giovedì 30 luglio 2009

La rivolta ingegnosa in Italia

Internazionale riporta uno stralcio di un articolo del Time dove si legge che in Iran è cominciata la fase 2 della protesta.

“La seconda fase è cominciata col boicottaggio dei prodotti che si fanno pubblicità sulla tv di stato. Ho cercato di acquistare un prodotto di un certo marchio e un attivista iraniano dietro di me mi ha sussurrato: ‘Non comprarlo, è di un inserzionista’. Si prosegue poi con l’accensione di tutti gli elettrodomestici della propria casa poco prima dei telegiornali del regime, così da far saltare l’energia elettrica in interi quartieri. Senza contare le manifestazioni lampo: dei blitz lunghi abbastanza da poter gridare ‘Morte al dittatore!’ ma non da permettere alle forze speciali di localizzare e arrestare i dimostranti”.


Fatte le debite differenze tra la drammatica situazione iraniana e la nostra - fortunatamente ancora “democratica” [per quanto?]-, chi trova insopportabile l'attuale governo (l'effettiva maggioranza degli italiani in fondo - la maggioranza relativa è minoranza effettiva) potrebbe adottare un analogo tipo di rivolta ingegnosa.

Qui non si tratta di seguire le orme del Grillo. Qui si tratta di prendere buone abitudini private che diventino, come d'incanto, massa critica. A me pare di essere sulla buona strada. Del calcio sono completamente disintossicato per esempio. RaiunodueRete4Canale5Italia1 li ho praticamente piombati (ma qualcuno dovrebbe vederli per me per dirmi: “non comprare questo e quello”). Così su due piedi, la fatica più grossa sarebbe ogni tanto privarmi di qualche volume di Mondadori, Einaudi, eccetera. Va be', ma Richard Dawkins e Vito Mancuso (solo per citare alcuni a me cari editi lì) valgono uno strappo alla regola.
Sì, lo so, non serve a niente. Mi pare di riesumare il Bo.Bi. Quando vedo la fila dai tabaccai per giocare al Superenalotto, o per fare una selezione al Grande Citrullo so benissimo che il mio è un parlare al vento, è uno scimmiottare la sapienza del Qoèlet.

Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c'è alcun vantaggio sotto il sole.
Ho considerato poi la sapienza, la follia e la stoltezza. «Che farà il successore del re? Ciò che è già stato fatto». Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre:

Il saggio ha gli occhi in fronte,
ma lo stolto cammina nel buio.
Ma so anche che un'unica sorte
è riservata a tutt'e due.

Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d'esser saggio? Dov'è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità». Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.

Qoèlet, 2, 11-16

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