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martedì 20 febbraio 2024

Una faccia nuova

... ma non mi devo lamentare quando odo che alcuni credono a quello che dicono in tivvù, giacché - se ci ripenso, mi vergogno - anch'io ho creduto:

- nell'Unione europea e nell'euro;
- che Mani Pulite fosse un bene;
- che i governi del centro sinistra fossero cosa migliore rispetto a quelli del centro destra;
- che a buttar giù le torri a Manhattan fossero stati i terroristi islamici;
- che fosse un bene Berlusconi si dimettesse e fosse sostituito da... 

No. A Monti mi sono fermato. Da quel momento in poi non ho creduto più a nessuna forza politica, neanche ai nuovi dei Cinquestelle che non ho mai votato. 
Il momento esatto, se non erro nel rammentare, è stato quando, nella pantomima della elezione del presidente della repubblica, fu preferito rieleggere Napolitano (che ebbe, per grazia, la bontà di dimettersi dopo poco) anziché Rodotà (non poteva essere eletto Rodotà, già).

Poi ci furono i governi Renzi, Gentiloni, Conte. E infine arrivò il 2020.

E il potere mostrò palesemente la sua Bava da Beccamorto e io la vedo ancora colare. Sicché, anziché tenere ferma la testa su tale schifo, ho preferito cercare se ci fosse un modo affinché il potere (lo Stato) abbia la possibilità di mostrare un volto migliore di quello democratico...

Mi sembra, anzi: sono certo di averlo trovato. Si chiama Antropocrazia, ve ne parlerò.

lunedì 10 febbraio 2014

Minaccianti tempeste

«E ora non bisogna nascondersi ciò che si cela nel grembo di questa cultura socratica! Un ottimismo che si crede senza limiti! Ora non bisogna spaventarsi se i frutti di quest'ottimismo maturano, se la società, fatta lievitare fin nei più profondi strati da una siffatta cultura, trema gradualmente tra rigogliosi ribollimenti e bramosie, se la fede nella felicità terrena di tutti, se la fede nella possibilità di una tale civiltà universale del sapere si converte a poco a poco nella minacciosa pretesa di possedere una tale felicità terrena alessandrina, nell'evocazione di un euripideo deus ex machina! Si noti bene: la cultura alessandrina ha bisogno, per poter esistere durevolmente, di una classe di schiavi; ma essa, nella sua concezione ottimistica dell'esistenza, nega la necessità di una tale classe e va perciò gradualmente incontro, quando sia esaurito l'effetto delle sue belle parole di seduzione e di rassicurazione della “dignità dell'uomo” e della “dignità del lavoro”, a un'orrenda distruzione. Non c'è niente di più terribile di una classe barbarica di schiavi che abbia imparato a considerare la sua esistenza come un'ingiustizia e che si accinga a far vendetta non solo per sé, ma per tutte le generazioni. Chi oserà, contro tali minaccianti tempeste, fare appello con animo sicuro alle nostre smorte e stanche religioni, che sono degenerate fin nelle loro fondamenta in religioni dotte? In questo modo il mito, presupposto necessario di ogni religione, è già dappertutto paralizzato, e anche in tale sfera ha preso il sopravvento quello spirito ottimistico che abbiamo or ora indicato come il germe distruttivo della nostra società.» 
Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano 1990, pag. 120-121 versione di Sossio Giametta.

Di passata, si potrebbe obiettare a Nietzsche che l'islam ancora tanto smorto e stanco non è, visto il fermento integralista che lo anima e la (conseguente?) forte presa sulle masse - ma non è questo il punto, mi sembra limitato focalizzare l'attenzione di quanto sopra scritto sulle religioni dotte.
Opportuno, invece, mi sembra individuare nella cultura alessandrina la cultura borghese tout court, la quale, precipitata nel pozzo delle sue contraddizioni, ha «esaurito l'effetto delle sue belle parole di seduzione e di rassicurazione della dignità dell'uomo e della dignità del lavoro»; malauguratamente, quindi, date le promesse mancate, la cultura borghese ha scatenato le «minaccianti tempeste» delle orde barbariche che si accingono a far vendetta. Questo, intuisce Nietzsche, contiene in sé «il germe distruttivo della nostra società», la quale, rispetto alle società arcaiche, non può più giocare il jolly del capro espiatorio che convoglia su di sé la rabbia e la violenza della folla (è per tale ragione che «il mito, presupposto necessario di ogni religione, è già dappertutto paralizzato»)*. La violenza rimane in campo, non può che essere parzialmente circoscritta dentro i confini del rito (i rituali moderni di vario tipo non sono certo efficaci come quelli d'antan), ma si fa fatica a trattenerla, può esplodere e invadere la società da un momento all'altro.
Orbene, se non si può «fare appello» al religioso, a chi rivolgersi? Alla politica? All'economia? Oppure alla Critica dell'economia politica?

*Per questo, se non erro, a Nietzsche non sarebbe dispiaciuto un ritorno ai sacrifici umani.

mercoledì 22 dicembre 2010

Agenzia incontri

Davide Rondoni, alla fine del suo editoriale di oggi su Avvenire dal titolo «È l'incontro che cambia», scrive:


«Tra il fumo e i titoloni e in mezzo a segni inquietanti noi vediamo che l’Italia ha forte voglia di incontri: imprevedibili, faticosi, anche, ma segnati da desiderio di costruzione. Gli incontri che fanno la bellezza dell’Italia e dell’esser uomini. Tutti, ragazzi e no, devono decidere se stare dalla parte della bellezza o della sterilità»


Sinceramente, non capisco l'opposizione bellezza-sterilità. Poi mi ricordo che Rondoni scrive sul giornale dei vescovi. E, malignamente, capisco che - sotto sotto - egli probabilmente invochi l'«incontro» come modalità per l'aumento della natalità in Italia. Sin qui tutto bene, ognuno predica ciò che vuole, consciamente o inconsciamente. Tuttavia avrebbe dovuto aggiungere una postilla. Questa:
E mi raccomando, ragazzi (e no): senza guanto.