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venerdì 15 luglio 2011

Che ci sia lo zampino di Scilipoti?

Volentieri diffondo una newsletter del prof. Fabio Firenzuoli su una proposta di legge in esame alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano:


Le "erbe estetiche"
Sembrerebbe un argomento accattivante, se si parlasse di fitocosmesi, in realtà si tratta di un vero terreno minato quello che sta affrontando la X COMMISSIONE (Attività produttive) della Camera dei Deputati, con la discussione in comitato ristretto di una proposta di legge per la regolamentazione del settore delle scienze estetiche.
Si tratta di un Testo unificato (a partire dalle proposte di legge C. 3107 Milanato, C. 3116 Mazzocchi, C. 3133 Poli, C. 3759 Marchioni, C. 3951 Montagnoli e C. 3953 Calearo Ciman.) che allo stato delle cose, licenziato solo due giorni fa, prevede che all'estetista sia "consentito fornire alla clientela prodotti erboristici cosmetici e integratori alimentari idonei a favorire e accrescere lo stato di benessere". Basta solo questo comma dell'articolo 2 del progetto di legge in questione a sollevare non poche discussioni, che vorremmo fossero spostate sul versante più squisitamente scientifico prima ancora che legislativo. Il rischio apparente è a nostro giudizio articolato in una conseguente:
a) confusione tra lo stato di benessere psico-fisico e quello che si può invece ottenere con il trucco estetico
b) confusione tra prodotti erboristici e integratori da una parte e trucchi dall'altra
c) svilimento del ruolo degli integratori, già regolamentati da normative italiane ed europee
d) confusione di ruoli tra estetite da una parte ed erboristi e naturopati dall'altra
Gli erboristi e i naturopati sono due figure che esistono già da decine di anni, in Italia e in Europa, occupandosi, per tradizione e per formazione specifica, del mantenimento dello stato di benessere con varie tecniche e dell'uso dei prodotti erboristici e intregatori a fini salutistici. Non solo, ma sono anche due categorie di operatori che da anni aspettano dal legislatore una giusta e chiara definizione dei loro rispettivi ruoli, a tutela della loro professionalità e della salute pubblica.
Francamente sembra invece che questo progetto di legge vada esattamente nella direzione opposta, trascurando ad esempio la necessità che dietro il consiglio di un integratore erboristico debba necessariamente esserci un esperto, conoscitore  delle proprietà delle erbe officinali, delle loro indicazioni e modalità d'uso,  ma anche dei loro limiti, avvertenze o interazioni. Competenze queste che crediamo non possano né debbano essere delle estetiste, anche a tutela della loro attività.
Invitiamo pertanto ad una riflessione su questo progetto di legge, aperta ma franca, tutti i politici che se ne occupano, e tutte le associazioni di categoria interessate, dagli erboristi ai naturopati, dai biologi nutrizionisti ai medici e farmacisti, affinchè anche con il loro contributo possano essere apportati tutti gli emendamenti più idonei.
Dr. Fabio Firenzuoli
Resp. Centro di riferimento per la fitoterapia, Regione Toscana
Dir. Centro di Medicina Integrativa, AOU Careggi, Firenze

giovedì 28 aprile 2011

Erbe mediche

Non sono un medico, né un farmacista, né un ricercatore del settore. Mi affido quindi a degli esperti se e quando ho bisogno di farmaci. Sono tuttavia sempre stato sensibile alle cure "alternative" diffidando un po', per istinto, dei farmaci di sintesi (che prendo di buon grado se occorrono, per carità. Confesso poi un debole per l'aspirina). Credo nella prevenzione, nel prestare attenzione a una corretta alimentazione e nell'aiutare, eventualmente, il proprio sistema immunitario con degli integratori alimentari, in ispecie con dei fitofarmaci. Ma non a caso, non con il faidate erboristico. Per questo mi sono rivolto un paio di volte, sia come paziente, ma anche come discente, alla cura e alla lezione del professor Fabio Firenzuoli, un'autorità nel campo fitoterapico.
Per questa ragione mi sembra che l'attacco frontale del professor Garattini sia stato ingeneroso e sbagliato. Soprattutto nel fare di tutte le medicine alternative un fascio, senza distinguere l'una dalle altre. L'agopuntura non la conosco; l'omeopatia non ci credo; ma la fitoterapia ha dei crismi scientifici come dimostra diversa letteratura sull'argomento.
In calce riporto la risposta di Firenzuoli a Garattini.


