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domenica 16 marzo 2014

Diciotto anni fa

N.Y. marzo 1996
Quel perticone smilzo con un Borsalino in testa, occhiali tondi e scuri, i capelli lunghi, il loden tirolese, i Levi's chiari e i mocassini dell'aeronautica che gli aveva regalato un bis cugino tenente di stanza a Bracciano - mocassini che si erano macchiati dal sale gettato sulle strade (e i marciapiedi) dalla municipalità newyorchese dopo un'abbondante nevicata marzolina, e che mi feci poi pulire da un lustrascarpe proprio sotto le Twin Tower - beh, ero io.

Il futuro romanziere.

No, il romanzo è morto: al mattatoio gli hanno sparato e poi l'hanno dissanguato, eviscerato, appeso a testa in giù e sezionato.

Ma se stamani avevi detto.

Dire romanzo per me equivale a dire blog. A tirarla in lunga e in larga questa storia di tenerlo, il blog, secondo varie modalità narrative.

Ti tiri sempre indietro davanti alle tue responsabilità, altroché.

Ma no. Vedi, in quella vacanza di due settimane ospitati, “io e Annie”, da un caro amico, andai pure alla Columbia University dove erano installati, per ogni androne, delle postazioni di accesso ad internet, dalle quali potevo anche scrivere mail, a me stesso, dato che conoscevo solo io che aveva l'e-mail. Bene, fu lì che mi venne in mente di scrivere un ante-post, in attesa nascessero i blog.

Ma quando nacquero, ti tenesti alla larga.

Era un periodo in cui decrescevo felicemente, molto prima di Latouche.

Poi ti toccasti le palle e capisti che la felicità è più legata alla crescita.

Crescita d'amore, di John Donne (tradotto da Cristina Campo) prima strofa:


Credo appena il mio amore così puro

come l’avevo pensato
se, come l’erba, dura 
vicissitudine e stagione.
Dunque tutto l’inverno mentii, quando giuravo
il mio amore infinito, se cresce a primavera.


C'è una formula matematica per stabilire se una vita è degna di essere vissuta? Esistono parametri dentro i quali si può rispondere sì e altri no? Pensavo al Formamentis e al suo tragico, al suo spavento, alla sua tribolazione e mi chiedevo, per esempio, se io e lui, in due letti distanti, seminudi, affidati a sapienti mani orientali che ci massaggiano un po' dove capita, potessimo trovare una sintesi a due diversi punti di vista.

lunedì 26 novembre 2012

Ogni tanto mi sento


Ogni tanto
dall'io mi affranco
mi avvalgo
di questa facoltà
e scendo sotto cattedra
per non spiegare
agli altri le ali
del sono.
Ogni tanto
dimentico cosa
voglia dire essere
uomo – e
mi pento
di questa dimenticanza
di cui posso essere
accusato.
Ogni tanto
disperdo il fiato
parlando nel vuoto
di uno schermo
cristallizzato.
La voce è sì bassa che appena
si sente la pena
una certa finta fatica
una certa voglia di. Stop.
Troppe effe di fila,
Ogni tanto
lascio spazio al pianto
mi commuovo con niente
e sento salire il presente
disagio di essere perso
nel tempo.
Non trovo altro scopo
che non averne
perché avere il rimpianto
dell'inazione
è meglio che avere il rimorso
della persecuzione.
Ogni tanto
ci penso a questo blocco
di vita sospesa
e mi accuso e mi metto
in attesa
spalle al muro.
Mi diverto a fare la spia
a me stesso
per vedere se mi stano.
Ogni tanto
provo a fare il puttano:
cinquantamila euro
per non fare un cazzo -
sarei tanto un bravo
ragazzo col trucco
e il parrucco.
Ogni tanto
di stucco mi dico:
pensa se fossi figlio 
di un ciarrapico
come sarei messo
fascista e depresso.
E invece
non riesco a essere figlio
non riesco a essere padre
non riesco a uscire da qui
perché qui sto bene
è così - da questo consorzio
di umani imperfetti
non prendo divorzio.
Ogni tanto 
immagino quanta
porzione di vita manca
da essere consumata;
ma non mi concentro:
mi tocco, dentro
unendo tra cuore
e ombelico una mano -
e mi sento.

