mercoledì 28 settembre 2011
Plus valori
martedì 24 agosto 2010
Segnalazioni vicino-orientali
Sulla questione del conflitto tra israeliani e palestinesi non ho molto da dire, ma trovo interessante la piega che ha preso il discorso inaugurato ieri da Andrea Zanni con una lettera a Malvino, il quale ha risposto da par suo ma trovando nei commenti suggestivi interventi e contrastanti (leggere Leonardo e Qubrick); poi c'è Giovanni Fontana con un post suo e un suo articolone sul Post. Inoltre, tra il non letto di ieri, trovo Eschaton, il quale, parlando di un libro pseudo-provocatorio di Shlomo Sand, L'invenzione del popolo ebraico, Rizzoli, tra le altre cose scrive:
«La ricerca di Sand è interessante, fintanto che si limita a raccontare le operazioni culturali e ideologiche messe all’opera nell’Ottocento per costruire il mito sionista. Nessuna segreta cospirazione: un libro simile lo si potrebbe scrivere su Mazzini o sull’abate Sieyès, su George Washington, su Ataturk. Ma Sand questo non lo dice, e si capisce che sta cercando lo scandalo. Lo storico israeliano, specialista della storia dei nazionalismi, dimentica di segnalare ai lettori meno accorti che gli ebrei non sono un’eccezione: è proprio il concetto di popolo a essere una finzione, qualcosa che va costruito, una moda ottocentesca. Vale per gli ebrei, per gli italiani, per i francesi e perbacco… per i palestinesi. Ecco, appunto, i palestinesi. Ma Shlomo Sand non scrive nemmeno un capitolo sull’invenzione dei palestinesi, un popolo tanto vero da chiamarsi come una divisione amministrativa dell’impero romano.
I popoli sono tutti inventati, e questo non li rende meno reali. Sono la forma provvisoria che prendono certe rivendicazioni economiche e politiche. La maggior parte delle nazioni nasce da un programma d’ingegneria linguistica e filologica, talvolta da una falsificazione. Probabilmente il sionismo fu un progetto davvero catastrofico, tra i peggiori esiti del nazionalismo ottocentesco, ma gli argomenti di Shlomo Sand non lo rendono più sbagliato».
Infine, come supplemento, segnalo anch'io un libro: Régis Debray, À un ami israélien, Flammarion, Paris 2010 (ancora non tradotto) e, sempre di Debray, un'intervista radiofonica con la partecipazione dell'ex ambasciatore israeliano a Parigi.
sabato 21 agosto 2010
Uno scalcinato post
E. Montale, Ossi di seppia.
Ecco, ora non vorrei scomodare versi inflazionati, ma essi mi servono per introdurre un discorso confuso, scaturito dalla lettura di alcuni post (citati in seguito).
Il mondo è questo. Siamo chiusi qui dentro questa sfera celeste, senza nessuna possibilità di evadere. E chi vuole evadere? E in che modo, se uno volesse, può farlo? Il suicidio potrebbe una soluzione, ma la vita (umana) è già così “corta” rispetto agli eoni. Qualcuno evade stordendosi la mente o con le droghe o con vari tipi di religione che fanno pensare in continuazione all'aldilà, fanno sperare nell'aldilà. Essere dei semplici “realisti” può essere, concedo, limitante. Persone (limitate?) che non vogliono “evadere”, vogliono stare in questa prigione chiamata Terra. Degli ingenui che si accontentano del mondo così come è. Beh, accontentarsi è una parola grossa. Diciamo che lo ricevono in dote. Ai nostri contemporanei occidentali è andata piuttosto bene in paragone ad altre epoche storiche o ad altri luoghi della terra pieni di calamità, di miseria, di persecuzione. Dunque, tutto va più o meno bene. Abbiamo tempo perfino per leggere Adorno. Oppure per usare utensili di falegnameria per costruire una sfera di legno perfettamente inutile, così per soprammobile. Molti di noi hanno, chi più chi meno, un lavoro, un reddito, un alloggio, le ferie pagate, tempo libero.
Questo discorsetto inutile per introdurre un corposo post di Eschaton, letto il quale mi sono, lì per lì, sentito una merda. Certo, capisco la raffinatezza del suo ragionamento, che non vuole essere semplice critica ma constatazione di un dato. Tutto vero, per carità. La nostra società occidentale dei consumi è impossibilitata a uscire da se stessa pena la sua scomparsa. Date le prospettive intorno (comunismo cinese-coreano-cubano, autoritarismo feroce alla Putin o alla Chavez o alla Gheddafi, teocrazie varie – anche se noi italiani stiamo sperimentando un bel paradosso democratico che speriamo presto si concluda) possiamo tranquillamente dire: lunga vita al capitalismo, al sistema liberal-democratico! Ma il capitalismo deve necessariamente essere, a volte, molto spesso anzi, così stronzo? Esistono versioni di mercato meno cannibali delle attuali? I ricconi sono emendabili? La grande messe economica che fa girare il sistema attuale – possibile sia necessariamente destinata a fottere il mondo così come lo conosciamo, abbastanza tranquillo per permetterci a tutti di vivere? C'è qualche speranza di perfezione? Forse sì, sentite Sylvie Coyaud («Noi donne siamo perfette, ovvio»). La terra di noi se ne frega, lo sappiamo: la natura è indifferente dacché qualsiasi cosa è natura. Anche questo pc sul quale scrivo per me è natura, per capirsi.
