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giovedì 21 aprile 2016

Un operaista

Mi sono fissato un'ora su una intervista a Mario Tronti per spillarci qualcosa da scrivere e non è uscito niente, un po' di schiuma, Peroni giapponese svanita a fine barilotto, quasi calda, gusto piscio.

Che vuoi che faccia, che mediti su un pensiero come questo?

«L’individualismo, [...]  ormai ha sbaragliato anche il campo di quanti dovrebbero opporsi a ogni forma di sfruttamento, a ogni imposizione del mercato, alla crescente artificializzazione della vita».

Niente. È proprio vero: per un senatore, gli individui sono sempre gli altri. A prescindere.

I conflitti sociali sono dovuti all'individualismo, al progressismo, al mercato, alla tecnoscienza. E neanche di striscio spiegare cosa determina e regola questi fenomeni. Cuccù. 

Da giovane la cosa che più temevo per il mio futuro (lavorativo) era o diventare prete oppure operaio (in un lavoro alienante, turni di notte di otto ore filate compresi). Che coglione. Va beh, prete non avrebbe fatto al caso mio. Mi toccavo troppo. Neanche l'operaio (non toccavo niente). Tuttavia, come operaista avrei potuto avere un futuro, chissà.