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lunedì 13 giugno 2022

Il primo segreto


Guardare ogni mattina il semaforo sulla piattaforma di controllo predisposta dal ministero per vedere chi dei docenti segna rosso (ossia non ha la tessera verde) e dirgli stop.

giovedì 19 maggio 2022

Tenetela su, mi raccomando

Coop, un caldo pomeriggio di maggio. Sono quasi venti giorni che non è più obbligatorio indossare la mascherina nei supermercati ma, ciò nonostante, all'interno dei locali saremo forse un venti per cento a essere a volto scoperto (e dico forse perché ho la tendenza a contare per due ogni uomo e ogni donna che sono senza). 
Mentre giro tra gli scaffali, mi sento chiamare da una signora dal becco di pulcinella di mare. 
«Oh, maestro Luca, quanto tempo che non la vedo. Come sta?».
Sebbene la voce sia un po' distorta dal filtro effeffepidue, mi sembra di averla già sentita. Infatti.
«Sono la mamma di P. e D. che sono stati suoi alunni, si ricorda? Ho saputo che si è trasferito, non è più alla scuola di S.»
«Ah, sì, signora. Ricordo bene i suoi figli. Erano davvero bravi ragazzi, me li saluti. Sì, ho cambiato scuola. Adesso insegno ai grandi».
«Ah, peccato. I bambini, non solo i miei figli, avevano grande considerazione di lei, tanto che, quando c'era lei, erano sempre contenti di essere a scuola».
<Grazie, mi fa piacere. Mi creda: è dispiaciuto anche a me lasciare la scuola dov'ero. Ma vede, dopo lo scorso anno scolastico, il trasferimento era diventato una cosa necessaria: mi è impossibile continuare a insegnare a bambini e ragazzi a cui s'impongono delle regole assurde, insensate, contro ogni logica anche e persino sanitaria. Siamo rimasti l'unico paese al mondo in cui c'è un governo autoritario che impone di coprire naso e bocca ai propri studenti e io non voglio essere complice di questo abominio».
«Ho capito. Arrivederci».
E se ne va, senza aggiungere altro, sistemandosi, dietro le orecchie, gli elastici del proprio becco posticcio che nasconderà, sicuramente, una smorfia di disprezzo.

Io rivolgo lo sguardo agli scaffali e penso ai suoi figli, adesso grandi ma non maggiorenni, ai quali tutte le mattine ella si raccomanderà, anche con questi caldi, di tenere la mascherina sempre su, su, su...

 
P.S.
Per chi volesse farsi un'idea della condizioni tragiche in cui versa la scuola italiana, consiglio di ascoltare questo discorso di Elisabetta Frezza.



domenica 27 febbraio 2022

Fare schifo

 «L'Istituto Scolastico Statale XYZ è vicino all’Ucraina e in particolare tutti gli studenti ucraini, in questo momento di grande crisi e di profondo dolore della popolazione ucraina. Insieme per dire NO alla guerra.» Questo il messaggio che circola in molte scuole pubbliche d'Italia. Nessuna anima bella che, con le mutande arcobaleno, pensi agli studenti russi, neanche a quelli che magari protestano nelle piazze russe contro la guerra; e nemmano agli studenti del Donbass, perseguitati dagli ucraini stessi. E figuriamoci se si ricordano degli studenti siriani, yemeniti, iracheni. E perché no, a quegli studenti italiani che hanno osato protestare contro la scuola lavoro e si sono presi in testa i manganelli della celere... 

P.S.
Riguardo a quegli studenti che non hanno il certificato verde anti corona virus 19 e per questo non possono accedere alle università o sono discriminati in altre e per altre occasioni, la scuola italiana, non essendo a loro vicina, è distante, lontana, indifferente, cazzi loro s'avessero a fare la puntura?

venerdì 24 luglio 2020

Pourparler

via

Chissà che non possa rivelarsi di qualche utilità l’incontro di ieri mattina a Palazzo Chigi sul problematico tema della scuola.

Non c’era un ordine del giorno, tema proposto volutamente generico, esposizione a cascata da parte dei nove intervenuti su invito del presidente del Consiglio Conte e della ministra dell’Istruzione Azzolina: Eraldo Affinati, Concita De Gregorio, Paolo Flores d’Arcais, Ernesto Galli della Loggia, Miguel Gotor, Marco Lodoli, Alberto Melloni, Michela Murgia, il sottoscritto.

