| Guy Debor, La società dello spettacolo, Parigi 1967, (traduzione italiana 1974, volume di editore senza nome - davvero! - trovato in un vecchio fondo di biblioteca comunale). |
Uscirne. Da questa società spettacolare.
Da quale porta, in vita rimanendo? Monasteri, monadi?
Sono un mona.
Lo sapevo.
Da un punto di vista del peso politico, dello spettacolo (non solo letterario), a Erri De Luca conveniva essere condannato.
Forse ne avrebbero giovato anche i no-Tav.
Pensa il clamore internazionale sulla eventuale sentenza di condanna.
Di sicuro, candidatura ufficiale a nobel.
Immagina: Bernard-Henri Lévy che imbocca trafelato il Tunnel del Monte Bianco a bordo di una Lexus ibrida, arriva a Torino e si toglie la camicia davanti al tribunale.
Vive la libérté!
In una società dalle cosiddette radici cristiane i martiri o sono condannati o non sono.
I giudici queste cose le sanno. Sanno, cioè, che è preferibile vittimizzare anonimi invisibili e non spendibili (come causa, essendo cause perse), anziché nomi visibilissimi, nomi spettacolari.
Sarò stringente: sono contento che Erri De Luca non sia stato condannato anche perché, in virtù dello stare decisis, qualora in quanto blogger dicessi pubblicamente che è legittimo e necessario sabotare opere pubbliche tipo la Tav, gli inquirenti non mi rompano i coglioni e vadano affanculo camminando saranno pregati di andare a inquisire da un'altra parte e non disturbarmi.