Sto perdendomi e allora vado, a quel post di Giulio Mozzi che mi ha costretto a quasi due giorni di pensiero fisso sulla sua domanda finale, che riporto:
«come hanno definito e ridefinito l’altro, le forze che oggi sono all’opposizione, in questi ultimi vent’anni?»
Due giorni di pensiero frammentario mi portano a questa timida risposta: l'altro non esiste dato che tutto intorno è altro. Anche il mio corpo. Io sono soltanto quella breve connessione cerebrale che mi fa percepire come estensione: vedere il mio corpo che si muove e cammina è già vedere l'altro.
Banalità: l'altro siamo noi, ma anche noi siamo altro. Tutto quanto intorno è altro. Altritudine. Mi tocco un braccio: è veramente mio? Dentro il mio corpo le cellule sono mie? Cosa sono esattamente? Estensione? Ma l'io è troppo piccolo per contenere alcunché. Se io sciolgo, solo per un attimo, l'io nell'estensione del corpo, o dei corpi, o del mondo, ecco che mi percepisco a mala pena come punto. E un punto è per definizione la cosa non estesa, senza superficie (sono molto euclideo). Per diventare figura, faccia, volto, l'io deve collegarsi ad altri punti. Io sono nulla, l'altro è tutto.
Basta. È bene che esca. Un po' d'aria fresca, lo specchio della luna sul lago, sigaretta, una giovine donna che porta il bianco cane a spasso. Ha un bel culo, non il cane. Sono i momenti in cui vorrei essere un personaggio di Philip Roth. Non lo sono.
Ecco ritornano i versi di Montale per ricordarmi che l'unica cosa che so è sapere ciò non sono, ciò che non voglio.
lunedì 17 maggio 2010
Finanza religiosa
E dunque, che lezione trarre da tutto questo? Che la laica Europa secolarizzata dovrebbe ripensare i propri fondamenti e affidarsi a qualche collante religioso che formuli norme integraliste volte a controllare il mercato? Chissà se qualche notista economico tra i foglianti potrebbe trovare macabra ispirazione da tale sfacelo ideologico. Tremonti sicuramente ha già fatto orecchi da mercante. Sono perciò sicuro che al prossimo Meeting di Comunione e Liberazione questi argomenti saranno toccati. Per tali ragioni, spero che decine di Soros (ma anche di Madoff) intervengano presto a sanare la situazione riportando tale ingente messe di denaro a terra, tra noi poveri diavoli desacralizzati.
sabato 26 dicembre 2009
Ci vorrebbe Salomone
Il suo post Primo sangue, infatti, chiama in causa René Girard con una persipicace riflessione di questi su come il Sistema Giudiziario sia l'unica tecnica moderna disponibile per porre freno alla terribile catena della violenza e della vendetta.
Sappiamo, infatti, che ogni reciprocità violenta non può, nella nostra epoca, trovare uno sfogo espiatorio definitivo che riconcilii le parti contendenti, dato che la Violenza è uscita dal recinto del sacro. La Croce è stato l’ultimo serio tentativo politico di riconciliazione e Caifa, il più fine esempio politico (vedi come si riconciliarono bene sia Erode che Pilato! Lc, 23,12). Di più: oggi la lotta si fa, giocoforza, a colpi di vittimismo: io sono più vittima di te, sei tu che mi aggredisci eccetera. Tutti vogliono incarnare “la vittima” o, perlomeno, possederne lo scettro. Tanto che Satana oggi, se si seguono bene gli sviluppi dell’ultimo Girard, ha un solo unico modo di poter “gestire” il potere nella moderna società liberal-democratica: ossia quello, appunto, di “fare la vittima”. Il sistema giudiziario è parte di questo gioco; nessun Salomone [1.Re, 3,16-28] si vede all'orizzonte che mostri chiaramente, alle parti in lotta, chi ha torto e chi ha ragione, anche compiendo il gesto estremo di tagliare a metà l’infante conteso. Solo allora, forse, una “buona prostituta” si affaccerà alla ribalta disposta a rinunciare al figlio purché il bambino viva. E solo a questo punto si riconoscerà a chi apparteneva veramente il figlio, ovvero chi veramente ha ragione e chi torto.
Ma chi è oggi, in Italia, autenticamente disposto a questo estremo sacrificio?
¹Vedasi l'articolo che scrissi per Giornalettismo