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sabato 6 dicembre 2025

La sicurezza giuridica

« Con la Fiscalità Monetaria e con il Reddito di Cittadinanza Genera-
lizzato l’Essere Umano potrà realizzare la sicurezza economica. Con tale
sicurezza ci si potrà avviare verso la Creatività e quindi verso la trasforma-
zione dei contenuti interiori di dolore, in felicità. A questo punto dobbia-
mo chiederci: sarebbe ciò sufficiente per una prospettiva di vita serena? La
risposta è: no!
Se la Creatività, la Fantasia ed il Libero Lavoro consentiranno a cia-
scuno di realizzare anche prodotti materiali, con l’impiego dei beni forniti
dalla Natura, come potrà l’Essere Umano non sentire propri tali prodotti?
Egli certamente li amerà e li considererà come una estrinsecazione della
propria Personalità e si sentirà anche libero di scambiarli con altre cose
realizzate dai propri simili, con fini reciproci di convenienza personale. Con
ciò il patrimonio personale sarà costituito da ciò che ciascuno sente come
estrinsecazione della propria interiorità, con l’aggiunta di quanto sarà en-
trato legittimamente in possesso durante la propria vita. Ma nel mondo
non esistono soltanto forze positive. L’esperienza ha insegnato che possono
nascere conflitti tra gli Esseri Umani, motivati da buona o cattiva fede. Tale
doloroso patrimonio di esperienze, proprie ed altrui, terrebbe l’Essere Uma-
no in apprensione per la propria sicurezza e per quella dei propri beni. Egli
si sentirebbe portato ad armarsi per difendersi e difendere le proprie cose, e
ciò tanto più quanto maggiore sarebbe il piacere derivategli dalla disponibi-
lità di quanto con fatica realizzato.
I Pensatori del passato avevano fondato su tali esigenze psicologiche la
necessità dell’esistenza dello Stato. Qualcuno arrivava ad affermare, con
poca coerenza logica: homo homini lupus. Se tutti gli uomini fossero lupi
il problema non si porrebbe in quanto non vi sarebbe Creatività e quindi
prodotti da contendersi. La verità è che nel cammino verso il superamento
della materialità si hanno, tra gli Esseri Umani, diversissimi gradi di svilup-
po e quindi potenzialità di conflitti, anche tra coloro che sono avanzati in
questo cammino.
Per risolvere la problematica descritta non vi è altra possibilità che quella
di accettare l’esistenza di una struttura giuridica pubblica che, impropria-
mente, si è abituati a chiamare Stato. La funzione di tale struttura dovrebbe
essere quella di tutelare validamente quelli che vengono chiamati “diritti
individuali” e, soprattutto la Libera Creatività, la cui esigenza è stata sopra
descritta. In tale campo noi non siamo all’anno zero, in quanto la Civiltà
ha creato la Scienza del Diritto con i relativi Codici. Tutte le tribolazioni
e le tragedie sperimentate in passato, nel settore giuridico, dipendono non
già dalla inadeguatezza della Scienza del Diritto e dei relativi Codici, ma
dal fatto che l’amministrazione di tale fondamentale settore è stata tenuta
dalle organizzazioni statali, via via concretatesi storicamente, tutte fondate
sulla spasmodica ricerca della conquista del Potere senza limiti. Il corretto
rapporto tra il Potere ed il Diritto sarà esaminato in seguito. Per ora limitia-
moci a registrare la dolorosa esperienza di tutti coloro che si sono imbattuti
in problemi di violazione dei propri diritti e di quelli dei propri simili.
Basta guardare lo stato della Giustizia in Italia per sentirsi certi che in tal
modo le cose non potranno andare avanti.
Il Problema è quindi quello di concepire valide correzioni all’attuale
struttura giuridica che se non funziona, come non funziona, deve avere in
sé degli errori di impostazione che è assolutamente necessario correggere.
L’Antropocrazia ha individuato una delle possibili cause di tale dissesto
nella forma di reclutamento dei membri di tale struttura da parte del potere
statale come si è venuto storicamente formando.
Trattandosi, come detto sopra, di un problema fondamentale per la fu-
tura evoluzione positiva dell’Essere Umano, occorrerà approfondire al mas-
simo tale argomento, per evitare che in futuro possano ripetersi le nefandez-
ze di tale settore, che siamo stati, per il passato, costretti a subire o a vedere
accadere, con orrore».

