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giovedì 9 ottobre 2025

Per conoscenza


LA FLOTILLA DELL'ANTROPOCRAZIA

«Di fronte al progressivo incepparsi della vita sociale, si assiste ad una generale impotenza delle forze dirigenti a trovare rimedi validi ai mali che si vanno generando. Ciascuna forza sociale, pressata dai problemi che la riguardano direttamente, cerca le cause degli inconvenienti nell'azione delle forze avverse e si impegna in aspre battaglie con esse al fine di rimuovere le cause dei propri mali.

Al fondo di questi comportamenti vi è la convinzione che il problema sociale sia di natura moralistica. Con tale stato d'animo si va alla ricerca di volontà perverse volte a realizzare disegni negativi, dimostrando con ciò un eccessivo semplicismo che, non toccando la vera natura dei problemi, alla fine non incide positivamente sull'andamento delle cose, ma anzi spesso le aggrava.

Perché tutto ciò?

Alla base vi è una profonda mancanza di fiducia nella Vita in generale e nell'Uomo in particolare.

Questo libro è scritto sulla base di convinzioni diverse. L'autore è convinto che i mali sociali dipendano non già dalla cattiva volontà degli esseri umani, ma dalla inadeguatezza delle strutture ereditate dal passato remoto e prossimo. Pertanto lo sforzo di coloro che vogliono contribuire a sanare i difetti della Società deve essere rivolto non già a combattere fantasmi più o meno evanescenti, spesso proiezioni subconsce, bensì a sviluppare ricerche di pensiero idonee a trovare soluzione tecniche adeguate alle esigenze dell'Uomo contemporaneo. 

Chi dubitasse della capacità degli Esseri umani di capire la validità di concezioni miranti a soluzioni positive, dovrebbe disperare definitivamente del destino del Mondo. 

In questo libro si è percorsa la strada della ricerca di pensieri idonei a convogliare gli sforzi creativi degli Esseri umani verso concezioni positive, nella certezza che questa via sia valida, con il dovuto tempo, a portarci verso quel porto sicuro che è nelle speranze di ciascun Uomo.

Azione culturale quindi, sorretta dalla speranza nel futuro, alimentata dalla fiducia nell'Essere umano».  

Dall'introduzione al libro di Nicolò Giuseppe Bellia, Verso l'Antropocrazia.

Negli eventi recenti che riguardano la questione di Gaza si possono osservare alcuni elementi caratteristici. Il primo è la naturale propensione degli esseri umani a provare compassione per le situazioni inaccettabili in cui versano vaste  comunità umane. È certamente da ammirare lo spirito d'iniziativa individuale di coloro che hanno partecipato a tale impresa, nel tentare di portare soccorso e di risvegliare il senso di umanità oggi tanto sopito.

Il secondo è la critica che proviene da molti, i quali dicono: perché non vi mobilitate per i nostri problemi, per i salari e le pensioni basse, per le tasse insostenibili, per i problemi di molti italiani?

Certo, chi sente umanamente dovrebbe considerare che le condizioni del popolo palestinese sono ben più pesanti in quanto a gravità, rispetto a quelle che viviamo qui in Italia. E questa constatazione dovrebbe condurre a non deridere e condannare l'iniziativa della Flotilla. 

Ma anche questo atteggiamento cinico è comprensibile se consideriamo il terzo elemento in gioco, la strumentalizzazione di ogni iniziativa da parte delle forze politiche contrapposte. C'è del vero in chi afferma l'ipocrisia dei rappresentanti politici che oggi vogliono difendere i Palestinesi dai soprusi, i quali hanno invece imposto la carta verde poco tempo fa. 

Chi abbia osservato i fatti politici nel corso degli anni, ha potuto constatare che le diverse compagini che sono andate al governo hanno sempre promesso riforme e programmi che sono stati poi sistematicamente sconfessati. In questi giorni ha buon gioco chi mette in evidenza tutte le dichiarazioni di Giorgia Meloni che poi si è sistematicamente rimangiata. Ma ha memoria corta chi non vede che tale comportamento è stato comune ad ogni governo, da chiunque costituito.

Il ritornello che da parti opposte viene ripetuto da decenni, noi siamo i buoni, gli altri i cattivi, non ha quindi alcun fondamento. 

Con l'attuale forma di Stato, fondata sulla ricerca del potere da parte di gruppi politici contrapposti che si odiano, qualsiasi misura che venga presa per cercare di risolvere i problemi senza por mano al cambiamento dell'assetto istituzionale, della forma stessa dello Stato, non può che aggravare la situazione.

Quindi chi sinceramente aspira a risolvere i problemi ha come unica possibilità quella di rivolgersi a ricerche culturali, facendo appello alla facoltà pensante che è presente in ogni individuo. È necessario mettere da parte l'appartenenza di gruppo, di partito, di popolo, di religione, per rivolgersi a ciò che è universalmente umano. Si tratta di valorizzare l'umana pietà, l'umana compassione che si possiedono naturalmente, come forze morali che possono favorire una disposizione al pensare chiaro e obiettivo, che trovi soluzioni per le esigenze di ciascun essere umano, vincendo l'odio verso presunti colpevoli e guarendo così la propria stessa anima.

Ecco con quali parole Rudolf Steiner diede i primi elementi conoscitivi nel ciclo di conferenze destinato a coloro che volevano portare pubblicamente l'esigenza della riforma sociale nel senso della triarticolazione, della necessaria autonomia delle sfere culturale, economica e giuridica, che oggi sono concentrate nelle funzioni dello Stato unitario:

“L'obiezione più comune che la gente formula quando le si propone l'impulso della triarticolazione è che, proprio nell'Europa centrale, abbiamo soprattutto indigenza e miseria.

Si deve condurre la lotta per il pane, ed è quindi agli interessi economici ai quali ci si deve anzitutto dedicare. A che servono gli alti ideali? A che servono i discorsi sui sostrati spirituali?

Questa obiezione viene fatta in tutti i toni e, non si può negarlo, proviene dalle anime oppresse del presente; vista esteriormente, le si può attribuire una certa giustificazione.

Ma quando in questi giorni faremo passare davanti alle nostre anime i più importanti problemi del presente, problemi che formeranno la base per la nostra azione, vedremo che l'idea che oggi occorra risolvere i soli problemi economici, riposa su un’assoluta illusione, poiché deriva come cosa ovvia da un altro problema e dalla sua risposta, ma non è per nulla una cosa ovvia.

