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giovedì 15 aprile 2021

O dolce terra pia

Ancora contano, i contabili (e i notabili). Io, dato che i numeri li so tutti, ho smesso, come le pecore, sennò m'addormento. Perché dire trentocinquantatre a tarda sera senza poi far notare che son rientrate tutte nell'ovile? Cani pastori fuori sorvegliano l'ingresso: non è dato avvicinarsi. A sera, vige solo il fuoco teletrasmesso, alimentato dai conduttori (che conducono) e da ospiti autorevoli (che cazzeggiano). Bisogna alimentare la menzogna, sì, ma ancor più il sortilegio. Sennò se ne esce e addio coprifuoco, addio Lugano bella.

Repubblica borghese, un dì ne avrai vergogna.

Per il momento, no; anzi: per il momento ne fanno motivo di orgoglio e programma politico. Non ravvisano neanche più la necessità di ricordare che si tratta di uno stato d'eccezione. Negano addirittura che ne facciano abuso. Come i tossicodipendenti, fingono, a sé stessi e agli altri, che si tratta dell'ultima dose. E non temono l'overdose. 

Spero solo che, per farli smettere, non siano utilizzati dei Muccioli.


giovedì 17 agosto 2017

Istruzioni per una vita disordinata

È così difficile governare il disordine che conviene arrendersi, farsene avvinghiare, lasciare che le cose siano ricoperte dalla vegetazione di modo che, un domani, un'altra specie dominante abbia ben più legna da ardere di quanta ne sia disponibile già.
Vedi il verde che ha ricoperto gli ettari di insediamenti umani intorno a Fukushima: sembrerebbe che la vita non attenda altro che rifarsi una vita senza di noi.

Non si sa da che parte cominciare. Dici: la Libia. Orsù, proviamo da lì. Quale parte di ordine caotico sostenere? Se scegli un cavallo (un colonello o un generale o un figlio di puttana), non sei padrone di fargli fare la mossa del cavallo che lui si ribella.
L'Esselunga di Caprotti è sbarcata a Roma? E perché non a Tripoli, a Bengasi, a Misurata? Meglio noi italiani, per primi, che quei cazzoni di Carrefour.

Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, se la porta al mercato delle vacche della politica, diventa un vaccaro che non si accorge che i buoi sono scappati dalla stalla.

Eppure - dice il saggio - ognuno, nel suo piccolo, può portare il proprio contributo alla causa, pur non sapendo esattamente che causa sia; sicuramente persa. Una mano lava l'altra e tutt'e due la ritrovano, la causa: si era nascosta, perché non voleva correre il rischio d'essere corresponsabile delle nostre stronzate.

A volte, anzi: quasi mai, invidio lo stato d'animo di coloro che, proiettandosi in una condizione di futura beatitudine, generalmente prefigurata dentro un quadro religioso, vivono il presente con gioia e serenità, in una sorta di carpe diem spurio, che immunizza dall'ipocondria e preclude qualsiasi tipo di ribellione, compresa la voglia matta di mandare affanculo in modo adeguato chi se lo merita.

Credo sia la prima volta, nella storia della repubblica italiana, che non si nota molto il silenzio estivo della politica: forse perché è da tempo (mesi, anni, decadi) che i politici non dicono più niente che valga la pena ascoltare (figuriamoci seguire).

sabato 9 gennaio 2016

Precisazione

A prescindere dal fatto che nessuno, fortunatamente, mi ha mosso il rilievo che temevo, me lo faccio da solo, in riferimento al precedente post in cui, partendo da una rapida analisi sulla disperata insanità mentale di coloro che compiono crimini in nome dell'Isis, ho tentato un parallelo con una pregressa (e insana mentalmente) disperazione mia, nella quale volli richiamarmi alla Brigate Rosse in un generico (e spropositato) spirito di rivalsa perché mi sembrò di aver subito - ma avevo torto - un'ingiustizia.