mercoledì 3 dicembre 2025

La fiscalità monetaria

«La semplice logica della vita economica è tale che consente ad un’Azien-
da di restare in vita a condizione che abbia redditività, cioè margini di utili.
Ne deriva la necessità per i suoi gestori di scaricare sui prezzi tutti i propri
oneri, compresa la quota di utile che si ritiene compensativa del rischio
economico. Tutte le filosofie politiche che hanno mirato a scaricare sul set-
tore produttivo gli oneri statali, sia quelli ordinari sia quelli della cosiddetta
socialità assistenziale, nella loro traduzione legislativa, non hanno fatto altro
che far pagare, attraverso i prezzi di mercato, agli acquirenti, cioè ai poveri,
il peso delle loro assurde velleità. Quando ci si renderà conto di tale assurdi-
tà – i margini di tempo sono ristretti – si passerà alla realizzazione di quello
che l’Antropocrazia chiama “Fiscalità Monetaria”.
Se è vero, come è vero, che tutti i gravami fiscali, previdenziali ed assi-
stenziali, scaricandosi sui prezzi, finiscono con il rendere i poveri sempre
più poveri, è necessario trovare un nuovo tipo di fiscalità che non abbia
questo difetto mortale. L‘unica fiscalità concepibile che non gravi sui prezzi
è quella monetaria.
In Italia la massa dei beni monetari assoggettabili a tale nuova imposizio-
ne fiscale, sostitutiva della precedente, supera gli otto milioni e cinquecento
mila miliardi di lire [*]. Con una modesta aliquota dell’8% annua si può so-
stituire vantaggiosamente il precedente prelievo fiscale. Tale prelievo, dopo
l’istituzione della datazione annuale della moneta cartacea, sarà facilmente
effettuato dal sistema bancario e versato in un super computer chiamato
Cassa degli Italiani, con costi di prelievo pressoché nulli.
Andiamo ora ad esaminare quali saranno gli effetti di tale riforma fiscale.
Togliendo alle Aziende tutti gli oneri fiscali, previdenziali, assistenziali e
quelli burocratici si porta queste ultime alla condizione di potere, e dovere,
ridurre fortemente i prezzi.
Consideriamo tale riduzione media generale dei prezzi calcolabile, con
buona approssimazione, nella misura del 50%.
La prima conseguenza di tale dimezzamento dei prezzi sarà il raddoppio
del valore di tutti i precedenti redditi lavorativi ed assistenziali, facendo con
ciò uscire una gran massa di Cittadini dalla fascia di povertà in cui sono
stati forzati. Si consideri anche che tutto quanto veniva prelevato dalla busta
paga tornerà nelle tasche dei lavoratori e dei percettori di redditi imponibili.
La seconda conseguenza sarà quella che dalle nazioni estere ci verrà
richiesta la rivalutazione della Lira del 100%, per ripristinare il precedente
equilibrio commerciale mondiale. Con ciò anche i prezzi dei prodotti di
importazione dimezzeranno di valore in conseguenza della nuova parità
monetaria.
La terza conseguenza sarà quella del raddoppio del potere di acquisto
della massa monetaria nazionale, di otto milioni e cinquecento mila miliar-
di di lire, con potenziali conseguenze negative nell’equilibrio interno dei
prezzi.
Per eliminare tale potenzialità negativa sarà necessario prelevare la metà
di tale somma e versarla nella Cassa degli Italiani.
La metà che resterà in possesso dei detentori conserverà, in presenza di
prezzi dimezzati, lo stesso potere di acquisto di quello precedente la riforma
fiscale.
Con tale prelievo di quattro milioni e duecentocinquanta mila miliardi
di lire sarà possibile l’immediata estinzione del debito pubblico allargato.
Con l’estinzione del debito pubblico allargato tutti i precedenti stanzia-
menti di bilancio, per fare fronte ai relativi interessi, resteranno disponibili
per l’istituzione del Reddito di Cittadinanza Generalizzato a favore dei Cit-
tadini, dalla nascita alla morte. Va notato che tale reddito viene richiesto da
tutta la moderna filosofia sociale, ma appare potenzialmente disastroso in
presenza della vecchia fiscalità, mentre con la nuova Fiscalità Monetaria la
cosa diverrà di facile realizzazione.
L’ammontare del valore mensile di tale Reddito di Cittadinanza Ge-
neralizzato appare prevedibile in misura maggiore di 700.000 lire attuali
mensili. Con tale provvedimento ogni Cittadino potrà organizzare la pro-
pria vita, anche lavorativa, partendo dalle proprie vocazioni e non dalle sole
esigenze di procurarsi il necessario per sopravvivere.
Con ciò avrà inizio lo sviluppo di ciascuno verso la Creatività e quindi
verso la felicità.
Come è facile vedere l’Antropocrazia, con l’istituzione della Fiscalità
Monetaria e con tutto quanto di positivo ne consegue, libera l’Essere Uma-
no dalla schiavitù della materia e lo mette in condizione di poter avviare un
proficuo lavoro di superamento delle condizioni di dolore che la precedente
forzata immersione nella realtà materiale ha prodotto nella sua interiorità».