Si parte infatti dal presupposto (e approfondiremo in seguito l'argomento) che gli uomini, non questa o quella persona, ma gli uomini in generale, non abbiano colpa per le condizioni in cui versa oggi il mondo civile.

Se prendiamo in esame quanto oggi abbiamo il dovere di considerare, e cioè l'economia mondiale diffusa su tutta la Terra, dobbiamo dire che la natura oggi non ci dà di meno di quello che ci dava in qualsiasi altra epoca, sempre che si sappia carpirle correttamente i suoi prodotti e poi distribuirli in modo equo tra la gente, beninteso all'umanità nel suo complesso.

Che gli uomini si trovino oggi in uno stato di necessità più grave di prima non è causato da motivi fisici, ma proprio dallo spirito degli uomini.

Se la gente oggi è nell'indigenza, a provocarla è stata la falsa spiritualità, il falso pensare; non vi è perciò altro da fare che sostituire con un modo giusto di pensare il falso pensare per uscire da questa condizione d'indigenza.

Non è stata la natura, non qualche potenza sconosciuta a portare l'umanità alla condizione attuale, ma gli uomini stessi.

Se vi è indigenza, sono gli uomini che l'hanno portata; se molti non hanno niente da mangiare, sono gli uomini stessi che non permettono che il cibo arrivi dappertutto”.  (Stoccarda, 12 febbraio 1921)

Quest'ultima frase di Steiner trova la sua manifestazione più eclatante nell'azione violenta dell'esercito israeliano volta ad impedire di portare cibo ai palestinesi affamati. 

Ma questa è solo la punta dell'iceberg, perché la maggior parte del ghiaccio si trova sotto la superficie di ciò che appare, si trova nelle anime della maggior parte degli esseri umani. Si trova in pensieri, in frasi fatte, in convinzioni che contrastano con i sentimenti di compassione che vivono nelle medesime anime.

La falsa spiritualità di cui parla Steiner è quella delle teorie che girano nelle teste e che contrastano col sentimento della dignità umana che vive nei cuori. Cos'è che impedisce che il cibo arrivi dappertutto a coloro che ne hanno bisogno? È il pensiero che si ha diritto di mangiare solo se si lavora. Ci sono milioni di persone che muoiono di fame perché vivono in condizioni di economia depressa e non hanno lavoro, che sono costretti a lavorare in condizioni disumane per un tozzo di pane. Ma anche nei paesi in cui vi è abbondanza di produzione i poveri aumentano sempre più, il lavoro diminuisce per il progresso tecnico e scientifico e la fame e l'indigenza crescono. 

Esiste in Italia una piccola comunità di amici che cerca di diffondere il progetto dell'Antropocrazia, che propone di abolire tutti i tributi e gli obblighi previdenziali, nonché tutti i costi del carico normativo imposto alle imprese dalle leggi statali, il che farebbe diminuire i prezzi  di mercato di oltre la metà. Infatti tutti questi costi si scaricano sui prezzi finali di merci e servizi, a tutto danno dei consumatori, specialmente dei più poveri. Non sarebbe questo un modo per raddoppiare il potere d'acquisto, e quindi per consentire di raddoppiare la possibilità di mangiare a chi è in stato di bisogno?

I contrari affermano che in tal modo non vi sarebbero più le entrate fiscali per finanziare i servizi pubblici. Ma non considerano che l'Antropocrazia propone l'istituzione di un'unica tassa, in forma di decurtazione monetaria periodica mensile su tutti i valori monetari presenti sui conti bancari e in forma cartacea. Questa fiscalità è piccola, massimo 10% annuo, non si può evadere e non si scarica sui prezzi, perché applicata al denaro fermo e non agli scambi economici, nei quali si forma il prezzo di ciò che viene scambiato. 

Con il denaro riscosso da tale decurtazione si propone di istituire per ciascun cittadino dalla nascita alla morte un reddito incondizionato mensile, in misura uguale per tutti, come unica forma di solidarietà sociale generalizzata, che assicuri il diritto ad una vita libera e dignitosa e consenta che il lavoro divenga una libera scelta, fondata sul piacere di mettere in atto i propri talenti e di trarne anche il giusto profitto, e non determinata dal ricatto della mera sopravvivenza.

Come si può tollerare che oggi, per necessità di sopravvivenza, tutti debbano lavorare per sopravvivere, producendo una quantità enorme di merci, delle quali oltre la metà viene buttata via invenduta perché la gente non trova lavoro e il poco denaro che possiede viene di continuo svalutato dall'incidenza fiscale sui prezzi? Non si conosce la legge di mercato? In presenza di eccesso di produzione rispetto alla domanda, i prezzi scendono e i produttori non riescono a ripagarsi i costi di produzione e ad avere un profitto, quindi devono chiudere. Ma in presenza di tutte le attuali tasse i prezzi vengono gonfiati e i consumatori non possono acquistare se non merce scadente a prezzi accessibili alle loro tasche. La domanda non è scarsa perché la gente non ha bisogno di acquistare, ma perché non ha il denaro necessario. E l'offerta non è eccessiva perché la domanda sia alta, ma perché si lega la produzione delle merci alla necessità di avere un reddito.

In presenza del reddito base incondizionato per tutti la domanda corrisponderà all'effettivo bisogno di merci e servizi da parte di tutti gli individui e l'offerta si regolerà in funzione della domanda, dato che il lavoro non avrà la funzione di garantire la sussistenza, ma di produrre ciò che viene richiesto dai consumatori e non di più.

Oggi viene sequestrato e buttato via il cibo di cui hanno vitale necessità coloro che sono nell'indigenza. Si impedisce che ne possano godere semplicemente perché non si riconosce il diritto incondizionato alla vita, ma si impone l'obbligo di lavorare.

La scienza dello spirito ci invita a cercare le cause dei fenomeni esteriori nei pensieri e nei sentimenti degli esseri umani. Noi tutti abbiamo assistito alla missione umanitaria della Flotilla, abbiamo deprecato l'intervento delle navi militari israeliane che hanno sequestrato gli alimenti destinati agli affamati, che del resto avrebbero portato sollievo per breve tempo.

