mercoledì 31 dicembre 2008

La poesia dei buchi neri

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L'idea del buco nero, della materia così concentrata in qualche punto del cosmo da non permettere più nulla di sfuggirle, era sempre parsa molto poetica allo scrittore. Siccome aveva sentito che sul numero di marzo del New Scientist sarebbe apparso un articolo in occasione del centenario di Einstein in cui si sarebbe parlato anche dei buchi neri, aveva comprato quel numero della rivista. Ma ancor di più lo colpì, in relazione a quanto era accaduto negli ultimi mesi, un limerick pubblicato circa a metà del pezzo su Einstein. Il limerick diceva così:

There was a young lady named Bright

Who travelled much faster than light

She left home one day
In a relative way,

And came home the previous night.


Senza saper dare una spiegazione, sapeva che gli era capitato qualcosa di simile. Del resto a chi avrebbe dovuto spiegarlo, se lui stesso non lo capiva?

Amsterdam/Roma, estate 1978/primavera 1979

Cees Nooteboom, Il canto dell'essere e dell'apparire, Iperborea, Milano 1991, pag. 95

*Giovanni Boldini, Donna seduta sul letto

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