[*] N.B.
Il libro è stato scritto da Nicolò Giuseppe Bellia nel 1998.

martedì 18 novembre 2025

La conversione

INTRODUZIONE

«Libri come questo hanno tre scopi distinti.

Il primo è quello di obiettivare i pensieri che si formano nella coscienza individuale in rapporto alle esperienze della vita sociale. Di fronte al quadro desolante odierno la coscienza reagisce formando quei pensieri che siano capaci di riconfigurare i dati dell’esperienza in un ordine corrispondente ai sani aneliti della vita dell’anima dell’Essere Umano.

La continua meditazione di tali pensieri forma un contenuto vivente capace di preservare la coscienza dalla disperazione che altrimenti la invaderebbe.

La forma di pensiero di tale reazione creativa può divenire un contributo sulla via del progresso generale.

Il riscontro positivo nella coscienza, con la formazione di un atteggiamento profondo di speranza per il futuro, è l’unico elemento necessario a questo livello.

Da questo punto di vista non sarebbe necessario neppure esplicare esteriormente quanto viene formandosi nell’anima, giacché il vero colloquio è con le forze vitali evocate con la propria attività meditativa e non ci si aspetta una risposta dagli altri Esseri Umani.

L’atteggiamento è analogo a quello del matematico le cui certezze scaturiscono dai propri pensieri e non già dal riconoscimento di altri.

La disposizione di spirito è simile a quella della vera preghiera che vuole essere superindividuale ed anelante verso valori universali.

Dal punto di vista strettamente individuale non si ha la necessità di comunicare ad altri quanto si va vivendo, essendo sufficiente il riscontro interiore vitalizzante esplicantesi nel beatificante sentimento di speranza che invade la coscienza.

Nell’esteriorizzare in uno scritto quanto si va conquistando si ha in vista un secondo scopo consistente nel desiderio di mettere a disposizione delle persone amate i frutti delle proprie conquiste. Il matematico sa che il proprio lavoro, sintetizzato nelle formule trovate, può essere di grande utilità per i propri simili e lo offre ad essi con le proprie pubblicazioni.

Analogo è l’atteggiamento di colui che pensa sulla vita sociale nel senso sopra specificato: egli vuole donare quanto ha conquistato alle persone che ama per estendere a loro i benefici interiori ricavati.

A tal fine lo scritto acquista il valore di una lettera indirizzata alla persona cara.

Non sarebbe quindi necessario che le proprie comunicazioni acquistassero la forma di libro a stampa, ma sarebbe sufficiente che avessero la forma di copie del manoscritto. Ciò in quanto l’esiguità del numero di coloro, con cui si intrattengono rapporti diretti, non giustificherebbe lo sforzo necessario per una pubblicazione tipografica.

Ma chi scrive può anche conseguire la convinzione che la problematica che lo ha travagliato investa ampie e consapevoli sfere di Esseri Umani. È sempre con tale convinzione e speranza di utilità che si decide di dare la forma di libro a quanto è derivato dal proprio lavoro individuale.

L’Antropocrazia nasce in una sfera di pensiero in cui è assente ogni compiacimento e fine soggettivo e pertanto non si cerca la conquista di adesioni superficiali, ma ci si attende quella che comunemente si chiama comprensione, basata su analisi pensanti.

Tutti coloro che, nel leggere questo scritto, vedano nascere in loro reazioni emotive non sono, per questo, i destinatari di questo lavoro, il cui fine è scientifico e di servizio.

Con ciò non si vuol dire che si presume di imporre una verità indiscutibile, ma che eventuali osservazioni debbano nascere sulla base di dati sperimentali e quindi di pensiero.

Le inveterate abitudini ad atteggiamenti ideologici e passionali sono assolutamente inadatte ad entrare nello spirito di quello che vuole essere semplicemente un Progetto, con potenzialità di risanamento, rispetto a tutti i mali che si incontrano nell’attuale vita sociale.

D’altro canto, anche nell’improbabile ipotesi che tutti gli italiani condividessero la bontà e validità di tale progetto, ciò non sarebbe condizione sufficiente per ottenerne l’attuazione, giacché il Potere vigente, basato su centinaia di migliaia di leggi, sarebbe in grado di non farlo passare, se non dopo il totale disfacimento sociale.

