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sabato 4 settembre 2021

Quello che plasma

«Non importa ciò che l'uomo raggiunge per mezzo della televisione: se una esplosione atomica, l'incoronazione di una regina o un concorso di bellezza [o i reparti di terapia intensiva]; e non importa chi sta seduto davanti allo schermo televisivo: se il contadino di un kolkoz siberiano o un sarto londinese o il proprietario di un distributore di benzina nel Colorado; il fatto che gli eventi ci giungano in stato fantomatico, privato di realtà, che il consumo di fantasmi si sostituisca a una reale esperienza del mondo resta in ogni caso lo stesso; esso, ed esso soltanto, è quello che decide; quello che plasma e trasforma l'uomo; quello che pregiudica il suo rapporto col mondo e il rapporto del mondo con lui.»

Günther Anders, "Il privato" (1958), in L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 1992 

domenica 11 luglio 2021

Ancora

Per strada tante facce
Non hanno un bel colore
Qui chi non terrorizza
Si ammala di terrore

[Ansia]


Domenica di luglio. Incollo qui questa schermata e non la commento perché sento vibrare dentro me corde bombarole. Purtroppo, io con il tritolo non ci so fare, dunque le redazioni, tutte le redazioni, compreso l'algoritmo malefico di gogol news stia tranquillo, non subiranno danni, se non morali, quelli che moralmente mi infliggono dal marzo 2020 (AVETE STRAROTTO E STRAMAZZATO IL CAZZO!).

Domenica di luglio. Gran giro in quota salvezza, dentro il parco. Venti km, a corsa e a marcia, dislivello (positivo) di oltre mille metri, dolore alla bandelletta verso la fine, comunque ce l'ho fatta al fresco dei faggi secolari e a cavallo di uno dei crinali più belli dell'Italia centrale. Per la prima volta ho visto la Gorga Nera, un piccolo laghetto verde dove vivono rane temporarie e ululoni; dipoi rivisto Capodarno (compreso la bevuta di un sorso in palmo di mano à la source) e il Lago degli Idoli.

Devo pensare e produrre queste notizie: una forma autoredazionale di resistenza.

lunedì 28 giugno 2021

Le favole erano finite

Si ripete - come prevedibile - l'andazzo dell'anno scorso: giovani assembrati, durante riti dionisiaci, spremono varianti dai loro turgidi capezzoli, che i media scandalizzati infiascano e danno dipoi a bere, ettolitro dopo ettolitro, a quegli spettatori che desiderano essere lubrificati dagli oli santi delle colpe. «Sono degli irresponsabili», tuonano i responsabili.
«Sono degli scriteriati», strillano i citreriati (neologismo).

«Andate a fare in culo, stronzi», replicano l'indomani i giovani stessi, con un cerchio alla testa poco angelico e molto alcolico.

Continua, inesorabile, la gran voglia di trovare delle cause, delle colpe, ossia di individuare dei colpevoli delle risalite (delle discese agli inferi ardite): è tutto un additare, un cercare pagliuzze con una trave intraversata nel retto, oddio come sto scomodo seduto. 
«Meno male hanno istituito il green pass», esultano i restringitori, i costrittori, i chiusisti, gli isolazionisti, i merdaioli in genere. 
«Mi è arrivato oggi sull'app IO il certificato verde!».
«E ci si pulisca il culo, provi, su (col palmare)».

Il green pass... un lebbroso, un tubercoloso, uno con la scabbia, uno con l'allergia a qualcosa che starnutisce e/o tossisce a ogni refolo di vento, uno scimunito, un Matteo  a caso, uno con la salmonellosi, uno con l'epatite eccetera, potrebbero averlo, il certificato di via libera, se vaccinati o tamponati molecolarmente?

Peccato ch'io non sia un Dioniso, sennò mi sarei davvero divertito a trasformare una buona parte dell'umanità in pipistrelli (1, 2):

«Le favole erano finite e le figlie di Minia continuavano intensamente il lavoro, nel totale disprezzo del dio e della sua festa. Ma ecco improvvisamente dei timpani che nessuno può scorgere rimbombano con le loro voci rauche, accompagnati dal suono della tibia ricurva e dal tintinnio dei bronzi: si sente il profumo della mirra e del croco. E accade una cosa incredibile: i telai cominciano a germogliare e le tele, ad essi appese, prendono l'aspetto di cascate d'edera; alcune diventano delle viti e i fili si mutano in tralci; dall'ordito spuntano pampini. Il colore splendente della porpora si stende sull'uva.
Già il giorno volge al termine e subentra quel momento che non si può definire né giorno né notte ma rappresenta il confine incerto tra la luce e l'ombra. Improvvisamente la casa sembra sussultare, grandi lumi ardono e le stanze rosseggiano di fuochi: si odono gli ululati di belve inesistenti. Le sorelle, in mezzo al fumo, cercano dei nascondigli nei luoghi più disparati della casa per evitare i fuochi e i bagliori; e mentre si rifugiano nelle tenebre, i loro arti si fanno piccoli, tra essi si distende una membrana e le braccia sono avviluppate da un piumaggio leggero. In che modo abbiano perso il loro aspetto, questo il buio non consente di saperlo. Non sono però le penne a permettere loro di alzarsi in volo, ma ali trasparenti le sostengono: se tentano di parlare emettono una vocetta proporzionata al corpo che ora posseggono ed esprimono deboli e striduli lamenti. La loro sede resta la casa, non i boschi: odiano la luce e volano durante la notte. Il loro nome è collegato alla parola "vespro"* che indica l'ora tarda della sera»
Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, Libro Quarto, 389-415 (edizione BUR, traduzione di Giovanna Faralla Villa).