domenica 5 agosto 2012

The Formamentis Lover

, The Book Lover, 1897
Il nostro caro Formamentis si preoccupa di non avere pensieri in sintonia con l'età. Gli consigliamo di infrascarsi, lasciarsi la barba incolta, assumere un atteggiamento tipicamente da flâneur, e le api voleranno a cercare il suo miele. Raccomandiamo il gilet - e attenzione alle punture.

giovedì 5 luglio 2012

Addendi

via

a Formamentis,  a mezz'asta

«Noi proviamo continuamente a sgusciar via da noi stessi, ma questo tentativo fallisce regolarmente, e in questo tentativo seguitiamo a incaponirci perché non vogliamo ammettere che a noi stessi non scamperemo mai se non con la morte».
Thomas Bernhard, Il soccombente, Adelphi, Milano 1985 (pag. 101, traduzione di Renata Colorni).

Io, invece, sono un artista dello sgusciamento. Lo confesso impunemente: io riesco a scamparmi, sarà la mia consustanziale leggerezza, il mio disincanto, il mio distacco, il mio riuscire quasi sempre a tenere un piede sospeso prima di immergerli tutti e due dentro le delusioni della vita. Sono, per questo, anche per fortuna genetica, poco propenso alla depressione; certo, a volte ho le palle sgonfie, come dice un mio amico prete che ho visto stamani benedire la bara di una cara parente al momento della tumulazione. 
Già, ogni volta che la vita ci impone di guardare la morte, di vederla scendere dentro la tomba, ti rendi conto, guardando gli astanti, che prima o poi a tutti toccherà la stessa sorte ed inutile insistere, indietro non si torna, questa è la vita, è la morte, è la perenne constatazione che la coscienza, o tiene conto ogni tanto di queste cose, o è una coscienza zoppa, che fallisce la sua datità.
Io sono nato per sapere che devo morire e, in questo spazio tempo in cui m'è dato vivere cosciente, devo catturare più vissuti possibile per scrivermeli addosso, per ricordarli come una storia, la mia, che è quella ed è unica, così come lo è per tutti.
Non credo, forse a torto, che questa sia una specie di esaltazione dell'ego. L'ego esaltato salta addosso agli altri io come un parassita o un cannibale per nutrirsene - e io qui, invece, intendo un io che racconta se stesso tenendo conto del racconto degli altri io. 
Ma tutti questi vissuti a chi interessano? Tutti questi racconti, poi, a che servono? 
Servono a qualcosa le stelle? A formare costellazioni a cui noi abbiamo dato un nome perché assomigliano a qualcosa invece che a niente.
Credo nell'addizione: io + io = noi. E gli io, in quanto addendi, possono essere innumerevoli.

venerdì 22 giugno 2012

Un ventidue giugno

Stamani, durante una riunione collegiale in cui potevo stare in disparte e distrarmi, ho preso il mio Kindle e mi sono messo a leggere l'inizio delle Metamorfosi di Apuleio.
Ero seduto su una piccola sedia da bambini dell'asilo, circondato da colleghe che, invece, erano sedute a gambe levate su un tavolo molto più alto della spalliera della mia sedia. Io ero basso, dunque; e loro alte.
A un certo punto leggo:
«Compiuta ogni cosa se ne andarono; prima però mi tolsero il letto di dosso, si piazzarono sopra di me a gambe divaricate e mi pisciarono in faccia inondandomi tutto del loro fetore»
Ho alzato gli occhi verso le colleghe: si stavano mettendo le mani alla bocca, schifate. Dalla porta e dalle finestre aperte entrava per l'appunto un nauseabondo fetore: un camion di una ditta di espurgo aveva iniziato la procedura di aspirazione del bottino.
Il dilemma è stato: chiudere porta e finestre e schiantare dal caldo, o respirare vento di merda?

***

Dopo la riunione, a lavoro (!) finito, sono stato alla coop. Spesa calma nel fresco condizionato. Belle donne a fare la spesa. Una in particolare, capelli neri, un rossetto color ciliegia, una maglietta aderente color melone, pantaloni color albicocca. Pudichi incroci di sguardi. Che vuoi che mi metta a chiederle che ore sono davanti allo scaffale di carta igienica (io) e di assorbenti (lei)? Spingo il carrelo, adieu, mai più ti rivedrò, ma sappi che il mio cuor batté per te qualche frazione di secondo.