[...]

I nove invitati avevano competenze, predilezioni, visioni politiche diverse, se si fosse approfondita la discussione sarebbero probabilmente emersi dei contrasti; la semplice enunciazione dei temi ha dato all’incontro lo svantaggio della genericità compensato però, almeno in parte, dall’esposizione di un ampio catalogo. Si può davvero dire che praticamente tutti i problemi sono stati posti sul tavolo.


Su uno solo, oppure su tre milioni di tavoli?

A parte.
Come suole, i problemi sono posti sul tavolo o sul tappeto. 
Sul tappeto per essere calpestati o aspirati o battuti fuor di finestra (in breve: per sbarazzarsene).
Sul tavolo, invece, per giocarli come carte, per mangiarli come pietanze, per usarli come strumenti (ad esempio una penna o una tastiera) o per lasciarli lì sopra a prendere la polvere? 

- L'ultima che hai detto, tanto, dei nove suddetti intervenuti, nessuno spolvera tavoli, mai.

P. S. 
Curiosità. 
Sebbene tra i nove convenuti vi siano certamente degli esimi professori, non si capisce perché mai, quando in sede governativa parlano di scuola, sia convocato un maestro o una maestra della scuola primaria oppure dell'infanzia. Boh. 


lunedì 20 luglio 2020

mercoledì 15 luglio 2020

È partita la gara

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha confermato, a questo proposito, quanto detto qualche giorno fa dal commissario straordianario Domenico Arcuri: “la gara per i test sierologici al personale scolastico è partita".
Io, nel blog, parlo poco, anzi, quasi niente delle vicende legate al mio mestiere; mi capita tuttavia di parlarne fuori del blog, con colleghi, colleghe e amici. E riguardo ai test sierologici previsti per tutto il personale della scuola da fare prima che inizi il nuovo anno scolastico (e accademico?), ho chiesto lumi a un amico blogger, e docente lui stesso, e lui mi ha risposto così:

«Non servono a un cazzo. Una volta che sai che un prof o uno studente ha avuto il covid cosa fai? Ce l'ha avuto, e adesso no. Fine. Soldi sprecati. Tra l'altro leggevo che ci sono persone che nemmeno sviluppano anticorpi specifici: beccano il covid ma hanno un sistema immunitario così forte che lo elimina prima ancora del tempo necessario a sviluppare anticorpi specifici. Usa altri anticorpi o non ha punti deboli dove è possibile che il virus si replichi, boh. Comunque, questi sarebbero persone che hanno avuto il virus ma al sierologico non risulterebbe.

Il punto è cosa intendono fare se scoprono qualcosa nei sierologici: ti chiudono in casa fino a quando qualcuno decide di farti il tampone? E la classe dove lavori? E i loro parenti e le persone con cui sono venuti in contatto?
Ci sono 2 milioni di test a bando, dice la ministra. Ci sono 10 milioni di persone nella scuola. Ci sono a spanne 8 milioni di famiglie coinvolte, ciascuna, mediamente, composta da 3,5 persone - facciamo tamponi a 25-30 milioni di persone, vediamo come si organizzano il ministero dell'istruzione e quello della sanità!
Possibile che siano così coglioni da non rendersi conto delle proporzioni di quello che gestiscono? Non hanno idea di cosa fare! O forse sono solo pupazzetti manovrati appunto dai "giganti del webbe", sono loro gli webeti (rispolveriamo il loro insulto di qualche anno fa).»


Questo per quel riguarda i test seriologici. Poi c'è anche la questione dei banchi. Dice, infatti, il ministro.
«Siamo pronti anche con la gara per i banchi»
Che gara? Vediamo:

50 euro se banco "normale" di legno e metallo. 300 euro se banco "moderno" con le ruote. Ora, lasciando da parte l'andante della nonna e delle ruote, speriamo almeno che, in caso di acquisto di banchi mobili, le monoposto siano gommate Michelin.

