Argomenti, n° 22, aprile-giugno 1987. Trad. Edoardo Albinati]

sabato 7 novembre 2009

La mi ribolle

Mi piacerebbe, domattina, avere il dono dell'ubiquità per partecipare a tutte le messe che si svolgeranno nelle chiese d'Italia e sentire, in contemporanea, tutte le prediche sacerdotali che saranno rivolte ai fedeli. Tutte. Per capire se c'è almeno un sacerdote, dal vicario di Cristo al più umile prete di provincia, che avrà il coraggio di ripetere il “possono morire” sbraitato in televisione dal Ministro della Difesa La Russa. “Possono morire”: cosa c'è di più anti-cristiano da dire?

Autodisciplina

Ha ragione Tommy David: l'autodisciplina bloggeristica è una specie di dolce schiavitù, è una sorta di tributo alla quotidianità, alla resistenza, alla partecipazione inconscia di un sapere collettivo. Ognuno secondo i propri mezzi, ognuno secondo le proprie possibilità, concedere la propria intelligenza o la propria bêtise, farla andare in giro per i viali peripatetici del web a cercar clienti, a offrirsi impudicamente spalancando le proprie inibizioni.
Sono certo di questo: nel mio piccolo e per la prima volta da quando ho il vezzo e il vizio di buttar giù righe, sento di fare qualcosa di buono, qualcosa che serve, prima di tutto a me stesso. La completa gratuità della cosa è un falso: io ricevo più di quanto do. E il ghigno o il sorriso, l'approvazione o il dissenso su quanto manifesto e pubblico (sia cosa mia o d'altri non importa: tutto è mio e tutto non lo è) è la moneta che mi permette di esistere, di essere qui e ora presente nella forma di me che prediligo: il pensiero, il mio “balbo parlare”:

Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare: —
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
Ed invece non ho che le lettere fruste
dei dizionari, e l’oscura
voce che amore detta s’affioca,
si fa lamentosa letteratura.
Non ho che queste parole
che come donne pubblicate
s’offrono a chi le richiede;
non ho che queste frasi stancate
che potranno rubarmi anche domani
gli studenti canaglie in versi veri.
Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
azzurra l’ombra nuova.
M’abbandonano a prova i miei pensieri.
Sensi non ho; né senso. Non ho limite.
*

*Eugenio Montale, Ossi di seppia.

venerdì 6 novembre 2009

Mancato acquisto

(Sul Grave,
ma appena)

Entrai dal mio già abituale
fornitore, dopo
non so che lunga assenza.

Tutto era mutato.

Quasi
non riconoscevo il locale.

Nessuno al banco.

Diedi
una voce.
Aspettai
Aspettai a lungo.
Battei,
fuor di pazienza, le mani.

Apparve (sulla trentina,
di strano colorito) un tizio
(certo, di razza non latina)
da me mai prima visto
né conosciuto.

«Mi chiamo»,
mi fece, «Gesù Cristo.

Da tempo qui è cambiata gestione.

Venni con mio padre.
Sono anni.

Mio padre è morto.
Ora,
come voi stesso vedete,
son solo nella conduzione
dell'esercizio.
Comunque,
eccomi a voi.
Chiedete,
e cercherò d'esser pronto
a soddisfarvi.

Il conto
non vi preoccupi.

È un pezzo
che, specie s'è alto il prezzo,
oramai uso far credito.

Ditemi.
Salderete
come e quando vorrete».

....

Lo guardai.
Crollai il capo.

Aveva pur parlato,
è indubbio, a chiare e oneste note.

Ma allora, perché uscii a mani vuote? ...


Giorgio Caproni, Res amissa, da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2007

giovedì 5 novembre 2009

L'homme qui chavire



Per un soffio (500 miseri dollari) non mi son potuto aggiudicare questo mirabile capolavoro di Alberto Giacometti venduto da Sotheby's a New York per soli 19.346.500 dollari.
Peccato, l'avrei volentieri utilizzato per compagnia entrando negli edifici pubblici addobbati di Crocifisso.

P.S.
Mi si perdoni l'autocitazione. Ma questo mio laconico post mi sembra più azzeccato oggi che due settimane fa ai tempi dell'elogio tremontiano del posto fisso.

Senza titolo, 1

Pensiero fisso:
il vero debellatore
di Dio, è lui, il Crocifisso?