***

Dermatologo asl nel pomeriggio. Visita nevi periodica. Ho fatto la doccia mezz'ora fa ma temo lo stesso di puzzare di sudore. Non è così, ma prevengo la dottoressa con un banale: «Ho fatto la doccia mezz'ora fa ma con questo caldo». «È normale, la pelle respira. Si spogli e si sdrai». Sudo freddo. Tutto bene, a parte qualche cheratosi seborroica. Dieci minuti di visita. Venti per pagare il ticket di ventidue euro.

***

Negozio di sport. Devo comprare due racchette da tennis per le figlie. Le ho convinte a fare un corso di tennis e il maestro mi ha dato delle indicazioni considerato che le mie racchette di quando avevo, più o meno, la loro età, sono roba preistorica. Un signore mi ha detto di venderle all'antiquariato, perché di legno. «Ché mi prendi in giro? Ma non vedi che questa è una Donnay firmata da Bjorn Borg? Made in Belgium per giunta? Cazzo fanno adesso in Belgio? Le seghe si fanno in Belgio, salvo transazioni finanziarie e ospitare in residenza capitalisti europei del cazzo con tasse basse, vedasi i signori Nutella».
«Sì, sì. È vero. Comunque non ti scaldare. È che è troppo pesa per le tue bambine». 
Insomma, ho comprato due racchette da tennis Wilson. La marca è tedesca, ma sono made in China. Avresti mai creduto il contrario?

***

Voi non ci crederete ma se non ci crederete fa' niente. Stasera, come due san Tommaso rincoglioniti, io e Formamentis ci siamo telefonati. Vale a dire: abbiamo scoperto che le nostre voci esistono veramente, mica discorsi scritti e basta. Ci siamo telefonati e no, non abbiamo pianto, ma riso. 
Come disse Kundera a una conferenza in Israele (L'arte del romanzo, Adelphi), citando un proverbio ebraico: «L'uomo pensa, Dio ride». 
Come mai ho riportato questo passaggio? Ah, sì: perché abbiamo riso, e pure bestemmiato contro certe circostanze. Teologia estemporanea insomma. 
Dite che Mondadori ce lo pubblicherebbe un dialogo teologico fra me e lui alla stessa stregua di quello tra Augias e Mancuso?

domenica 1 aprile 2012

Previsioni pensionistiche

Uno splendido Formamentis mi offre il destro per una sinistra considerazione: noi ragazzi di mezz'età, ovvero uomini e donne arrivati nel mezzo del cammin eccetera, quando arriveremo all'incirca all'età degli esodàti (i quali - spero vivamente per loro - riceveranno il dovuto, il pattuito, quello che gli spetta insomma, anche se ancora devono soffrire), noi insomma, generazione di non più giovani ma ancor non vecchi sufficientemente per avere una trentina e passa anni di contributi, quando avremo circa 62-65 anni, cominceremo a bestemmiare così forte, ma così forte che verrà giù Cristo con tutti i santi del paradiso, i quali andranno davanti alla pensionata ministra Fornero per chiederle: ma signora mia, che riforma pensionistica del cazzo ha combinato mai?

sabato 3 dicembre 2011

Domani, a Palazzo Chigi

Questo en passant di Formamentis mi offre l'occasione di immaginare che, se fossi uno dei tanti che domani incontreranno Monti a Palazzo Chigi per conoscere le caratteristiche della manovra finanziaria, mi piacerebbe poter fare queste tre domande al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri:
  1. tutti questi sacrifici condurranno un giorno gli italiani alla felicità (economica)?
  2. nel caso (remoto) di una favorevole ripresa economica, di una “crescita” costante, di un risanamento della finanza pubblica, i cittadini italiani possono ragionevolmente sperare di riottenere qualcosa in cambio? In buona sostanza: se le casse dello Stato torneranno a esser piene, potremo sperare di andare in pensione senza la bava alla bocca?
  3. ma a cazzo serve ancora l'esercito (non tanto le forze dell'ordine, la finanza, i vigili del fuoco e la guardia costiera, ma la fanteria per esempio)?

sabato 8 ottobre 2011

La profondità del potere

Quando penso (molto raramente per la verità) a cosa farei se fossi un capo di stato con poteri illimitati, immagino sempre che mi circonderei di ministri molto più profondi e intelligenti di me nel carpire dalle cose il loro succo. Formamentis subito ministro del welfare, per esempio.
Invece, nella realtà accade sempre il contrario: i capi si circondano sempre di gente mediocre, come tristi Sacconi risentiti e incattiviti dal potere.

