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sabato 4 dicembre 2021

Ho scritto già una lettera

Faceva freddo; pioveva e io piangevo; il sale delle lacrime impediva che le gocce d'acqua brinassero sui baffi: una fortuna, così non avevo bisogno di rubarne qualche chicco dai sacchi messi ai lati della strada dai cantonieri comunali. Non volevo avere niente in comune, e infatti non ho niente, a parte una casa, segnata al catasto. Alla riforma della puttana della tua sorella. Si è rifatta le tette e io pure. Anche i labbri (maschili) mi sono rifatto, diversi dalle labbra nuove di Dietlinde. Non mi occorrevano scialuppe di salvataggio, anche perché io in crociera, vero... piuttosto in croce. E passava il tempo e faceva sempre freddo. Io continuavo a piangere lacrime senza sale; avevo finiti i sali minerali, e mi scocciava passare in farmacia. E cosa avrei potuto scrivere al Governatore della Libia? Lo sai, che quell'idiota di (scegliere un generale a caso) farà una brutta fine. Che bella lettera sarebbe stata, l'avessi scritta, la potessi scrivere anche domani, a chi voglio bene, bene assai.

sabato 28 novembre 2020

Avere il polso non è come avere un dito

Non ho il polso dell'opinione pubblica, bensì un dito, il medio per l'esattezza, che uso sovente per mandarla nel luogo di culto del principale partito di maggioranza dell'attuale governo.
Già, la pubblica opinione merita di essere mandata in quel posto, perché è - sempre - un'opinione che si forma sul sentito dire, sullo stereotipo, sul «mangiate merda [ché] milioni di mosche non possono sbagliare».
Ma ancor più della pubblica opinione, mi offendono i fiancheggiatori della stessa, coloro che vi si conformano amplificandone la voce.
Ciò detto (ho detto «ciò»?), confesso inoltre che, personalmente, non sono poi tanto sicuro che l'opinione pubblica esista, che abbia mani e piedi e vesta panni. Piuttosto, credo che vi siano agenzie informative incaricate di farla nascere e, poi, tenere in vita, finché non muore, in attesa che se ne formi un'altra, di pubblica opinione, su questo o quell'evento o fatto che, altrimenti, scevro da ogni pensiero precostituito, farebbe fatica a imporsi alla sua attenzione.
 [...]

mercoledì 3 dicembre 2014

In centro

Era qualche settimana, o forse mese, che non mettevo piede in centro. Due palle il centro, vero. C'è sempre così tanta gente e movimento che sembra non ci sia nessuno e tutto sia immoto.
Entro nel Duomo, c'è uno spiraglio tra code di orientali e occidentali. Giro rapido, giusto per verificare a occhio la solidità delle colonne. E se crollassero? Esco veloce tra due ali di venditori ambulanti sorridenti che mi mostrano la loro mercanzia: acquedeboli tutte stinte, scuola pressionista, e dimolti con in mano una sorta di asta metallica filiforme, che serve a chissà che cosa, per accendere i ceri forse, ma ora me la vendono, quando sono uscito di chiesa?
(Successivamente, una conoscente m'informa che sono attrezzi per farsi i selfie. Miseria come sono indietro, io, come sono avanti, loro)

Dopo aver bevuto da Paszokwski un caffè al retrogusto di sapone, mi sono messo cinque minuti cinque seduto in piazza della Repubblica a guardare uno squarcio d'azzurro che benvenuto si profilava tra numerose nuvole - e con i piedi a scalciare un ostinato piccione con la coda come i capelli di Povia - quando una zingara di età matura, corpulenta, vestita come si vestono le zingare con la gonna lunga colorata, il golfino colorato pure, i ciondoli, i capelli neri raccolti in due trecce lunghe e bisunte, mi s'è parata davanti scuotendo un bicchiere di plastica con dentro qualche moneta, dicendomi che aveva fame, aveva freddo, aveva sonno, aveva che cazzo ne so, puoi darmi qualche spicciolo professore, professore? professore? ché ho l'aria di un professore e non quella di un magnaccia come quello che da qualche parte sorveglia la tua professione gentile signora? No, via, non te lo do lo spicciolo, non ve lo do per principio, almeno sino a quando non rilascerete un regolare scontrino o timbro con cui, dopo, concederete un pass di ventiquattr'ore elemosina free, da stare in pace un giorno senza dover a ogni angolo della città respingere te e le tue colleghe questuanti.
La zingara, accigliata, ha volto lo sguardo altrove alla ricerca di un'altra preda meno dialettica.
Subito, a seguire, è arrivata la sorella giovane, stesso gesto e stesse parole di richiesta. Mi sono alzato soffiando un po' d'aria madonnesca, baritono.

Quando sono in centro mi piace vedere le facce. Non solo quelle, ma questo è un altro discorso, soprattutto a dicembre. Occhiatine veloci, mai insistenti, sempre attente a non mostrare alcun tipo di morbosità, connotate di velata ironia e sorriso a corredo. Ogni tanto, tra un centinaio, almeno una faccia che replica una simile ricerca. Brevi lampi di riconoscimento, tra umani.

Quello che c'è di buono nell'andare di tanto in tanto in centro è scoprire quant'è bello uscirne via. E decentrarsi.

venerdì 2 aprile 2010

Farmacie d'Italia



Farmacia monarchica non vende sale inglese.
Farmacia ebraica non vende assorbenti.
Farmacia islamica non vende abbronzanti.
Farmacia buddista non vende ipnotici.
Farmacia omofoba non vende supposte.
Farmacia fascista non vende la dolce Euchessina.
Farmacia.... aiutatemi voi a creare un generatore automatico di farmacie col divieto

martedì 9 febbraio 2010

Un pronostico

Dopo l'esclusione di Morgan, il vero favorito a vincere il Festival di Sanremo è lui.

giovedì 17 settembre 2009

Il Dio della lotteria

a Ivo e Mau.