Giorgio Caproni, Versicoli del Controcaproni, da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2007

mercoledì 4 novembre 2009

Parla con me



IO Pronto Signore?

DIO Signore a chi? Come ti permetti. Io sono Dio, e basta.

IO A volte ancora mi sovviene chiamarti così, per rispetto.

DIO Suvvia, figliolo: falla poco lunga e parla. Qui a mezz'aria piove e tira vento.

IO Sarò breve. Volevo solo interpellarti sulla recente sentenza europea che vorrebbe schiodare i crocifissi dalle pareti degli edifici pubblici italici. Che ne pensi? Ti sentirai offeso se saranno tolti?

DIO Offeso? Sarebbe l'ora che fossero tolti! Sono d'accordo con le ragioni di Fabristol. E poi, alla corrente cattolica del culto che mi tributa onore e gloria vorrei ricordare che mio figlio, in croce, ci stette solo qualche ora. Dopo la morte, venne deposto e portato in un sepolcro. Il terzo giorno pare sia resuscitato.

IO Come pare? Resuscitò o no?

DIO Se te lo dico, cambia qualcosa? O ci credi o non ci credi. In molti ci hanno creduto. Comunque, dicevo (mi fai perdere il filo), a essere simboleggiato ed esposto in ognidove dovrebbe essere qualcos'altro, e cioè la Resurrezione

IO Ma circa la simbologia della Croce? Che mi dici?

DIO A me delle simbologie non m'importa nulla. Già è tanto complicato leggere la realtà, studiarla, analizzarla, conoscerla a fondo. La Croce avrebbe un senso se ogni volta, al posto di mio figlio, ormai schiodato, fosse messa una nuova vittima: ovverosia ogni figura umana che continuamente viene vittimizzata da uno o da molti dei suoi simili. Il Crocifisso così com'è, e come e dove è esposto, non ha più alcun senso.

IO Ma perché non dici queste parole ai tuoi rappresentanti in terra?

DIO Io con loro ho smesso di parlare da tempo. Anzi, non ci ho mai parlato. Loro dicono di rappresentarmi: in realtà, rappresentano se stessi.

IO E perché parli con me allora? Chi sono io per meritarmi tanto onore come tuo interlocutore?

DIO Tu non sei nessuno, come me in fondo. Io parlo al desiderio. Tu mi desideri così: c'è chi mi desidera diversamente e chi non mi desidera affatto. Io parlo a eventuali solitudini. Io pavento gli assembramenti, le ricorrenze, i luoghi a me consacrati. Io sto a mezz'aria e ora sto prendendo troppo umido per continuare a ragionare con te.
Adesso me ne vado, me ne torno al nulla eterno: questo reo tempo m'ha rotto, e poi non voglio arrugginirmi.

martedì 3 novembre 2009

Regole elementari

*

«La proibizione dell’incesto non è tanto una regola che vieta di sposare la madre, la sorella o la figlia, quanto invece una regola che obbliga a dare ad altri la madre, la sorella o la figlia. Le regole della parentela e del matrimonio ci sono apparse come tali da esaurire, nella varietà delle loro modalità storiche e geografiche, tutti i possibili modi di assicurare l’integrazione delle famiglie biologiche nel seno del gruppo sociale. Abbiamo così constatato che numerose regole, in apparenza assai complicate ed arbitrarie, possono ridursi a pochissime… Al limite, tutto l’imponente apparato delle prescrizioni e delle proibizioni potrebbe essere ricostruito a priori in funzione di una e una sola domanda: qual è, nella società in causa, il rapporto tra la regola di residenza e la regola di filiazione?»

C.Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Milano, Feltrinelli, 1969, (pp. 613-17, 631)

Tristi coccodrilli



È morto Claude Lévi-Strauss.
Finita l'attesa per i coccodrilli.

Stato di marzapane

Ho scritto questo per i tipi di Giornalettismo.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 2 novembre 2009

Un aiuto alla riflessione



«Ritengo che sono anche troppe le cose che, al mondo d'oggi, la gente riesce a capire. Quindi, se io gliele prospetto in modo che non le capiscano, ecco che essi hanno di che riflettere. E se la riflessione li tiene lontani dalle sale da biliardo¹, a me basta. Ne sono soddisfatto. È giusto quel che avevo in mente quando, fin dal principio, spiegavo la radio a Guglielmo Marconi».