sabato 10 settembre 2011

Leggere e sentirsi in Forma

Conosco alcuni blogger che riescono, con poche pennellate, a essere definitivi.
A Formamentis càpita spesso, e anche oggi, sublime.

martedì 1 febbraio 2011

Please Give Us Two Millions Dollars

Io lavoro meno di Formamentis, molto meno (in termini di ore). Ma mi rendo conto abbastanza di quanto egli abbia ragione. Io mi immagino, a volte, cosa potrebbe scrivere se fosse “diversamente occupato”, se potesse stare in panciolle sotto un patio a Santa Lucia mentre osserva di lontano uno svolazzare, un frusciare di papier su presunti scandali immobiliari monegaschi, mentre improbabili ministri degli esteri fanno sci nautico con gli sci alpini: da Sestola ai Caraibi il passo è breve. Ah ecco, la rivoluzione. Era un po' che non ci pensavo. Ma come? Per cosa? Per far sì che altri nomi comandino su altri nomi? C'è ancora troppa fottuta ricchezza e benessere in Italia (benessere conservativo) e poi quale El Baradei potrebbe mai tornare dall'esilio a guidare la rivolta? El Boldrin di noiseFromAmerika? Il Viroli? Io prenderei volentieri Monica Bellucci: una bella, trionfante madrina della rivoluzione di velluto (blu). Già, ci pensavo ieri. Tra tante donne famose italiane che manifestano sdegno pubblico verso il Gran Merdaiolo d'Arcore manca una di spessore come lei. Ma mancano anche la Sofia Loren, Mina, la Pellegrini che è andata a nuotare a Parigi perché la vasca di Villa San Martino era troppo corta. E Isabella Rossellini? E gli italo-americani De Niro e Scorsese eccetera eccetera? E Madonna, e Lady Gaga? Nel vostro sangue italico non ribolle un po' di ribellione? Mettete bocca, al posto giusto, vi prego. E soprattutto, finanziate noi pensatori indipendenti: saremo solo schiavi vostri.

P.S.
Il mio è un goffo tentativo di imitazione di questo comico che ha avuto questo colpo di genio.
Pare che davvero domani gli sarà consegnato il Milione di dollari. Forma, maremmabrianzola, possibile che dalle tue parti non vi sia un mobiliere sensibile alla Kultur?

venerdì 6 agosto 2010

Aux armes citoyens

a Formamentis

Ieri, in abbinata a Il Corriere della sera (1,00 €) c'erano Sette (0,49 €) e Il Mondo (0.01 €). Stamani stavo per buttare tutto alla carta ma, di scorcio, il titolo de Il Mondo in formato pocket m'impedisce di cestinare. «Nobili affari». Apro, il corpo dei caratteri di stampa sarà si e no 6. C'è un lunghissimo articolo di Enrica Roddolo «Quei nobilissimi business» che parla della «grande rete dei manager dal sangue blu». Leggo a tratti, colpito soprattutto dai nomi dei personaggi: il principe Giuseppe Spadafora ag e dg (?) di Cassa Lombarda; il principe Ignazio Maria Boncompagni Lodovisi manager di Mediobanca; il duca Francesco Vanni d'Archirafi capo del global transaction services di Citi a N.Y.; il conte Raffaele de Courten manager del fondo Alto Parteners; il nobile Lorenzo Bini Smaghi Bellarmini economista della BCE; il conte Giampiero Auletta Armenise manager di Rothschild; il nobile Galeazzo Pecori Giraldi vicepresidente del comitato investment banking di Société Générale; il conte Eduardo Teodorani Fabbri vicepresidente di Cnh Global; il principe Fabio Borghese (!) dirigente Enel; il conte Bernardino di Campello proprietario delle Fonti del Clitunno; il nobile Flavio Piccolomini Naldi Baldini al timone di Marsh Italy (brokeraggio assicurativo); il nobile Luca Franzi de Luca (!) ad di Rasini Viganò assicurazioni; il nobile Niccolò Contucci (!) dg dell'Airc; il marchese Eugenio Litta Modignani produttore di vodka in Russia; il conte Gelasio Gaetani d'Aragona Lovatelli imprenditore; i Marchesi di Frescobaldi, viticoltori; il nobile Carlo Ripa di Meana marito di Marina; Carlo Feltrinelli marchese di Gargnano, editore; il nobile Fabrizio Crespi Morbio che s'è messo «in gioco cercando business maturi per rilanciarli nel segno dell'innovazione»: in pratica ha una struttura di “art advisory”, cioè fa il custode delle pellicce e di altri beni di pregio a Milano: «e mi sono occupato anche di Step, una vecchia tipografia che ho rilanciato facendone un partner di molte banche italiane per la supply chain» (che cazzo è la “supply chain”?); il conte Matteo Marzotto, settore moda; il conte Francesco Carducci Artemisio ex ad Cinecittà Holding attualmente consigliere regionale della Polverini; la contessina Beatrice Borromeo, giornalista; i nobili Luca Marco Daniele Cordero di Montezemolo rispettivamente presidente della Ferrari, notaio a Torino, imprenditore della moda; il marchese Carlo Barel di Sant'Albano ad e dg di Ifil; il nobile Carlo Andrea Guidi di Bagno, architetto; il conte Benedetto Camerana, architetto; il conte Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell'Upa.

