mercoledì 25 marzo 2009

Uomo e mondo



«C'è l'individuo e c'è, davanti a lui, uno dei mondi che gli potevano capitare in sorte. Gli è capitato questo, non scelto né fatto da lui. E non c'è nulla che possa cancellare o far dimenticare questo fatto primo.
Il quale fatto primo dà alla vita il carattere di sogno notato dai poeti (e da qualche filosofo): alla fine, non è più reale del sogno perché sia il mondo vissuto che il sogno nel ricordo sono eguali vanità e fantasmi.
Qui tutto è come un miraggio e soprattutto ogni oggetto di desiderio - e fra gli oggetti di desiderio soprattutto la donna. Chi potrebbe fabbricare Dèi se non gli uomini? Che cosa di meglio può fare l'uomo che recitare la propria umanità? Quale altra realtà potrebbe realmente esistere tranne quella che si costituisce fra gli uomini? E se questa è la realtà, cioè il destino, che ragione ci può mai essere di non accettarla, di non affidarvisi?»

Nicola Chiaromonte, Che cosa rimane - Taccuini 1955-1971, Il Mulino, Bologna 1995.

Di ragioni per non accettare questa realtà ce ne sarebbero eccome. Prendiamo questo caso per esempio, che spero non sia vero (ma non credo, purtroppo), e ragioniamo, in questo caso da uomini: alla prossima visita urologica proviamo a depilarci e se per caso il dottore si rifiutasse di controllarci la prostata per ragioni etiche, facciamogli noi il dito guantato.

Come cantava Gaber:

La realtà è un uccello [sic!] che non ha memoria, devi immaginare da che parte va.

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