È per tale motivo che nel libro si accenna a quella che è stata chiamata: la conversione dei Politici».

domenica 16 novembre 2025

Giornata mondiale dei poveri



« Chi affronta il problema sociale con Amore e Creatività fa subito due constatazioni: la prima è quella che alla crescita della ricchezza generale corrisponde automaticamente l’impoverimento dei cittadini che vivono di reddito da lavoro, cioè gli appartenenti alla fascia povera della popolazione.
Ciò dipende dal fatto che tutti i produttori di beni e servizi, debbono scaricare tutti gli oneri fiscali, previdenziali, assistenziali etc., sui prezzi, pagati prevalentemente dai percettori di redditi, cioè dai poveri!
In altri termini: tutti gli oneri statali li pagano solo i poveri!
La seconda è quella che il diritto alla vita non è garantito e l’Essere Umano è abbandonato all’alea del mercato.
Il progetto antropocratico risolve entrambi i problemi a mezzo dell’istituzione del reddito di cittadinanza generalizzato, che si aggiunge al reddito individuale, e della fiscalità monetaria che consente di scaricare il costo dei servizi comuni sulla ricchezza effettiva senza gravare sul lavoro, sui consumi e sulla produzione».

giovedì 9 ottobre 2025

Per conoscenza


LA FLOTILLA DELL'ANTROPOCRAZIA

«Di fronte al progressivo incepparsi della vita sociale, si assiste ad una generale impotenza delle forze dirigenti a trovare rimedi validi ai mali che si vanno generando. Ciascuna forza sociale, pressata dai problemi che la riguardano direttamente, cerca le cause degli inconvenienti nell'azione delle forze avverse e si impegna in aspre battaglie con esse al fine di rimuovere le cause dei propri mali.

Al fondo di questi comportamenti vi è la convinzione che il problema sociale sia di natura moralistica. Con tale stato d'animo si va alla ricerca di volontà perverse volte a realizzare disegni negativi, dimostrando con ciò un eccessivo semplicismo che, non toccando la vera natura dei problemi, alla fine non incide positivamente sull'andamento delle cose, ma anzi spesso le aggrava.

Perché tutto ciò?

Alla base vi è una profonda mancanza di fiducia nella Vita in generale e nell'Uomo in particolare.

Questo libro è scritto sulla base di convinzioni diverse. L'autore è convinto che i mali sociali dipendano non già dalla cattiva volontà degli esseri umani, ma dalla inadeguatezza delle strutture ereditate dal passato remoto e prossimo. Pertanto lo sforzo di coloro che vogliono contribuire a sanare i difetti della Società deve essere rivolto non già a combattere fantasmi più o meno evanescenti, spesso proiezioni subconsce, bensì a sviluppare ricerche di pensiero idonee a trovare soluzione tecniche adeguate alle esigenze dell'Uomo contemporaneo. 

Chi dubitasse della capacità degli Esseri umani di capire la validità di concezioni miranti a soluzioni positive, dovrebbe disperare definitivamente del destino del Mondo. 

In questo libro si è percorsa la strada della ricerca di pensieri idonei a convogliare gli sforzi creativi degli Esseri umani verso concezioni positive, nella certezza che questa via sia valida, con il dovuto tempo, a portarci verso quel porto sicuro che è nelle speranze di ciascun Uomo.

Azione culturale quindi, sorretta dalla speranza nel futuro, alimentata dalla fiducia nell'Essere umano».  

Dall'introduzione al libro di Nicolò Giuseppe Bellia, Verso l'Antropocrazia.

Negli eventi recenti che riguardano la questione di Gaza si possono osservare alcuni elementi caratteristici. Il primo è la naturale propensione degli esseri umani a provare compassione per le situazioni inaccettabili in cui versano vaste  comunità umane. È certamente da ammirare lo spirito d'iniziativa individuale di coloro che hanno partecipato a tale impresa, nel tentare di portare soccorso e di risvegliare il senso di umanità oggi tanto sopito.

Il secondo è la critica che proviene da molti, i quali dicono: perché non vi mobilitate per i nostri problemi, per i salari e le pensioni basse, per le tasse insostenibili, per i problemi di molti italiani?

Certo, chi sente umanamente dovrebbe considerare che le condizioni del popolo palestinese sono ben più pesanti in quanto a gravità, rispetto a quelle che viviamo qui in Italia. E questa constatazione dovrebbe condurre a non deridere e condannare l'iniziativa della Flotilla. 

