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mercoledì 23 giugno 2021

Stile semi-libero

Cosa non devo fare
per togliermi di torno
la mia nemica mente:
ostilità perenne
alla felice colpa di esser quel che sono,
il mio felice niente.

Patrizia Cavalli, Vita meravigliosa, Einaudi, Torino 2020

Data la mia magrezza, andare in piscina con il mio fisico, ci vuole fisico; ma per fortuna la piscina dove vado è un luogo in cui, tendenzialmente, ognuno fa i fatti suoi e, poi, non ho dei tatuaggi che calamitano gli sguardi altrui. Le regole attuali non consentono di lasciare alcunché negli spogliatoi (adibiti soltanto per cambiarsi e fare la doccia), sicché, messo il costume, infilo l'accappatoio e mi avvicino alla vasca. Tolgo l'accappatoio prima del getto d'acqua pre-ammollo, lo recupero poi insieme alla borsa, appoggio il tutto in angolo dove possa buttarci un occhio durante la pausa a sponda e, via, giù in acqua, senza tuffi, ché non mi so tuffare, possibilmente in una corsia libera, e via andare, bracciata dopo bracciata, fermandomi a ogni sponda per recuperare un po'.  
Considerando che vado in piscina da pochi anni, sono piuttosto soddisfatto del risultato raggiunto, anche se dovrei migliorare lo stare a galla senza la fatica del movimento e potenziare la respirazione. L'acqua clorata mi costringe a portare il tappanaso, per evitare di starnutire un secolo a fine nuotata. Oggi ho fatto trenta vasche in mezz'ora: non sono niente, ma questo niente è molto per me. È il secondo ingresso in piscina dallo scorso settembre, va bene così.

domenica 10 gennaio 2021

Il comportamento privato del lettore

 «Si l’écrivain avait la possibilité d’assister, invisible, au genre de tête-à-tête qu’entretient, dans la solitude, un de ses lecteurs avec un de ses livres, il serait sans doute choqué du « sans-façon », et même de l’extrême incivilité qui s’y manifeste. Ce tête-à-tête est un mélange déconcertant de distraction et d’attention. La lecture est coupée, le plus souvent à des intervalles inégaux et assez rapprochés, par des pauses de nature diverse où le lecteur allume une cigarette, va boire un verre d’eau à la cuisine, ou replace un livre dans sa bibliothèque, ce qui l’entraîne à en feuilleter un moment un autre, téléphone une commande qu’il avait oubliée, ou s’informe des résultats du tiercé, vérifie l’heure d’un rendez-vous sur son agenda, ou repose un moment le livre sur la table pour une rêvasserie intime, dont le seul lien avec le contenu du livre est souvent celui du coq-à-l’âne.» Julien Gracq

Negli ultimi anni, leggo spesso i libri di poesia, che vado comprando, al cesso. Dello scaffale da bagno di Ikea, tengo un ripiano apposito: fanno bella mostra di sé, sopra la carta igienica di ricambio e sotto il rasoio, il sapone da barba, il dentifricio, il filo interdentale, lo spazzolino e il bicchiere che lo contiene, più delle forbicine e un pettinino apposito per i baffi, le ultime raccolte - splendide - di Patrizia Cavalli (Vita meravigliosa) e Louise Glück (Averno).

I versi, sciolti o meno, scorrono via a volte silenziosi a volte pronunciati a fil di voce, come per assaporarne il gusto, sillaba dopo sillaba. La corporalità della Cavalli è bilanciata dai versi eterei della Glück. È un esempio di come, non raramente, seduto in questa stanza, con un libro che accompagna le mie meditazioni corporali, percepisca quanto la realtà sia fluida e come sia possibile scaricarla, dopo averla assunta e un poco assorbita. 

Sostiene la poeta americana: «L'arte ci salverà dalla catastrofe della pandemia».

Può essere - epperò confido più nel Supernalotto.

