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lunedì 3 giugno 2013

Non date retta ai leccafiche

Premesso che ha ragione Ivo Silvestro sostenendo che «forse è meglio che le celebrità stiano zitte», io domani mattina mi presento all'ufficio brevetti a depositare un modello (improvvisato con dei palloncini per bambini) di preservativo per la lingua. Alla fragola, al limone, al tantum verde.
foto presa qui
P.S.
La redazione del Corriere online riporta la notizia citando le parole di Micheal Douglas:
«ho scoperto che, senza entrare troppo nello specifico, la particolare forma di tumore che mi ha colpito è stata causata dall’Hpv (o Papilloma Virus, ndr), che ho contratto praticando il cunnilingus (la stimolazione con la lingua e con la bocca degli organi genitali femminili***) che però è anche la miglior cura per esso. Come dire, ti dà e ti toglie».
***Ecco, per capire, la seconda parentesi di spiegazione su cosa sia il cunnilingus è data dallo stesso Douglas oppure anch'essa è di “redazione”? 
Nella mia ignoranza, sarebbe stato meglio spiegare cosa intende Douglas con il fatto che tale pratica orale sia, allo stesso tempo, causa e cura del male che ha contratto: in altri termini, io non ho capito se sia una battuta (peraltro infelice) oppure un dato medico-scientifico che leccare una vagina infettata di Hpv faccia male e bene allo stesso tempo.

lunedì 25 luglio 2011

Lotteria della pena

Ivo riflette (non è e non sarà il solo: eccone un altro) sull'entità della pena che rischia A. B. Breivik. 
Sinceramente, chi non gli farebbe volentieri un po' di male a tale assassino? 
Chi non godrebbe nel vederlo soffrire, che ne so, tipo Dustin Hoffman dal dentista?

Ma avrebbe senso? Secondo me no. O meglio: lo avrebbe se per ogni dolore provato ritornasse in vita un ucciso. Così non è.

Il Dio degli Eserciti si sarebbe certamente vendicato, questo è sicuro.

Secondo me andrebbe trovata una pena che potesse in qualche modo andare contro le aspettative di Breivik. Una delle cose principali che lo spiazzerebbe è: indifferenza.
È facile immaginare che il suo avvocato gli riporti il clamore mondiale della sua impresa terroristica e omicida; il fatto che - in questo momento - è una delle persone più famose del mondo è per il terrorista fonte di godimento.

Ecco: una pena immediata dovrebbe essere quella di non lasciar filtrare niente di cosa accade fuori. Dimenticarlo. Di più: fargli credere che ha ucciso meno persone di quanto pensa.
Oppure: accordo bilaterale tra la Norvegia e un paese musulmano per la costruzione di una moschea nella fattoria biologica di Breivik (sempre che non ci sia già passato Calderoli).

Oppure ancora - qui siamo a livelli di Arancia meccanica: all'alba sveglia con l'Internazionale. Mattinata di letture dal Libro Terzo de Il Capitale, «Il processo complessivo della produzione capitalistica». A pranzo cous cous e montone selvatico in umido. Pomeriggio letture ragionate - e non alla cazzo di cane - di John Stuart Mill. Cena cubana. Musiche degli Intillimani e di Franco Battiato durante la giornata.

Infine, dato che il terrorista aveva pensato di colpire anche il Papa e l'Italia, la nostra Magistratura, con l'appoggio del nostro governo, dovrebbe chiedere l'estradizione di Breivik: ci sarebbero maggiori probabilità da noi che in Norvegia di vederlo uscire dal carcere per orizzontale prima del processo.

lunedì 11 gennaio 2010

Due filosofi elle apostrofo

Ci sono due filosofi (1, 2) che oggi danno il meglio di sé nel mettere in pratica cosa voglia dire ragionare.

domenica 27 settembre 2009

Segnalibro

Mi segno questo post di Ivo perché su tali argomenti sento la necessità di meditare a lungo.

A margine segnalo anche questo post di Federica, le cui battute finali sono collegabili al post succitato

mercoledì 28 gennaio 2009

Il rombo della sedizione



Stasera è tardi per infrenarmi in un difficile discorso sulla giustizia. Mi limito dunque a dire due o tre cose, a margine di quando detto qui da Ivo, che spero un giorno di poter rielaborare alla luce di quei pochi studi fatti in merito.
Succede un crimine, vergognoso e terribile come lo stupro. Si trovano quasi subito i responsabili. Siamo in uno stato di diritto: si arrestano, si conducono in carcere, li si accusa del reato suddetto, gli si affida un avvocato per difendersi, si stabilisce un processo che, prima o poi, si terrà. Si differisce la vendetta, ovvero si cerca la giustizia che si basa sul nostro codice penale. La vittima, vedendo questo, si sente ancor più impotente e non può che essere desiderosa di vendetta immediata; la folla bramosa reclama lo scalpo, si foga in un vero e proprio linciaggio. Ma siamo in uno stato di diritto. La giustizia deve essere amministrata da un organo statale quale la magistratura. I presunti colpevoli devono essere sottratti dalle mani della folla inferocita, pena il ritorno allo stadio primitivo dell'uomo, dove la catena delle violenze portava alla catastrofe comunitaria.
Le Erinni devono necessariamente trasformarsi in Eumenidi. Le Erinni infatti rappresentano l'omicidio collettivo; e se, in questo caso, il linciaggio avesse avuto luogo, cosa sarebbe restato nelle mani dei linciatori se non brandelli insanguinati dei presunti colpevoli, trasformando questi in ulteriori vittime? L'euforia, l'effetto dionisiaco della vendetta tremenda che avrebbe calmato la folla non sarebbe durato che un istante, senza portare nessuna riconciliazione, macchiando per sempre le mani di altri individui. Oramai il meccanismo vittimario è una macchina imballata che non riesce più a riportare giustizia, a portare la pace, la riconciliazione. Le Eumenidi sono la nostra necessità per sfuggire al caos dell'indifferenziazione violenta.