Ma ci sono delle navi militari ben più potenti nelle nostre anime che bloccano il cibo destinato all'intera umanità, nel corso di più generazioni. Sono i pensieri non meditati nelle loro conseguenze, che sono in conflitto coi nostri stessi sentimenti di umana compassione.

La guarigione dei mali dell'umanità avverrà solo se riusciremo a guarire questa profonda ferita nelle nostra anime, se riusciremo ad unire ragione e compassione, testa e cuore.

La Flotilla dell'Antropocrazia lancia un appello alle anime, invita ad unirsi a questa missione di giustizia e pace, nella quale non si rischia la propria vita, ma la si può ricevere in dono, per-donarla all'intera umanità.

Stefano Freddo

P.S.

Sono due anni che conosco (tento di conoscere) l'Antropocrazia e faccio parte di questa comunità di amici che la studia ragionandoci su, incontrandoci prevalentemente via zoom. E dopo due di studio e pensieri su di essa, mi sento di dire che l'Antropocrazia è la sola soluzione alla questione sociale che incatena gli uomini nella morsa della necessità di lavorare per forza perché schiavi del denaro. 


domenica 8 giugno 2025

Il dogma che grava sull'individuo

« Oggi molti Europei credono di essersi elevati al di sopra dei dogmi; ma proprio i liberi pensatori e i materialisti sono, in modo speciale, i dogmatici peggiori. Il dogma materialistico è più opprimente di qualsiasi altro. L’infallibilità del Papa non è più valida, vale invece quella del professore universitario. Anche il più liberale, per quanto sostenga il contrario, è sottoposto ai dogmi del materialismo. Quanti dogmi pesano, per esempio sull'avvocato, sul medico, eccetera. Ogni professore d’università insegna il proprio dogma. E quanto mai grava sull'individuo il dogma dell’infallibilità della pubblica opinione, del giornalismo quotidiano! ».

Rudolf Steiner, Alle porte della scienza dello spirito, O.O. 95, Stoccarda, conferenza del 3 settembre 1906

Spirito di Verità

«Nell'antichità tutto si fondava su legami di parentela, come è chiaramente dimostrato dal culto degli avi. Molte leggende si collegano alla figura di un eroe capostipite, come per esempio Teseo, o Cadmo. Questo concetto era seguito nelle leggi e nei comandamenti. Più tardi organizzazioni esteriori diedero le norme per la convivenza. Ma questo ebbe luogo solo con la diffusione del cristianesimo. Che cosa trova oggi l'uomo nell'internazionalismo? Un principio più potente della forza dello Stato. Le grandi potenze che dominano oggi il mondo sono internazionali: si chiamano oro, trasporti, industria ecc., non hanno piú nulla a che fare con l'antico vincolo di consanguineità. Il rovescio della medaglia di questa evoluzione è il materialismo. Nella macchina abita la razionalità egoistica. Ben diversamente il Greco antico rappresentava il suo Dio in Zeus, ricordando che il principio del Padre è alla base di ogni cosa. Dove troviamo qualcosa di divino nella nostra vita pubblica? Macchine, ferrovie e simili, tutto è al servizio dell'egoismo, egoismo che in futuro avrà una parte ancora maggiore e culminerà nella guerra di tutti contro tutti.

Il Cristo ha creato il legame che unisce tutti gli uomini. A questo atto del Redentore si deve aggiungere ancora qualcosa. Negli uomini che si sentono attratti dal Cristo vivono sentimenti che uniscono gli uomini tra loro. L'azione del Cristo è la grande azione unificante che può di nuovo riunire il fisico allo spirituale. Gli uomini, oggi, utilizzano il fisico solo al servizio dell'egoismo, un giorno lo useranno per il servizio dello Spirito. Lo Spirito Santo deve unirsi al Figlio in modo che uniti ascendano insieme al Padre!

Il Cristo dice: "Nessuno può giungere al Padre se non per mezzo mio". Ognuno deve dire: "Sono come il tralcio della vite. Cristo è la mia vite". Allora il Cristo vincerà l'egoismo nelle organizzazioni dell'umanità. Nei singoli Io deve penetrare lo Spirito del Padre, lo Spirito della comune origine, solo allora l'Io lavora sul principio del Padre: tutti gli Io si costruiscono la propria casa, ma uniti insieme nel principio-Cristo. "Molte stanze sono nella casa di mio Padre", dice il Cristo. In questo modo sono indicate le singole abitazioni costruite dagli Io, ma è il Cristo che deve preparare il luogo. Deve dunque giungere lo Spirito che unisce gli uomini, e questo è lo Spirito di Verità.

La Scienza dello Spirito deve insegnare agli uomini la comprensione di questo principio comune, deve portare la Saggezza superiore, lo Spirito di Verità. Finché non si possiede la massima conoscenza, si continua ad avere opinioni diverse. Gli Gnostici chiamavano la Mistica "Mathesis", perché nella matematica nessuno può dire di avere un'opinione diversa dagli altri. Due scienziati non possono avere opinioni diverse a proposito di una legge matematica, giacché non si tratta di desideri umani. Davanti alla massima saggezza dobbiamo liberarci dai nostri desideri. Solo chi, senza desideri personali, vuole studiare lo Spirito di Verità, è maturo per riceverlo. La massima conoscenza unisce gli uomini: non ci sono più opinioni e punti di vista. Lo Spirito di Verità dovrà irraggiare sugli uomini. Questi potranno essere molto lontani tra di loro nelle loro dimore, ma li unirà lo Spirito di Verità. La casa che l'Io si costruisce si adatterà allo Spirito se lo Spirito di Verità regnerà sugli Io. Il Cristo promette ai Suoi discepoli lo Spirito di Verità per la festa di Pentecoste. Solo allora i discepoli hanno parlato le varie lingue, solo allora le nazioni tutte impareranno a comprendersi fra di loro. Anche se l'egoismo diventerà sempre più forte, ogni Io possederà lo Spirito di unità se parteciperà allo Spirito di Verità. Chi vuole giungere a questo, deve vivere nello Spirito del Vangelo di Giovanni. Questa è la vera Scienza dello Spirito. Come tutte le piante si rivolgono al sole, crescono nella sua direzione, dovunque si trovino, così tutti gli Io si volgeranno al Sole dello Spirito, alla Luce spirituale della Verità!»