In altri termini: tengo a precisare che i giovani uomini (e donne, in percentuale notevole) che abbracciarono la lotta armata erano di pasta (e intelligenza) ben diversa dai giovani uomini (e rarissime donne) che vanno a combattere, uccidere e/o suicidarsi per uccidere in nome dell'Isis o Al Qaeda dello Yemen.

Pur non condividendole, comprendo le ragioni del terrorismo politico, anche se mai ho potuto giustificare e tollerare l'omicidio politico: in breve, non è uccidendo i rappresentanti dello Stato che si sconfigge lo Stato (guardiano dei rapporti di produzione), anche se all'epoca poteva dare l'impressione di poterci riuscire se le masse avessero seguito. Un rappresentante non è che una maschera facilmente sostituibile. Colpire il cuore dello Stato? Avranno sempre un organo di ricambio.

Non è mia intenzione riaprire un capitolo di storia, ma per spiegarmi meglio farò un raffronto tra il colpo di coda delle Br e gli attentati di Parigi.

Gli ultimi omicidi politici del terrorismo brigatista in Italia sono stati quelli dei giuslavoristi D'Antona e Biagi. 
Io rimasi malissimo e provai (provo) dolore per la vittima e manifestai (e manifesto ancor oggi) solidarietà con le famiglie.
Tuttavia, non si può negare che tali omicidi mirati avessero il seguente obiettivo: colpire le politiche liberiste sul lavoro - che furono di poi più facilmente avallate dalle legislature susseguenti - cercando in tale modo di convogliare su di sé il consenso politico delle masse per predisporre così le basi per una rivoluzione e la futura instaurazione della dittatura del proletariato.

Quali sono stati invece gli obiettivi degli attentati terroristici prima contro la sede di Charlie Hebdo e poi contro i vari luoghi di Parigi dove, lo scorso novembre, hanno effettuato la mattanza? In buona sostanza qual è il fine ultimo dei terroristi islamici? La creazione di uno Stato analogo all'Arabia Saudita (e affini) che segua la legge della Sharia.

Tra le due dittature, preferirò[*] sempre quella di tipo sovietico: almeno colà avrei la speranza di diventare un Brodskij.

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[*] In verità, non preferisco alcuna dittatura.

lunedì 11 maggio 2015

Come lombrichi al sole

Essere fragile è sentire il fiato sul collo, è essere un collo, alto, con la freccia rivolta in su, a far linguaccia al cielo, nel caso in cui comparisse nell'alto dei cieli un signore della scuola di Palo Alto, là dove gli angeli esitano, come la Mogherini, Alto rappresentante della politica estera europea a piatire all'Onu esitazioni sul problema dell'immigrazione. Applausi.
Ieri, per ragioni sentimentali e di misericordia, diciamo agape e non se ne parli più, ho acquistato un pacchetto di sigarette da dieci, due euro e dieci, tipo una medicina, per un'anziana signora che dice signora, sto male, signora domani muoio, no, per far che, si fumi queste dieci sigarette, grazie, sei un tesoro, lo sapevo, inesplorato.
Ogni tanto apprezzo le mie virtù, altre le svaluto, faccio il rally, come dicono gli stronzi di piazza affottere. Ancora non mi è andato né su né giù che il boccaperta, in visita a farci il discorsetto, abbia detto che il capitalismo di relazione è morto. Con le facce dei Moratti in faccia capisco si veda l'oltretomba, ma pensare d'insegnare a quei signori come si gestisce il capitale è come parlare di aperture in casa degli inculati. Inoltre, se vuoi davvero che i capitalisti non si preoccupino di lasciare tutto ai loro figli, perché non reintroduci una stupenda tassa di successione con formula progressiva, in modo da aprirglielo veramente e farli diventare uscieri? Macché. Cosa gli hai detto in premessa? «La nostra scommessa è quella di creare per gli imprenditori un ambiente perfetto per chi vuol far crescere i propri sogni». Sogni di relazione, la tua, con loro, dato il momentaneo idillio.