Infine, come peperoncino sull'uccello (perdonatemi, a me le ciliegine sulla torta non piacciono) ecco un riquadretto a parte per i magnifici nipoti di Re Umberto II, dal raffinato titolo «Il senso dei Savoia per gli affari». Riporto pari pari:

«Molti nipoti di Umberto II, l'ultimo re d'Italia che lasciò il Paese dopo il referendum monarchia-repubblica, lavorano nella City: il principe Michael è esperto di hedge fun a Wall Street, Serge ha lavorato per Altran e si occupa di consulenza, Emanuele Filiberto (prima di sfondare [!] in tv) ha calcato la piazza finanziaria per la ginevrina Banq Syz. Ma nel Gotha c'è chi preferisce imprenditoria & diplomazia: Dimitri, figlio di Maria Pia di Savoia, ha fondato a New York un marchio di gioielleria, Gabriela d'Asburgo è una scultrice, ora anche ambasciatrice di Georgia in Germania».

Lasciando da parte i viticoltori, gli scultori e i guardiani di pellicce, ora capisco perché la finanza internazionale l'è messa così male. È giunto il momento di una nuova Rivoluzione à la française senza ghigliottina: basteranno trappole per topi.

martedì 3 agosto 2010

La palla al Forma

*
Sono i momenti in cui mi piacerebbe essere Formamentis.
Da par mio dico solo che avrei preferito vedere Casillas con la settimana enigmistica seduto sulla tazza del cesso (mentre la Carbonella si sta lavando i denti; oppure con Cannavaro che si sta facendo la barba).



martedì 13 aprile 2010

La lettaratura esiste

Il mio è un giudizio parziale e poco autorevole. Ma credo che la fortuna di leggere Formamentis (1, 2) dà conferma che la letteratura italiana ha ancora qualcosa da dire. Ossia: questa è letteratura. Il resto, quello edito freneticamente alla ricerca best-seller, lo conosco poco per dire cosa sia. Ovverosia: Formamentis è gratis ed è una fortuna che scriva così, anche sotto minaccia... (almeno che qualche agente letterario sagace della Spectre non faccia come il Barcellona con Messi: lo sequestri qualche mese, lo levi dalle beghe della piccola e media e impresa, gli dia qualche ormone della crescita, e gli permatta di diventar la Pulce delle patrie lettere: 30 € a tomo col 20% di sconto su Ibs). Voi direte: ma perché non leggi questo e quello che son tanto bravi che conviene? A me non conviene stare in libreria un'ora e mezzo per sfogliare in piedi o scomodamente seduto libri in cima alle classifiche. Comprare non li compro. Regalare non me li regalano. In biblioteca di fronte ad altri prestiti che m'attendono perdono qualsiasi prestigio. Dovrei essere pagato per leggere le novità letterarie italiane. Allora m'accontento. E godo perché, ripeto, Formamentis è un fuoriclasse che leggerei volentieri anche pagando il biglietto. E poi sono convinto: un giorno le antologie letterarie post-gelminiane conterrano di sicuro dei suoi brani. E se non lo faranno, il mondo sarà finito. La religione avrà vinto.

lunedì 5 aprile 2010

«L'assurda pretesa di aver ragione»

a Malvino, con amarezza.