Groucho Marx, da I fratelli Marx legali da legare, Bompiani, Milano 1989

¹Secondo voi, oggigiorno, per far rifletter la gente occorre tenerla lontana da che cosa? Dalla tv? Da Facebook? Si accettano suggerimenti.

domenica 1 novembre 2009

La prima regola

Illustrissima Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo della Repubblica Italiana,

«La prima regola di ogni patto costituzionale sulla convivenza civile non è che su tutto si deve decidere a maggioranza, ma che non su tutto si può decidere (o non decidere), neanche a maggioranza. Nessuna maggioranza può decidere la soppressione (o non decidere la protezione) di una minoranza o di un singolo cittadino. È questo il paradigma dello stato di diritto: la limitazione legale dei pubblici poteri, altrimenti assoluti, a garanzia dei diritti fondamentali. Anche la democrazia politica più perfetta, rappresentativa o diretta, è infatti un regime totalitario se il potere del popolo è in essa illimitato. Le sue regole sono senz'altro le migliori per determinare chi può decidere, ma non bastano a legittimare qualsiasi decisione o non decisione. Neppure all'unanimità un popolo può decidere (o consentire che si decida) che un uomo muoia o sia privato senza colpa della sua libertà, che pensi o scriva o non pensi o non scriva in un dato modo, che non si riunisca o non si associ con altri, che sposi o non sposi una data persona o resti ad essa indissolubilmente legato, che abbia o non abbia figli, che faccia o non faccia il tale lavoro, o altre simili cose».

Luigi Ferrajoli, Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari 1989, pag. 899.

sabato 31 ottobre 2009

Meteorismo provocato



Quant'è buono il minestrone con le verdure fresche dell'orto! Quant'è buona la cicoria tagliata, lavata, scottata, saltata con aglio e olio e peperoncino! Quanto sono buone le caldarroste (qui da me si chiamano le bruciate) unite a un buon bicchiere di giovane Chianti. Quant'è bello dipoi lasciarsi andare nell'aria libera tra boschi e castelli a piccoli peti pensando a Rutelli.

Imago Christi



Io penso che la Chiesa Cattolica abbia oggi, purtroppo, una grande occasione di riscatto, soprattutto le gerarchie vaticane che la formano e compongono, in primis il Papa, vescovo di Roma: fare del corpo di Stefano Cucchi una nuova imago Christi. È lui, suo malgrado, la nuova incarnazione di Cristo oggi; è la rappresentazione vera del Crocifisso, del cadavere esposto, della solitudine, della totale vittimizzazione, della folla scatenata contro uno. È lui che ci ricorda la Passione, la violenza, la barbarie di cui sono capaci gli uomini. Fare di Stefano lo Stefano (primo martire della Chiesa) reincarnato: esporre il suo corpo in San Pietro, onorarlo, santificarlo, mostrare lo scandalo. Santo subito, senza indugi (altro che madonne sparse in luoghi persi).
Nel corpo di Stefano si ritrovano tutte le vittime di ogni tempo e luogo: sia ricordato per questo, venga celebrato come nuova rivelazione delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo.

La Chiesa dovrebbe sentire quest'obbligo nei confronti dell'Italia, dell'Europa, del mondo intero: dato che si considera la vera erede del messaggio cristiano non può che fare questo. Lo faccia è avrà di nuovo senso il suo vuoto perpetuarsi nella storia. Ci sono tante occasioni per redimersi, per essere di nuovo fulminati sulla via di Damasco.
Non lo farà essendo troppo occupata a fermare pillole e a imporsi in biechi giochi di potere. Sappia che non c'è tempo da perdere.

venerdì 30 ottobre 2009

Io uccido

Hanno massacrato di botte un giovane in carcere e io non c'ero.
Hanno ucciso a freddo con una revolverata un uomo a Napoli e io non c'ero.
Io dov'ero?

