sabato 21 marzo 2009

Un post imposto



Farfuglio, fuori neve. Passerotti delusi zampettano e mi chiedono l'ora. Rispondo ch'è primavera meno un quarto e che la devono smettere di ascoltare la cantante in Pausa. La devono smettere d'inseguire la modulazione di frequenza sempre più debole, sempre meno libera, sempre più soffocata dai richiami assurdi di un occidente in vendita senza nessuno che voglia comprarlo. Pazienza. Mi sono imposto un post assurdo e credo di essere nel torto. Se un giorno dovessi diventare come Rossella (Carlo) vi prego sputatemi addosso al mio passare, al mio parlare, al mio viscidume interiore. Forse dovrei tornare a guardare un po' le trasmissioni televisive del pomeriggio, quelle coi pettegolezzi e le cronache cialtrone. O forse dovrei fare una ricerca sul lessico politico pentapartitico e rimpiangere Nicolazzi, Altissimo, il mitico Spadolini, le pause filosofiche craxiane e le vette linguistiche del Ciriaco De Mita d'un tempo. Ha ragione Michele Serra oggi a dire che essere politicamente scorretto equivale essere un piccolo peto senza rumore. Quanto sarebbe più nobile riguadagnarsi uno spessore con la misura: politica, politesse oblige. Ma io non sono un politico, io posso essere un fiore, ma fuori fa un freddo bestia e tira un vento da sradicamento e mi sento cigolare come un'altalena arrugginita. Mi fermo, mi sto e vi sto venendo a noia.

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