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domenica 24 aprile 2016

Nota a margine

Ho letto i primi tre capitoli di Paul Mason, Postcapitalismo, Il Saggiatore 2016, quindi è prematuro osare un giudizio complessivo. Per il momento mi limito a rilevare che è una lettura divertente, perché l'autore si prende molto sul serio lasciando intendere sin dai primi paragrafi ch'egli è uno che la sua lunga e che più avanti ci offrirà una teoria convincente per superare (andare oltre) il capitalismo. Vedremo se riuscirà a far ridere più di Marx. Groucho intendo.

Per capire un po' il tono del libro, riporto una estesa citazione dal terzo capitolo «Aveva ragione Marx?». Parlando di Rosa Luxemburg, Paul Mason scrive:

«Il suo [di R.L.] libro del 1913, L'accumulazione del capitale, aveva un duplice obiettivo: spiegare le motivazioni economiche della rivalità coloniale fra grandi potenze e dimostrare che la sorte del capitalismo era segnata. Contemporaneamente, sviluppò la prima teoria moderna del sottoconsumo.
Rielaborando i calcoli di Marx, Rosa Luxemburg dimostrò, quantomeno a se stessa, che il capitalismo è in un permanente stato di sovrapproduzione, sempre assillato dal problema del troppo limitato potere di spesa dei lavoratori. Per questo era costretto a fondare colonie: non solo come fonti di materie prime, ma anche come mercati. I costi militari sostenuti per conquistare e difendere le colonie presentavano l'ulteriore vantaggio di assorbire i capitali in eccesso. A suo avviso, era più o meno come lo spreco o i consumi di lusso: servivano a far “scolare” il capitale in eccesso.
Dal momento che l'espansione coloniale era l'unica valvola di sfogo in un sistema incline alla crisi, Rosa Luxemburg prevedeva che, una volta colonizzato l'intero pianeta e introdotto il capitalismo in tutto il mondo coloniale, il sistema sarebbe inevitabilmente crollato. Il capitalismo, concludeva, è “la prima forma economica che non può esistere da sola, senza altre forme economiche come suo ambiente e terreno di sviluppo; che perciò, mentre tende a divenire forma economica mondiale, s'infrange contro l'incapacità intrinseca di essere una forma mondiale di produzione”. [...]
Rosa Luxemburg è importante ancora oggi perché ha individuato un elemento fondamentale per il dibattito odierno sul postcapitalismo; l'importanza di un “mondo esterno” per i sistemi in grado di adattarsi con successo.
Se passiamo sopra alla sua ossessione per le colonie e le spesa militare e ci limitiamo a dire che il “capitalismo è un sistema aperto”, arriviamo più vicini a riconoscere la sua natura adattativa di quanti, seguendo le orme di Marx, si sforzavano di rappresentarlo come un sistema chiuso». [pag. 90-91]

Caro Mason, sarai anche una sagoma, ma qui sei stato una gran testadicazzo. Rosa Luxemburg dimostrò quantomeno a se stessa? Ella aveva una ossessione per le colonie e per le spese militari? Ché non c'è anche adesso uno stato di permanente sovrapproduzione? Ché non è pacifico (bellico, anzi) che, a parte rari episodi di effettiva guerra di liberazione e/o resistenza contro l'invasore, la maggior parte delle guerre del Novecento e di questo inizio secolo ha origine dalla volontà di potenza delle nazioni egemoni espressa al fine di aumentare o consolidare, secondo le modalità ammesse dai tempi e dalla circostanze, il proprio dominio?