mercoledì 11 marzo 2009

Aspettando Godot



L'ultimo numero della rivista Vita e pensiero pubblica un saggio di Roger Scruton intitolato Il vicolo cieco degli «scienziati atei». Non ho letto tale articolo, se non l'estratto ove si dice che «da Dawkins a Dennett, da Harris a Hitchens, cresce l’ondata di studiosi che intendono distruggere il fenomeno religioso. Ma anche le più recenti scoperte scientifiche non contraddicono l’ipotesi della trascendenza. E con tutta evidenza il sacro ritorna». Dunque, non posso discutere il merito di quello che viene lì esposto. Posso, tuttavia, porre una questione trasversale, più o meno sostenendo questa tesi.
A mio avviso, se qualcuno è dentro un vicolo cieco riguardo alla questione della trascendenza, non sono certo gli scienziati atei a esserlo, ma i religiosi stessi; e questo a prescindere dal fatto che l'ateismo possa avere o meno una valenza veritativa. Mi spiego con una domanda che rivolgo a tutti i credenti di qualsiasi fede: cosa credete quando credete in Dio? A cosa pensate? Ritenete davvero che il Dio del vostro credo sia l'Unico Dio possibile? Tra le tante religioni ancor oggi presenti sul pianeta, quale si avvicina di più a Dio? In breve: Dio è cattolico apostolico romano? È ortodosso? È ebreo? È musulmano (sunnita o sciita)? È Geova? È avventista del settimo giorno? È valdese, o battista, o mormone, o evangelico, o luterano, o calvinista? È induista, o buddista, o taostista, eccetera eccetera? Insomma, per farla breve, se Dio si dovesse presentare, hic et nunc, a chi darebbe ragione? A chi direbbe “sei nel giusto, sei nel torto, sei un saggio o sei un bischero”?
Per questo credo che, se davvero vi sia qualche speranza di poter far entrare (per alcuni, concedo, ritornare) Dio sulla scena, l'unica possibilità è fare piazza pulita di tutte le religioni, soprattutto di tutte le impalcature fallaci sulle quali esse si fondano. Occorre cominciare a sgretolare la montagna sulla quale abbiamo costruito le nostre fedi improbabili per riuscire a vedere finalmente l'orizzonte. È questa la ragione per cui ritengo che gli scienziati atei siano nel giusto: perché hanno cominciato il lavoro di scavo, di picconaggio alle enormi stoltezze che riempono le nostre menti bambine. Chi nutre una vera e concreta speranza di poter vedere il vero volto di Dio, deve contribuire a far crollare quella montagna che oscura il nostro sguardo. Solo quando l'umanità avrà un orizzonte comune, uno sguardo scevro da ogni superstizione, da ogni sacralità, allora forse, chissà, Dio potrà presentarsi col suo vero Nome. Godot?

3 commenti:

Giuseppe Lipari ha detto...

grande post, complimenti!

Weissbach ha detto...

Infatti.
Come già si diceva, il problema non è se i magisteria siano overlapping o meno...

Luca Massaro ha detto...

@ Knulp.
Grazie, troppo buono :-)

@ Weissbach.
Anche a me i magisteri separati non mi convincono: la realtà è una e la pretesa religiosa di occuparsi di questa realtà in quanto ispirita da una supposta divinità è inconciliabile con la ragione.