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giovedì 12 aprile 2018

Con il tuo spirito

Da tempo, sul fisso, ricevo chiamate soltanto dai call center. Oramai mi sono rassegnato, tanto che, stasera, appena alzata la cornetta  (ho un fisso, fisso), negli attimi iniziali di silenzio ovattato che i sistemi commerciali usano per zittire il confuso vociare del centralino (hanno capito che senza ammutolire tale vocìo ogni utente attacca subito il ricevitore), e complici anche i «venti di guerra» che spirano sui cieli di Siria, anziché dire «Pronto», m'è scappato un «La pace sia con voi».
Hanno riattaccato subito.

lunedì 25 gennaio 2016

Al grande mercato

«Dobbiamo creare le condizioni per una presenza attiva degli imprenditori italiani ed europei in Iran, perché parte del mercato iraniano si offre agli investitori europei per accedere insieme al grande mercato che ci circonda». Il Sole 24 Ore

Anche il capo di stato di una repubblica islamica ha bisogno di vendere e comprare, di partecipare al meccanismo che tiene in piedi la baracca. Insomma, anche per coloro i quali hanno come faro la sharia importante è essere dentro e non fuori «al grande mercato che ci circonda», sennò sono fame e stenti, lo stato - anche quello di matrice teocratica - va a puttane, le leggi non le considera più nessuno, anomia pura, via libera al saccheggio e alla banda armata.

Oramai sono rimasti fuori in pochi dal grande mercato. Forse soltanto la Corea del Nord non esce a far la spesa e non fa entrare merci altrui a casa propria. Forse.

Lo scambio è pressoché globale. Quasi tutte le attività umane, anche quelle apparentemente collaterali che sembrano non essere coinvolte, sono finalizzate alla vendita e alla compera. La bilancia commerciale è l'unico idolo che riesce a convogliare su di sé adorazione unanime. 

Ma bando alla fisime: che cosa gli s'ha a vendere agli iraniani? La mia quota di genio imprenditoriale italico ha pensato queste.