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sabato 11 febbraio 2012

Chi non Apple mangia le pere

Adesso la Apple è presa di mira per le condizioni di lavoro degli operai cinesi che producono le loro macchine informatiche. Cambierà qualcosa per tali lavoratori? Ne dubito.

Non metto in dubbio la qualità produttiva della Apple. A parte il periodo in cui Jobs fu allontanato, tale azienda ha sempre prodotto ottime macchine, ottima miscela di processore e sistema operativo “intrigante”. Ma finché ad avere il Mac era una trascurabile minoranza di utenti che cercava qualcosa di meglio del monopolista per eccellenza, Microsoft, allora nessuno prestava attenzione a come e da chi venivano prodotte le sue macchine.
Poi vennero l'iPod, l'iPhone, l'iPad e il successo fu planetario. 
Chi protesta contro la Apple, però, per avere più chances di far cambiare idea ai supermanager che la conducono con piglio e creatività, non deve limitarsi a chiedere un «iPhone più solidale». No.
Deve semplicemente diffondere questa notizia: esiste Linux, esiste un mondo dove il software è libero e gratuito, molteplice e variegato e - soprattutto - facile da usare.
Vuoi un pc (desktop o notebook che sia)? Vuoi un cellulare? Vuoi un tablet?
Beh, li puoi avere senza comprare software proprietario e così vai in culo a quelli della Apple (e della Microsoft). 
Sapete cosa sto facendo mentre sto scrivendo questo post? Sto scaricando gratuitamente e legalmente l'immagine ISO di un sistema operativo Linux, una distribuzione che non conoscevo, di origine francese, che parodizza la magica mela.
Si chiama Pear OS. Dategli un morso anche voi.

Qui un video in italiano della distro precedente.

giovedì 6 ottobre 2011

Aspettando un altro tipo di rivoluzionari

L'unanime riconoscimento del valore di Steve Jobs e della sua influenza nel mondo dell'informatica e, di conseguenza, nel mondo della comunicazione e del pensiero, è ampiamente giustificato. Niente da aggiungere su questo, se non che tutte le sue invenzioni rientrano pacificamente all'interno del sistema. Steve Jobs, per quanto grande e "profetico", non ha, coi suoi prodotti, spinto l'umanità verso un immaginario diverso da quello del sistema di produzione capitalistico. Voglio dire: nessun iMac, iPod, iPhone, iPad ha consentito sinora all'umanità di risolvere il problema principale che mette a repentaglio la vita del pianeta: il fatto che una stronzissima minoranza di fottuti pezzi di merda possegga una quantità di capitale, indescrivibilmente enorme, in rapporto alla moltitudine - ricreando di fatto le condizioni per la rinascita di nuove forme di schiavitù.

Tuttavia, se un giorno tutti questi meravigliosi apparecchi della Apple diventassero strumento di conoscenza e non di ottundimento mentale, e si trasformassero in "visionarie" bombe a mano che abbattono i palazzi del potere (Wall Strett in testa), allora e solo allora potremmo dare a Steve Jobs la patente di rivoluzionario. 

Resta però il fatto che Steve Jobs sia riuscito sempre a indicare vie nuove per il mondo dell'informatica.
Mi piacerebbe che ci fosse, nei prossimi trent'anni, qualcuno che, in campo politico, possa essere ricordato, quando muore, nella stessa maniera in cui è ricordato ora Jobs. Speravo tanto in Obama ma, per ora, se si potesse paragonare la carriera politica del presidente americano a quella di Jobs, dovremmo pensare che egli si trova nella fase in cui è stato “emarginato” dalla sua stessa azienda (come accadde, in fondo, al fondatore della Apple). Bene, speriamo che anche Obama nei prossimi mesi (e spero anni) riesca a riprendere in mano il suo potere di presidente e a mettere in pratica quelle quattro o cinque idee per quali lo salutammo tutti come una speranza.
Pensaci Barack, provaci. Te ne saremo grati.