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domenica 4 marzo 2012

Aria condizionata


Lorenzo Mattotti, Stanze.

Mi sono svegliato prima dell'alba, verso le cinque. Mi sono alzato e messo a leggere una storia sull'isteria di Freud, in cui questi, per curare una paziente, ricorreva sovente all'ipnosi. Dopo mezz'ora il sonno è ritornato con forza, ipnotico, e – dato che oggi è domenica – mi sono ri-coricato.
E ho sognato, nell'ordine:
Una sparatoria, tipo film americano, dentro un palazzo con più di dieci piani. Io, per cercare di scampare alle pallottole, mi rifugio dentro l'ascensore e vado su e giù, ma ad ogni piano si sente lo scontro a fuoco.
Di essere a casa, solo. E d'improvviso, vedere fuori in giardino un sacco di gente, giovani indignati soprattutto, venire verso casa imbracciando assi di legno che inchiodano alle persiane dopo avermele chiuse. Buio. Hanno tolto la luce. Il telefono non fa. Accendo il computer portatile, inserisco la chiavetta e, con quella poca batteria che mi resta, chiedo aiuto sul blog, per non fare la fine di Ugolino (anche se, nel sogno, non ho prole da mangiare).
Infine, altra scena, altra casa, molto più grande della mia, molto lussuosa, ordinata, signorile. Proprio mentre stavo mettendo le mani sul culo dell'inserviente extracomunitaria (inconsciamente, si vede, sono uno sporco razzista) suonano alla porta: è il professor Giorgio Agamben². Lo ricevo con sommo garbo e lo faccio accomodare nello studio. Gli cedo la sedia più comoda della scrivania e gli domando cosa siano, in realtà, i sogni: «Aria condizionata», risponde.

Mi sveglio. È giorno fatto. Mi sento tutto costipato, ho la gola in fiamme. Mentre aspetto il caffè, butto giù queste noticine. Riprendo Freud. Leggo:
«Alla fine del 1892 un collega amico m'inviò una giovane donna che era in cura da lui per riniti purulente cronicamente ricorrenti».
Chiudo il libro, mi soffio il naso. A me Freud non mi fa niente bene.

¹ Sigmund Freud, Racconti analitici, Einaudi, Torino 2011.
² Non conosco Agamben di persona, né mai ho assistito a una sua lezione. L'ho solo visto in fotografia e ascoltato, anni fa, alla radio. Nonché letto qualche suo libro. Credo mi si sia presentato a causa di ciò.