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martedì 27 settembre 2022

Deus sive natura


«E pensate quando sarà obbligatorio esservi iscritti [al partito di Giorgia] per avere un lavoro».

Che spiriti laidi. 
Io penso invece a quando è stato obbligatorio (è ancora obbligatorio per i sanitari) avere una tessera verde per lavorare. 


Non mi permetto certo di contestare tale studio dell'Università di Padova; tuttavia, m'incuriosisce sapere il metodo mediante il quale i ricercatori abbiano rilevato tali dati: telefonando alle mogli, alle (o agli) amanti o direttamente alle prostitute?
Imperdonabile comunque che, a fianco della notizia di tale studio, i francesi non abbiano riportato anche la crescita esponenziale del diametro dei coglioni degli italiani, probabilmente invidiosi del fatto che, su tale record, siamo campioni insuperabili.

venerdì 5 novembre 2021

Boccucce

Lo sono tutt'ora, boccuccia, ma pare che, da piccolo, lo sia stato ancor di più. Lo svezzamento fu per me un trauma piuttosto rilevante, ma anche in seguito, per parecchi anni, di sicuro sino alla fine dell'adolescenza, ho dato parecchie pene a mia madre per mangiare. 
Nonostante questo, lei o mio padre mai mi hanno costretto a mangiare per forza. Mai. Cercavano sempre di persuadermi con degli esempi della loro giovinezza, delle ristrettezze e persino della fame patita in tempo di guerra. Niente. Ero sordo a tutto: se una cosa non mi andava, non mi andava. Loro, dopo un po' di insistenze, lasciavano perdere. 

Così ho fatto con le mie figlie, sempre, anche se loro non sono state boccucce come me: mai le ho forzate a mangiare qualcosa se questo qualcosa non andava loro. Mai. Ho insistito, ho provato a persuaderle, certo non con la storia della guerra e della fame, ma con altri espedienti legati a contingenze e immediatezze meno suggestive e con scarsa presa.

Perché ricordo questo?

Proprio oggi, con alcuni amici, mi domandavo dove fosse finita la satira, la satira vera, quella che non appoggia mai il regime o, peggio, lo solletica o lo amplifica. E chiedevo, in particolare, se Altan avesse disegnato una vignetta sulla questione che assilla l'Italia da alcuni mesi e ipotizzavo sul perché sinora non l'avesse fatto. Per paura di venire bacchettato come, per esempio, Alessandro Barbero? Non ho fatto in tempo a porre la questione che, una cara amica, mi ha mostrato questo:




Ho fatto boccuccia, ho lasciato la vignetta nel piatto e, vi dirò: anche il cane si è rifiutato di mandarla giù. 

mercoledì 21 novembre 2012

Te lo giuro, vai su internet

È da stamani che volevo segnalare come la tv, da tempo, non offra simili esempi di sublime comicità e autentica riflessione (l'ultimo è stata l'unica puntata di Aniene 2 di Corrado Guzzanti su Sky); ma tramite smartphono, con l'applicazione Blogger mobile, non ho capito bene come copia incollare il link.
Va be', cose tecniche, non perdiamoci in quisquilie. Dicevo di comicità e riflessione, in una parola di satira allo stato puro.
Ecco qua gli autori (in ordine alfabetico): Makkox e Malvino, straordinari.

domenica 22 luglio 2012

Troppo Dante


Ieri, nella sezione R2 di Repubblica c'era un'intervista di Franco Marcoaldi a Vittorio Sermonti e un servizio sullo spettacolo TuttoDante di Roberto Benigni. Da ciò è venuto fuori quanto segue.

Per un italofono è normale “conoscere” Dante Alighieri nella propria vita. Per la maggioranza assoluta, la scuola è il luogo deputato dove si fanno le presentazioni. Poi continuano a frequentarlo soltanto gli appassionati e gli studiosi. Sporadicamente, qualcuno lo ritroverà per strada o in una piazza affollata, raccontato e letto, o recitato, o cantato da qualcuno che lo sa ripetere a memoria.

