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venerdì 13 settembre 2019

L'odore della pelle

«Si soffre e si lotta per la propria pelle». Curzio Malaparte


Comprese quelle delle ascelle.



sabato 27 settembre 2014

La coscienza che ronza

«Eppure c'è qualcosa, qualcosa c'è, dentro di me, che morde, morde. Non la coscienza – che non ho; non quella di prete Gigi almeno: ché io tengo coscienza onesta di lavoratore, che onestamente – sudando – se del caso ruba. Beh, chiamiamolo pur coscienza, il moscone che di dentro ronza e mai si posa, il moscone in volo da stamane, da sul greto del fiume, in volo sullo sterco dei sentimenti miei. E fin che la mosca ronza, la faccia non mi si smolla, no. La faccia non si smolla perché la mosca ronza, e ronzando ronza così: “Forse che... la è finita, forse, la giornata?” Ah, la lavativa, la mosca del poi; ah, la coscienza... la coscienza politica! Finiti per sempre i bei tempi beati, quando che se in mano ciài una micca, quel che ti resta da fare è mangiartela; finiti, i tempi corti della tattica: e cominciati, per me, i tempi lunghi, e stressanti, della strategia».

Giulio Del Tredici, Tarbatagai, Einaudi, Torino 1978, pag. 23

La strategia è: dargli ragione, farli andare fino in fondo, più o meno veloci, verso lo sfacelo, finché tutto sarà bruciato, tutto. Cenere come unico fertilizzante, nel caso ancora qualcosa avrà voglia e forza di germogliare. Ché ostinarsi a correggere, a suggerire, a protestare, a riformare. Non c'è da riformare niente, l'impasto è andato a male; ciò nonostante, a farci credere, gli impastatori, che qualcosa uscirà fuori dal loro lavorio riformatorio, un alcunché su cui la loro coscienza politica si posa: lo sterco dei loro sentimenti. 

martedì 9 luglio 2013

Cosa ho capito

Tutto il puttanaio in corso per il controllo del Corriere della Sera, si può riassumere così: nelle società liberal-democratiche, è buona norma per i player capitalisti, più che avere un esercito personale (che, tra l'altro, a molti non manca), possedere, oltre ai mezzi di produzione, altresì i mezzi di informazione.
L'oggetto della contesa tra Agnelli, Della Valle e altre parti in causa, dunque, si riduce a questo, e anziché fare il tifo per l'uno o l'altro contendente (come mi successe, anni fa, nella famosa battaglia di Segrate, durante la quale parteggiavo per l'ingegnere versus il cavaliere*) occorrerebbe chiedersi donde traggono le risorse per partecipare a tal esoso giochino del provetto editore e, ingenuamente, si potrebbe rispondere: dalla vendita delle auto (Agnelli) e dalla vendita di scarpe (Della Valle). Vero? Se fosse vero (anche se non è vero per nulla, se non per il fatto che la vendita di auto e di scarpe è una condizione legata alla formula generale del capitale, ma non la causa della produzione di plusvalore), perché non reinvestire la “ricchezza” accumulata nel settore che l'ha prodotta, ovverosia, rispettivamente, nelle auto e nelle scarpe? 
Se, da una parte, le motivazioni di Della Valle - che, a quanto mi risulta, non soffre la crisi di mercato - sono da addurre all'ambizione di entrare definitivamente nel pantheon del capitalismo nostrano, quelle degli Agnelli quali sono? E pensare che essi, da un lato, costringono migliaia di operai alla cassa integrazione (pagata dallo Stato), dall'altra propongono (impongono?) ore di straordinario ai dipendenti dello stabilimento di Pomigliano... dunque, perché invece di investire quattrini per il controllo del Corriere della Sera, non li spendono per la propria Fabbrica Italiana Automobili Torino?

- Perché diversificano gli investimenti.
- Ma vai a fare diversamente in culo.

Perché così nessun giornalista e/o editorialista al Corriere (o a La Stampa, che già possiedono) porrà mai questioni decisive sulla natura del sistema di rapina legalizzata quale il capitalismo è, e sul quale essi fondano la loro legittimità di signori proprietari dei mezzi di produzione.
La Fiat è uno degli esempi più palmari per comprendere la vera natura del capitalismo.
Oddio, fammi andare a lavare le mani che ho i palmi sporchi.

* È da relativamente poco tempo che ho accantonato la distinzione tra capitalista buono e civile e capitalista cattivo e pezzo di merda.