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venerdì 23 marzo 2018

Il coraggio di Napolitano

... di presentarsi, parlare, fare analisi, dare giudizi, non avere il minimo sentore di essere uno dei massimi artefici del disastro legislativo e governativo compiutosi nelle due ultime legislature; uno che ha dato un forte indirizzo politico acciocché il Partito Democratico si rivelasse definitivamente quello che è; uno che si rifiutò di assegnare, al segretario del partito di maggioranza (Bersani) della  precedente legislatura, l'incarico di presidente del consiglio con riserva, per provare a formare un nuovo governo; uno che nel 2011 impedì lo scioglimento anticipato delle camere, preferendo (imponendo) la nascita di un governo di "unità nazionale" guidato da Monti (divenuto, grazie a lui, senatore a vita senza certo avere le caratteristiche precipue per diventarlo); uno, la cui vicinanza alle istanze “popolari” specifiche dell'orientamento politico di cui è provenienza si misura in unità astronomiche; uno che non è ancora morto.

Napolitano: meglio di lui anche Cossiga.

mercoledì 29 aprile 2015

Infantilismi


«Dalla riflessione sulla radicale diversità delle condizioni in cui si poneva il problema della rivoluzione in Occidente, Lenin seppe ricavare anche la lucida consapevolezza [...] della diversità del passaggio dal capitalismo al socialismo in Russia e in Europa [...]. Sui possibili caratteri della costruzione socialista, della società socialista in un paese come l'Italia, e sul modo di “preparare” la rivoluzione nelle condizioni di un paese capitalistico sviluppato, ed anche sul modo di “cominciarla” [...] avrebbero lavorato a lungo Gramsci e Togliatti [*]. Né il lavoro si può considerare terminato, se è vero che i nuovi sviluppi dell'economia, della società civile e dello Stato in un paese come il nostro richiedono ulteriori verifiche ed adeguamenti. Ma quel che è certo è che si è trattato di una ricerca e di una elaborazione, che dalla constatazione della profonda diversità di condizioni storiche e politiche tra l'esperienza rivoluzionaria della Russia ed il processo della rivoluzione in Europa, non hanno tratto motivo per ripiegare sulle posizioni della socialdemocrazia, per idoleggiare la democrazia borghese e identificarsi con essa, ma sono partite per svolgersi in modo originale fino all'individuazione di nuove vie di sviluppo conseguente della democrazia e di trasformazione in senso socialista della società e dello Stato».

Giorgio Napolitano, op. cit., Roma, 1969
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[*] Anche Renzi?