Io Dante a scuola sì, ma poco, ma non per colpa dei professori, no. Per colpa mia e stop. Poi, verso la fine degli anni 80, scopersi la meraviglia della Commedia grazie alla mediazione di Vittorio Sermonti (con la supervisione di Gianfranco Contini).
Seguivo appassionatamente l'emissione di ogni canto dell'Inferno, registrandone alcuni. La qualità era balorda, il segnale di Radio Tre a volte, a causa del tempo, sfrigolava. Così, per avere tutte le puntate scrissi alla Rai che mi rispose, più o meno, così: «Ci invii novantamilalire con un bonifico bancario e noi le inviamo tutto l'Inferno in audiocassetta» (Purgatorio e Paradiso dovevano ancora essere registrati). Così feci, e ancora ce l'ho l'Inferno da qualche parte.
Sermonti, quindi, per me è stato ed è un mediatore straordinario che mi ha consentito e consente di avvicinarmi e di restare vicino all'universo dantesco. Mi ricordo, forse erano i primi anni 90, che su Rai Tre c'era una trasmissione culturale che andava in onda sul tardi (mi pare la conducesse Augias, ma non ne sono sicuro). Una sera era ospite Sermonti e, a sorpresa, comparì Benigni. Questi, prima di recitare il Quinto dell'Inferno, omaggiò Sermonti stesso per il suo lavoro di lettura commento dell'intera Commedia. Il pubblico plaudì l'interpretazione benignana, e anche Sermonti, il quale sottolineò come l'arte interpretativa di Benigni s'inseriva nel filone trobadorico dei cantori di strada. Benigni fu bravo, effettivamente, lo è tuttora, a volte quando recita Dante. Bravo sì, ma Sermonti è un'altra cosa perché, appunto, non recita, non solfeggia Dante: lo legge, lo dice, lo detta – e ogni parola che la sua voce fona manifesta tutto il suo pieno significato, grazie alla perizia del suo commento che precede la lettura. Soprattutto: Sermonti è bravo perché dà voce a Dante e non a se stesso – e questo, a mio avviso, è il limite principale di Benigni nel dire Dante.

Beninteso: a Benigni io voglio bene, a volte mi fa anche ridere*, anche se è diventato troppo istituzionale per riuscire a sputtanare qualcosa o qualcuno. Avendo accettato di buon grado il ruolo di buffone della repubblica, Benigni ha perso la capacità di graffiare la carne del potere, di fargli male, appunto; i suoi sono solo dei piccoli buffetti, dei pizzicotti che rinvigoriscono culi flaccidi, trippe arrotolate, fiche tatuate, ecc.
Inoltre, non si può dire Dante mediante uno spettacolo organizzato da Luigi Presta. No, perdio, no. E poi, quando vedi certa gente** tra il pubblico, uno come Benigni come fa a far finta di nulla? Meglio dire Dante da soli in mezzo a un campo di girasoli. Come faccio io per esempio, e senza far pagare il biglietto. Ai girasoli, s'intende.

Qualche volta sì, Luigi, dài.
** Vedasi foto dalla 13 alla 20. Si prega di non sputare.

lunedì 9 gennaio 2012

Magari fossero supposte

La Littizzetto è brava ed ha anche un suo certo fascino erotico. Ma stasera non ho riso a questa sua battuta:
«Monti? Un dispensatore di supposte». E non ho riso perché mi sono stancato di ridere sul culo. Meglio: sull'ano e sul retto, parti del corpo nobili che sono sempre nel mirino della critica (e della satira), e ingiustamente vilipese, derise. In fondo ano e retto sono, per alcuni, delle zone erogene. E le supposte, tra l'altro, sono una cosa seria, mica da ridere. Io, per esempio, ci ho avuto sempre un buon rapporto. Da piccolo preferivo di gran lunga che mia madre m'infilasse un Sobrepin Respiro a una puntura nel sedere. Così come, da grande, alcuni anni fa, quando in seguito a un'infiammazione alla prostata l'urologo mi prescrisse il Mictasone supposte, io me le misi di buon grado (da solo, senza l'aiuto di mia madre) prelevandole al mattino dal frigo e, capo a pochi giorni, stetti subito meglio. Quindi, gentile Littizzetto, sia più precisa: Mario Monti non è un semplice dispensatore di supposte, ma al momento - per restare in campo medico - assomiglia di più a un infermiere addetto alla trasfusione del sangue dei cittadini nel corpo dello Stato. Vedremo se, dopo questa operazione tecnica, l'Italia si rimetterà in piedi e sarà dimessa dall'ospedale della crisi, oppure se, oltre al sangue, ci sarà bisogno di altri organi o altre parti del corpo, compreso il culo.

giovedì 4 agosto 2011

Ultimi dispacci dalla trincea

Che settimanale che era Cuore! Qui ventitre mitiche prime pagine esposte al Palazzo della Ragione di Mantova.