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venerdì 16 dicembre 2011

Il poeta

[Unknown, Man Ray agendas and related materials, ca. 1926. The Getty Research Institute, Los Angeles.]

Si bùccina che viva dando ad altri
la procura, la delega o non so che.
Pure qualcosa stringe tra le dita
il deputante, il deputato no.

Non gli hanno detto al bivio che doveva
scegliere tra due vite separate
e intersecanti mai. Lui non l'ha fatto.
È stato il Caso che anche se distratto
rimane a guardia dell'invisibile.

Eugenio Montale, Diario del '71 e del '72

martedì 15 novembre 2011

Un giorno da leoni



C'è stato un giorno, un solo giorno, in cui ho pensato di essere l'artefice di me stesso, di avermi in pugno, leggasi: in pugno la mia vita, di comandarla, di guidarla secondo una prospettiva, dandole un indirizzo, una piega, una direzione. Ma il giorno, si sa, dura poco, figuriamoci quello. Fu, infatti, così veloce che non m'accorsi ch'era già mezzanotte, suonavano le campane della chiesa vicina, dovevo rientrare di corsa nella mia insicurezza, nelle mie paure, nella mia caratteristica indecisione. A poco valse scrivere in un diario tutti i proponimenti di quel giorno da leone: a rileggerli l'indomani davano già l'aria di non appartenermi, di essere di qualcun altro, d'un povero illuso che credeva di possedere la padronanza assoluta di se stesso. Faceva ridere come si atteggiava, come andava alla televisione a raccontare di aver il record assoluto di presenze, e di esser stato, nondimeno, il più grande presidente degli ultimi centocinquantanni. Bella forza presentarsi tutto rileccato davanti allo specchio senza altro intelocutore che se stesso. Che bellimbusto, eppure ero io quello, non ci sono dubbi, con quella faccia triste nascosta in un sorriso forzatamente ebete. Meno male sono sceso da quell'io costruito a tavolino che parlava di risolvere i problemi sul tappeto. Ora che sono di nuovo quel piccolo punto d'universo che ero sempre stato, mi accorgo che sul tappeto ci sono le mie unghie dei piedi appena tagliate, e purtroppo, non ci sono cazzi, tocca a me domani passare l'aspirapolvere, dato che non mi posso certo permettere personale di servizio.

sabato 12 marzo 2011

L'immagine (Fine)

Man Ray, Photomontage with Nude and Studio Light 

...questo sedere che mi ritrovo tra due uno sinistra destra eccoci partiti naso nero e rosa nemmeno la forza di leccarlo noi al contrario mezzo giro verso l'interno spostamenti ricongiungimento delle mani dondolio delle braccia degustazione in silenzio del mare e delle isole teste che si girano all'unisono verso i fumi della città localizzazione in silenzio dei monumenti teste che ruotano di nuovo si direbbero unite da un assale insomma nebbia e rieccoci qua mentre mangiamo i sandwich a bocconi alterni ciascuno il suo scambiando parole dolci cara io do un morso lei inghiotte caro lei dà un morso io inghiotto non tubiamo ancora la bocca piena amore mio do un morso lei inghiotte tesoro mio lei dà un morso io inghiotto insomma e rieccoci qua che ci allontaniamo di nuovo per campi la mano nella mano le braccia dondolano la testa alta verso le cime sempre più piccole non vedo più il cane non vedo più noi la scena si vuota qualche animale i montoni si direbbe granito che affiora un cavallo che non avevo visto in piedi immobile dorso curvo testa bassa le bestie sanno azzurro e bianco del cielo mattino d'aprile sotto il fango è finito fatto ecco che svanisce la scena rimane vuota qualche animale poi svanisce via l'azzurro io resto là laggiù a destra nel fango la mano si apre e si richiude questo aiuta che lei se ne vada mi accorgo che sorrido ancora non ne vale la pena ormai da tempo non ne vale la pena la lingua riesce fuori va nel fango resto così più sete la lingua torna dentro la bocca si richiude deve fare una linea dritta adesso fatto ho fatto l'immagine.

Samuel Beckett, L'immagine
traduzione dal francese di Chiara Agostini, Leggere, Mensile per i libri, n° 7, dicembre 1988 - gennaio 1989.

mercoledì 9 marzo 2011

L'immagine (2)

Man Ray, Obstruction, 1920

...anche andando rasente ai muri sotto il cielo incerto dovevo farmi furbo già lei non dev'essere molto lontana neanche un metro ma la sento lontana un giorno se ne andrà da sola sulle sue quattro dita contando il pollice perché ne manca uno non il pollice e mi abbandonerà la vedo che lancia in avanti le quattro dita come rampini le estremità fanno presa tirano e così si allontana con piccoli assestamenti orizzontali il fatto è che mi piace andarmene così a piccoli tratti e le gambe che fanno le gambe oh le gambe e gli occhi che fanno gli occhi chiusi senza dubbio ebbene non perché a un tratto là sotto il fango vedo me dico me come dico io come potrei dire lui perché la cosa mi diverte mi do non più di sedici anni e per colmo di felicità è una giornata incantevole cielo azzurro e accavallarsi di nubi leggere mi volto e anche la ragazza che tengo per mano il culo che ho a giudicare dai fiori che smaltano l'erba smeraldo siamo nel mese di aprile o di maggio non so e con che gioia da dove tiro fuori queste storie di fiori e di stagioni le tiro fuori punto e basta...


Samuel Beckett, L'immagine
traduzione dal francese di Chiara Agostini, Leggere, Mensile per i libri, n° 7, dicembre 1988 - gennaio 1989.


L'immagine (1)

Man Ray, Élevage de poussière, 1921

La lingua si copre di fango un solo rimedio allora tirarla dentro e rigirarla nella bocca il fango inghiottirlo o sputarlo si tratta di sapere se è nutriente questione di punti di vista senza esservi costretto da fatto di bere spesso ne prendo un boccone è una delle mie risorse una difesa bene si tratta di sapere se inghiottito mi nutrirà prospettive che si aprono non sono brutti momenti darmi da fare tutto qui la lingua riesce fuori rosa nel fango che fanno le mani nel frattempo bisogna sempre guardare quel che fanno le mani eh sì la sinistra s'è visto regge sempre il sacco e la destra eh sì la destra nel giro di un secondo la vedo laggiù in cima al braccio steso in tutta la sua lunghezza nell'asse della clavicola se così si può dire anzi se si può fare che si apre e si richiude nel fango si apre e si richiude è un'altra delle mie risorse un piccolo gesto che m'aiuta non so perché conosco dei trucchetti come questo che sono davvero un conforto...

Samuel Beckett, L'immagine
traduzione dal francese di Chiara Agostini, Leggere, Mensile per i libri, n° 7, dicembre 1988 - gennaio 1989.

P.S.
Trovata piccola pila di tale rivista. Riscopro tale racconto. Due pagine. Lo trascrivo a puntate.