Caro Professor Garattini,
ieri mattina, appena alzato, sono andato di corsa, trafelato, nella farmacia del mio Ospedale, ad Empoli, per vedere se c'erano ancora quelle magiche pozioni preparate con cura dai nostri speziali con ali di pipistrello, decotti di Mandragola, polvere di stelle, teste di vipera e altre erbette miracolose. Quelle pozioni, un pò maleodoranti, certo, ma tutte naturali, che davamo ai nostri degenti ... andavano di corpo che era una mervaglia ...
Ricordo i bei tempi in cui i nostri pazienti, se volevano mangiare dovevano prima avere zappettato tutto l'orto, il nostro giardino dei semplici che sta tutt'attorno al nostro ospedaletto di periferia (noi siamo ancora un pò contadini ...). Ho avuto il sospetto che fosse tutta una tresca organizzata da fata Morgana, allora ho cercato subito frate Luigi, quello che con gli spilloni da maglia pratica la cosiddetta agopuntura (quante modernità!), e la nostra maga Miriam Magò, brava e buona, avvezza alle pozioni orientali (tutt'altri sapori e aromi, quelli !) ... per farmi consolare ...
E invece non ci crederete ... !!!!  Ho trovato solo la mia vecchia bacchetta, tutta rotta, spezzettata, infranta come il sogno dal quale mi sono poi svegliato !!!
Non ero mago Merlino ! Che delusione ! il mio sogno infantile è cozzatto contro l'ascensore del mio attuale Ospedale S.Giuseppe, che come al solito non si è aperto alla prima, e mi sono svegliato d'un botto. E ho capito tutto !  
Ero solo rimasto fregato dalla pia illusione che il Prof. Garattini avesse ragione. Evidentemente davvero avrei voluto esser nato mago Merlino, invece sono quello di prima:  un normale medico, anzi un medico normale, che cura i suoi pazienti, che ha studia le erbe banalmente (anzi, esattamente da 35 anni, prima ancora di iscriversi a Medicina - WOW, che mago !!!), che le studia con molti farmacologici (anche loro normali, come Lei) di molte università, che ha pubblicato e pubblica su riviste scientifiche (anche quelle normali), che lavora in un'azienda USL regolare, secondo il suo codice deontologico, con le norme della sua Regione Toscana (quelle normali, cioè perfettamente legali !), che prescrive medicinali vegetali (normalmente registrati, approvati e controllati  dal Ministero della Salute) oppure normalissimi medicinali galenici (anche quelli preparati da farmacisti che seguono le norme della legge italiana), e che pure insegna la fitoterapia e la fitovigilanza non alla corte di Re Artù (come mi sarebbe piaciuto!), ma alla normalissima Università di Firenze, facendo riferimento alla moderna letteratura, sapete quella che si trova in Medline ? Quando servono usa anche i prodotti erboristici, sapete, sempre quelli autorizzati dallo stesso Ministero, che non curano, ma possono servire a star meglio. Stando sempre attento, molto attento, a tutti i possibili rischi, perchè li conosciamo bene, visto che abbiamo pure attivato un servizio di fitovigilanza e lavoriamo con l' Istituto Superiore di Sanità (quello vero, quello di Roma ...).
Però ... quanta normalità prof. Garattini ... ma che peccato ! ...avrei voluto esser Merlino, e che Lei avesse ragione da vendere (o da regalare, come preferisce) !
... e allora ? Allora continuerò invece a lavorare, in scienza e coscienza, come tutti i miei colleghi della toscana (agopuntori, omeopati e fitoterapeuti) di Pitigliano, di Firenze, Lucca Empoli, e non solo ... anche fuori Toscana (ce ne sono tanti), ringraziando il cielo che la Regione Toscana, la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell' Università di Firenze e l'Ordine dei Medici di Firenze non hanno lavorato invano dieci anni per stabilire regole comuni e condivise per offrire, laddove ce ne sia la necessità e l'opportunità, anche cure integrate, per il bene della nostra popolazione, senza caricarle di un ulteriore fardello economico, sempre se e quando possibile e indicato, o meglio ... appropriato (già ... ma Merlino questa parola non l'avrebbe utilizzata).
Con la speranza di nascere mago la prossima volta, La ringraziando comunque molto del pensiero e del sogno che mi ha regalato
Con stima,

venerdì 18 marzo 2011

Santo Cavolo




Sono iscritto alla newsletter del Centro di Medicina Naturale dell'Ospedale di Empoli (FI), diretto dal dottor Fabio Firenzuoli, un'autorità nel campo della fitoterapia in Italia. Riporto l'ultima notizia pubblicata (riportata anche dall'edizione locale di Rep.)