Ma anche questo atteggiamento cinico è comprensibile se consideriamo il terzo elemento in gioco, la strumentalizzazione di ogni iniziativa da parte delle forze politiche contrapposte. C'è del vero in chi afferma l'ipocrisia dei rappresentanti politici che oggi vogliono difendere i Palestinesi dai soprusi, i quali hanno invece imposto la carta verde poco tempo fa. 

Chi abbia osservato i fatti politici nel corso degli anni, ha potuto constatare che le diverse compagini che sono andate al governo hanno sempre promesso riforme e programmi che sono stati poi sistematicamente sconfessati. In questi giorni ha buon gioco chi mette in evidenza tutte le dichiarazioni di Giorgia Meloni che poi si è sistematicamente rimangiata. Ma ha memoria corta chi non vede che tale comportamento è stato comune ad ogni governo, da chiunque costituito.

Il ritornello che da parti opposte viene ripetuto da decenni, noi siamo i buoni, gli altri i cattivi, non ha quindi alcun fondamento. 

Con l'attuale forma di Stato, fondata sulla ricerca del potere da parte di gruppi politici contrapposti che si odiano, qualsiasi misura che venga presa per cercare di risolvere i problemi senza por mano al cambiamento dell'assetto istituzionale, della forma stessa dello Stato, non può che aggravare la situazione.

Quindi chi sinceramente aspira a risolvere i problemi ha come unica possibilità quella di rivolgersi a ricerche culturali, facendo appello alla facoltà pensante che è presente in ogni individuo. È necessario mettere da parte l'appartenenza di gruppo, di partito, di popolo, di religione, per rivolgersi a ciò che è universalmente umano. Si tratta di valorizzare l'umana pietà, l'umana compassione che si possiedono naturalmente, come forze morali che possono favorire una disposizione al pensare chiaro e obiettivo, che trovi soluzioni per le esigenze di ciascun essere umano, vincendo l'odio verso presunti colpevoli e guarendo così la propria stessa anima.

Ecco con quali parole Rudolf Steiner diede i primi elementi conoscitivi nel ciclo di conferenze destinato a coloro che volevano portare pubblicamente l'esigenza della riforma sociale nel senso della triarticolazione, della necessaria autonomia delle sfere culturale, economica e giuridica, che oggi sono concentrate nelle funzioni dello Stato unitario:

“L'obiezione più comune che la gente formula quando le si propone l'impulso della triarticolazione è che, proprio nell'Europa centrale, abbiamo soprattutto indigenza e miseria.

Si deve condurre la lotta per il pane, ed è quindi agli interessi economici ai quali ci si deve anzitutto dedicare. A che servono gli alti ideali? A che servono i discorsi sui sostrati spirituali?

Questa obiezione viene fatta in tutti i toni e, non si può negarlo, proviene dalle anime oppresse del presente; vista esteriormente, le si può attribuire una certa giustificazione.

Ma quando in questi giorni faremo passare davanti alle nostre anime i più importanti problemi del presente, problemi che formeranno la base per la nostra azione, vedremo che l'idea che oggi occorra risolvere i soli problemi economici, riposa su un’assoluta illusione, poiché deriva come cosa ovvia da un altro problema e dalla sua risposta, ma non è per nulla una cosa ovvia.

Si parte infatti dal presupposto (e approfondiremo in seguito l'argomento) che gli uomini, non questa o quella persona, ma gli uomini in generale, non abbiano colpa per le condizioni in cui versa oggi il mondo civile.

Se prendiamo in esame quanto oggi abbiamo il dovere di considerare, e cioè l'economia mondiale diffusa su tutta la Terra, dobbiamo dire che la natura oggi non ci dà di meno di quello che ci dava in qualsiasi altra epoca, sempre che si sappia carpirle correttamente i suoi prodotti e poi distribuirli in modo equo tra la gente, beninteso all'umanità nel suo complesso.

Che gli uomini si trovino oggi in uno stato di necessità più grave di prima non è causato da motivi fisici, ma proprio dallo spirito degli uomini.

Se la gente oggi è nell'indigenza, a provocarla è stata la falsa spiritualità, il falso pensare; non vi è perciò altro da fare che sostituire con un modo giusto di pensare il falso pensare per uscire da questa condizione d'indigenza.

Non è stata la natura, non qualche potenza sconosciuta a portare l'umanità alla condizione attuale, ma gli uomini stessi.

Se vi è indigenza, sono gli uomini che l'hanno portata; se molti non hanno niente da mangiare, sono gli uomini stessi che non permettono che il cibo arrivi dappertutto”.  (Stoccarda, 12 febbraio 1921)

Quest'ultima frase di Steiner trova la sua manifestazione più eclatante nell'azione violenta dell'esercito israeliano volta ad impedire di portare cibo ai palestinesi affamati. 