«Molti anni fa Giulio Bollati mi aveva raccontato che una volta un taxi su cui si trovava era passato con il rosso e un'auto, in transito con il verde, aveva strombazzato; al che il taxista sbottò: “Se ne approfitta perché ha ragione”. Bollati mi aveva detto di avere imparato più da quella frase che dalla sua libera docenza; era un paradosso ma fino a un certo punto. Perché lo stesso argomento l'ho ritrovato nel grande pensatore conservatore Joseph de Maistre, per esempio quando sostiene che i Protestanti sono inferiori ai Cattolici perché coltivano “l'assurda pretesa di aver ragione”».

Maurizio Ferraris, "Rossi [Paolo] contro sciamani e sciatori", Domenica del Sole 24 Ore, 4 aprile 2010

In un commento a questo post malviniano, Formamentis scriveva: «La ragione è esausta». Sì, la ragione è stanca di questa continua derisione, di questo incessante menefreghismo. La ragione la pigliano sempre i più bischeri (o coglioni). A dominare il mondo è qualcosa d'altro che la ragione. La ragione non ce la fa a prender le redini del potere perché la ragione dubita, s'inceppa, medita... Mi fermo ché sono appannato. Non vorrei sragionare (o vorrei che il sonno - mio - della ragione portasse consiglio per scrivere qualcosa di più sensato in merito).

sabato 3 aprile 2010

Sabato santo


«Ogni tentativo di riportare alla sua natura il sentimento cristiano della vita, va a scapito del principio di autorità. La Chiesa riformata insegna.
Il cristianesimo è un fatto umano, soltanto umano. Il più umano dei sentimenti. Opera da uomo a uomo. Si muove sul piano orizzontale. È un sentimento che ogni uomo ispira agli altri uomini, ogni uomo trae dagli altri uomini. (L'allargamento, cui io tendo con tutto l'animo, del sentimento cristiano della vita, porterà alla cristiana comunione con le creature e le cose di là dall'uomo: animali, piante, minerali; e con le particelle che compongono le creature e le cose; fino alle cellule e agli atomi; e di là dalle cellule e dagli atomi; e allora solamente sarà raggiunto il pieno, profondo sentimento cristiano della vita). Il cristianesimo, questo fatto ‘umano’, lasciatelo a noi uomini. Mutando la sua naturale posizione, e dalla posizione orizzontale rizzandolo alla (verticale) posizione dell'autorità, non solo si altera la sua natura, ma si isterilisce assieme le sue fonti di fecondità, si fiacca la sua energia. Cristianesimo è continuazione di noi stessi nella umana collettività e in tutto ciò che è. Cristianesimo è associazione dei singoli egoismi. Il nostro proprio egoismo nell'egoismo altrui, e l'altrui nel nostro. È la nostra propria energia di vita messa in comune con l'altrui. È la fusione di tutte le umane energie di vita, e sarà la fusione delle energie umane e non umane. Gelatina ineffabile, nella quale come caschi, caschi bene. Vogliamo pensare, fratelli della comune gelatina, vogliamo pensare alla fisica atomica come alla ‘scientifica’ riprova del sentimento cristiano della vita? Vogliamo salutare qui la fine di una mostruosa soluzione di continuità? Vogliamo celebrare la fusione di materia e spirito, anima e corpo, fisico e metafisico?
Prima di Cristo, questa energia era chiamata Eros nella lingua di Platone, e salutata con le parole di Lucrezio nell'alma Venere. Cristo approfondì questa energia e il sentimento che la esprime, allargò il repertorio dei comuni interessi umani svegliando il voluttuoso sentimento della pietà e quello più voluttuoso ancora della carità, rese anche più ‘umano’ questo più umano dei sentimenti. Il quale, perché così umano appunto, non regge a quanto umano non è, non regge soprattutto all'autorità unica e accentratrice - questo arresto, questa paralisi, questo punto. E ancor meno regge al riflesso metafisico dell'autorità: Dio. Ateo è il cristianesimo. E se ateo io sono, tale non per ragionamento io sono, ma perché cristiano».