Rudolf Steiner, “La promessa dello Spirito di Verità”, Colonia, 8 marzo 1907, in Il mistero cristiano, O.O. 97, traduzione di Giovanna Scotto

domenica 16 febbraio 2025

Il coraggio della libertà

Conferenza tenuta da Rudolf Steiner agli operai della Daimler il 25 aprile 1919 a Stoccarda col titolo: «La solidarietà nel sociale: come e cosa fare». 

Io l'ho letta e mi sono entusiasmato e per questo la condivido. Ah, l'edizione è di dominio pubblico e quindi replicabile, basta citare la fonte.

martedì 10 settembre 2024

Il denaro unica merce che non muore

« Esiste oggi nell’ordinamento sociale qualcosa di innaturale al massimo grado e cioè che, semplicemente per il fatto di possederlo, il denaro aumenta. Lo si mette in banca e se ne ricavano interessi. Questo è il fatto più innaturale che possa esistere. In realtà è semplicemente un assurdo. Non si fa nulla; si mette in banca il denaro che si ha, che forse non ci si è nemmeno procurato col lavoro, ma che si è ereditato, e se ne ricavano interessi. È un assoluto nonsenso. Però sorgerà la necessità, quando il procacciamento dei mezzi di sussistenza sarà separato dal lavoro, che il denaro venga impiegato, se esiste e se viene prodotto come equivalente di merci che esistono. Esso deve essere utilizzato, deve circolare. Si avrà allora l’effetto reale che il denaro non aumenterà, ma diminuirà. Se al giorno d’oggi uno possiede un certo capitale, in circa quattordici anni e ad un interesse normale, avrà quasi il doppio; egli non avrà fatto nulla, avrà solo aspettato. Immaginando la modifica della struttura sociale che avverrebbe con l’applicazione del principio da me esposto, il denaro non aumenterà ma diminuirà, e dopo un certo numero di anni la banconota che mi sarò procurata prima di quegli anni non avrà più valore; sarà svalutata, cesserà di avere un valore. 

Così nella struttura sociale diverrà naturale un certo movimento, sorgeranno condizioni a seguito delle quali il semplice denaro, in fondo null’altro che un documento, un assegno che dà un certo potere sulla forza di lavoro degli uomini, si svaluterà se non verrà messo in circolazione. Quindi non aumenterà, ma diminuirà progressivamente e dopo quattordici anni, o forse dopo un periodo un po’ più lungo, sarà assolutamente uguale a zero. Se uno oggi è milionario, non avrà raddoppiato il suo avere, ma sarà un povero diavolo, se nel frattempo non avrà guadagnato nulla.

Se oggi si dice questo, a volte se ne riceve ancora l’impressione come se ci si sentisse prudere a causa di qualche animaletto, se mi è consentito il paragone. Non avrei usato il paragone, se non avessi percepito uno strano movimento in sala. Ma dato che oggi la situazione è tale per cui la cosa fa impressione come quando ci si sente prudere a causa di qualche animaletto, per questo vi è il bolscevismo. Si cerchino soltanto i giusti motivi; si vedrà che sono qui. Né si elimina dal mondo quel che si sta formando, se non si comprende veramente la verità. Non giova che la verità sia spiacevole. Sarà compito essenziale dell’educazione dell’umanità del presente e del prossimo avvenire far sì che non si creda più che le verità possano muoversi secondo il parere soggettivo, secondo simpatie o antipatie. La scienza dello spirito può già provvedervi se viene compresa con sano raziocinio, perché la cosa si può anche osservare spiritualmente. Col vago modo di dire che ho già udito anche da antroposofi i quali, prendendo in mano denaro, dicono: “Questo è Arimane”, con questo modo di dire non si raggiunge nulla. Oggi denaro significa un equivalente per merce e forza lavoro. È un buono per qualcosa che avviene. Se si passa dalla mera astrazione alla realtà, se si pensa, avendo per esempio dieci banconote e facendo un pagamento, che con tali banconote si passa da una mano a un’altra l’equivalente del lavoro di un certo numero di persone, che nelle banconote sta il potere di costringere al lavoro un certo numero di persone, soltanto allora si è nella vita. Allora si è nella vita con tutte le sue implicazioni e i suoi impulsi, allora non ci si fermerà più all’astrazione, all’astrazione distratta del pagare col denaro, ma si chiederà che cosa significhi il passaggio da una mano all’altra di dieci banconote che chiamano al lavoro un certo numero di persone provviste di pensiero, sentimento e cuore. Che cosa significa questo?

In ultima analisi si ha la risposta a questa domanda soltanto osservando il fenomeno spiritualmente. Prendiamo il caso più estremo. Supponiamo che qualcuno abbia denaro senza darsi troppo da fare per l’umanità. Esistono casi del genere. Voglio esaminarne appunto uno così. Dunque qualcuno, senza darsi troppo da fare per l’umanità, ha del denaro. Col denaro egli si compera qualcosa. Ha altresì la possibilità di organizzarsi una vita molto piacevole per il fatto di avere del denaro che rappresenta un buono per il lavoro umano. Bene! Non è necessario che costui sia cattivo; può essere un uomo buonissimo, perfino pieno di zelo. Sì, spesso non si comprende la struttura sociale. Non si ha interesse per il prossimo, vale a dire per la struttura sociale. Si crede certamente di amare gli uomini se col denaro ereditato, per esempio, ci si compera qualcosa o magari lo si regala. Anche se lo si regala non si fa altro che far lavorare un certo numero di persone per chi riceve il denaro. Il denaro è solo un mezzo di potere. Per il fatto di essere un buono per forza lavoro, esso è un mezzo di potere ».

Rudolf Steiner, Esigenze sociali dei tempi nuovi, O.O. 186, 1918, Editrice Antroposofica Milano. pagg. 47-49

sabato 31 agosto 2024

Una delle prime esigenze

« Coloro che sono semplicemente pii, anche nella scienza spirituale, sono responsabili dei disastri del tempo presente tanto quanto i capitalisti con il loro atteggiamento e la loro mentalità materialista; sono colpevoli quanto i capitalisti, perché confinano le verità spirituali e scientifiche entro i loro limiti astratti e non sono disposti a impregnare la realtà quotidiana con pensieri penetranti.

