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martedì 14 giugno 2022

Solitari geopolitici

Il solitario che gioco ultimamente è a carte scoperte; basta avere la pazienza di riordinarlo e, di solito, nove volte su dieci ci riesco, metto in fila i quattro segni, dall'asso al re, poi riunisco il mazzo per ricominciare una partita.
Anche le carte del mondo là fuori, se pur disordinate, sono scoperte e, con un po' di pazienza e volontà, sarebbe possibile rimetterle in fila; ma il gioco non è un solitario e ogni giocatore vede un ordine diverso dall'altro. Sicché sul tavolo le carte se stanno mescolate: rosse, nere, fanti lontani dalle regine e la solitudine dei re che si contano i peli della barba. Forse non resta che girarle, mostrando il dorso uguale di tutte. E con pazienza  costruire un castello - ma chiudete le finestre per impedire al vento e agli stronzi di buttarlo giù.

lunedì 5 aprile 2021

Mezzo mondo no


Meno male sono in quell'altro mezzo.

Mi preoccupa di più quel che accade in Ucraina, o meglio: nel Donbass, con le provocazioni teleguidate da Washington per indispettire la Russia. 
La Nato... ma perché non muore, dato che, storicamente, non dovrebbe più aver ragioni per vivere?
Per quanto tempo ancora dovrà esistere un'Alleanza dell'Atlantico del Nord inglobando nazioni che l'Atlantico non lo vedono neanche con il binocolo? Perché nessuna nazione ha il coraggio di uscirne?


domenica 11 novembre 2012

Le certezze di un politologo insigne

Il professor Angelo Panebianco, dall'alto della sua cattedra, non promuove la politica estera mediorientale del presidente Obama e, per questo, lo respinge all'esame dicendogli di ripresentarsi tra quattro anni. Non è tenero, il professore - e lo si sapeva. A Panebianco, politologo di indubbia fame (non è un refuso), piaceva di più la politica estera dei presidenti Bush, padre e figlio, e questo editoriale piccato lo dimostra, dacché egli critica aspramente «l'approccio insicuro e incoerente» e «l'agnosticismo dell'Amministrazione [Obama] in materia di politiche di sostegno alla democrazia». Bum! (si emoziona, Panebianco, rimembrando con nostalgia i bei tempi andati della democrazia da esportazione: il suo cuore fa “bum!” ripensando alle bombe su Bagdad).
In chiusura, il professore ammonisce dunque il presidente Obama con questo monito: «È giusto tentare di dialogare con chiunque, fosse pure il Diavolo. Ma senza perdere di vista che il dialogo [nel caso della politica mediorientale] ha di rado esiti fruttuosi».
Fatto questo, la reprimenda si sposta verso gli europei e li taccia, come fossero sue matricole al primo corso, di infantilismo.
Mah, mi chiedo cosa covi tale aria risentita: prostatismo? O forse al professore è giunta voce che il ministro Profumo, rinunciando ad aumentare le ore di insegnamento dei professori delle scuole superiori, voglia aumentare quelle di lezione dei professori universitari?

giovedì 1 novembre 2012

Cinque a geografia


Riguardo all'accorpamento od unione (“taglio” mi sembra termine improprio) di alcune province italiane previsto dal decreto di riforma delle stesse approvato ieri dal governo, Repubblica intervista oggi due esperti sull'argomento, gli scrittori Sandro Veronesi e Antonio Pennacchi. Ognuno a domanda risponde, ma Veronesi - nell'esercizio del suo sapere - intoppa in una svista e l'intervistatrice ci casca come una pera cotta, giacché a) non fa notare a Veronesi che quella d'Arezzo è l'unica provincia che non sarà toccata dalla riforma e b) che il territorio del Monte Amiata (i suoi versanti) si trovano già a essere gestiti da due province, Siena e Grosseto. In buona sostanza: Arezzo non c'entra nulla col monte Amiata.

A parte.
Riguardo alla Toscana, mi sembra un'operazione abbastanza razionale, aldilà dei campanilismi che non saranno sopiti da queste unioni. Si tratta di unire enti e di gestire meglio le competenze (ho fatto il mio discorsino da bravoragazzo). Arezzo è un bene sia restata a sé, altrimenti sarebbe diventata, logisticamente, la periferia di tutto (essa è già composta di quattro vallate più la zona del capoluogo e fare un'unica provincia, da Badia Tedalda a Orbetello, sarebbe stato irragionevole). Vedo bene anche la zona metropolitana di Firenze, nonostante le manifestazioni del cesso del sindaco di Prato. Infine, un consiglio a coloro ai quali non andrà bene questa ristrutturazione degli assetti provinciali italiani: inizino la raccolta di firme per un referendum abrogativo.