Ma questa è solo la punta dell'iceberg, perché la maggior parte del ghiaccio si trova sotto la superficie di ciò che appare, si trova nelle anime della maggior parte degli esseri umani. Si trova in pensieri, in frasi fatte, in convinzioni che contrastano con i sentimenti di compassione che vivono nelle medesime anime.

La falsa spiritualità di cui parla Steiner è quella delle teorie che girano nelle teste e che contrastano col sentimento della dignità umana che vive nei cuori. Cos'è che impedisce che il cibo arrivi dappertutto a coloro che ne hanno bisogno? È il pensiero che si ha diritto di mangiare solo se si lavora. Ci sono milioni di persone che muoiono di fame perché vivono in condizioni di economia depressa e non hanno lavoro, che sono costretti a lavorare in condizioni disumane per un tozzo di pane. Ma anche nei paesi in cui vi è abbondanza di produzione i poveri aumentano sempre più, il lavoro diminuisce per il progresso tecnico e scientifico e la fame e l'indigenza crescono. 

Esiste in Italia una piccola comunità di amici che cerca di diffondere il progetto dell'Antropocrazia, che propone di abolire tutti i tributi e gli obblighi previdenziali, nonché tutti i costi del carico normativo imposto alle imprese dalle leggi statali, il che farebbe diminuire i prezzi  di mercato di oltre la metà. Infatti tutti questi costi si scaricano sui prezzi finali di merci e servizi, a tutto danno dei consumatori, specialmente dei più poveri. Non sarebbe questo un modo per raddoppiare il potere d'acquisto, e quindi per consentire di raddoppiare la possibilità di mangiare a chi è in stato di bisogno?

I contrari affermano che in tal modo non vi sarebbero più le entrate fiscali per finanziare i servizi pubblici. Ma non considerano che l'Antropocrazia propone l'istituzione di un'unica tassa, in forma di decurtazione monetaria periodica mensile su tutti i valori monetari presenti sui conti bancari e in forma cartacea. Questa fiscalità è piccola, massimo 10% annuo, non si può evadere e non si scarica sui prezzi, perché applicata al denaro fermo e non agli scambi economici, nei quali si forma il prezzo di ciò che viene scambiato. 

Con il denaro riscosso da tale decurtazione si propone di istituire per ciascun cittadino dalla nascita alla morte un reddito incondizionato mensile, in misura uguale per tutti, come unica forma di solidarietà sociale generalizzata, che assicuri il diritto ad una vita libera e dignitosa e consenta che il lavoro divenga una libera scelta, fondata sul piacere di mettere in atto i propri talenti e di trarne anche il giusto profitto, e non determinata dal ricatto della mera sopravvivenza.

Come si può tollerare che oggi, per necessità di sopravvivenza, tutti debbano lavorare per sopravvivere, producendo una quantità enorme di merci, delle quali oltre la metà viene buttata via invenduta perché la gente non trova lavoro e il poco denaro che possiede viene di continuo svalutato dall'incidenza fiscale sui prezzi? Non si conosce la legge di mercato? In presenza di eccesso di produzione rispetto alla domanda, i prezzi scendono e i produttori non riescono a ripagarsi i costi di produzione e ad avere un profitto, quindi devono chiudere. Ma in presenza di tutte le attuali tasse i prezzi vengono gonfiati e i consumatori non possono acquistare se non merce scadente a prezzi accessibili alle loro tasche. La domanda non è scarsa perché la gente non ha bisogno di acquistare, ma perché non ha il denaro necessario. E l'offerta non è eccessiva perché la domanda sia alta, ma perché si lega la produzione delle merci alla necessità di avere un reddito.

In presenza del reddito base incondizionato per tutti la domanda corrisponderà all'effettivo bisogno di merci e servizi da parte di tutti gli individui e l'offerta si regolerà in funzione della domanda, dato che il lavoro non avrà la funzione di garantire la sussistenza, ma di produrre ciò che viene richiesto dai consumatori e non di più.

Oggi viene sequestrato e buttato via il cibo di cui hanno vitale necessità coloro che sono nell'indigenza. Si impedisce che ne possano godere semplicemente perché non si riconosce il diritto incondizionato alla vita, ma si impone l'obbligo di lavorare.

La scienza dello spirito ci invita a cercare le cause dei fenomeni esteriori nei pensieri e nei sentimenti degli esseri umani. Noi tutti abbiamo assistito alla missione umanitaria della Flotilla, abbiamo deprecato l'intervento delle navi militari israeliane che hanno sequestrato gli alimenti destinati agli affamati, che del resto avrebbero portato sollievo per breve tempo.

