Visualizzazione post con etichetta versi improvvisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta versi improvvisi. Mostra tutti i post

venerdì 24 ottobre 2025

Prima dell'alba, Sagittario

Prima dell'alba, una mattina,
alzare gli occhi al cielo
alla vetrina delle stelle
che si affacciano scoperte
dalla coltre delle nubi mosse
dal vento.
Il Sagittario galoppa contento,
mi fa cenno di seguirlo e dice:

“Chiudi gli occhi e tieni
le braccia aperte 
senti come il corpo s'intesse
della stessa sostanza che lo informa
senti la tua origine divina,
il tempo e lo spazio che si squadernano
indietro e avanti e viceversa,
perché la tua luce non è un punto
che si esaurisce in una vita.
Senti l'infinita compassione
e il sacrificio di chi volle
darti di sé il proprio sé perché
tu possa essere e a tua volta tu possa
donare di te quello che puoi e riesci.
Senti come tutto è unito 
pur nella distanza che sembra infinita
e ciò che ci separa non è che l'ombra
delle costellazioni mie sorelle. Esci
da te, dimentica per un attimo il tuo confine
e tira dal mio arco la tua freccia
e colpisci il bersaglio del cuore 
perché si allarghi e s'unisca al tutto.
Tutti tirati sono e tutti tirano e anche tu,
alla buonora, mettiti a tirare e a essere tirato.
Lasciati andare, ringrazia
di essere nato”.

Riapro gli occhi, il giorno si avvicina.
Dove siete stelle? Dove sei Sagittario?
Respira. Pensa. E cammina.
E poi scrivi nel diario:
In ogni lume degli occhi si trova la divina
sostanza della luce. E ogni luce per essere
ha bisogno della notte. E ogni bene
per darsi del male abbisogna.
E chi non scende dal sé salire non può
perché salire contempla la discesa.
Fa' un passo indietro a spingere chi
dietro a te rimane: ti troverai due passi avanti
nella stessa direzione della freccia
che hai scoccato.
Tieni larghe le braccia e la fronte aperta
sii grato e sorridente
perché la gioia è la prima medicina
un farmaco che non costa niente.
E dunque, avanti: respira, pensa.
E cammina.


sabato 20 settembre 2025

Anniversari dimenticati

A Giovanni Raboni

Io, sovente, perdo
spesso la conta degli anniversari.
Questo però non è importante:
importante è tenere a mente
la faccia e la mente di chi
si vuole ricordare.

E io ricordo Giovanni alla stazione
una mattina fredda di gennaio
vestiti quasi uguale, io giovane
lui meno ma forse il giovane era lui
e io già vecchio con quel cappello
che nascondeva i capelli neri
e i suoi bianchi a illuminare
la Centrale di Milano.
Lo riconobbi, ci stringemmo la mano
e chiese: "Dove va?" e io 
non seppi rispondere perché
pur viaggiando mi sentivo di star fermo
davanti a lui che primeggiava
io facendomi sempre più piccolo
sebbene non in lui ci fosse
la volontà di porsi sul piedistallo 
del Poeta. "Vorrei andare nella
sua stessa direzione" dissi, incerto,
con un velo di rossore. E lui rispose:
"Non glielo consiglio se vuole
restare inascoltato, se vuole
avere voce in capitolo, se vuole
avere un posto nella storia
o anche un semplice posto di comando".

Ci congedammo così con le sue parole
e un sorriso largo e complice che ci unì
nell'istante del saluto. Ognuno poi salì
sul treno per il suo viaggio. 

Dopo tanti anni, posso dirti, Giovanni, 
che, pur non volendo contraddirti,
non ho seguito il tuo consiglio,
ho dato ascolto alla voce tua
e di altri che non volevano
che li si ascoltasse. Meglio stare
ai margini della storia e lanciare
versi al cielo o seminarli in terra
perché comandare non è mai e poi mai
meglio che fare l'amore 
o tentare di darlo con una parola o due
capaci di toccare l'anima e muovere
il palpito del cuore.

giovedì 7 agosto 2025

Consuma

Non so se saranno un milione,
o forse più, i chilometri che sui
tuoi asfalti raramente rinnovati
ho percorso, Consuma, 
strada che illumina e rinnova
ogni volta il senso del viaggio
e cambia i colori e le prospettive
al mutare delle stagioni e porta
il cuore verde del Casentino
a riaffacciarsi in un Arno
diventato grande e profondo
perché l'Arcangelo si tuffi e dia
all'Italia la parola che la incarna. 

