venerdì 10 luglio 2009

La stretta di mano



«La concezione mimetica è in grado di spiegare quei conflitti che sembrano scoppiare e aggravarsi con facilità sconcertante tra individui che nessun desiderio in comune divide o riunisce?
Per rispondere a questa obiezione, prendiamo un esempio insignificante e normale: voi mi tendete la mano e, di ricambio, io vi tendo la mia. Quello che compiamo insieme è il rito inoffensivo della stretta di mano. L'educazione esige che, davanti alla vostra mano tesa, io faccia lo stesso. Se, per una ragione qualunque, io rifiuto di partecipare al rito, rifiuto di imitarvi, qual è la vostra reazione? Anche voi ritirate subito la vostra mano, dimostrando nei miei confronti una diffidenza almeno uguale o probabilmente superiore a quella che io manifesto verso di voi.
Niente di più normale, di più naturale di tale reazione - pensiamo -, eppure basta una minima riflessione per scoprirne il carattere paradossale. Se io mi sottraggo alla stretta di mano, se rifiuto insomma di imitarvi, allora siete voi a imitarmi riproducendo il mio rifiuto, copiandolo.
L'imitazione che doveva concretizzare l'accordo risorge, cosa strana, per confermare e rinforzare il disaccordo. Una volta di più, in altri termini, l'imitazione trionfa, e allora si vede bene in quale maniera rigorosa, implacabile la doppia imitazione strutturi tutti i rapporti umani.
Nel caso che ho presentato, e che si verifica in ogni momento, l'imitatore diventa modello e il modello imitatore, e l'imitazione risorge precisamente da quello che essa si sforza di negare. Insomma, non appena una delle due controparti lascia cadere la fiaccola del mimetismo, l'altra la raccoglie, non per rinsaldare il legame in procinto di rompersi, bensì per confermare la rottura riproducendola mimeticamente».


René Girard, La pietra dello scandalo, Adelphi, Milano 2004 (pag. 27-28))


Obama, lì per lì un po' rigido, fa un passo avanti e tende la mano a Gheddafi. L'altro, forse più esitante, la prende tenendola vicino a sè. E Barack fa di più mette anche l'altra mano a stringere tra le sue quella dell'antico nemico, come si fa con un vecchio amico. La scena si è poi ripetuta durante la cena: Obama si è alzato, ha raggiunto Gheddafi e gli ha stretto di nuovo la mano, quasi a ribadire la cosa davanti a tutti.

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