Visualizzazione post con etichetta Hans Blumenberg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hans Blumenberg. Mostra tutti i post

lunedì 20 agosto 2012

Il Cane e la Volpe

«Può Dio creare una volpe che non possa essere catturata da nessun altro animale? Necessariamente sì, altrimenti non sarebbe onnipotente. Può Dio creare un cane che cattura tutto ciò che insegue? Necessariamente sì, perché Dio deve potere ciò che non è contraddittorio. E se ora questo cane viene messo sulla traccia di quella volpe? Non occorre una fantasia rigogliosa per delinearsi la formula della sottigliezza della soluzione: un Dio la cui onniscienza avesse antiveduto il dilemma di un mondo nel quale compaiono questa volpe e questo cane, poteva organizzare il mondo in modo che questo cane non si imbatterebbe mai in quella volpe».
Hans Blumenberg, Elaborazione del mito, Il Mulino, Bologna 1991 (traduzione di Bruno Argenton, pag. 185

In riferimento alla storiella di Apollodoro sopra rielaborata, scolasticamente, da Blumenberg, sembra che il fenomeno dell'evasione in Italia sia ordito da un dio onnisciente che non fa imbattere mai lo Stato-Cane sulle tracce dell'Evasore-Volpe.
D'accordo, non li chiameranno più furbi gli evasori alla Rai (corretto sarebbe stronzi, ma lasciamo pure scegliere il termine più opportuno alle redazioni dei tele e radio giornali) - e un cambiamento culturale (linguistico in primo luogo) è d'uopo. In fondo, passare da un presidente del consiglio che giustifica l'evasione, a un altro che - invece - la ritiene inaccettabile, mi sembra un bel progresso.
Tuttavia, quanto è sicuro il presidente Monti che questo ulteriore contribuito, nel considerare l'evasore una persona moralmente riprovevole, aiuterà lo Stato-Cane a catturare gli Evasori-Volpe?
Le azioni dimostrative iniziate lo scorso inverno a Cortina e poi proseguite in altre località, sono state soltanto propaganda che, nel caso, ha reso chi evade più prudente ed accorto.
Di caccia non me ne intendo, ma io non credo che i cacciatori annuncino a mezzo stampa alle prede che l'indomani saranno tutte cacciate e perseguite. Se c'è un modo per farle nascondere o fuggire, questo è il migliore. La caccia all'evasione, insomma, va condotta nel silenzio più assoluto. Quello che conta è il risultato vero, non quello strombazzato per far contento il popolo.

lunedì 22 febbraio 2010

Tra i libri e la realtà

In seguito al mio post di ieri su un articolo di Rondoni, riporto questi brani di Hans Blumenberg, La leggibilità del mondo, Il Mulino, Bologna 1989.

«Fare esperienza del mondo nella maniera in cui se ne può essere debitori a un libro o a una lettera, non presuppone soltanto l'alfabetismo, o il fatto che scritto e libro abbiano già impresso la loro forma sui desideri di accesso al senso; ma presuppone l'idea culturale del libro stesso, nella misura in cui questo non è più semplicemente uno strumento per accedere ad altro. Una volta però che l'esperienza del libro si sia resa autonoma in una propria esperienza di totalità - come esemplarmente nell'epos greco arcaico o nel Libro dei libri - essa comincia a competere con l'esperienza del mondo» [pag. 29].
«Tra i libri e la realtà è posta un'unica inimicizia. Lo scritto si è sostituito alla realtà, nella funzione di renderla - in quanto definitivamente inventariata e accertata - superflua. La tradizione scritta, e infine stampata, si è costantemente risolta in un indebolimento dell'autenticità dell'esperienza. Esiste una sorta di arroganza dei libri in forza della loro pura quantità: già dopo un certo periodo di una civiltà che pratichi la scrittura, essa suscita l'impressione opprimente che nei libri debba esservi tutto e che non abbia senso, nel lasso di vita che è comunque troppo breve, tornare a guardare e percepire un'altra volta ciò che già una volta era stato registrato e portato a conoscenza» [pag. 35].

mercoledì 10 giugno 2009

Il mito è tra noi

«Che il corso delle cose sia proceduto "dal mito al logos" è una costruzione, oltre che falsa, pericolosa, perché ci induce a credere che in qualche punto nella lontananza del passato sia stato compiuto l'irreversibile balzo in avanti in seguito al quale qualcosa fu definitivamente ricacciato dietro di noi, mentre per il futuro restavano da fare solo passi in avanti»*.

Guardiamo il mondo, guardiamo noi. Se ipotizzassimo (impropriamente) un derby tra le due entità mito e logos, chi sarebbe in vantaggio in questa interminabile partita? Il mito, il nascondimento, abita ancora la nostra realtà. Non tutto è decifrabile, poco prevedibile. Gli sguardi umani sono ancora troppo protesi verso un cielo che abbiamo ripopolato di nuovi dèi. E questi dèi odierni sono ancora più temibili e subdoli, giacché più che esigere un'adorazione incondizionata vogliono che li si imiti. "Fate come noi, siate noi" - gridano, e tutti a correre dietro i loro stessi desideri ingaggiando una corsa sfrenata per salire sul loro scranno. Anche chi cerca di resistere stoicamente mettendone in risalto i difetti non fa che amplificare la loro potenza, la loro indubbia superiorità. La critica, spesso (ma non sempre), diventa un alleato inconsapevole di questo nuovo pantheon.
Occorre allora un nuovo gesto prometeico che smascheri definitivamente l'inganno dell'imitazione e del risentimento (le due facce della stessa medaglia): un gesto che spenga la falsa luce che fa brillare questi nuovi miti. Ogni volta che un uomo si erge a dio di un altro uomo, il logos svanisce dietro l'orizzonte. E il tramonto della ragione... li ha già generati, i mostri.

*Hans Blumenberg, Elaborazione del mito, Il Mulino, Bologna 1991 (pag. 52)