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sabato 13 settembre 2014

Come nella matrice che gli è propria

CANONICO Monsignore desidera soltanto che vostra eccellenza avverta il Tribunale della Monarchia della sua incompetenza ad annullare provvedimenti di scomunica, quali che siano le ragioni che hanno provocato i provvedimenti.

VICERÈ E nient'altro?

CANONICO E, conseguentemente, che vostra eccellenza dichiari nulla la sentenza del Tribunale che annulla la scomunica fulminata da Monsignor Tedeschi sugli acatapani Giambattista Tesorero e Giacomo Cristò.

VICERÈ (quasi cantilenando) Che io dichiari nulla la sentenza che annulla... (cambiando tono) E poiché sarà poi nulla la mia dichiarazione che annulla, avremo un tale groviglio di nullità dentro il quale monsignor Tedeschi, non ne dubito, si troverà benissimo, come nella matrice che gli è propria; ma io no, ve lo assicuro...


Leonardo Sciascia, Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D., Einaudi, Torino 1969

venerdì 7 marzo 2014

Ingovernabili e ingovernati

«La campagna elettorale che ha portato a questa legislatura è stata da più parti – ma non certamente dalla nostra – svolta sul tema dell'ingovernabilità di questo Paese. In realtà questo Paese è invece il più governabile che esista al mondo: le sue capacità di adattamento, di assuefazione, di pazienza, di rassegnazione, sono inesauribili. Basta viaggiare in treno o in aereo, entrare in un ospedale o in qualsiasi ufficio, avere insomma bisogno di qualcosa che abbia a che fare col governo dello Stato, con la sua Amministrazione, per accorgerci fino a che punto del peggio sia governabile questo Paese e quanto ingovernabili siano i governi che lo reggono. Ingovernabili e ingovernati, e intendo non soltanto nel senso dell'efficienza, ma soprattutto nel senso di un'idea del governare, di una vita morale del governare. Tutto ciò che in questo Paese è ingovernabile – eversione e criminalità principalmente incluse – appunto risiedono nel governo.»

Leonardo Sciascia, “Intervento alla camera dei deputati”, agosto 1979, in La palma va a nord, Gammalibri, Milano 1980.

martedì 1 gennaio 2013

2012 + 1

Risvolto
«Perché Sciascia volle questo strano titolo? 1912 + 1 significa, con elementare evidenza, 1913, e fu superstizioso trucco usato da Gabriele D'Annunzio per evitare di scrivere un numero che riteneva nefasto. Così risulta da una dedica autografa del poeta, trovata da Sciascia in una rara edizione francese del Martyre de Saint Sebastien.». Giulio Nascimbeni, Corriere della sera, 30 giugno 1996.

Ho cercato il libro nella mia libreria ma non c'è stato verso di ritrovarlo; ce l'ho, sono sicuro, lo comprai l'anno in cui uscì presso Adelphi (1986), forse l'avrò prestato, oppure - peggio! - perso. Chissà. Ne ricordo con letizia il tocco e lo stile ironico di uno Sciascia che,  a causa di tale vezzo superstizioso, piglia bellamente per il culo il Vate ficolesso trapiantato al nord (ché il 13, se non erro, è numero nefasto nel Settentrione d'Italia, mentre, invece, nel Meridione porta bene).
Cos'altro? Beh, appena lo ritrovo, il libro, lo risfoglio e, nel caso, riporto qualche brano.

lunedì 30 novembre 2009

L'italiano è il “ragionare”

«L'Italia è un paese che teme sempre di perdere ciò che non ha mai avuto. La cultura italiana è perciò ben decisa, e non da oggi, a difendere la “ragione” da ogni attentato. Ma non l'ha ancora scoperta».

Roberto Calasso, I quarantanove gradini, Adelphi, Milano 1991

lunedì 3 agosto 2009

Letteratura e politica

a devarim: «marciare divisi per colpire uniti»

La letteratura serve per fare politica?

Altroché. Io direi: soltanto la letteratura può avere una funzione politica. Lo scrittore porta squilibri, questo è vero. Ma non dimentichiamo che il più perfetto e stabile degli equilibri è la morte. Vede bene che lo squilibrio è un fattore di vita. Anche se sarà vita dura.

Secondo lei esiste la fuga nel privato di cui tanto si parla come l'ultima versione del qualunquismo?

Io dico di no. Questa scoperta del privato mi sembra un'immagine pubblicitaria. Direi addirittura un invito: si vuole, si cerca di spingere la gente nel privato. Il privato come altro polo rispetto alla criminalità. L'unanimismo ci vorrebbe tutti concordi nel rinunciare al diritto di opposizione. La criminalizzazione serve per liquidare il reato del dissenso. La fuga nel privato serve per non vedere, per non sapere, non rifiutare. Questo gioco va spezzato prima che sia troppo tardi.

