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sabato 31 luglio 2021

Atti impuri

Ho trovato una poesia in un cassetto, 
incastrata tra un metro da sarto arrotolato,
tre viti avanzate di un vecchio mobile ikea,
uno scontrino di carta conservato
come garanzia dell'aspirapolvere,
una spillatrice Zenith ereditata da mio padre,
due elastici, quattro bottoni e un calzascarpe
di metallo che quando lo cerco non lo trovo mai.

Questa poesia ritrovata, scritta con una biro
su una pagina a quadretti strappata da un blocco
a spirale, parla di una ragazza che mi aveva illuso
riguardo certe questioni d'amore, facendomi credere,
per esempio, che lei era così tanto innamorata
che non mi avrebbe mai lasciato: ma la poesia,
fu capace di non crederci, forse anche per questo
si era appallottolata, incastrata in fondo al cassetto.

Una poesia che si era vergognata di essere
stata scritta in impeto d'amore, stregata dalla
suggestione che i sentimenti potessero sconfiggere
il trascorrere del tempo. Una poesia impotente,
come un'eiaculazione precoce che impedisce
lo svolgersi d'amore al troppo innamorato,
a colui che accampa pretese sui corpi altrui
e commette, nel profondo, i veri atti impuri.

«Dietro a un vetro, come dietro una maschera,
gli esseri umani non possono innamorarsi».
Così si conclude la poesia che avrebbe desiderato
restare nascosta, data per persa, non scritta,
non provata sulla pelle che ora cerca, nella brezza
del mattino, la finzione di un brivido nell'osservare
la giovane campeggiatrice in canottiera che si stira
sbadiglia e abbozza un mezzo sorriso al mio passaggio.

lunedì 7 giugno 2010

Tradimenti

Quando lo sguardo si chiude e non vede altro che nero, lo specchio nero, e dentro il corpo brucia, e consuma la vita dentro, gli organi si compromettono e tutto il sangue che sale al cervello è fatto di rabbia e di odio e di sete di vendetta, ecco che scendo in strada non sapendo che sono io a scendere i gradini verso l'irreparabile, ecco che prendo un coltello e aspetto sotto la casa di lei, aspetto con un coltello, aspetto che il rivale in amore scenda dal letto di amore di quella donna che volevo tutta per me e di nessun altro, quella che mi ha rifiutato, respinto, e che ha aperto le sue gambe a questo Altro che mi ha consumato, assorbito tutto l'essere. Ecco che scende questo Altro e di spalle lo colpisco e colpisco e colpisco finché il sangue schizza su me e l'Altro cade, stramazza, e la foga si ferma, riparto, vado a casa, mi faccio una doccia prima che arrivino i carabinieri. Ah, finalmente: stasera potrò dormire.

[...]

«Quella ragazza è una puttana. Ho bisogno di pensare a qualcosa da fare, ho bisogno di liberarmi la mente di lei». Devo inventare qualcosa, qualcosa che possa stupirla, che possa stupire la gente. Qualcosa che un giorno possa farle dire: “che stronza che sono stata”.

[...]

Un mio bisnonno diceva: «Ci sono tre cose inutili nella vita: spazzare le foglie, spalare la neve, ammazzare la gente». Ne aggiungo un'altra: perdere la testa per “amore”. Lo Zuckerberg non l'ha persa.