Questo fatto mi ha portato più volte a dirvi che il movimento spirituale antroposofico non deve essere visto come qualcosa che vi dà la possibilità di ascoltare le prediche della domenica pomeriggio, che accarezzano l'anima perché parlano di vita eterna, eccetera, ma il movimento antroposofico deve essere visto come un percorso che ci permette di affrontare i problemi moderni della vita, i problemi scottanti del presente, in modo reale e concreto. Una delle prime esigenze è questa: capire da dove dobbiamo partire e che tutto sarà inutile se le persone non avranno accesso a un modo di pensare veramente senza pregiudizi».

Rudolf Steiner, O.O. 188, Scienza dell'uomo e scienza sociale, Dornach, 1 febbraio 1919

sabato 3 agosto 2024

Atmosfere spirituali

« Cerchiamo di fare un piccolo calcolo che in realtà abbraccia qualcosa di molto grande (grande solo in senso spaziale). Facciamo mentalmente la somma di tutto ciò che oggi, in una
sola giornata, viene pensato da tutti i giornalisti sull'intera faccia della Terra per far nascere i giornali. Abbracciamo tutto ciò con la nostra mente. Valutiamo la somma dell'intelligenza che
viene spremuta dalle penne, espressa sulla carta, poi stampata, e così via. Consideriamo quale somma d'intelligenza personale scorra per tal modo attraverso il mondo.
Risaliamo poi di qualche secolo nel tempo, risaliamo al secolo tredicesimo e guardiamo se qualcosa di simile esistesse. Nulla ne esisteva. Neppure se ne parlava.
Ma voglio porre anche un altro compito. Immaginiamo il grande numero di assemblee di carattere politico che, da occidente a oriente, vengono tenute attraverso l'Europa [...], pensiamo a quale copia d'intelligenza personale si riversa nell'atmosfera terrestre. E ora riportiamoci al secolo tredicesimo:
si viveva facendone a meno, senza giornali, senza assemblee. Tutto ciò non esisteva. Trasferendoci nel secolo tredicesimo e girando lo sguardo sul mondo, abbiamo una visuale libera: niente redazioni di giornali, niente assemblee politiche. Tutto questo non c'era. Lo sguardo spaziava libero.
Oggi, se ci guardiamo intorno, vediamo ovunque fluttuare le ondate presenti dell'intelligenza personale. Non possiamo penetrarvi, spiritualmente c'è un'aria da tagliarsi col coltello. Come in certe sale dove ognuno emette fumo dalla propria pipa o dal proprio sigaro l'aria è da tagliarsi col coltello, tale è oggi in genere l'atmosfera spirituale.
Per poter giudicare la successione delle epoche, bisogna tener presente queste differenze […]
Che cos'è in realtà tutto quel che si è introdotto nell'atmosfera spirituale? »

Rudolf Steiner, Considerazioni esoteriche sui nessi karmici, o.o. 237, conferenza del 3 agosto 1924

venerdì 26 gennaio 2024

Come si sente fame e sete

Un gentile Anonimo mi dice che è meglio scriva qualcosa io, anziché riportare brani di altri autori. 
Fatto salvo che questo blog è iniziato (come dice il sottotitolo Letture, pensieri, versi) riportando ivi letture incontrate dal sottoscritto, il punto è che non ho più granché da dire di pensieri a commento della realtà: essa è così spalancata che ogni chiosa mi sembra un pleonasmo, e ogni critica un goffo tentativo di emendarla. Che cosa vuoi cambiare quando tutto sarebbe da cambiare dello stato di cose presente? Da dove si comincia? 

Da sé stessi. Quindi, da me. E, limitandomi a osservare l'andamento bloggheristico, sì, sono cambiato e non sarei minimamente in grado di riscrivere ancora dei post come, per esempio, scrivevo all'epoca di Berlusconi, anni in cui stupidamente mi indignavo, dileggiavo gli uni e parteggiavo per altri. Roba che mi porterebbe a dare un colpo di cimosa al novanta per cento dei post. Ecco, io non riesco più a scrivere quella roba là, mi manca il fiato. 

Dal governo Monti in poi, grazie soprattutto a Olympe de Gouges, iniziai a leggere la realtà con gli occhiali di Marx e, con tali lenti, guardavo al funzionamento dei meccanismi economici, politici e sociali, e tentavo raramente di scrivere qualcosa sugli accadimenti e sulle risposte da dare. Il problema di fondo è che, comunque, anche una volta tolta la proprietà dei mezzi di produzione ai capitalisti, la produzione delle merci deve necessariamente continuare. E chi e come la si organizza? E chi diventa proprietario e come e cosa produce? Lo Stato, perché lo Stato siamo noi? 

Poi venne il marzo del 2020 e scoprii (ché sino ad allora avevo gli occhi "coperti" dal fatto di vivere in una nazione dalla costituzione più bella del mondo) la reale faccia dello Stato, come esso si possa (con legittimità democratica!) trasformare in un Moloch che trangugia l'antropos per salvare il demos meglio che muoia un uomo solo per il popolo e non perisca la nazione intera» Caifa dixit).

Sicché da quei giorni, gradualmente, a parte qualche minima composizione poetica, riesco a scrivere ben poco perché mi dà l'impressione di orinare contro vento.

Altro motivo sarà che non leggo più giornali, né guardo la televisione, e certo questo non basta per non ricevere il veleno mediatico quotidiano tramite altri canali (vedi twitter).

Ma la ragione principale della laconicità è che dall'estate del 2022 ho incontrato l'antroposofia e non mi sento ancora “pronto” di parlarne pubblicamente. Ma ci tengo a dirlo e per accennarne l'importanza, riporto una massima scritta da Rudolf Steiner il 17 febbraio del 1924:

1. – «L'antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell'uomo allo spirituale che è nell'universo. Sorge nell'uomo come un bisogno del cuore e del sentimento. Deve trovare la sua giustificazione nel fatto che essa è in grado di offrire a questo bisogno un soddisfacimento. Può riconoscere l'antroposofia solo chi trova in essa quel che egli deve cercare per una propria esigenza interiore. Possono perciò essere antroposofi soltanto quegli uomini che sentono certi problemi sull'essere dell'uomo e del mondo come una necessità vitale, come si sente fame e sete». 

domenica 14 gennaio 2024

Die Philosophie der Freiheit



Facciamo così: per praticità, mi limiterò a pubblicare “solo” alcuni estratti de La filosofia della libertà.
Per chi volesse, comunque, in vari formati digitali, il testo integrale a cui faccio riferimento si trova qui.


