Visualizzazione post con etichetta esistenziali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esistenziali. Mostra tutti i post

venerdì 22 giugno 2012

Un ventidue giugno

Stamani, durante una riunione collegiale in cui potevo stare in disparte e distrarmi, ho preso il mio Kindle e mi sono messo a leggere l'inizio delle Metamorfosi di Apuleio.
Ero seduto su una piccola sedia da bambini dell'asilo, circondato da colleghe che, invece, erano sedute a gambe levate su un tavolo molto più alto della spalliera della mia sedia. Io ero basso, dunque; e loro alte.
A un certo punto leggo:
«Compiuta ogni cosa se ne andarono; prima però mi tolsero il letto di dosso, si piazzarono sopra di me a gambe divaricate e mi pisciarono in faccia inondandomi tutto del loro fetore»
Ho alzato gli occhi verso le colleghe: si stavano mettendo le mani alla bocca, schifate. Dalla porta e dalle finestre aperte entrava per l'appunto un nauseabondo fetore: un camion di una ditta di espurgo aveva iniziato la procedura di aspirazione del bottino.
Il dilemma è stato: chiudere porta e finestre e schiantare dal caldo, o respirare vento di merda?

***

Dopo la riunione, a lavoro (!) finito, sono stato alla coop. Spesa calma nel fresco condizionato. Belle donne a fare la spesa. Una in particolare, capelli neri, un rossetto color ciliegia, una maglietta aderente color melone, pantaloni color albicocca. Pudichi incroci di sguardi. Che vuoi che mi metta a chiederle che ore sono davanti allo scaffale di carta igienica (io) e di assorbenti (lei)? Spingo il carrelo, adieu, mai più ti rivedrò, ma sappi che il mio cuor batté per te qualche frazione di secondo.

***

Dermatologo asl nel pomeriggio. Visita nevi periodica. Ho fatto la doccia mezz'ora fa ma temo lo stesso di puzzare di sudore. Non è così, ma prevengo la dottoressa con un banale: «Ho fatto la doccia mezz'ora fa ma con questo caldo». «È normale, la pelle respira. Si spogli e si sdrai». Sudo freddo. Tutto bene, a parte qualche cheratosi seborroica. Dieci minuti di visita. Venti per pagare il ticket di ventidue euro.

***

Negozio di sport. Devo comprare due racchette da tennis per le figlie. Le ho convinte a fare un corso di tennis e il maestro mi ha dato delle indicazioni considerato che le mie racchette di quando avevo, più o meno, la loro età, sono roba preistorica. Un signore mi ha detto di venderle all'antiquariato, perché di legno. «Ché mi prendi in giro? Ma non vedi che questa è una Donnay firmata da Bjorn Borg? Made in Belgium per giunta? Cazzo fanno adesso in Belgio? Le seghe si fanno in Belgio, salvo transazioni finanziarie e ospitare in residenza capitalisti europei del cazzo con tasse basse, vedasi i signori Nutella».
«Sì, sì. È vero. Comunque non ti scaldare. È che è troppo pesa per le tue bambine». 
Insomma, ho comprato due racchette da tennis Wilson. La marca è tedesca, ma sono made in China. Avresti mai creduto il contrario?

***

Voi non ci crederete ma se non ci crederete fa' niente. Stasera, come due san Tommaso rincoglioniti, io e Formamentis ci siamo telefonati. Vale a dire: abbiamo scoperto che le nostre voci esistono veramente, mica discorsi scritti e basta. Ci siamo telefonati e no, non abbiamo pianto, ma riso. 
Come disse Kundera a una conferenza in Israele (L'arte del romanzo, Adelphi), citando un proverbio ebraico: «L'uomo pensa, Dio ride». 
Come mai ho riportato questo passaggio? Ah, sì: perché abbiamo riso, e pure bestemmiato contro certe circostanze. Teologia estemporanea insomma. 
Dite che Mondadori ce lo pubblicherebbe un dialogo teologico fra me e lui alla stessa stregua di quello tra Augias e Mancuso?

domenica 18 dicembre 2011

In a paradoxical way

Ha un bel dire Obama nel vietare Facebook alle figlie, tanto le figlie cosa gliene importa di Facebook, mica devono fare tanto per essere qualcosa, sono già le figlie di Obama e questo basta per renderle aristocratiche in automatico.
Le figlie di Obama sono già vive, non hanno bisogno di surrogati virtuali, di protesi esistenziali. Sono già belle presenti nella memoria collettiva come figlie del primo presidente di colore della storia degli USA. In fondo, poi, sono giovani; è sufficiente che non si annoino troppo del loro troppo avere, ché il loro essere vivrà bene senza tanti sforzi per dimostrarlo.

Facebook oggi, e insieme tutti i social network, sono dei grandi calderoni dove l'individuo cerca faticosamente di emergere, tirando su la testa, o facendo vedere al mondo (dieci, cento, mille che siano gli "amici") che cosa e come egli pensa, parla, viaggia, legge, ascolta, vede, mangia, respira, in una parola: vive. 

Non ci si accontenta più di vivere nel nostro piccolo, occorre affacciarsi alla finestra-mondo per farsi notare, vedere, perché sono gli occhi e le orecchie degli altri che ci garantiscono l'esistenza. Noi siamo affamati d'essere, ognuno in vario modo, chi più chi meno, d'accordo, ma comunque, tutti noi patiamo il male ontologico.
«So far as we are human, what we do must be either evil or good: so far as we do evil or good, we are human: and it is better, in a paradoxical way, to do evil than to do nothing: at least we exist.» T.S. Eliot
«È meglio, paradossalmente, fare il male che non far niente: almeno esistiamo». C'è un'enorme carica di risentimento individuale là fuori, e sono convinto che, non so quanto consapevolmente, il Potere cerchi di canalizzarla verso forme depotenziate che non rischino di scalfirlo*. La guerra tra poveri, per esempio.
Non so dire se anche con i social network il medium sia il messaggio. Tuttavia, essi sono molto meno controllabili della televisione. Il problema è la dispersione, il fatto che tutti noi, chi più chi meno, siamo lanciati verso un'autoaffermazione che assomiglia alla gara degli spermatozoi durante un'eiaculazione. Vogliamo essere i primi e i soli. Ma contrariamente a quanto accade al vincitore della gara del concepimento, nel mondo dei viventi adulti e vaccinati succede che chiunque vinca non partorisca niente se non l'effimero successo del suo piccolo-grande sé. Ma a cosa serve tutto ciò? Cosa serve applaudire l'uno per la sua genialità, per la sua presunta esistenza moltiplicata? 

E se invece provassimo a esistere insieme? Se infatti, come per magia, curassimo la nostra malattia ontologica per sovvertire l'ordine delle cose, per autodeterminarsi interamente senza farci prender per il culo da un potere che, in ogni parte del mondo, scova modi sibillini per perpetuare se stesso, facendo godere un piccolo numero di benestanti che vogliono continuare a mangiare brioches calde alla mattina?

*Federica Sgaggio e Olympe de Gouges se ne sono accorti da tempo e oggi svelano molti arcani del pensiero emergenziale del governo salva-Italia e, nella fattispecie, del ministro Fornero. È un caso, o il Veneto è una buona culla per i rivoluzionari?