Oggi un tepido sole pomeridiano ha dato forza ad alcune mosche che, approfittando della finestra aperta, sono entrate in casa. Erano mosche fastidiose che subito si sono posate sulla tovaglia alla ricerca di molliche pane o altri resti di cibo. Con la paletta facilmente le ho schiacciate; dipoi le ho prese con un piccolo pezzo di carta e le ho gettate nel fuoco della stufa per incenerirle.
Io ho ucciso, deliberatamente, degli esseri viventi.
Io penso che, nel momento stesso in cui quel piccolo pezzo di carta si è infiammato, tutto il senso della loro esistenza sia svanito nel nulla. Le povere mosche sono nate, avranno vissuto lo spazio di qualche giorno e io le ho uccise, ripeto, deliberatamente.
Uccidere è come spazzare le foglie e l'autunno ritorna.

giovedì 29 ottobre 2009

Come diosperi



Mi preparo a fare il baro,
a ingannare me stesso truccando le carte
facendomi perdere, andare sul verde
del prato bagnato di rugiada d'ottobre.
Sono bravo a giocarmi, a farmi rimbalzare come ciliegie
della slot-machine; ma compaio sempre da solo, non sbanco.
Qualcuno mi dica se sbaglio, se vado controcorrente;
mi dica se vivo da vivo o da deficiente,
obnubilato, obliterato, ottenebrato nella mente
dai richiami dello sfacelo occidentale.
Mi giro in vetrine, mi sbrino nei megafrigoriferi da ipermercato,
mi sforno, mi affetto, mi faccio due etti di me stesso.
Mi peso, m'impacco e mi presento svoltato alla tua tavola,
bambina, spero tu abbia appetito.
Son pronto, sono nelle tue mani: adesso addentami,
fammi entrare nella tua bocca
così finalmente parlerai di me.
Masticami lentamente, manducami,
fammi circolare nelle tue vene
quelle stesse tue di un tempo in cui mi abbeveravo
provocandoti dolci salassi.
Prova a dirmi se il mio ricordo è ancora buono
o se sa di benzene; in questo caso sputami,
fa' due passi tra il rosso del cinorrodo
e ricicla quel bene perso nel tempo.
Che qualcuno lo colga anche più tardi,
va bene lo stesso, come fosse un diospero maturo.

Dalle palle alla pelle



Vale anche per gli abbronzati?

mercoledì 28 ottobre 2009

Riflesso magiaro


A visitor looks at the painting "Lady with Ermine" by Italian Renaissance artist Leonardo da Vinci created around 1490 in the exhibition "From Botticelli to Titian: Masterpieces of Two Centuries of Italian Painting" which was opened in the Museum of Fine Arts in Budapest, Hungary, Tuesday, Oct. 27, 2009. Some 130 paintings by Renaissance artists borrowed from more than fifty museums of the world are displayed till Feb. 14, 2010 in the museum. AP Photo/MTI, Imre Foeldi.

Del pallido crepuscolo fiorentino
s'avverte la luminescenza:
sei tu, Aurora,
riflesso magiaro
che s'illumina
e m'indora.

martedì 27 ottobre 2009

Una semplice strategia



Splendido Diderot, via Giornalettismo

Una recensione ritrovata...

e pubblicata. Immaginazione e tecnica, su Giornalettismo.
Spero non sia un pippone. Buona lettura, se vi va.

lunedì 26 ottobre 2009

Anche in politica?

«Quando diciamo che i bugiardi sono sapienti e capaci, intendiamo dire che solo quelli che sanno e hanno competenza di una cosa, se vogliono, sono in grado di mentire, mentre gli ignoranti, non avendo alcuna competenza intorno alla cosa, non sono in grado di mentire. [...] Così ad esempio, in geometria, solo il geometra competente e capace sarebbe in grado di dire il vero e di mentire a proposito delle figure geometriche, non l'inesperto. [...] Allo stesso modo in astronomia, se mai c'è un mentitore, questi sarà il buon astronomo che, grazie alla sua competenza, è in grado anche di mentire, non l'ignorante che, a causa della sua ignoranza, ne sarebbe del tutto incapace».

Platone, Ippia minore, 366a-368a.

