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domenica 1 maggio 2016

Sproni

«Sprone, in franco o alto-tedesco sporo, in gaelico spor, è, in inglese, spur, In Les mots anglais, Mallarmé lo accosta a spurn, sprezzare, respingere, rigettare con disprezzo. Non si tratta di una affasciantne omonimia: è invece, da una lingua all'altra, l'operazione di una necessità storica e semantica: lo spur inglese, lo sprone, è la stessa parola del tedesco Spur: traccia, solco, indice, marca.»  
Jacques Derrida, Sproni, Adelphi 1991

«La realtà eccede sempre: mai confondere la mappa con il territorio». 
Ippolita, Anime elettriche, Jaca Book 2016

Ogni tanto mi occorre un motivo per giustificare la scrittura quotidiana. Ossia: mai avuta la pretesa di racchiudere in queste pagine l'intera realtà, neanche la mia. Ma una parte sì, non necessariamente quantificabile, né qualificabile con un giudizio di merito. Mera rappresentazione scenica di neuroni esibizionisti che ci tengono a interagire con la storia, la società, la cultura, la voglia di fare sesso. I neuroni specchio sono i più sinceri.

Desideri banali, terra terra, poco ambiziosi. Ma va bene così: è già molto che non abbia attivato i neuroni per spronare altri a qualsivoglia jihad del cazzo, compresa quella renzista del riformismo spinto nel culo a forza di sorrisi.

Libertà andavo cercando ch'è sì cara. La presente non mi sembra ancora obbligatoria. Baci sparsi. 

giovedì 15 marzo 2012

Out Of The Shadow

«Bisognerebbe che noi non avessimo bisogno dell'aiuto della scrittura, ma che la nostra vita fosse talmente pura che la grazia dello spirito potesse sostituire i libri nella nostra anima e iscriversi nei nostri cuori, come l'inchiostro sui libri. È per aver respinto la grazia che noi abbiamo bisogno di fare uso dello scritto che è una seconda navigazione».
San Giovanni Crisostomo, Commento a san Matteo, citazione trovata in Jacques Derrida, La scrittura e la differenza, Einaudi, Torino 1971 (ed. orig. Paris, 1967).

Non essendo un puro (forse di cuore, non ne sono sicuro) e non essendo un capitalista (e non avendo i talenti né l'indole per diventarlo), mi rifugio sovente nella scrittura, dato che la mia vita non è illuminata dalla grazia dello spirito. Grazia, Mariagrazia, Graziella e grazie al. 
Il mio cuore gronda desiderio, che imbottiglio in frasi minime, racconti abbozzati, invettive pseudo rivoluzionarie, rivolte con le pantofole ai piedi e i pantaloni del pigiama senza mutande. Sono felice, dimostratemi il contrario. La vedete quella bocca della ragazza sopra? È la mia, mentre godo, nonostante io abbia respinto la grazia e faccia uso dello scritto. Navigo nei mari superflui di parole che hanno poca speranza di essere decifrate, un giorno, come la stele di Rosetta. Fra x mila anni nessuno Champollion si prenderà la briga e si scervellerà per capire quello che scrivo ora, così, tanto per darmi un tono, visto che non sono più capace di preghiera, come facevo da bambino prima con due paternostri e tre avemarie e da ragazzo, poi, con due salmi in versione ceronettiana. Ho perso Dio, Crisostomo, e almeno che non torni Lui di persona, o mandi un mediatore, io mi trastullo col mio dire insensato e con qualcos'altro che non posso dire. 
La scrittura è un atto impuro: buono a sapersi, mi sento giustificato, confortato e d'ora innanzi avrò altre scuse per commetterla. Non scrivo sulla pietra io, come Qualcuno. Non domando di essere adorato. Scrivo solo per crearmi un alibi, per dire che nella mia vita qualcosa ho fatto oltre che non fare niente, o  disperdere tempo inutilmente come se esso fosse inesauribile. Out of the shadow, fuori dall'ombra, la mia.

martedì 29 settembre 2009

Autoanalisi pubblica

Mi chiedo se io, quando sono cosciente, «faccio ciò che dev'essere fatto», scrivo ciò che dev'essere scritto. Ovvero, se pratico una sorta di autocensura nella stesura o di scarni taccuini o di questo stesso “diario”. Ovvero ancora se in me agisce, a livello di coscienza immediata, il meccanismo di rifiuto, di vergogna, di paura che m'impedisce di essere sincero. Mi chiedo questo soprattutto perché avverto l'esigenza di potermi addormentare tranquillo, senza il peso di pensieri tormentati. Scrivo questo perché provo a praticare una sorta di autoanalisi pubblica. Ognuno è quello che è ma è comunque un uomo (una donna). Soprattutto nei suoi errori, nei suoi fallimenti, nelle sue debolezze...