Attenti al cavolo !
Mai avremmo pensato che anche un ortaggio utile, buono, anzi ottimo, come il cavolo, in tutte le sue forme e varietà, e in tutti i suoi colori (bianco, verde, viola, ...) avrebbe potuto diventare un pessimo e incredibile esempio di terapie cialtronesche.
Il caso clinico che abbiamo di recente osservato ha dell'incredibile, ma proprio a titolo puramente educazionale vogliamo pubblicarlo tra le nostre newsletter.
Lo scorso mese una distinta signora di circa 70 anni si è presenta al nostro Centro descrivendoci la sua storia: un seno fibrocistico da sempre che, secondo quanto le era stato detto molti anni prima, non avrebbe richiesto più alcun controllo. Da oltre un anno aveva notato la crescita vistosa di un nodulo, e, temendo di dover iniziare un percorso di chirurgia, chemioterapia e quant'altro, aveva deciso di affidarsi all'automedicazione. In un libro* infatti aveva letto che con le foglie del cavolo si possono curare anche i tumori.
Detto fatto, e con gran sollievo da parte sua per la decisione presa, aveva iniziato l'applicazione di foglie di cavolo, ben pulite, belle verdi, cavolo verza. Applicazioni costanti e ripetute. Il miglioramento secondo la signora era confermato dal fatto che il nodulo stava crescendo sì, ma non dentro, bensì all'esterno. Ecco quindi che il cavolo stava davvero funzionando!
Proprio come aveva letto in quel libro. E in tutta tranquillità è venuta a visita, pensando che avremmo potuto continuare la terapia del cavolo, magari con l'aggiunta di qualche altra erba.
Fu a quel momento del racconto che capimmo che la signora non si era mai fatta visitare da nessuno e che il nodulo era ancora lì. Non solo, ma si stupì pure che la visitassimo, e ancor più si stupì del nostro sconcerto, quando trovammo il piccolo seno sinistro ancora avvolto da tre grandi foglie di cavolo verza, ben accomodate ad accoglierlo, e soprattutto ad accogliere, sostenere e comprimere una enorme neoplasia, vegetante, ulcerata, necrotica e sanguinante, che escresceva dalla cute.
Diametro oltre dieci centimetri.
Non è stato semplice convincerla di quale fosse la corretta terapia da seguire, ed inviarla subito dal chirurgo: è stata indispensabile, e, vista la storia anche "comprensibile",   la rassicurazione che, dopo l'intervento e l'avremmo continuata a seguire con le nostre migliori terapie di supporto ...
Questo esempio, purtroppo reale, di "paziente alternativo", serva almeno per tutti coloro che neppure vogliono farsi visitare dal proprio medico e per tutti coloro che non cercano tanto una medicina alternativa ma un'alternativa alla medicina.
Fabio Firenzuoli

N.B.
Il libro letto dalla signora al quale Firenzuoli fa riferimento è di Jean Valnet, Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali, Aldo Martello-Giunti Editore, Firenze 1975 (ed. francese Traitement des maladies par les legumes, les fruits e le céréales, Paris, 1967). Me lo ricordo bene perché mi ha sempre stupito come, in questo libro, il cavolo sia indicato come la panacea di tutti i mali. Il Valnet introduce le straordinarie proprietà del "cavolo" con tre esempi. Riporto il primo:
«Verso il 1880, un carrettiere di Mancenans, piccolo villaggio del Doubs, cadde dalla sua vettura e - caso molto frequente in quell'epoca - una delle ruote gli passò su una gamba. La gravità delle ferite era tale che due medici decisero di amputarla. Chiamato a consulto, anche un chirurgo di Montbéliard confermò la necessità dell'operazione. L'intervento fu deciso per il giorno dopo. Fu allora che il curato Loviat, di Saint-Claude, consigliò alla madre del ferito di ricoprire la gamba traumatizzata con foglie di cavolo. Erano le ore 17. Calmato il dolore con questa semplice medicazione, il ferito si addormentò subito e dormì fino al mattino seguente. Al suo risveglio, con grande meraviglia della sua famiglia e di uno dei  medici arrivato poco dopo per i preparativi dell'operazione, era in grado di muovere la gamba. Sotto le foglie di cavolo impregnate di un'abbondante sierosità sanguinolenta, la gamba, sgonfiata, appariva di colore normale. Otto giorni dopo, completamente ristabilito, il ferito poteva riprendere le sue occupazioni».
Peccato però per la «distinta signora» settantenne. Se fosse guarita con la sola applicazione di foglie di cavolo avrebbe avuto più ascolto di coloro che guariscono perché parlano con San Pio.