Stessa cosa anche in politica?

domenica 25 ottobre 2009

Uno scritto ritrovato



Quali sono le basi su cui si fonda l'esistenza umana?
Aria, acqua, terra.
L'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, la terra coi suoi “frutti” che ci nutre.
E com'è lo stato di queste tre componenti fondamentali del nostro esserci?
Pietoso. Pietà e sconforto e suprema compassione.
Di chi è la colpa, quale la causa di tutto ciò? Dell'uomo stesso, anzi: dell'essenza costitutiva dell'uomo, ossia la techne.
La tecnica ci fa stare nel mondo, fuori dal mondo. La tecnica ci porta (o sembra portarci) ad una condizione di voluta (compiuta?) indipendenza dai vincoli della natura e dell'ambiente. La tecnica crea l'illusione di una emancipazione dallo sfondo naturale nel quale siamo immersi, giacché essa, logorando le basi suddette, s'ingegna affinché l'uomo si affranchi (si liberi) da tali presupposti. La tecnica ci fa credere di poter vivere senza respirare, senza bere, senza mangiare; essa ricrea un mondo nel mondo, dove ci s'illude di esserne i padroni, mentre invece ci si prepara a una nuova schiavitù.
La tecnica dimentica che essa stessa è figlia della natura; e anche se essa ha di mira il suo continuo, incessante perfezionamento, questo non la rende autonoma, libera. Il guaio è che rende prigioniero l'uomo, suo dipendente.
La tecnica: suo obiettivo è di sbarazzarsi dell'uomo per dominare il mondo. L'uomo, mettendosi al servizio della tecnica, si rende suo schiavo. Dentro gli allevamenti intensivi di carne da macello ci finiremo presto noi. Tutto questo è natura.
La suddivisione elementare in mondo naturale e mondo artificiale è falsa in partenza. Non si sfugge alla logica di Spinoza: sub specie aeternitatis è sub specie necessitatis. Sotto questo cielo né si vince, né si perde: si partecipa. Ogni elemento, ogni frammento, è comprimario. Il disincanto pensante, o il rincoglionimento pervasivo sono le uniche, concrete armi amletiche che l'uomo ha a disposizione nel gioco della vita.
Tuttavia, ancora si respira, si beve, si mangia, si vota alle primarie.

Un'epistola ritrovata

Mi piacerebbe che qualcuno “trovasse” una lettera simile indirizzata a Veronica L.

Un approccio elitario


Ai miei amici blogger

«Ritengo che uno dei lati negativi più tipici e più ingenui del mio carattere sia che parto sempre dal presupposto che la gente è ragionevole. Forse questo è un approccio elitario, o forse è un atteggiamento condizionato dal bisogno di essere accettato dagli altri. In qualche modo sono portato a pensare che le persone, se solo avessero la possibilità di sedersi tranquillamente e concedersi il tempo di considerare la situazione obiettivamente per quella che è, diventerebbero ragionevoli. È sottinteso che vedere le cose in modo ragionevole vorrebbe dire vederle a modo mio».

Breyten Breytenbach, Le veritiere confessioni di un africano albino, Costa&Nolan, Genova, 1989.

sabato 24 ottobre 2009

Piovono tranny



Bravo Piergiorgio, proprio così. Il desiderio umano è insondabile, o sondabilissimo. Purtroppo ancora indossa i panni sporchi dell'ipocrisia. Non siamo liberi di desiderare perché incapaci di riconoscere che non siamo proprietari dei nostri desideri. I nostri desideri più o meno non esistono: sono i desideri dell'Altro quelli che ci comandano. E chi è l'Altro? Il modello-ostacolo, colui che agli occhi nascosti del nostro inconscio incarna l'Assoluta desiderabilità, la garanzia d'essere, il successo, il prestigio, la fottuta felicità con cui lo vedo rivestito e che non riesco a fare mia.
Cosa significhi andare a tranny non lo so: forse è una prova di ricongiunzione con se stessi; è una sfida, un brivido inconfessabile, un gesto di suprema trasgressione nei confronti di quel modello che ci ossessiona. Spero solo che il desiderio sessuale, quale esso sia, venga presto rubricato alla stessa stregua degli altri desideri umani: bere, mangiare, dormire, leggere, pensare, scopare... E che l'attenzione abbagliante verso i supposti scandali o debolezze venga da ognuno di noi rivolta verso quel modello che ci dice segretamente cosa desiderare al posto nostro e che ci priva di una qualsiasi parvenza di autenticità. È quello il nostro nemico, venga fuori a viso aperto, combatteremo come Don Chisciotte della Mancia combatté contro i mulini a vento. Vinceremo rovinosamente.

Vicende tremendamente diverse

Su Marrazzo la penso come Federica.