Al valico, in una giornata di vento fresco,
mi fermo e guardo il valzer delle nuvole
che danno alla tela dell'azzurro
ancora più luce; e, nei campi verdeggianti,
alcune mucche che alpeggiano placide
tra le erbe profumate e fresche
che gli spiriti dell'aria dissetano 
a ogni alba. Quassù non c'è il lievito
dei farisei: non c'è nulla di nascosto,
niente di segreto, ovunque guardi,
vedi che tutto è stato rivelato, eppure
la strada non è dritta e sale e scende
mentre intorno tutto chiama a fermarsi,
riposare, lasciare che il sogno
cominci per essere ricordato.

E qui è il posto giusto per ricordare
ossia per accordare il cuore con la mente,
mettersi in religioso ascolto 
di noi stessi: perché noi stessi siamo dèi
come ci disse Colui che divino è veramente.


sabato 26 luglio 2025

Verso Strada

Verso Strada, da Caiano,
tra pareti di pietra serena
nella gola dei Massi Grossi,

vorrei che con me qui tu fossi
a fare un salto su una
Luna quasi piena
che si deve ancora coricare.

Non avertela a male
se ti penso nei posti più nascosti
quando meno te l'aspetti
e senti i miei pensieri riportarti

verso Strada, da Caiano,
tra pareti di pietra serena
nella gola dei Massi Grossi.

Vorrei che qui tu non fossi
più, e io pensassi solo agli spiriti
degli elementi che si celano
nella materia, con gli occhi vispi

e aspettano di essere riconosciuti
da me sempre distratto dai pensieri
sul perché ancora mi saluti
con lo stesso “addio” di ieri

verso Strada, da Caiano,
tra pareti di pietra serena
nella gola dei Massi Grossi.

E, al varco, salgo a Ristonchi
alla chiesa di San Niccolò
per vedere tra i tronchi
degli ippocastani il blu

degli orizzonti in fuga
dove s'accendono rare luci
della sera imminente. Lo so
è meglio scendere adesso, muti,

verso Strada, da Caiano,
tra pareti di pietra serena
nella gola dei Massi Grossi.




domenica 20 luglio 2025

Pieve a Socana 2



Pieve a Socana:
una voce fioca
mi chiama: è mia nonna
che cammina veloce
dietro la sua ombra
di bambina, mentre la madre
la chiamava: "Gina, Gina"
perché suonava mezzogiorno
e bisognava apparecchiare.
Ciao nonna, sono passato
di qua per salutare.

Quanto tempo è passato
da quand'ero io bambino
e rincasavo a mezzogiorno
ché mia mamma mi aspettava
e tu e la zia ridevate
al mio ritorno.
Quante ombre di noi
abbiamo calpestate.
E nel tempo che passa
e nello spazio che si stringe
le nostre vite, nonna,
restano in ciò che si dipinge.

sabato 12 luglio 2025

Falterona

Falterona, una croce 
per unire la terra con il cielo
per strappare il velo
che separa la voce
dalla parola sommersa
dalla parola salvata
per farla volare
nell'aria tersa
del mattino; e poi silenzio,
chiudere gli occhi, 
respirare in modo intenso
il profumo di timo che sale
con un soffio di vento
e sfiora il viso dei viandanti
come fosse una mano di fata.