Alberto Savinio, Nuova enciclopedia, (voce: Europa), Adelphi, Milano 1977

domenica 21 febbraio 2010

Letterina festivaliera

Anche a volerlo ignorare, del Festival Sanremo si viene sempre a sapere qualcosa, dacché esso gode di un'attenzione mediatica enorme; per cui, anche a tapparsi le orecchie, si percepisce lo stesso il suo rumore di sottofondo. Naturalmente, le mie fonti informative privilegiate sono i miei link (qui elencati a sinistra), più qualche giornale online, più Blob.
Bene, leggendo questo post del mio scrittore-filosofo prealpino di riferimento, subito sono andato nella di lui casella per postare un commentuccio. Purtroppo però ho sbagliato a digitare il codice di verifica e la mia letterina è andata persa nel vuoto della rete. La riproduco qui, esercitandomi in un cattivo stile romanesco (per tentare una modesta imitazione del Gadda der Pasticciaccio).

caro Formamentis,
vorrei da te un parere a margine der voto teleffonico der ppoppolo. Ovvero, se oggiddì ce fosse de nuovo un referendumme monarchia repubblica chi vincerebbe? Avremmo de nuovo un savoja (quelo puttaniere) ar Quirinale? Eppoi er fijio che farebbe? Ne l'attesa de diventà rre, come Carlo d'Enghilterra si darebbe a l'eccologismo invece de rompe' li cojoni cor balletto e le canzoni? E poi ancora: er vincitore, Scannu, par sia sardo, come er precedente Cartacanta. Bene: che me dici der fatto che la Sardegna sia na fucina de' cantanti piuttosto che de politici, com'era na vorta? Penzo a Segni (padre fijio e spirito scannu), penzo a Cossiga, ar Berlinguerre etcetera etcetera. Come? Me so' scordo Pisanu? Ma se manco fa ppiù er ministro, er povero Beppe!

sabato 6 febbraio 2010

Presenza di spirito

«Notevole presenza di spirito ha dimostrato a Rutzenmoos un uomo che, come scrive il Linzer Tagblatt, ha salvato un bambino di tre anni da un toro inferocito. L'uomo, un operaio del cementificio Hatschek che da decenni dà lavoro a migliaia di lavoratori e continua a offrire in tutta la regione esempi visibili di sensibilità sociale costruendo asili e ospedali e concedendo sovvenzioni per ospizi e manicomi, avrebbe allontanato il toro dal bambino servendosi di una giacchetta di lana di un rosso brillante. Il bambino aveva potuto mettersi in salvo mentre il toro si era avventato contro l'uomo e l'aveva ridotto in condizioni così pietose che il giorno dopo questi era morto nella clinica traumatologica di Vocklabruck fondata dal cementificio Hatschek. Il Linzer Tagblatt sottolinea la felice circostanza che l'operaio di Rutzenmoos, nel momento in cui il toro si era lanciato contro il bambino, portasse la giacchetta di lana rossa che la moglie gli aveva fatto per Natale e che proprio con l'aiuto di questa giacchetta rossa avesse distratto l'attenzione del toro dal bambino e l'avesse attratta su di sé. Al funerale dell'operaio avevano assistito centinaia di suoi colleghi e logicamente, come sempre in casi analoghi, anche la direzione del cementificio Hatschek al completo. Per non parlare del resto della popolazione, che va sempre volentieri a funerali del genere perché essi sostituiscono il teatro con le sue continue premières, che da queste parti non esiste. Il Linzer Tagblatt pubblica oggi la fotografia del bambino di Rutzenmoos e la fotografia dell'uomo che l'ha salvato, lui pure di Rutzenmoos, la fotografia della moglie del salvatore del bambino e la fotografia della giacchetta di lana rossa fatta dalla moglie al marito per Natale, nonché la fotografia del luogo dell'accaduto e la fotografia del toro che l'operaio di di Rutzenmoos aveva distratto dal bambino di Rutzenmoos e aveva attratto verso di sé, verso l'operio di Rutzenmoos. Quanto al quel toro malvagio, esso, come scrive il Linzer Tagblatt, è stato macellato».

Thomas Bernhard, L'imitatore di voci, Adelphi, Milano 1987

domenica 24 gennaio 2010

La lettrice


Questa è la donna che Formamentis pagherà per soddisfare la sua perversione.
C'è solo un piccolo problema: è di madrelingua tedesca (però è molto fetish).

venerdì 8 gennaio 2010