E giuro che, se vincessi, da Boston a San Francisco piuttosto ci andrò a piedi, anziché noleggiare un aereo privato coi soldi del Nobel, come un coglione.

martedì 5 febbraio 2019

Google -

Vedo sfuggirmi. Tipo fossi Google +. E mi chiedo: prima di sparire, di lasciarsi morire d'aprile (dicono dalla base che già da ieri non avrei potuto utilizzarlo e che il 2 aprile - perché non il primo così per celia? - tutto sarà chiuso ed eliminato e chissene tanto non l'ho mai considerato più di tanto il G+) non sarebbe stato meglio vivere per un po' da Google - ? Tipo me, Luca - (meno... il can per l'aia) da tempo, una vita - che vita! - che il tempo passato lo vedo lontano, da una certa altezza, o bassezza, non metaforizziamo troppo sennò perdo l'uditorio - e insomma, Luca il minus habens sotto certi aspetti perché - perché? - non so perché, perché sono un idiota a stare qui a sbattermi senza concludere niente? Senza uno scopo? Senza scopo? Mi vengo in faccia da egregio segaiolo che sta qui a sbattersi (avevo promesso di non metaforizzare troppo e non ho mantenuto) (man tenuto ferma) (sembro Sanguineti a Parigi che conta quanti gatti sono grigi e quante coppie di tette hanno le parigine). Suvvia! Stoppati! È bello però stare qui. Mi dà conforto. Mi fa sentire - lo dico con somma presunzione - come Patrizia Cavalli dopo che ha scritto una poesia. 

È inutile fare sforzi
diventare più adulti più maturi
interessarsi alle tante sorti
del mondo nei giornali
e intanto guardare con sensi approssimati
scomparse e ricomparse
dentro e fuori e i minuscoli regali
della memoria inacidita
nelle scatole e nelle scatolette.¹

È bene che l'intelligenza (il minus habens) (o quello che) si dispieghi (ho disposto così). Nel cassetto ci starà o sparirà perché magari un giorno Google deciderà di far morire anche Blogger. E io non avrò di pubblicato alcunché. Io che non mi sono peritato di alcun backup (o almeno, di pochissimo). Oh, bella piattaforma bloggeristica non mi lasciare nell'oceano del nulla, almeno, se proprio devi, diventa rifiuto e aggregati al Plastic Trash Vortex (tanta roba: ho riconosciuto una mia Ferrarelle).

Ma io amo. All'amo. E anche. Io sono un uomo (se questo). Praticamente una cosa.

________________
da Il cielo, Einaudi, 1981


domenica 19 gennaio 2014

Sprache: italienisch


Ho scoperto, tramite Giuseppe Martella, che Patrizia Cavalli ha un blog.
In esso, v'è una strofa di poesia, che è riportata per intero e che lei legge, qui - ed è una meraviglia.

La giornata atlantica

Quando col mio giudizio mi dispongo
alla tiepida pace di ogni giorno,
ai pomeriggi docili, al sonno largo
e naturale, non più nemica al clima
che anzi fermo e uguale mi carezza
- si schiude il grumo delle voci e mi fa entrare
e mi corteggiano gli odori delle strade
e mi concedo agli angoli alle piazze
ai visi di vecchi e di ragazze, e innamorata
casta trovo ogni scusa per poter restare -
improvvisa ritorna la giornata atlantica.
La luce alta, i suoni alti della luce
e si apre la distanza. Basta quel luccichio
di latte alle persiane, quelle fessure d'ombra
dense e profonde, l'abbaglio di frescura,
lo sventolio dei rami dai balconi,
ecco l'estate e il cielo si fa mare.
La città si solleva e veleggiando oscilla
mossa dalle brezze. Chiamati dalle altezze
senza ancoraggio o pesi i miei sensi
non più raccolti ma vagabondi sciolti
soli e assoluti si perdono nell'aria
e a casa mandano notizie di terrore.
Notizie: mentre in casa ogni oggetto
ritrova il suo cassetto il suo scaffale
io divento a me stessa marginale.
La mia materia evapora.
L'isola scura e densa mi riappare.
Quella sostanza spessa, promessa di rimedio,
fammi entrare. Riportami al mio limite
circondami, con le carezze segna i miei contorni,
col peso del tuo corpo dammi corpo.
Ma è il rimedio che produce il male.