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martedì 14 luglio 2009

La serotonina divina

Un ultimo omaggio alla Francia oggi. Riporto questo brano di uno dei maggiori intellettuali engagé du notre siècle.

«La sérotonine divine est plus qu'un médicament de confort. C'est le dopant parfait. Bon marché et en accès libre. Dommage que la Grâce soit une faveur venue d'en haut, qui s'obtient sans se mériter, car Dieu est encore aujourd'hui le seul antidépresseur délivré sans ordonnance. Mais pharmakos, on le sait depuis le Grecs, c'est poison et remède, et tout ce qui guérit peut rendre malade».

Régis Debray, Le Feu sacré. Fonctions du religeux, Fayard, Paris, 2003 (pag. 152)

P.S.
Non capisco perché Raffaele Cortina editore (che ha pubblicato Dio, un itinerario, non abbia ancora tradotto quest'altro capolavoro. Se mi pagano, mi offro come traduttore...
)

mercoledì 11 marzo 2009

Aspettando Godot



L'ultimo numero della rivista Vita e pensiero pubblica un saggio di Roger Scruton intitolato Il vicolo cieco degli «scienziati atei». Non ho letto tale articolo, se non l'estratto ove si dice che «da Dawkins a Dennett, da Harris a Hitchens, cresce l’ondata di studiosi che intendono distruggere il fenomeno religioso. Ma anche le più recenti scoperte scientifiche non contraddicono l’ipotesi della trascendenza. E con tutta evidenza il sacro ritorna». Dunque, non posso discutere il merito di quello che viene lì esposto. Posso, tuttavia, porre una questione trasversale, più o meno sostenendo questa tesi.
A mio avviso, se qualcuno è dentro un vicolo cieco riguardo alla questione della trascendenza, non sono certo gli scienziati atei a esserlo, ma i religiosi stessi; e questo a prescindere dal fatto che l'ateismo possa avere o meno una valenza veritativa. Mi spiego con una domanda che rivolgo a tutti i credenti di qualsiasi fede: cosa credete quando credete in Dio? A cosa pensate? Ritenete davvero che il Dio del vostro credo sia l'Unico Dio possibile? Tra le tante religioni ancor oggi presenti sul pianeta, quale si avvicina di più a Dio? In breve: Dio è cattolico apostolico romano? È ortodosso? È ebreo? È musulmano (sunnita o sciita)? È Geova? È avventista del settimo giorno? È valdese, o battista, o mormone, o evangelico, o luterano, o calvinista? È induista, o buddista, o taostista, eccetera eccetera? Insomma, per farla breve, se Dio si dovesse presentare, hic et nunc, a chi darebbe ragione? A chi direbbe “sei nel giusto, sei nel torto, sei un saggio o sei un bischero”?
Per questo credo che, se davvero vi sia qualche speranza di poter far entrare (per alcuni, concedo, ritornare) Dio sulla scena, l'unica possibilità è fare piazza pulita di tutte le religioni, soprattutto di tutte le impalcature fallaci sulle quali esse si fondano. Occorre cominciare a sgretolare la montagna sulla quale abbiamo costruito le nostre fedi improbabili per riuscire a vedere finalmente l'orizzonte. È questa la ragione per cui ritengo che gli scienziati atei siano nel giusto: perché hanno cominciato il lavoro di scavo, di picconaggio alle enormi stoltezze che riempono le nostre menti bambine. Chi nutre una vera e concreta speranza di poter vedere il vero volto di Dio, deve contribuire a far crollare quella montagna che oscura il nostro sguardo. Solo quando l'umanità avrà un orizzonte comune, uno sguardo scevro da ogni superstizione, da ogni sacralità, allora forse, chissà, Dio potrà presentarsi col suo vero Nome. Godot?