Una generazione di politici che parla per frasi fatte (nel senso di drogate), frasi stupide, frasi che nell'attimo stesso in cui sono pronunciate si decompongono e si seccano, come lombrichi al sole.

martedì 13 marzo 2012

Cena fredda


Potrei dirti: hai ragione, prendi tutto, fallo bene, soprattutto in fretta, sbrigati, che non se ne parli più. Spingi a fondo, senza compromessi, la tua volizione; non ti mettere a discutere, tanto sai ch'è inutile fare tutti contenti; accontentati per te, almeno uno, dieci, mille stiano bene, cosa importa, basta il seme, un giorno sarete tutti della stessa razza, senza bisogno di eugenetiche particolari, ormai la fica e la plastica hanno deciso da che parte stare, e i mostri sono carne adatta per fare da scudo alla tua bella vita.
Ti chiedo una cosa sola: non cercare di convincermi che fai tutto questo per me. Sii sincero, ti prego. Preferisco. Non venirmi a raccontare che un giorno ti ringrazierò perché non lo farò neanche se poi tu avrai ragione. Questo presente è mio, non puoi rubarmelo, anche se è duro, triste, vissuto rasoterra. Puoi prendere tutto, lo stai facendo, ma il mio presente no, il mio ora, ora no, il mio urlo crudo, che spezza la notte. Sei gentile, lo so, vorresti anche pagare tu il conto di questa cena tiepida. Non è il caso, non voglio sentirmi in obbligo di ringraziarti. Tu non devi salutarmi con una falsa coscienza a posto. Senti fuori come gridano, chiedono di te, vorrebbero anche loro essere qui, per mangiare un pasto caldo e magari ringraziarti. Hai scelto me ingannandoti sulla mia modestia, sulla mia presunta cortesia. È la mia unica arma, visto che non posso sparare, visto che non posso essere invisibile, visto che non posso diventare un dio della vendetta. Beh, si è fatto tardi, è ora torni a casa. Cosa dire: è stata un'occasione. Persa. Salutami Angela.

sabato 17 aprile 2010

Cercasi narratori di riferimento

Secondo Antonio Gurrado (Il Foglio, "Leggere Saviano e Genna e capire perché la sinistra ha perso i suoi elettori", 17 aprile 2010),

«se la sinistra vuole riscattarsi e tornare a far presa sugli elettori deve trovare subito un narratore di riferimento che esegua ciò che Togliatti aveva (metaforicamente) chiesto a Vittorini. Lo scrittore organico è più importante del programma e delle alleanze perché crea un immaginario condiviso sulla visione della società, smuove le coscienze e incute rispetto anche in chi non ha mai aperto un libro. Tradotto in politichetta, lo scrittore organico è più utile di uno spin doctor».

È vero, il rammarico che oggidì non vi siano scrittori del calibro di Pasolini, Sciascia e Calvino è grande. Gurrado infatti sostiene che «il massimo fulgore della sinistra è coinciso con l'acme"» dei tre autori; e che, probabilmente, né Roberto Saviano (che non si risolve ad un'aperta adesione politica), né Antonio Moresco, né Giuseppe Genna, né altri, riescono ad avere un peso simile nell'assumere quella posizione di "narratore di riferimento" adatta a smuovere le coscienze e a convogliarle in un'adesione ad un progetto politico (di sinistra).
D'accordo, mi dico, può essere (anche se ne dubito). Ma, allo stesso tempo, mi chiedo: a destra, invece, non c'è mai stato (né c'è) alcun bisogno di avere narratori di riferimento? Ma poi mi rassicuro subito dicendomi che sì, in fondo: c'è la troupe dei foglianti a smuovere le coscienze; e questo basta a garantire “il massimo fulgore della destra italiana”.