sabato 13 gennaio 2024

L'azione umana cosciente 3

 5. Poiché abbiamo qui davanti a noi una concezione chiara e
chiaramente espressa, ci sarà anche facile scoprire l’errore fon-
damentale che in essa si nasconde. Come è necessario che la
pietra compia un determinato movimento in seguito ad una spin-
ta, cosi dovrebbe essere necessario che l’uomo compia una certa
azione, quando vi è spinto da una qualche causa.
E soltanto perché l’uomo ha coscienza della sua azione,
egli si riter­rebbe libero autore dell’azione stessa; trascurerebbe
però di vedere che vi è una causa che lo spinge, a cui egli deve
incondizionatamente assoggettarsi. L’errore di questo ragiona-
mento è presto trovato. Spinoza, e tutti quelli che pensano co-
me lui, dimenticano di notare che l’uomo non ha soltanto co-
scienza della propria azione, ma può aver coscienza anche
delle cause dalle quali è guidato all’azione. Nessuno contesta
che il bambino non è libero nel desiderare il latte, come non è
libero l’ubriaco, quando dice cose di cui più tardi si pentirà.
Entrambi ignorano completamente le cause che sono attive nel-
le profondità del loro organismo e sotto la cui incontrastabile
costrizione essi si trovano. Ma è giustificato mettere in un fa-
scio azioni di tal genere con azioni nelle quali l’uomo non sol-
tanto è cosciente del proprio agire, ma anche delle cause che ve
lo spingono? Sono forse le azioni degli uomini tutte di un unico
genere? L’azione del guerriero sul campo di battaglia, quella
dello studioso nel laboratorio scientifico, e quella dell’uomo
di stato nelle più intricate circostanze diplomatiche, possono
seriamente essere messe allo stesso livello con l’azione del
bambino che cerca il latte? È ben vero che un problema si risol-
ve tanto più facilmente quanto più semplice è il caso di cui si
tratta. Ma è anche vero che già molte volte l’incapacità di di-
scernimento ha portato ad una confusione senza fine. Ed è una
differenza assai profonda quella che corre fra il caso in cui so
perché faccio una cosa e il caso in cui non lo so. A tutta prima
questa sembra essere una verità evidente. Eppure gli opposito-
ri della libertà non si chiedono mai se un motivo della mia
azione, che io riconosca e compenetri, rappresenti per me una
coercizione nello stesso senso in cui per il bambino è coercizio-
ne il processo organico che lo fa gridare per il latte.

venerdì 12 gennaio 2024

L'azione umana cosciente 2

 2. Ciò sembra evidente. Tuttavia i principali attacchi degli
oppositori della libertà si rivolgono, fino ad oggi, esclusiva­mente
contro la libertà di scelta. Persino Herbert Spencer, le cui vedute
guadagnano ogni giorno di estensione, dice nei Principii della
psicologia: «Che ciascuno di noi, a suo piacimento, possa desi-
derare oppure non desiderare una cosa – il che, in fondo, è l’assio-
ma principale del dogma del libero arbitrio – è negato tanto
dall’analisi della coscienza quanto dal contenuto dei precedenti
capitoli (della Psicologia)». Dallo stesso punto di vista partono
anche altri, nel combattere il concetto del libero arbitrio. In ger-
me, tutte le considerazioni al riguardo si trovano già in Spinoza.
Ciò che questi aveva det­to in modo chiaro e semplice contro l’i-
dea della libertà, fu dopo di lui ripetuto innumerevoli volte, ma
generalmente invi­luppato nelle dottrine più cavillosamente teore-
tiche, sicché è diventato difficile ritrovare il filo semplice e diret-
to del ragionamento, che è l’unico che abbia importanza. In una
lettera dell’ottobre o del novembre 1674, Spinoza scrive: «Io chia-
mo libera una cosa che esiste e agisce per semplice volontà della
sua natura, e forzata quella che viene invece determinata
all’esi­stenza e all’azione, in modo preciso e fisso, da qual-
cos’altro. Così, per esempio, Dio esiste liberamente, benché
necessaria­mente, perché sussiste soltanto per la necessità della
sua propria natura. E così Dio conosce liberamente se stesso
ed ogni altra cosa, poiché soltanto dalla necessità della sua
natura consegue che egli tutto conosca. Voi vedete dunque che
io faccio consistere la libertà non in una libera decisione, ma
in una libera necessità. 
3. «Scendiamo ora alle cose create, che vengono tutte deter­-
minate all’esistenza e all’azione, in modo fisso e preciso, da cau-
se esterne. Per comprendere più chiaramente, consideriamo un
caso semplicissimo. Per esempio, una pietra, cui venga comuni-
cata da una spinta esterna una certa quantità di moto, continua
necessariamente nel moto, dopo che la spinta della causa esterna
sia cessata. La persistenza della pietra nel suo moto è quindi
forzata, e non necessaria, perché deve essere definita dalla spin-
ta di una causa esterna. Quello che qui vale per la pietra, vale per
qualsiasi altra singola cosa, per quanto complessa possa essere:
ogni cosa, cioè, viene necessariamente determinata ad esistere e
ad agire, in modo fisso e preciso, da una causa esterna.
4. «Immaginate ora voi, per favore, che la pietra, mentre si
muove, pensi e sappia che sta sforzandosi, per quanto può, a
perseverare nel suo movimento. Questa pietra, ora cosciente
del suo sforzo e per nulla indifferente nel suo comportamento,
crederà di essere completamente libera, e di persistere nel suo
movimento per nessun’ altra causa se non perché lo vuole. Ma
questa è quella libertà umana che tutti ritengono di possedere,
e che consiste solo in questo: che gli uomini sono coscienti dei
propri desideri, ma non conoscono le cause da cui essi vengo­
no determinati. Così il bambino crede di desiderare libera-
mente il latte, il ragazzo irato crede di desiderare liberamente
la vendetta, il timido la fuga. Così l’ubriaco crede di dire per
sua libera volontà quelle parole che, tornato in sé, vorrebbe
non aver dette; e poiché tale pregiudizio è innato in tutti gli uo-
mini, riesce molto difficile disfarsene. Infatti, se anche l’espe-
rienza insegna sufficientemente che nulla gli uomini sanno do-
minare così poco come i propri desideri e che, mossi da opposte
passioni, essi vedono il meglio ma seguono il peggio, pur tutta-
via si ritengono liberi; e proprio per questo: che vi sono cose che
essi desiderano di meno, e che certi desideri si possono facilmen-
te domare per mezzo del ricordo di altri, a cui si pensa spesso».

mercoledì 10 gennaio 2024

L'azione umana cosciente

Da oggi, finché ne avrò voglia, pubblicherò à la mode de Pierre Menard, la Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner. Così me lo riscrivo e me lo rileggo piano piano. Un paragrafo per volta, a partire dal primo capitolo e via andare. Avanti.