Non mi resta che ripetere, col mio amico: possibile che siano così coglioni da non rendesi conto delle proporzioni di quello che gestiscono?
Possibile, sì.

venerdì 1 maggio 2020

Hello Dad

Da un po' di anni, tutti gli anni, coi soldi erogati dal Ministero, tutte le scuole e le università italiane pubbliche pagano delle società private affinché queste eroghino loro dei servizi telematici e informatici (hardware e software).
Io non so, nel complesso, quanti soldi siano, ovvero quanto denaro pubblico (reperito dallo Stato tramite le tasse e il debito) serva.
Ma immagino che, nel complesso, nel corso di questi anni in cui tali servizi si facevano sempre più indispensabili e necessari per il funzionamento stesso delle scuole e delle università italiane, se del denaro pubblico fosse stato investito, in ricerca e sviluppo dei medesimi servizi telematici e informatici, affinché lo Stato in prima persona (è una persona lo Stato?) potesse, nel volgere di pochi anni, diventare autonomo e gestire in modo indipendente tutto il complesso meccanismo informatico che regola le scuole e le università italiane, a partire dai vari registri elettronici (con tutti i dati sensibili dentro dei cittadini), fino alla didattica on line (la cosiddetta D.a.D), allora tutte le scuole e le università italiane non sarebbero di fatto dipendenti da società private nell'erogazione dei loro servizi.

Giacché senza pagare Google, o Microsoft, o Amazon, o Facebook con tutti i loro applicativi e servizi (o Spaggiari, Axios, Argo, Kescuola, che mi risultano essere i principali registri elettronici usati), oggi le scuole e le università pubbliche italiane non potrebbero svolgere la loro funzione pubblica.

(E questo vale anche per le linee telefoniche, un tempo statali - e nell'epoca in cui viviamo è meglio che siano in mano ai privati le autostrade, anziché le reti telefoniche).

Domanda: con tutti i soldi (presi a prestito) che pioveranno nelle casse statali per la cosiddetta "ripartenza" sono previsti degli investimenti per colmare questa lacuna e far sì che lo Stato si renda indipendente dalle suddette società?

Risposta: no.

Considerazione: prossimamente, nei documenti di identità, sotto la voce cittadinanza, vi sarà uno spazio in cui dichiararsi figlio di Google? (o altri sopra detti).



sabato 18 gennaio 2020

Zum Zum

«Dopo una vita passata a fare tutt'altro, negli ultimi anni mi sono occupato di istruzione. Lo dico non per conferire autorevolezza alle mie argomentazioni, ma per testimoniare che sono sensibile al tema scuola-lavoro, e che lo riconosco come criticità principale della scuola italiana, da sempre. Infatti, quando dico che la scuola statale italiana era - ripeto, era - la migliore, mi riferisco all'istruzione preuniversitaria.»
Riporto qui un passaggio di un lungo commento a un post di Olympe de Gouges, non per polemizzare con l'autore (Erasmo), ma per dire quanto segue:

All'assunto: «La scuola statale italiana era - ripeto, era - la migliore», mi sembra legittimo domandarsi: se lo fosse ancora, la migliore, a cascata, basterebbe questo a fare dell'Italia un paese migliore?
Attenzione: non voglio con questo trovare alibi alle mancanze, ai difetti della scuola statale di oggi rispetto a quella di un tempo (segnatamente: del Dopoguerra fino al... '68?).
Ma che cosa della società odierna è migliore rispetto agli anni del Miracolo economico?
La Fiat è migliore? L'Olivetti c'è più? I media (editoria e tv) sono migliori? Il cinema, la letteratura, la musica, l'arte in genere sono migliori e memorabili? Lo Stato (politica e apparati) sono migliori e capaci di fare politica (ad es.: si saprebbe costruire l'Autostrada del Sole in due anni?)? L'elenco potrebbe continuare.

Io credo che la scuola statale italiana non sia che un riflesso della società italiana: e sia chi ne fa parte da utente (studenti e genitori), sia chi da lavoratore della conoscenza (per riprendere i termini di una sigla sindacale), non fa che rispecchiarlo.

Ripeto: il mio non vuole essere un discorso riduzionista e (auto*) assolutorio: semplicemente, credo che qualsiasi intento riformista della questione scuola faccia da pendant al riformismo tout court. Per cui, sia concessa pure la reintroduzione obbligatoria nei corsi di studio della scuola dell'obbligo della Leggenda del Piave, con una variante minima, però:

Il Piave mormorò:
ragazzi l'è maiala.
zum zum


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* auto perché sono un lavoratore della conoscenza di soreta.