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sabato 1 febbraio 2020

Per dindi Lipperina

La Lipperini, scandalizzata, su Facebook scrive:
«Il romanzo di Fontana, in lettura, è splendido. In lettura, ripeto. E i critici dovrebbero parlare dopo aver letto, perdindirindina.»
E senz'altro ella avrà ragione, ma, prima di dire perdindirindina, avrebbe dovuto considerare che i critici, in quanto lettori, hanno facoltà di scegliere che cosa leggere e aver dei sani pregiudizi: e qualsiasi romanzo che superi duecento pagine è pregiudizievole.

Poi, si dirà: ma i critici sono pagati per... per leggere e non leggere.
Immaginate un critico (classe 1937) che apre il pacco di libri che gli editori gli hanno spedito perché li "visioni" e, nel caso, li recensisca. E poniamo che tale critico abbia una rubrica settimanale su un quotidiano, per la quale è pagato, e nella quale è libero di scrivere di quel che più gli aggrada, settimana dopo settimana. Questa settimana, la cosa che più lo stupisce, sono tre libri di tre autori italiani, più o meno giovani, più o meno sconosciuti, le cui pagine, messe insieme, danno un totale di 2188. Può egli avere il diritto di criticare garbatamente, non il contenuto dei libri, ma tale abbondanza premettendo, appunto, che:
«Non so quando troverò il tempo di leggerli, e francamente non ne sento il bisogno.»?
Secondo me sì. Anche perché, per quel che mi riguarda, nonostante non dubiti che quei libri siano splendidi in lettura, credo che siano ancora più splendenti in non lettura, o anche: li potrei leggere soltanto se mi pagassero, per ognuno, almeno dieci volte il prezzo indicato in copertina.
Perdindirindina.

venerdì 6 maggio 2016

Come no

Poco prima delle sei del pomeriggio, ritornando a casa, mi sono sintonizzato su Radio Tre, Fahreneit. Stavano presentando il libro del giorno, Adesso, Feltrinelli, l'ultimo romanzo di Chiara Gamberale; la conduzione era di Loredana Lipperini. Un romanzo sull'innamoramento, pare, ma non è questo il punto. Il punto, o meglio, il dito nell'orecchio (ho scritto orecchio) l'ho sentito penetrare quando l'autrice (16'50") ha chiesto a bruciapelo alla conduttrice:

- Se lo ricorda quel film bellissimo, iraniano, Il passato
E la Lipperini ha risposto:
- Come no.

Quel «Come no» ha toccato le corde della mia anima scordata perché in esso ho visto scorrere tutta la quantità di contenuti culturali (libri, film, concerti, mostre d'arte) che mi sono perso e mi sto perdendo, romanzi della Gamberale compresi. Mi sento così fuori dal mondo, dal centro, completamente ai margini... e così facendo condanno i memi ad autofagogitarsi. Devo fare qualcosa. Ma cosa? Comprare il libro della Gamberale per capire se ha scelto il titolo perché «esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima [e] quel momento è adesso», oppure per un impellente richiamo inconscio a un film di Vanzina.
Spero nella seconda ipotesi.