Lo sono tutt'ora, boccuccia, ma pare che, da piccolo, lo sia stato ancor di più. Lo svezzamento fu per me un trauma piuttosto rilevante, ma anche in seguito, per parecchi anni, di sicuro sino alla fine dell'adolescenza, ho dato parecchie pene a mia madre per mangiare.
Nonostante questo, lei o mio padre mai mi hanno costretto a mangiare per forza. Mai. Cercavano sempre di persuadermi con degli esempi della loro giovinezza, delle ristrettezze e persino della fame patita in tempo di guerra. Niente. Ero sordo a tutto: se una cosa non mi andava, non mi andava. Loro, dopo un po' di insistenze, lasciavano perdere.
Così ho fatto con le mie figlie, sempre, anche se loro non sono state boccucce come me: mai le ho forzate a mangiare qualcosa se questo qualcosa non andava loro. Mai. Ho insistito, ho provato a persuaderle, certo non con la storia della guerra e della fame, ma con altri espedienti legati a contingenze e immediatezze meno suggestive e con scarsa presa.
Perché ricordo questo?
Proprio oggi, con alcuni amici, mi domandavo dove fosse finita la satira, la satira vera, quella che non appoggia mai il regime o, peggio, lo solletica o lo amplifica. E chiedevo, in particolare, se Altan avesse disegnato una vignetta sulla questione che assilla l'Italia da alcuni mesi e ipotizzavo sul perché sinora non l'avesse fatto. Per paura di venire bacchettato come, per esempio, Alessandro Barbero? Non ho fatto in tempo a porre la questione che, una cara amica, mi ha mostrato questo:
Ho fatto boccuccia, ho lasciato la vignetta nel piatto e, vi dirò: anche il cane si è rifiutato di mandarla giù.