Falterona, 
la montagna incantata
dove i faggi fanno a gara
a chi più in alto lancia i rami
verso la luce; dove un fiumicello
nasce e dà corpo alla parola
che chiama mamma e babbo.
Una nuvola a forma di campana
passa e suona l'ora del desìo
per i viandanti che, per tua grazia,
ritrovano in te il proprio io.








domenica 22 giugno 2025

Che fare

Che cosa possiamo fare?
Niente? No.
Necessario è non annebbiare
la mente di odio e rabbia
piuttosto pensare lucidamente
e
amare chi si ha di fronte
non andare al fronte
e
ricordarsi della sabbia.

giovedì 19 giugno 2025

Verso Gaviserri

Verso Gaviserri, i finestrini aperti
e l'azzurro del cielo che s'inclina
dietro al verde della foresta;
penso a queste quattro ossa,
a chi un giorno le sotterri
tra le radici dei faggi e degli abeti;
penso alle altre parti di me
che s'involeranno in altra forma
verso mondi che sembrano segreti
se il pensare resta rasoterra
e non si apre alla prospettiva
della morte come nuova vita,
al sacrificio che ogni vita porta,
alla memoria che nel tempo resta
perché s'impari a diventare 
quello che in potenza siamo, creature
che diventano creatori e danno luce
all'ultimo comandamento
donatoci dal Cristo Gesù:
“Amatevi gli uni con gli altri
come io ho amato voi”,
la suprema perfezione umana,
il diventare del Logos veri figli,
gli Dèi ulteriori che il mondo 
dello Spirito aspetta per andare
avanti nel tempo e nello spazio,
per superarli e concentrare tutto
nell'attimo in cui, a imitazione del Verbo,
oseremo dire: “È compiuto”.

Verso Gaviserri, i finestrini aperti
e l'azzurro del cielo che s'inclina,
dentro al verde della foresta sacra
abbraccio di madre e medicina...




domenica 1 giugno 2025

Angelo musicante

Primo giugno
Rosso Fiorentino:
come la rugiada
di primo mattino
porta l'etere di luce
sull'erba e sulla strada,
che appoggia la guancia
sul liuto mentre arpeggia,
restituisce al cielo
quella luce di rugiada.
Possa questa musica di pace
far tacere il rumore degli spari
E ogni essere umano trovi pace
appoggiando la guancia
dove più gli piace e sia
dolce a tutti questo mese.

sabato 31 maggio 2025

Vedersi

Poi ci siamo visti

di che parlando non ricordo;

fu più importante non dirsi

niente nei nostri visi tristi,

ognuno all'altro sordo,

il cuore chiuso

e un occhio che ogni tanto

lacrimava dando la colpa

a un innocente moscerino.

(Ullallà, ullallà, ullallà)

Ballare un valzer risolse 

ogni cosa e ci sciolse

come baccalà

alla livornese.

Allora, ci vediamo tra un mese:

tu compra il pane e io la polpa.

martedì 18 marzo 2025

ReRami

 
O Europa: ti riarmi?
Io sto tra i rami
con le mani in mano
e mi ramo.
Non puoi negarmi
che i rami
siano le uniche armi
a riportare primavera
in un'Europa di allarmi
e di abbai
provocati da gendarmi
guerrafondai 
in camicia non più
nera ma gialla e blu.
Perché la guerra,
lo sanno anche i sassi,
è voluta dai satanassi,
è voluta da chi non ha soluzioni
per risolvere la crisi economica e sociale
l'inflazione, la disoccupazione, i dazi,
gli intrallazzi, la corruzione,
e non vede la sola via d'uscita possente
di togliere al denaro il potere
di vita o di morte sulla gente.
Gente costretta a combattere
o lavorare, o lavorare per produrre 
le armi o per sparare
tra i rami senza prender la mira:
magari si prendesse la rima
e si sparasse poesie come questa
che dice: fate morire il denaro
di poco, un quasi niente, una cifra
bastante che possa nutrire il pianeta
per non farlo morire, diventare di pietra.
Dare ad ogni moneta
la possibilità di concimare la terra:
il sogno di ogni diamante,
di ogni brillante la meta.
Europa, se ti riarmi
non posso riamarti;
se vuoi ricambiarmi
lascia le armi
e guarda i rami
nudi vestirsi di verde,
nell'incanto della primavera
nella sua magia
guarda tra i rami,
la vedi: è l'Antropocrazia.

lunedì 6 gennaio 2025

Cielo capovolto

     Pensarsi come cielo capovolto:

pensare al volto, pensare al capo.

Lasciare che la pioggia bagni il corpo

e le nuvole ridisegnino daccapo

il corpo rivolto verso il cielo

il cielo riposto dentro al capo.


