Riguardo all'agricoltura ho il pollice azzurro, perché la terra è bassa e io guardo il cielo, ma casofosse un giorno dovessi andare a zappare, ecco, io non zapperei, seguire gli insegnamenti di Masanobu Fukuoka,
il mirabile contadino giapponese, che si limitava a non fare a un cazzo o poco più e ad aver lo stesso ottimi raccolti:
il mirabile contadino giapponese, che si limitava a non fare a un cazzo o poco più e ad aver lo stesso ottimi raccolti:
Da un punto di vista filosofico, il metodo di Fukuoka si ispira al concetto del Mu, approssimativamente tradotto con “senza” o anche “nessuno”, il quale è il nucleo dell'insegnamento del Buddhismo Zen. Fukuoka si riferiva, infatti, alle sue pratiche di coltivazione come “agricoltura del Mu”. Per lo Zen l'Universo è in un costante flusso di cambiamento, in cui ogni cosa avviene spontaneamente. Per questo, si ritiene che il miglior modo di agire sia "senza” agire, lasciando libero il campo a quel "meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza", come si può ben notare in particolare nell'agricoltura, la quale obbedisce a orologi interni ed esterni, atmosferici, e il cui vero motore è la Natura.
Fukuoka m'è tornato in mente leggendo la storia dell'agricoltore piemontese che coltiva a secco e io, quando m'imbatto in storie del genere, provo sempre una sorta di fascinazione, perché, a mio avviso, esse sono manifestazioni di terrestrità (senso di appartenenza alla Terra) assoluta.
Vorrei tanto anch'io essere un buon terrestre, ecco tutto.




