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domenica 22 maggio 2016

Depistarsi

Stasera vorrei depistarmi, lasciare una falsa traccia, esporre un pensiero impensato, non condividermi. 
Per farlo, devo perquisirmi, depositare tutto sul tavolo, comprese le pellicine e le lacrime (me ne scende una adesso perché mi sto grattando un occhio).
Ecco fatto:  non sono più identificabile, almeno sino a un certo punto, finché manterrò fede alle intenzioni, le seguenti:
non rendere commercializzabile la mia identità, toglierla dallo stomaco-database delle Corporation, le quali, per mezzo dei loro potenti e sofisticatissimi algoritmi, seguono ovunque la mia navigazione e mi suggeriscono questo e quello, tentati quasi di prendermi per mano e accompagnarmi verso la mia obliterazione.

domenica 1 maggio 2016

Sproni

«Sprone, in franco o alto-tedesco sporo, in gaelico spor, è, in inglese, spur, In Les mots anglais, Mallarmé lo accosta a spurn, sprezzare, respingere, rigettare con disprezzo. Non si tratta di una affasciantne omonimia: è invece, da una lingua all'altra, l'operazione di una necessità storica e semantica: lo spur inglese, lo sprone, è la stessa parola del tedesco Spur: traccia, solco, indice, marca.»  
Jacques Derrida, Sproni, Adelphi 1991

«La realtà eccede sempre: mai confondere la mappa con il territorio». 
Ippolita, Anime elettriche, Jaca Book 2016

Ogni tanto mi occorre un motivo per giustificare la scrittura quotidiana. Ossia: mai avuta la pretesa di racchiudere in queste pagine l'intera realtà, neanche la mia. Ma una parte sì, non necessariamente quantificabile, né qualificabile con un giudizio di merito. Mera rappresentazione scenica di neuroni esibizionisti che ci tengono a interagire con la storia, la società, la cultura, la voglia di fare sesso. I neuroni specchio sono i più sinceri.

Desideri banali, terra terra, poco ambiziosi. Ma va bene così: è già molto che non abbia attivato i neuroni per spronare altri a qualsivoglia jihad del cazzo, compresa quella renzista del riformismo spinto nel culo a forza di sorrisi.

Libertà andavo cercando ch'è sì cara. La presente non mi sembra ancora obbligatoria. Baci sparsi. 

martedì 19 aprile 2016

Un'anima elettrica

Sono preoccupato. Per il blog, intendo. Da alcuni giorni (non so quanti, non molti, pochissimi, qualche ora, vabbè) sono afflitto da una sorta di autocensura: non riesco a buttare giù niente a partire dalla parola io (fosse solo una parola). Una specie di blocco...

L'ho superato subito.

Mi spiace tanto avere una scrittura poco afferrabile dalle forze dell'ordine.

Quelle del disordine sono tutte dentro me. Dentro la pancia, per il momento, in sovrannumero. 
Il mio dialogo con l'intestino prosegue. Stamani siamo andati insieme sul lettino di un dottore con la barba corta come Freud. Manipolandomi la pancia, egli mi ha detto che probabilmente ho il colon troppo lungo. Bel complimento. Volevo aggiungere qualcosa sulla lunghezza, ma poi ho avuto rispetto per i giovani assistenti, lì presenti in ambulatorio per un master col luminare (invero parecchio spento, nonostante il suo tentativo di essere brillante).

Non mi sono sentito imbarazzato a raccontare cose imbarazzanti. Sono un vecchio pornografo, in fondo. Scoperchiare i sentimenti agli sconosciuti mi riesce bene. Con quelli che conosco, invece, sono un po' più pentola a pressione.
«La pornografia [emotiva] è una tecnica e come tale non è affatto neutrale, ma ha un suo preciso obiettivo: stimolare un riflesso incondizionato, un automatismo. E non importa se positivo o negativo (piacere o senso di colpa).» Ippolita, Anime elettriche, Jaca Book, Milano 2016