Cose 5.

ero alla Love-Parade, il 13 luglio, sulla 17 giugno, ai piedi, proprio, della Siegessaule,
presente (e quasi partecipante) al Mega-Party, in quel ballonzolante mucchio balordo
di Techno-Fans di quella Techno-Music (tra Chicago-House e Goa-Trance), quando ci apparve
il negro con due femmine:
stavo in giacca e cravatta, là con un'italiana (una giornalista
parlamentare perbene): e non volevano mica, quelli, essere lì da noi fotografati, anzi
fotografarci noi due, invece, insieme, così spaesati pateticamente (e così erotici, dunque,
tra i seicentocinquantamila (e passa), che si masturbavano in massa solitaria:
ergo,
si è fatta rubescente, quella Rita: io le ho messo una mano sulla spalla, smorfieggiando
il mio migliore sorriso: (tutto qui: la foto fu scattata, e gutenacht):

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

venerdì 23 ottobre 2009

L'insicurezza finale

«Oggi le porte sono spalancate per gli aspiranti letterati, per i dispensatori di parole stampate; tutti sono disponibili come spettatori, e in cambio vogliono recitare una piccola parte, ricevere un piccolo applauso: ma proprio ora, dietro il grande spettacolo, serpeggia la grande paura. Già preoccupante è la spensierata bonomia, la totale assenza di timore con cui i potenti guardano agli uomini della cultura: per questo concedono, con evidente disprezzo, la più sfrenata libertà alle loro esibizioni, nonostante che esse fingano di essere pericolose e incontrollabili. È il rovesciamento della posizione oscurantista: più si diffonde e si scatena la fabbrica delle parole, meno c'è da temere da lei. Ma la schiera sempre più folta di coloro che svolazzano attorno al miele della cultura è invece sgomenta, nell'oscuro presentimento che i suoi inganni verranno svelati, i suoi gusci saranno infranti, e che alla fine prenderà la parola un rappresentante dell'autorità: non sappiamo più che farcene di questi uomini dell'intelletto, se non come utili schiavi, brutalizzati e terrorizzati; è meglio per la società che costoro vadano in rovina. Questo è stato già detto, ma non da chi ha il potere di mettere in atto la minaccia.
Ogni espressione dell'intelletto oggi è debole e sa di esserlo. Si è incapaci di non reagire con violenza, quando la propria posizione è attaccata, anche lievemente. Per contro si è molto indulgenti verso le idee e le opere altrui, per poter essere a tempo debito risparmiati. È uno spirito corporativo, che mira a creare l'illusione della potenza, proprio perché la potenza non c'è, e tende a presentare come sommamente desiderabile l'appartenenza a questa comunità, mentre la verità è che ciascuno si sente abbandonato in un deserto di desolazione, avverte la propria sterilità e impotenza, intesse interpretazioni cavillose a danno delle gioie del mondo, e soprattutto ha il terrore di essere spazzato via da un momento all'altro».

Giorgio Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi, Milano 1974

giovedì 22 ottobre 2009

Strofe pietroburghesi 3.



La natura è Roma, Roma rispecchia la natura.
Vediamo immagini del suo potere civile
nell'aria trasparente come in un circo azzurro,
nel foro dei campi, nel colonnato dei boschi.

La natura è Roma - e non è il caso, sembra,
di disturbare ancora gli dèi:
ci sono le viscere delle vittime per divinare le guerre,
schiavi per tacere, pietre per costruire.

[1914]

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.

Strofe pietroburghesi 2.




Nella taverna la cricca dei ladroni
ha giocato a domino per tutta la notte.
La padrona ha servito la frittata,
i monaci hanno dato fondo al vino.

Sulla torre han scommesso le chimere:
chi è il mostro in mezzo a loro?
E al mattino un grigio banditore
chiamava ai chioschi la gente.

Nel mercato vagano i cani,
schiocca la chiave del cambiavalute.
Tutti son ladri dell'eternità,
ma è come la sabbia del mare:

continua a scivolare giù dal carro,
non basta nemmeno per un sacco di stuoie;
e insoddisfatto un monaco racconta
calunnie sulla locanda.

[1913]

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.

Strofe pietroburghesi 1.


con profondo, ma rispettoso disaccordo

È avvelenato il pane, bevuto l'ultimo sorso d'aria.
Com'è difficile curare le ferite!
Giuseppe venduto in Egitto
non dovette soffrire nostalgia più forte!