«Un uomo in bolletta prega Dio di salvarlo facendogli vincere la lotteria. Passano i giorni, le settimane, e l'uomo non riesce a vincere una sola volta. Alla fine, disperato, urla a Dio: “Tu dici sempre: Bussate e vi sarà aperto. Cercate e troverete. Io sono sull'orlo della rovina e non ho ancora vinto la lotteria!”. Gli risponde una voce dall'alto: “Amico, devi venirmi incontro. Compra almeno un biglietto!”.

T. Cathcart-D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007

domenica 30 agosto 2009

Omaggio al Vernacoliere



A margine di una dichiarazione di Marcello Dell'Utri, riportata dal Corriere di oggi, dove il senatore cita una favole di Goethe
:

«Il re chiese al serpente: "Che cosa è più vivificante della luce?"
E quello rispose: "La topa"».

mercoledì 5 agosto 2009

Amicizia

L'amicizia è uno dei più preziosi doni che la vita riserva. Scusate questa massima da baci perugina, ma stasera ho poco tempo per scrivere. Stasera e questi giorni saranno tra i pochi giorni dell'anno in cui amici veri saranno in carne e ossa qui in mia compagnia. E i racconti di vita si dilateranno in sonore risate o nella tristezza che un giorno, tra molti giorni, tutto questo non sarà più. Ma il legame forte con pochi amici veri è un'essenza e una dedica, una particolare forma d'amore, un lusso e un privilegio. Non esistono analisti migliori, non esiste vendemmia pregiata che quella che deriva dalla cura che si dedica alle persone care. Per la verità anche molte e molti degli amici linkati, conosciuti solo qui tra le pagine scritte, tra la tenue e forte voce da loro pronunciata, danno ancora la speranza che l'amicizia possa un giorno rendere partecipi di un grande sogno e ora basta, basta sì che non so più bene quel che dico perché ho bevuto in compagnia mezza bottiglia di Castello di Ama 2005 tenuto apposta, nascosto, per stasera. Brindo anche a voi amici cari, qui. Buon sera agostana.

mercoledì 17 giugno 2009

Guadagnare, adagiarsi o viceversa?

«Daniel Spitzer afferma: “Il tenore di vita dei coniugi X. è piuttosto elevato; secondo alcuni il marito deve avere guadagnato molto ed essersi poi un po' adagiato, secondo altri è invece la moglie che si è un po' adagiata e così ha guadagnato molto.”»

Sigmund Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l'incoscio, (1905) ed. Boringhieri, 1972.

sabato 23 maggio 2009

Mature

Dall'ortolano, questa mattina.

Un'anziana signora, credo ultrasettantenne, rivolgendosi al garzone del negozio:

«Giovinotto, mi porteresti le borse [della spesa] in macchina

La proprietaria del negozio con fare scherzoso e confidenziale:

«E se te le porta cosa gli offri?» [intendendo un caffè al bar, credo]

La signora:

«Se fossi più giovane saprei io cosa offrirgli. E invece ora, se gliela offrissi, c'è caso che non mi porterebbe nemmen le borse in macchina».

giovedì 21 maggio 2009

Il genio italico

Ottima risposta alla crisi occupazionale. Un unico neo: il Sig. Marco Donarini si dichiara esausto e affaticato giacché lavora quasi 24 ore al giorno: perché dunque non assume due impiegati?

Trombare pallido e assorto
presso un rovente muro di box...

sabato 21 marzo 2009

Un post imposto



Farfuglio, fuori neve. Passerotti delusi zampettano e mi chiedono l'ora. Rispondo ch'è primavera meno un quarto e che la devono smettere di ascoltare la cantante in Pausa. La devono smettere d'inseguire la modulazione di frequenza sempre più debole, sempre meno libera, sempre più soffocata dai richiami assurdi di un occidente in vendita senza nessuno che voglia comprarlo. Pazienza. Mi sono imposto un post assurdo e credo di essere nel torto. Se un giorno dovessi diventare come Rossella (Carlo) vi prego sputatemi addosso al mio passare, al mio parlare, al mio viscidume interiore. Forse dovrei tornare a guardare un po' le trasmissioni televisive del pomeriggio, quelle coi pettegolezzi e le cronache cialtrone. O forse dovrei fare una ricerca sul lessico politico pentapartitico e rimpiangere Nicolazzi, Altissimo, il mitico Spadolini, le pause filosofiche craxiane e le vette linguistiche del Ciriaco De Mita d'un tempo. Ha ragione Michele Serra oggi a dire che essere politicamente scorretto equivale essere un piccolo peto senza rumore. Quanto sarebbe più nobile riguadagnarsi uno spessore con la misura: politica, politesse oblige. Ma io non sono un politico, io posso essere un fiore, ma fuori fa un freddo bestia e tira un vento da sradicamento e mi sento cigolare come un'altalena arrugginita. Mi fermo, mi sto e vi sto venendo a noia.

lunedì 12 gennaio 2009

Le sublimi vette della tornitura



In margine alle sue pungenti dichiarazioni, l'onorevole Ministro Brunetta ha confessato:
«Anch'io da grande avrei voluto fare il tornitore alla Ferrari. Ma non ci arrivavo, al tornio».

martedì 6 gennaio 2009

Io nuoccio, tu nuoci, egli nuoce...



In una recente intervista al settimanale Chi, l'indimenticato centravanti Aldo Cantarutti, è stato zitto facendo parlare solo il suo cognome.
Il giornalista ha provato allora ad intervistare il difensore Fabio Cannavaro, capitano della nazionale italiana: e lo sventurato ha risposto.