Osservare l’imbrunire presso un porto

il rischiarare dell’alba su da un clivo

e congiungere i due punti dentro a un punto

come se lì ci fosse tutto il vivo

svolgersi del tempo

l’espandersi e il contrarsi dello spazio

proprio come se in quel momento

cogliessimo la primordiale fragola

dal sapore così dolce che non muore.


E, nel velluto della notte, trapuntarsi

le stelle dentro al petto perché il cuore

le trasformi tutte in pensieri d’amore

in un’azione che si fa perché si deve fare

senza aspettarsi niente se non l’amore

per l’umana gente che rispecchia

negli occhi quel che siamo

tutti i nostri nomi scritti nella storia

e che sono stati posti dall’Alto

verso il Basso, come cielo capovolto

per vedere Dio in ogni capo,

per guardare il Cielo in ogni volto.


domenica 27 ottobre 2024

Le foglie morte non sono



Le foglie, che morte non sono,
irradiano in cielo la luce,
filtrata dai rami che, nudi, vestirono.

E mi sembra, camminando,
che pestarle sia peccato
ché ne infranga il riposo, la trasformazione.

Ma il fruscio che ogni passo produce
richiama lo scorrere del tempo
e la pace che ci è stata offerta

Morire è un ampliamento di vita:
è il riassunto dei propri pensieri,
è il diffondersi intorno 
sugli altipiani del sopra mondo.

Macerare è restituire al Padre
il pane quotidiano invocato
con la preghiera che il Figlio,
per collegarci col Cielo, ci ha dato.

Le foglie, che morte non sono,
irradiano in cielo la voce
tra le corde dei rami che, nudi, vestirono.






venerdì 18 ottobre 2024

Lascia che viva questa creatura


Lascia che viva questa creatura;

Lascia che viva senza paura,

sicura di andare nel mondo

scegliendo da sola le cose da fare

senza il tormento dell’imparare,

senza l’assillo di dover lavorare

per quei quattro soldi

che sono il sigillo della schiavitù...


Lascia che viva questa creatura.

Lascia che viva una nuova avventura

che abbia cura per l’anima umana

che libera cerchi sé stessa

nello spazio di vita concesso

tra nascita e morte diventi cosciente

di essere un punto di luce divina

che brilla negli occhi

di chi l’ha creata

come gli occhi di mamma

per la propria creatura

che lascia andare nel mondo

più pura...


Lascia che viva questa creatura...

domenica 22 settembre 2024

Pievescola

Pioviscola a Pievescola e i cani
passano coi loro padroni al guinzaglio:
abbaiano come forsennati, forse
perché devono pagare l'iva ai nani
e alle ballerine un conguaglio.
Non fa freddo, ma hai le mani
ghiacce tu pur non essendo presente
in questo punto di Toscana.
Sarà la gente, sarà la pieve del Battista
illuminata dalla luce di Michele;
sarà il miele di acacia dei tuoi baci
che ritornano e che scaccio 
come lo sciame di formiche con le ali
che s'innalza da una siepe vicina;
sarà una panchina nei pressi
dove mi sdraio e faccio finta
di aspettarti mentre leggo non giornali
ma le Considerazioni sui nessi
karmici... Non lo so: so che pensarti
adesso vale mille farmaci 
alla mia anima che, in verità,
più che pensare di tornare indietro,
tenta di diffondersi insieme ai colori
d'un arcobaleno riflesso
su una goccia d'acqua o su una lacrima
che scivola sul vetro di una macchina
parcheggiata in doppia fila.
L’anima mia che tenta d’essere
pienamente cosciente di se stessa
in quest’epoca che richiede
un'attenzione particolare 
allo Spirito che ci inabita nel pensare
Col pensare l’anima si allarga
e unisce tempo e spazio in un punto
dove ci sta tutto, compresi io e te,
che siamo altrove, non certo qui
a Pievescola, in un fresco pomeriggio 
in attesa del respiro dell'autunno.