Ma ci sono delle navi militari ben più potenti nelle nostre anime che bloccano il cibo destinato all'intera umanità, nel corso di più generazioni. Sono i pensieri non meditati nelle loro conseguenze, che sono in conflitto coi nostri stessi sentimenti di umana compassione.

La guarigione dei mali dell'umanità avverrà solo se riusciremo a guarire questa profonda ferita nelle nostra anime, se riusciremo ad unire ragione e compassione, testa e cuore.

La Flotilla dell'Antropocrazia lancia un appello alle anime, invita ad unirsi a questa missione di giustizia e pace, nella quale non si rischia la propria vita, ma la si può ricevere in dono, per-donarla all'intera umanità.

Stefano Freddo

P.S.

Sono due anni che conosco (tento di conoscere) l'Antropocrazia e faccio parte di questa comunità di amici che la studia ragionandoci su, incontrandoci prevalentemente via zoom. E dopo due di studio e pensieri su di essa, mi sento di dire che l'Antropocrazia è la sola soluzione alla questione sociale che incatena gli uomini nella morsa della necessità di lavorare per forza perché schiavi del denaro. 


domenica 2 febbraio 2025

Candelora

1. 
Non sono più abituato a tenere un diario, privato o pubblico. Direi che tutto è mutato negli ultimi cinque anni. Gradualmente, i punti di riferimenti ideologici che informavano il mio pensiero sulla questione sociale sono franati. Cinque anni fa, qui in Italia, i poteri dello Stato (tutti i poteri, compreso il quarto e il quinto) hanno mostrato le loro fauci. Fauci compreso. Quindi non è questione di giocare le parti in commedia della politica destra sinistra centro, con le loro vane dispute che non portano a niente. E neanche pensare di "rivoluzionare" mutando i rapporti di "forze", in pratica: l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, giacché se la produzione muta "padrone" e finisce in mano allo Stato, o diventano "padroni" gli operai (i capipopolo o chicchessia), il fatto è che non si muta, nella sostanza, la sola cosa importante da mutare: mettere al centro l'individuo, l'essere umano, per garantirgli il diritto alla vita e la libertà dalla schiavitù del lavoro (l'andante: "chi non lavora non mangia, è identico al "chi non si vaccina non lavora e non mangia"). 

2.
Oggi, la Candelora, festa della Luce. Siamo a metà inverno, a metà strada tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. Come garantire, quindi, a ogni essere umano il diritto alla vita dalla nascita alla morte e, al contempo, la libertà dalla schiavitù dal lavoro senza mutare i rapporti di forze e conservare il guscio (protettivo) dello Stato che si occupa solo della giustizia?

3.
Quello che è accaduto negli ultimi anni non è solo una disgrazia, ma anche una "grazia", giacché ho incontrato (sono andato incontro) all'antroposofia e all'antropocrazia, a mio avviso le uniche reali e concrete Vie di uscita che vincono il pessimismo, il buio e la tenebra e offrono a ogni essere umano vera Luce.

4. 
Tutti i pensieri che aprono orizzonti e che prospettano soluzioni alla questione sociale possono essere considerati "utopistici", un po' folli, ingenui. Eppure, se si hanno a cuore gli esseri umani, occorre pensarli; occorre vagliare, esaminare e - soprattutto - scartare. Ma se si ci si addentra nell'analisi dello stato di cose presente e si cerca di vedere dove sono le falle del sistema che impediscono a ogni essere umano di essere libero di vivere senza essere obbligato a niente (non al lavoro, non alla scuola, non alla cura, non alla fede), s'intravvede che già adesso, con pochi accorgimenti, si potrebbe iniziare a ottenere da domani questo imprescindibile e incontestabile diritto per tutti.

