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lunedì 20 giugno 2011

Innocenti evasioni

Questa mattina mi son svegliato materialista dialettico.
Poi, nel farmi la barba, mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: ma se io avessi la possibilità di evadere le tasse, le evaderei o invece no, sarei integerrimo e dichiarerei tutto, ma proprio tutto?
E facile, per noi poveri, criticare i ricchi o coloro che faticosamente cercano di arricchirsi contravvenendo alle regole del patto sociale. Ha ragione Olympe per questo. Lo seguo anche nel suo auspicio di avere un giorno la possibilità per tutti i lavoratori "dipendenti" di pagare le tasse in modo indiretto, a fine anno (o un paio di volte all'anno). Busta paga lorda per capirsi. Sarebbe una rivoluzione e sapete perché? Perché dopo i lavoratori terranno per le palle lo Stato, ovvero la politica. Infatti, se al momento di pagare le tasse una massa ingente della popolazione si rifiuta* per valide ragioni politiche (per es: cercate gli evasori e fateli pagare altrimenti non vi paghiamo nemmeno noi; oppure: ritirate le truppe dall'Afghanistan e non comprate più carriarmati del cazzo), cosa fa lo Stato? Manda l'esercito ad accompagnare Equitalia per riscuotere i tributi?


P.S.
Non rivendico la paternità di questa idea rivoluzionaria ma ora mi sfugge dove e quando l'ho letta o sentita. Se qualcuno lo ricorda nei commenti mi fa un favore.

giovedì 12 marzo 2009

Farsi un pianto



Stasera ho voglia di piangere. Non per un fatto personale, ma per una ragione sociale. Politica. Storica. Filosofica, forse. Piangere come gesto rivoluzionario, come risposta alle vicissitudini politiche, sociali, storiche e filosofiche dell'Italia. Bisognerebbe imporsi il pianto, come costume. Assumere delle prefiche e sguinzagliarle ogni volta che parla Berlusconi, ogni volta che parla il Papa, ogni volta che si gioca una partita di calcio o danno un programma pseudo-comico alla tv. Piangere, farsi un pianto. E coi nostri lacrimoni-lenzuola stendere un velo pietoso sopra lo sfacelo italiano. Addormentare la patria. Addormentarsi tutti e continuare a piangere se al risveglio ci si accorge che questo incubo (sociale, politico, storico, filosofico) lo stiamo vivendo.