domenica 15 febbraio 2009

Prova: privarsi di Dio

Io stimo molto Vito Mancuso. Il suo L'anima e il suo destino è un libro che offre numerosi spunti e inviti ad una seria riflessione. Tuttavia, a mio avviso, il suo pensiero filosofico-teologico è troppo “consolatorio”: cerca di porre pezze agli squarci inesauribili che la scienza (conoscenza) provoca a qualsiasi sistema teologico-religioso. A scanso di equivoci, trovo che il tentativo di Mancuso sia nobile e coraggioso, anche se probabilmente destinato al fallimento (mi auguro il contrario). E questo perché credo occorra essere “spietati” con l'idea di Dio. Tale idea - da noi esseri umani prodotta e affinata nel corso dei secoli - è arrivata al capolinea: bisogna farla scendere dalla storia, avere il coraggio di guardarsi in faccia e dirsi: esiste davvero questo Dio da noi pensato e creato a nostra immagine e somiglianza? L'idea pericolosa - e per questo tanto osteggiata - di Darwin ha rotto gli ultimi argini di resistenza teologica: adesso la diga fa acqua da tutte le parti, siamo in balìa di un flusso di conoscenza che rende la vecchia idea di Dio ridicola, soprattutto se lo s'intende come Creatore o Demiurgo. Occorre per questo liberarsi di ogni illusione, di ogni velleità, di ogni inganno religioso: dal più dolce al più tetro.
Se qualcosa va conservato della Scrittura giudaico-cristiana non è dunque il riferimento creaturale dell'essere umano e qualsivoglia piano escatologico e/o morale con il riferimento surrettizio a ogni possibile aldilà. No. Ciò che ci serve della Bibbia è il grido di Giobbe e Geremia, o del Servo sofferente di Isaia; ci serve la giustizia di Salomone pronto a tagliare in due l'infante conteso; ci servono i dubbi del Qoelet; ci serve in definitiva la verità antropologica dei Vangeli che è tutta al di qua di ogni possibile orizzonte di salvezza. In tutto questo la parola Dio diventa soltanto un orpello, diventa l'ultimo idolo sul quale si fondano sciaguratamente tutte le chiese. Privarsi di Dio per ritrovare l'uomo, forse per ritrovare il fratello.

mercoledì 21 gennaio 2009

Buona fortuna



L'astronomo e gesuita americano Guy Consolmagno, che opera presso l'Osservatorio vaticano a Castel Gandolfo, in un articolo apparso sulla Domenica del Sole 24 ore di domenica scorsa dal titolo: «Quanti mondi, per Dio!», afferma:

«A mano a mano che risolviamo ogni problema scientifico, acquisiamo nuovo sapere da sommare alla comprensione dei misteri. Mentre scaviamo sempre più in profondità in ogni mistero è possibile che sorgano in noi nuovi interrogativi, alcuni dei quali forse suscettibili di analisi scientifica. E mentre ogni passo ci conduce più vicino alla Verità, ci conduce anche più vicino al Creatore della Verità.»

Buona fortuna.

A margine di tale sicurezza epistemologica, vorrei notare che uno dei motivi del mio crescente agnosticismo è proprio dovuto a questo: più si scoprono verità sulle cose del mondo, più ci si accorge che, in tutto questo ammasso di mondo detto universo, Dio non ha alcuna parte, men che meno di quella di Creatore. Dunque, per conto mio, riformulerei la frase finale così:
E mentre ogni passo ci conduce più vicino alla verità, ci conduce anche più lontano dal Creatore della verità.

martedì 2 settembre 2008

Nascita di una religione



Il cristianesimo non è nato come religione (e con ragione, se la nozione del termine era impensabile nella cultura ebrea). Esso non si è sviluppato, durante i suoi primi due secoli di vita, teologicamente decisivi, con lo stampo di una religione, poiché pensava e scriveva in greco - lingua, questa, che ignorava, necessariamente, tale categoria concettuale latina. Il cristianesimo è diventato religione all'inizio del III secolo, attraverso una sorta di patto col diavolo, usando la stessa terminologia del suo oppressore. Esso era considerato, fino ad allora, come una superstitio fra le tante che circolavano nell'Impero Romano. Una superstitio era, agli occhi dei filosofi, il contrario di una religio, e cioè una moda passeggera, illecita e marginale, senza ancoraggio nazionale. Il Giudaismo, sotto questo punto di vista, era allora una religione locale lecita, ufficialmente riconosciuta, corrispondente a un'etnia e a un territorio preciso, la Giudea. Al contrario, il cristianesimo (la parola, ricordiamolo, appare mezzo secolo dopo Gesù di Nazareth) era una dissidenza ebrea senza fissa dimora, un'epidemia di monaci mendicanti senza statuto giuridico.
Religio era laudativo, superstitio, peggiorativo. Nel 197, nel capitolo XVI della sua Apologetica, Tertulliano azzarda uno stratagemma: inverte i termini. Battezza superstizione la religione romana, e la sua superstizione cristiana, "la vera religione del vero Dio". Piccolo gesto, grande effetto. Una religione è fatta per reprimere; una superstizione, per essere repressa. Cohibeatur superstitio: "che la superstizione pagana sia perseguita", proclamerà l'editto di Costanza del 341, instaurando il regno della Religio christiana romanaque come sola religione lecita.

Régis Debray, Les communions humaines. Pour en finir avec "la religion", Fayard, Paris, 2005, pagg. 47-49 (traduzione mia, chiedo venia)