5. 
Come? Prendiamo l'Italia (anzi: questo vale soprattutto per l'Italia). In estrema sintesi: 
a) abolizione totale di tutte le tasse, di tutte le imposte, di tutti i tributi e di tutti gli obblighi previdenziali. Questo porterebbe alla
b) diminuzione dei prezzi delle merci e delle prestazioni lavorative e al raddoppio del potere di acquisto di tutto il denaro esistente.
c) Con questo denaro rivalutato, viene estinto, una tantum, il debito pubblico. 
e) Sulla massa monetaria restante porre una decurtazione monetaria (tassa unica sul denaro) piccola e ineludibile (secondo certi calcoli si parla del 10% annuale), che impedisce l'ingiusta speculazione finanziaria parassitaria dell'economia reale.
f) In contropartita, con una parte del ricavato di tale "tassa" è emesso, per ogni cittadino, un reddito di esistenza in modo incondizionato, dalla nascita alla morte, tale da assicurare il diritto a una vita libera e dignitosa.
g) Con l'altra parte si finanzia lo Stato, che si occupa soltanto dell'amministrazione della Giustizia, con giudici eletti direttamente e periodicamente dai cittadini, e della pubblica sicurezza, con personale che farà questa professione per scelta e non per necessità sotto le direttive della Magistratura.
h) Lo Stato, dunque, non si occuperà più di economia (che sarà totalmente libera) né di Cultura (via ogni obbligo scolastico) né di Sanità (libertà totale di cura e chi teme che questo non sia sostenibile, si fa notare che già oggi la sanità non è gratuita, che oltre alle tasse dirette prese dal reddito, vi sono i "ticket" e già la sanità privata è una realtà di fatto)
i) Non avranno più senso i "partiti politici" perché non ha più senso che un individuo sia rappresentato politicamente da un altro.

6.
Grazie a queste misure studiate, elaborate e proposte da Nicolò Giuseppe Bellia, ogni individuo è libero e l'unico legittimo sovrano della vita sociale e tutte le istituzioni sono poste al suo esclusivo servizio. 

Ecco, oggi ho voluto accendere questa candela. Secondo me fa molta luce.

mercoledì 19 giugno 2024

E la chiamano Sabbia

Gli esperti (scienziati meteorologi) e i diffusori di notizie la chiamano Sabbia del Deserto, ma io non ci credo, perché dovrei, io alzo gli occhi al cielo e mi basta per capire, così come mi bastò poco per capire che non era vero che i farmaci ogm che, per decreto del presidente del consiglio, imposero di fare, sotto ricatto, al popolo, non contrastavano la diffusione epidemica della corona e che, peggio, facevano più male che bene alla salute (mi auguro soltanto sia vera l'ipotesi che, i solerti sanitarmilitari dell'epoca, una volta visto che stava compiendosi un avvelenamento generale della popolazione, abbiano somministrato una grande percentuale di placebo, un po' a casaccio e un po' no, e per questo motivo persista e permanga il gran Segreto di Stato sulla vicenda).

Ma dicevo: la chiamano Sabbia del Deserto e io non ci credo, anche perché, senza un alito di vento, come fa la sabbia a spostarsi in quota? Quota cento, come le scie di ieri, copiose che restavano là sospese nell'azzurro, per poi sfilacciarsi, espandersi e velare il sole e l'azzurro con quello che ne consegue: grigio del cielo e le mutande al Sole. 

Per questo, di tanto in tanto, invocando l'aiuto delle Gerarchie Celesti, lancio il mio soffio in alto lassù, nel grigio dipinto di grigio. Solo questo posso fare, non altro. Non ci sono autorità terrestri da invocare e non ci saranno, anche quando elette direttamente dal pop. Invocherò soltanto quella Autorità che, negando se sé, con un ultimo decreto, decida che l'unico sovrano è l'individuo e da qui tutto il resto conseguente:

- abolizione totale di ogni tipo tassazione, tributo, obbligo previdenziale, col risultato del dimezzamento dei prezzi e il raddoppio del potere di acquisto di tutto il denaro esistente;
- sulla massa monetaria, applicazione di un'unica tassa, piccola e ineludibile (all'incirca un 8% annuo) che non si scarica sui prezzi e che impedisce l'ingiusta speculazione finanziaria, parassitaria dell'economia reale. Col ricavato di questa tassa si fanno due cose:
- istituzione per ciascun cittadino, dalla nascita alla morte, di un reddito di esistenza, mensile, in misura uguale per tutti e tale da garantire il diritto a una vita libera e dignitosa;
- lo Stato si occupa soltanto dell'amministrazione della giustizia e della pubblica sicurezza, con magistrati eletti direttamente e periodicamente dai cittadini.

Con queste semplici misure, ciascun individuo è libero e l'unico sovrano della vita sociale e tutte le istituzioni sono al suo esclusivo servizio. Il lavoro non sarà più una merce e nessuno sarà più costretto a lavorare per vivere. Il lavoro sarà svolto su vocazione e/o per avere maggiori risorse personali. È chiaro che i lavori cosiddetti umili, non essendo più nessuno costretto a farli, saranno probabilmente quelli più pagati. Lo Stato non si occupa più di economia, di sanità, di scuola, di cultura... 

Nessuna presa della Bastiglia perché non ci saranno più bastiglie: i palazzi del potere saranno venduti al miglior offerente, c'est tout...