Sotto il cielo stellato i beduini
a occhi chiusi, sul dorso del cavallo,
improvvisano libere ballate
sul loro giorno confuso.

Per trovare lo spunto basta poco.
Chi ha perso nella sabbia una faretra,
chi ha scambiato il cavallo. Degli eventi
lentamente si dissipa la nebbia.

A cantare davvero
e in pienezza di cuore, finalmente
tutto il resto scompare: non rimane
che spazio, stelle e voce.

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.


mercoledì 21 ottobre 2009

Un vero posto fisso

Potere d'acquisto

«Mamma ho avuto il posto fisso!»
«Finalmente figliolo, compra il lesso
e, mi raccomando, fatti dare un osso
che il brodo viene meglio e cotto basso
che borbotti sul gas come me quando russo.

Era l'ora permettersi qualche lusso
e magari pure mettersi all'ingrasso
che siam secchi tanto che si sente l'osso
a toccarci il corpo sottomesso
dopo anni attaccati al chiodo fisso».

La Chiesa non può che...

«La Chiesa non può che essere reazionaria; la Chiesa non può che essere dalla parte del Potere; la Chiesa non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza; la Chiesa non può che approvare le società gerarchiche in cui la classe dominante garantisca l'ordine; la Chiesa non può che detestare ogni forma di pensiero anche timidamente libero; la Chiesa non può che essere contraria a qualsiasi innovazione anti-repressiva (ciò non significa che non possa accettare forme, programmate dall'alto, di tolleranza: praticata, in realtà, da secoli, aideologicamente, secondo i dettami di una “Carità” dissociata - ripeto, aideologicamente - dalla Fede); la Chiesa non può che agire completamente al di fuori dell'insegnamento del Vangelo; la Chiesa non può che prendere decisioni pratiche riferendosi solo formalmente al nome di Dio, qualche volta magari dimenticandosi di farlo; la Chiesa non può che imporre verbalmente la speranza, perché la sua esperienza dei fatti umani le impedisce di nutrire alcuna specie di speranza»...

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975 (da «La Chiesa, i peni e le vagine», Il tempo, 1° marzo 1974.

Per fortuna, nonostante altri temi scottanti d'attualità, Malvino ce lo ricorda

martedì 20 ottobre 2009

La caduta


*

Rileggere ogni tanto questo mito fondatore è un rilassante esercizio allegorico.
Soprattutto dopo che le ultime mele del pomario prospiciente casa mia sono state colte. Per una mela tutto quel casino. Che Dio irascibile. Come diceva Benigni: «Dio bono! un t'incazzare, e te le pago!». Devo aggiungere che, se Qualcuno stamani mi avesse chiesto: «Dove sei?» non avrei certo avuto paura di essermi presentato nudo dal freddo che faceva.
Infine, se invece di lanciarsi in inutili maledizioni Yahweh avesse pronunciato queste parole sarebbe stato più simpatico.

Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato, - ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine...¹


¹In limine
. E. Montale, Ossi di seppia.

Cose 4.

aggiungo, adesso, che più tardi, a terra, senza autorizzazione preventiva, con tatto
e con contatto, ho intrattenuto, astuto, un dialoghetto ossuto, sbrigativo ma dolce,
senza sblocco né sbocco (e prescindendo dalla verde bocca, e prescindendo dalla gonna
verde), con un arto inferiore, il sinistro, di una sehr kleine Hexe, scampata in fretta
alla sua Teufels Küche:
(ma mi è scappata, poi, tra le quinte, struccata, con il migliore
pseudomacho, tra i suoi puppenstudenti, gonfiati ad arte nei loro calzoni, da autentica
omotaverna lipsiana):
(e così, a notte alta, sono qui, dentro il mio caldo nido
in Lützowplatz, che mi massaggio, saggio, con la rabbia, il mio penoso piede cavallino):

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

lunedì 19 ottobre 2009

Das Ding an sich

La segretaria: « Herr Doktor, c'è una Ding an sich in sala d'attesa».

L'urologo: «Un'altra Ding an sich! Se oggi ne vedo solo un'altra mi metto a urlare! Chi è?»

La segretaria: «Come faccio a saperlo?»

L'urologo: «Me la descriva».

La segretaria: «Ma sta scherzando?».

T. Cathcart, D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007