§§§

1. È l’uomo, nel suo pensare ed agire, un essere spiritual-
mente libero, o sta egli sotto la costrizione di una ferrea necessi-
tà basata su leggi puramente naturali? Su poche questioni si è
tanto aguzzato l’ingegno umano quanto su questa. L’idea della
libertà del volere ha trovato caldi sostenitori e ostinati opposito-
ri, numerosissimi gli uni e gli altri. Vi sono uomini che, nel loro
pathos morale, chiamano addirittura spirito ri­stretto chiunque
possa negare un fatto così palese come la libertà. Di fronte a loro
stanno altri che considerano invece il colmo della non-scientifi-
cità il credere che la necessità delle leggi della natura rimanga
sospesa nel campo dell’agire e del pensare umano. Una stessa
cosa vien proclamata, nel mede­simo tempo, o il più prezioso be-
ne dell’umanità, o la peggiore illusione. Infinito acume è stato
applicato per spiegare come la libertà si accordi col procedere
della natura, alla quale pur l’uomo appartiene. Con non minore
fatica è stato tentato, dall’altra parte, di spiegare come sia potuta
sorgere una simile illusione. Chiunque non abbia per tratto pecu-
liare del suo carattere il contrario della posatezza, sente che qui
si sta di fronte ad uno dei più gravi problemi della vita, della re-
ligione, della pratica e della scienza. E fa parte dei tristi indizi
della superficialità del pensiero odierno il fatto che un libro, il
quale, in base ai risultati delle più recenti ricerche sulla natura,
vorrebbe coniare una «nuova fede.» (David Friedrich Strauss,
La vecchia e la nuova fede), non contenga su questo problema
altre parole che le seguenti: «Nella questione della libertà del
volere umano non dobbiamo qui impegnarci. La supposta indif­
ferente libertà di scelta è stata sempre riconosciuta come un
vuoto fantasma da ogni filosofia che fosse degna di tal nome; la
determinazione del valore morale delle azioni e delle inten­zioni
umane resta d’altronde indipendente da quel problema». Non ho
citato questo passo perché io sia d’avviso che il libro dello
Strauss abbia speciale importanza; ma perché esso mi sembra
esprimere l’opinione fino alla quale riesce ad innal­zarsi, nel
campo di questo problema, la maggioranza pensante dei con-
temporanei. Attualmente ognuno che pretenda di pos­sedere al-
meno i primi elementi della scienza par che sappia che la libertà
non può consistere nella scelta completamente arbitraria, fra
due azioni ugualmente possibili, dell’una oppure dell’altra. Si
ritiene che vi sia sempre una causa interamente determinata per
cui, fra parecchie azioni possibili, una soltanto viene portata a
compimento.




domenica 15 ottobre 2023

Sembra che

 «Sembra che gli esseri umani non tendano affatto allo sviluppo dell’individualità, bensì a un’organizzazione statale e sociale tale per cui all’uomo non resta altra possibilità se non quella di muoversi in tutti gli ambiti della vita come se alla sua sinistra ci fosse un medico e alla sua destra un gendarme – il medico, preposto a occuparsi della salute senza che l’individuo debba minimamente affidarsi al proprio giudizio riguardo al suo benessere fisico, e il poliziotto, incaricato di fare in modo che l’uomo trovi la direzione da imprimere alla propria vita senza che sia egli stesso a darsela».

Rudolf Steiner, O.O. n. 335, “Domande dell’anima e domande della vita. Un discorso sul presente”, Stoccarda, 15 giugno 1920, in La crisi del presente e la via al sano pensare, Editrice Antroposofica, Milano 2022

martedì 3 ottobre 2023

Prima digerire

Ma ci provo a giustificare, a tentare di chiarire. «Il mio vecchio editore» sennò si potrebbe preoccupare (arrabbiare no, in fondo, mica mi paga). Il problema è che occorrono molteplici premesse. Ma perché dovrei premettere e non andare subito al sodo? Vado al sodo, che poi tanto ‘sodo’ non è - come potrebbero obiettare qualcuno. Sto studiando, tentando passi verso la conoscenza (e magari potessi anche nella moralità). Da un anno e qualche mese (quattordici mesi, se non sbaglio) sto studiando la Scienza dello Spirito offerta all'umanità moderna da Rudolf Steiner. E qui dovrei cominciare a spiegare (giustificare no, e di che, poi), ma ancora balbetto. Sicché mi taccio. Mi taccio perché ho dovuto mettere in discussione gran parte di quello che pensavo, in particolare l'uso del pensare. Ecco, quando mi sentirò allenato abbastanza, proverò su queste pagine a fare un esercizio di pensiero, come li chiama Pietro Archiati nei suoi impareggiabili seminari su La filosofia della libertà. 

« Alla mia frase: “Noi dobbiamo pensare, prima di poter osservare il pensare stesso”, qualcuno potrebbe con uguale giustificazione contrapporne un'altra: “Anche per il digerire non possiamo attendere di aver osservato il processo del digerire”. Sarebbe un'obiezione simile a quella che faceva Pascal a Cartesio, affermando che si potrebbe anche dire: “Io vado a spasso, dunque sono”. Certamente devo anche digerire bene prima di studiare i processi fisiologici della digestione; sarebbe però possibile fare questo paragone con l'osservazione del pensare, se io non studiassi poi la digestione col pensiero, ma la volessi mangiare e digerire. Non è poi senza ragione il fatto che il digerire non può diventare oggetto del digerire, mentre il pensare può essere oggetto del pensare».
Rudolf Steiner, La filosofia della libertà, 1894, traduzione di Iberto Bavastro, Milano 2020.

domenica 26 marzo 2023

Otanato

«Nei fenomeni storici che fanno parte dell’evoluzione dell’umanità avviene che, per via di una certa inerzia, si tengano in vigore delle cose che un tempo hanno avuto una legittimità o che erano ragionevoli, che hanno avuto delle cause, e che poi hanno perduto quello slancio. Se, per esempio, una collettività ha bisogno di difendersi per un certo periodo di tempo, è senz’altro legittimo che a questo scopo vengano create delle professioni di tipo poliziesco, militare. Ma quando il pericolo contro cui ci si doveva difendere viene meno, quella categoria professionale continua a esistere, bisogna continuare ad avere persone che esercitino quel mestiere. Costoro vogliono continuare a esercitare la loro professione, ragion per cui si forma qualcosa che non ha più delle cause spiegabili nelle condizioni reali. Forse da ciò che esisteva a scopo di difesa si forma addirittura qualcosa che presenta un carattere aggressivo».