Leonardo Sciascia (La Repubblica, maggio 1929), La palma va al nord, Gammalibri, Milano 1982.

lunedì 13 luglio 2009

Politica ed etica



«Parlando di politica, Borges diceva che se ne era occupato il meno possibile, tranne che nel periodo della dittatura. Ma quella - aggiungeva - non era politica, era etica. Al contrario, io mi sono sempre occupato di politica: e sempre nel senso etico. Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: lo voler scambiare la politica con l'etica. Ma sarebbe una ben salutare confusione e un ben felice errore se gli italiani, e specialmente in questo momento, vi cadessero. Io mi sono deciso, improvvisamente, a testimoniare questa confusione e questo errore nel modo più esplicito e diretto del far politica: e col partito che, a questo momento, meglio degli altri, e forse unicamente, lo consente».

Leonardo Sciascia, da Tuttolibri, La Stampa, maggio 1979.

Sciascia si riferisce alla sua candidatura alle elezioni nazionali ed europee del 1979 nelle liste del Partito Radicale. Trasposta all'oggi, questa urgenza d'impegnarsi politicamente (eticamente) in quale partito potrebbe essere profusa? Ovvero qual è il partito che attualmente «meglio degli altri, e forse unicamente, lo consent[irebbe]»? Ammesso e non concesso che ve ne sia uno...

mercoledì 24 giugno 2009

La verità dei fatti.



«Che definizione si può dare della verità?»

«Della verità? La verità è... la verità. Quando Pilato domanda a Cristo, Cristo non dà risposta su cos'è la verità... però la verità esiste, c'è. Ci sono i fatti, naturalmente anche nei fatti c'è l'ambiguità, c'è la possibilità di interpretarli, di sfaccettarli come si vuole, di dissoverli anche, pirandellianamente... Però un fatto è un fatto. E qui vengono proprio mistificati i fatti. Non si riesce più ad avere un'idea del fatto [...] Per me l'esempio più straordinario di giornalismo, di onestà professionale del giornalismo, è quello che racconta quel vecchio inviato del New York Times, Mattews. Lui racconta che una volta i corrispondenti che erano dalla parte di Franco durnate la guerra di Spagna diedero come conquistato da Franco un paese che a lui risultava invece essere ancora in mano ai repubblicani. Mattews prese una macchina, andò in quel paese e fece da lì un telegramma al New York Times; mentre usciva dall'ufficio postale le avanguardie di Franco entravano dall'altro capo del paese. Però lui intanto aveva smentito la notizia falsa: il giorno prima Franco non c'era. Ecco la verità dei fatti. E un potere della verità c'è, lo si può esercitare anche così. Questo dovrebbe essere il giornalismo, dare il fatto del momento. Il giornalismo è come un tribunale in prima istanza, dove hanno valore i fatti. Invece oggi si pratica un giornalismo come cassazione, dove i fatti scompaiono, quello che gli avvocati chiamano "il merito" scompare, ed esiste soltanto la forma...»

Leonardo Sciascia, La palma va al Nord, Gammalibri, Milano 1982 (pag. 176)

domenica 17 maggio 2009

Le comodità dei fanatici



«Capisco che ci sia, da parte dei fanatici, la esigenza di etichettarmi una volta per tutte o come rivoluzionario o come reazionario. I fanatici hanno bisogno di star comodi. Per mia parte, dico di essere semplicemente, in questo momento, un conservatore. Voglio conservare, di fronte allo Stato che se ne è svuotato, la Costituzione. Voglio conservare la libertà e la dignità che la Costituzione mi assicura come cittadino; e la libertà di cui ho goduto come scrittore, e la dignità che come scrittore mi sono guadagnata.
Questa libertà e dignità sento oggi che sono in pericolo. In quanto cittadino capisco - ma non approvo - che molti siano disposti a barattare libertà e dignità per un po' di ordine pubblico, di sicurezza: in quanto scrittore mi batterò affinché questo baratto non si compia. Metto in conto la sconfitta, e anzi la prevedo: ma non posso che battermi, finché avrò un margine, sia pur piccolo, sia pure insicuro. Il ripristino dell'ordine pubblico, da noi è sempre stato pagato caro: a prezzo di un più vero e profondo disordine, che corrode anche le menti più lucide e le coscienze più nette. Ed è già cominciato, a guardar bene».

Leonardo Sciascia, La palma va a nord, Gammalibri, Milano 1982 (brano tratto da un articolo su Panorama, Aprile 1978).