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domenica 2 gennaio 2011

Giustizia non è vendetta

Giovanni Fontana ha scritto un post di cui condivido ogni sillaba.

P.S.
Leggendo l'editoriale di Claudio Magris, Il sorriso del terrorista, sul Corriere della sera di oggi (ancora non disponibile nel sito ma consultabile presso le rassegne stampa tipo questa del Pierferdi) ho notato una certa somiglianza tra lui e Cesare Battisti. Paiono fratelli.


venerdì 7 agosto 2009

Letture agostane

Due post di Malvino [1, 2] più due di Formamentis [1, 2], più la lettera di Claudio Magris in coincidenza con una mia ritrovata lettura ceronettiana (L'occhiale malinconico). Tout se tient, il mondo è grigio, chi trionfa è un certo tipo di umanità di cui mi ostino a credere di non farne parte. O meglio, più che ostino, mi illudo di percepire segnali che fanno pensare a una realtà altra, una specie di sopramondo in cui il pensiero travalica l'azione e i desideri sono frenati dall'argomentazione. Un parlare a bassa voce, su frequenze di difficile sintonizzazione, come queste parole succitate che si susseguono resistenti, veritative, consolatorie. Non è questione di stare qui a rodersi, a risicare, a contorcersi nelle spire del risentimento verso la maggioranza beota e vincente, crassa di prole e puttane di regime: cacano perle per caso? Lo provino, i merdosi potenti pretenziosi di guidare le sorti del mondo. Da queste parti dell'impero spira un vento gelido nonostante sia agosto: il vento della stupidità, della presunzione, dell'impunità. Un vento che provoca un graduale indebolimento delle difese immunitarie laiche e repubblicane di cui i primi a goderne saranno gli Irridemibili Ecclesiastici, i quali vedono crepe solo là nei luoghi più saldi in cui una repubblica laica si riconosce o dovrebbe riconoscersi: saranno contenti che questo Stato vada a rotoli e cada tra le loro braccia pseudoconsolatorie: in fondo non hanno mai digerito Porta Pia e hanno perfettamente capito che la vera vittoria non consiste nel possedere territori, ma le menti dei sudditi. Ma tutto questo, ripeto, non importa: esiste per me un sopramondo, questo, fatto da una piccola (o grande?) comunità di parlanti questa lingua bistrattata che resistono, pensano, parlano, scrivono e danno joie de vivre.