Rudolf Steiner, L'uomo tra potere e libertà, 1920, Archiati Verlag e K., Bad Liebenzell 2005 (pag. 63)

giovedì 6 ottobre 2022

Un bambino che cerca il latte

Il brano che segue è tratto da La filosofia della libertà (1894), di Rudolf Steiner 
(traduzione di Dante Vigevani)

“ In una lettera dell’ottobre o del novembre 1674, Spinoza scrive: 
«Io chiamo libera una cosa che esiste e agisce per semplice 
volontà della sua natura, e forzata quella che viene invece determinata
all’esi­stenza e all’azione, in modo preciso e fisso, da qual-
cos’altro. Così, per esempio, Dio esiste liberamente, benché
necessariamente, perché sussiste soltanto per la necessità della
sua propria natura. E così Dio conosce liberamente se stesso
ed ogni altra cosa, poiché soltanto dalla necessità della sua
natura consegue che egli tutto conosca. Voi vedete dunque che
io faccio consistere la libertà non in una libera decisione, ma
in una libera necessità.
«Scendiamo ora alle cose create, che vengono tutte deter­-
minate all’esistenza e all’azione, in modo fisso e preciso, da cau-
se esterne. Per comprendere più chiaramente, consideriamo un
caso semplicissimo. Per esempio, una pietra, cui venga comuni-
cata da una spinta esterna una certa quantità di moto, continua
necessariamente nel moto, dopo che la spinta della causa esterna
sia cessata. La persistenza della pietra nel suo moto è quindi
forzata, e non necessaria, perché deve essere definita dalla spin-
ta di una causa esterna. Quello che qui vale per la pietra, vale per
qualsiasi altra singola cosa, per quanto complessa possa essere:
ogni cosa, cioè, viene necessariamente determinata ad esistere e
ad agire, in modo fisso e preciso, da una causa esterna.
«Immaginate ora voi, per favore, che la pietra, mentre si
muove, pensi e sappia che sta sforzandosi, per quanto può, a
perseverare nel suo movimento. Questa pietra, ora cosciente
del suo sforzo e per nulla indifferente nel suo comportamento,
crederà di essere completamente libera, e di persistere nel suo
movimento per nessun’ altra causa se non perché lo vuole. Ma
questa è quella libertà umana che tutti ritengono di possedere,
e che consiste solo in questo: che gli uomini sono coscienti dei
propri desideri, ma non conoscono le cause da cui essi vengo­
no determinati. Così il bambino crede di desiderare libera-
mente il latte, il ragazzo irato crede di desiderare liberamente
la vendetta, il timido la fuga. Così l’ubriaco crede di dire per
sua libera volontà quelle parole che, tornato in sé, vorrebbe
non aver dette; e poiché tale pregiudizio è innato in tutti gli uo-
mini, riesce molto difficile disfarsene. Infatti, se anche l’espe-
rienza insegna sufficientemente che nulla gli uomini sanno do-
minare così poco come i propri desideri e che, mossi da opposte
passioni, essi vedono il meglio ma seguono il peggio, pur tutta-
via si ritengono liberi; e proprio per questo: che vi sono cose che
essi desiderano di meno, e che certi desideri si possono facilmen-
te domare per mezzo del ricordo di altri, a cui si pensa spesso».

[fin qui Spinoza. Ora riprende Steiner]

Poiché abbiamo qui davanti a noi una concezione chiara e
chiaramente espressa, ci sarà anche facile scoprire l’errore fon-
damentale che in essa si nasconde. Come è necessario che la
pietra compia un determinato movimento in seguito ad una spin-
ta, cosi dovrebbe essere necessario che l’uomo compia una certa
azione, quando vi è spinto da una qualche causa.
E soltanto perché l’uomo ha coscienza della sua azione,
egli si riter­rebbe libero autore dell’azione stessa; trascurerebbe
però di vedere che vi è una causa che lo spinge, a cui egli deve
incondizionatamente assoggettarsi. L’errore di questo ragiona-
mento è presto trovato. Spinoza, e tutti quelli che pensano co-
me lui, dimenticano di notare che l’uomo non ha soltanto co-
scienza della propria azione, ma può aver coscienza anche
delle cause dalle quali è guidato all’azione. Nessuno contesta
che il bambino non è libero nel desiderare il latte, come non è
libero l’ubriaco, quando dice cose di cui più tardi si pentirà.
Entrambi ignorano completamente le cause che sono attive nel-
le profondità del loro organismo e sotto la cui incontrastabile
costrizione essi si trovano. Ma è giustificato mettere in un fa-
scio azioni di tal genere con azioni nelle quali l’uomo non sol-
tanto é cosciente del proprio agire, ma anche delle cause che ve
lo spingono? Sono forse le azioni degli uomini tutte di un unico
genere? L’azione del guerriero sul campo di battaglia, quella
dello studioso nel laboratorio scientifico, e quella dell’uomo
di stato nelle più intricate circostanze diplomatiche, possono
seriamente essere messe allo stesso livello con l’azione del
bambino che cerca il latte? 

[Zelenschi!]

È ben vero che un problema si risolve tanto più facilmente 
quanto più semplice è il caso di cui si tratta. 
Ma è anche vero che già molte volte l’incapacità di di-
scernimento ha portato ad una confusione senza fine. Ed è una
differenza assai profonda quella che corre fra il caso in cui so
perché faccio una cosa e il caso in cui non lo so. A tutta prima
questa sembra essere una verità evidente. Eppure gli opposito-
ri della libertà non si chiedono mai se un motivo della mia
azione, che io riconosca e compenetri, rappresenti per me una
coercizione nello stesso senso in cui per il bambino è coercizio-
ne il processo organico che lo fa gridare per il latte.