domenica 21 luglio 2024

Venite in disparte

Vengo in disparte 
E ti metto a parte
Della mia condizione 
Umana: nasco senza
Che nella Costituzione 
Sia sancito il diritto 
A esistere così come sono, 
Pura presenza,
Semplicemente Uomo.
Non un uomo che si debba adattare 
Se vuole campare; 
Che non può scegliere d'essere un giglio 
Ma solo un figlio obbligato 
Alla scuola, al lavoro, alla cura.
Non è ammessa l’abiura
Contro lo Stato,
Perché nella Costituzione
c'è scritto che viene prima lo Stato
del mio stato di Uomo.
Allora resto in disparte 
A meditare 
La nuova Arte sociale 
Che permette ad ognuno 
Di essere Uno
Quale che sia
Semplicemente Uomo
Seduto al tavolo di un bar,
In disparte, a meditare,
a scrivere una mezza poesia.

sabato 13 luglio 2024

Era luglio

Era luglio, diciamo la metà, 
e tu di me non avesti pietà 
anche perché non era il caso
averla, avevo tutto, reddito di esistenza
compreso, nel senso che vivevo ancora
sotto il tetto dei miei genitori.
Sicché non mi lasciasti a piedi
anzi, mi lasciasti a piedi 
perché feci un sorpasso con la tua macchina
nuova: tu avesti paura, cominciasti
a urlare: - Scendi e torna a casa
a piedi! Ma io mica scemo:
camminai sì un chilometro
e arrivai giusto in tempo a prendere 
il primo treno per la Svizzera:
avevo bisogno di attraversare il Sempione
per non attaccare Briga.

Il fatto che non capivi le mie battute
la diceva lunga di quanto ero innamorato
di te, ragionera che sapeva fare i conti
sui miei polpacci inadeguati
per diventare un ciclista in fuga.
Tentai la marcialonga a Moena
e arrivai terzultimo per non toccare il fondo.

Avevamo tempo di chiedere alla vita
senza pretendere risposta. Ricordi
il taccuino condiviso? Voglio una casa con
una terrazza che guarda un campo
di papaveri, scrivesti; io invece voglio
stare ancora sdraiato con te
su questo campo finché
le stelle non si accendono
le palpebre si chiudono
e le anime iniziano a volare.

Tenni gli occhi chiusi troppo a lungo:
infatti, quando li riaprii, la tua anima
era già andata via.

Era luglio, diciamo la metà.

domenica 19 maggio 2024

Pentecoste

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi», Giovanni, 8, 32

Mattina di maggio:

il coraggio di essere sé

quando tutti dicono che

tu non devi essere te

ma soltanto un essere che

nasce vive e poi muore

con un niente dapprima

con un niente dipoi

nell’insignificanza gettato

dalle leggi del caso.

E per un tempo ci credi

a queste novelle fedi

dei tempi moderni

agli inferni dell’aldiqua

dato che l’aldilà è stato

annullato dal pensiero riflesso

che comprime sé stesso

in un ammasso di neuroni.


Quando una mattina di maggio,

tra nuvole basse

che accarezzano i monti,

filtra un unico raggio

spettacolare, un raggio

particolare che illumina

l’intorno e nell’interno vedi

una parte di te proiettata nel tempo,

il tuo cuore si allarga,

la tua mente si accende

e le gambe si mettono in moto

saltando per dodici volte

sulle stelle dello Zodiaco

imitando i passi degli Angeli

e hai il presagio che la vita mortale sia

simile a quella che nel cielo s’indìa”.*



[*] da G. Leopardi, Alla sua donna

sabato 27 aprile 2024

La bella tagika


Seduto mi guardo tra petto ed ascella
al caldo aspettando un refolo dalla finestra
e scendo e controllo se nella cella
dell'ombelico ci possa stare un'esca.

Dalla vita dei pantaloni esce un'etichetta:
è doppia, coi consigli su come lavare stirare;
c'è la taglia e la marca e la cosiddetta
provenienza: made in Tagikistan, un affare.

Ho i pantaloni tagiki e volentieri penso
alla bella tagika che me li ha cuciti
cosa faccia ora che per lei è notte tarda.

E chissà se lei si chieda dove sia finito
il frutto del suo lavoro e se cercare un senso
dentro la globalizzazione azzarda.


P.S.
ho ritrovato questo sonettino scritto una dozzina d'anni fa e mi sembra simpatico ripubblicarlo