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martedì 23 dicembre 2014

Non si dice certo che un lattante spera


«Qualcuno dice: «L'uomo spera». Quale sarebbe la descrizione appropriata di questo fenomeno di storia naturale? – Potremo osservare un bambino finché, un bel giorno, non esprima speranza: e allora potremmo dire: «Oggi ha sperato per la prima volta». Ma suonerebbe strano! Mentre sarebbe, invece, del tutto naturale dire: «Oggi ha detto per la prima volta ‘Io spero’». E perché mai suona strano? In effetti, non si dice certo che un lattante spera..., mentre lo si può dire tranquillamente dell'adulto. – Ebbene, la vita quotidiana diventa a poco a poco quella cosa in cui c'è spazio per la speranza.»

Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sulla filosofia della psicologia, Adelphi, Milano 1990 (pag. 325).

sabato 12 settembre 2009

Consigli per l'aforista

«Non temere mai di dir cose insensate! Ma ascoltale bene, quando le dici»

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, Adelphi, Milano 1980

sabato 5 settembre 2009

Un fiuto particolare

«L'acqua che scorre nei Vangeli calma e limpida sembra schiumare nelle lettere di Paolo. O, almeno, così a me pare. Forse è proprio solo la mia impurità a scorgervi il torbido: infatti, perché questa impurità non potrebbe inquinare la limpidezza? Per me, però, è come se qui vedessi una passione umana, qualcosa come orgoglio o ira, che non combacia con l'umiltà dei Vangeli. Come se ci fosse qui, in fondo, un'accentuazione della propria persona, e proprio come atto religioso, il che è estraneo al Vangelo*. Vorrei domandare - e non vorrei che fosse una bestemmia: "Che cosa avrebbe detto Cristo a Paolo?". Ma si potrebbe a ragione rispondere: che c'entri tu? Guarda di diventare tu più decente! Così come sei, non puoi affatto capire quale possa essere qui la verità.
Nei Vangeli - così mi sembra - è tutto più schietto, più umile, più semplice. Là ci sono capanne; in Paolo, una chiesa. Là tutti gli uomini sono uguali e Dio stesso è un uomo; in Paolo c'è già qualcosa come una gerarchia; gradi e cariche*. - Così sembra dirmi il mio FIUTO.»

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, Adelphi, Milano 1980 (pag. 63-4)

* Grassetti miei

giovedì 27 agosto 2009

Il linguaggio è sempre lo stesso



«Si sente sempre ripetere l'osservazione che la filosofia non farebbe mai un vero progresso, che ancora ci occupiamo degli stessi problemi filosofici di cui già si occupavano i greci. Chi dice questo però non capisce la ragione per cui così deve essere. La ragione è dunque che il nostro linguaggio è rimasto lo stesso e ci seduce sempre di nuovo verso gli stessi interrogativi. Finché vi sarà un verbo “essere” che sembra funzionare come “mangiare” e “bere”, finché vi saranno aggettivi come “identico”, “vero”, “falso”, “possibile”, finché si continuerà a parlare di uno scorrere del tempo e di un estendersi dello spazio, ecc., ecc, sino allora gli uomini si arresteranno sempre di nuovo di fronte alle stesso enigmatiche difficoltà e continueranno a guardare fisso qualcosa che nessuna spiegazione sembra poter eliminare. E questo soddisfa del resto una sentita aspirazione al trascendente, perché, credendo di vedere i “limiti dell'intelletto umano”, essi credono naturalmente di poter vedere al di là di esso».

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, Adelphi, Milano 1980 (pag. 38)