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* Vespertilio, infatti, si chiama il pipistrello.






lunedì 16 novembre 2020

Reality show

«E così voi credete nella realtà... Mi affascinate, davvero»
Balzac

Tenersi lontano dalla realtà, in realtà, è un lasciarsi vicino a essa, e più la si evita e più si presenta, come se fosse ossessionata da noi e noi ce la troviamo sempre tra i piedi, fastidiosa, opprimente, fa di tutto per farsi notare, per farsi accorgere di esistere. È inutile che quel beccafico di padrone dica «raddoppiati in un anno gli abbonamenti digitali», senza dire, al contempo, decuplicato il crollo delle vendite in edicola - ma gli fa una sega, vero, signorino? Mica avrai comprato un altro giornale per gli utili, nevvero?
E poi anch'egli a dire che s'impegna a offrire ai lettori un'esperienza simile a Spotify, Amazon e Netflix, pari pari come quell'altro beccafico, già e ancora - li mortacci sua - ministro del brodo culturale italiano, il quale, un mesetto fa disse, che voleva fare «una Netflixe de la curtura italiana co' li sordi der ricoveri faunde» andasse a pijà 'nder culo al ricovero...

Ma vabbè, ma tant'è.

Ritorniamo a essa. Stamani, pausa caffè, io e una collega ci siamo abbassati la mascherina per berlo, d'altronde non l'hanno ancora fatte come le caramelle alla menta col buco al centro. Si avvicina a noi un'altra collega, mi saluta, ma alla collega presente, che sta posando la tazzina, le si rivolge con un «Buongiorno, ci conosciamo?». «Sì, da due mesi», le risponde questa ridendo. «Ma tu guarda: è la prima volta in due mesi che vedo il tuo viso, non ti avevo riconosciuta», si giustifica l'altra, con un leggero imbarazzo.
È così: con la mascherina sul volto, se parliamo con persone conosciute, conversiamo ricostruendo, più o meno consciamente, i lineamenti e i movimenti facciali di sempre; mentre con le persone che non conosciamo, o conosciamo da poco, la mascherina gioca un ruolo di camuffamento della realtà, o, forse, di nascondimento. Per fortuna, coi bambini, il nascondino con la mascherina funziona sino a un certo punto. Quando, poco convinto, brontolavo alcuni che avevano fatto un simpatico scherzo a un compagno, uno di loro mi ha detto: «Maestro, si vede che ridi con gli occhi». È stato uno dei momenti più alti della mia carriera.

domenica 17 maggio 2020

Il portavoce

Volevo scriverlo ieri sera, poi me ne sono dimenticato, perché viviamo in un Grande Paese ove è facile distrarsi, basta un attimo. Ma stasera, mentre mi sto grattando un occhio con un gomito, m'è venuto in mente che ieri sera sono incappato nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri, tenuta nel cortile interno di Palazzo Chigi e, di essa, quello che volevo appuntarmi, come un chiodo sulla punta dell'uccello, è stato vedere il portavoce e capo dell'ufficio stampa del capo del governo, leggere (a gambe divaricate) l'elenco dei nomi dei giornalisti accreditati e autorizzati a porre domande al Presidente Conte, con un piglio e una fonazione da presentatore del Festival di Sanremo, perché come a Sanremo non contano i cantanti ma chi li seleziona e li annuncia al pubblico.

Si dirà: le misure precauzionali per mantenere il distanziamento sociale hanno imposto a Rocco Casalino l'uso del microfono. Può darsi. Tuttavia, nessuna ragione gli imponeva di stare sul palco: una voce fuoricampo bastava e magari non importava che fosse proprio la sua. 

lunedì 10 febbraio 2014

Medio idiozie

via

Mediologicamente, oggi sono stato colpito da:
Uno.


Due:
dal siparietto che Fazio ha intrattenuto con Clooney, Damon e Dujardin per la presentazione di un film che sicuramente (a volte, è più forte di me, i miei pregiudizi prevalgono) farà cagare.

Tre:
Pasta di semola di grano duro di una marca per me sconosciuta, presumo di bassa qualità; olio Friol; tonno Rio Mare; un barattolo di Nutella (non si vede la marca, una fortuna per la Ferrero, ma s'intuisce comunque possa essere Nutella); patatine fritte San Carlo; un litro di latte Granarolo; delle barchette di salumi Citterio; unica verdura: degli scalogni.
Nonostante le pessime condizioni delle carceri in Italia, credo mangeranno meglio in cella.

Quattro.
I referendum in Svizzera: in uno hanno vinto per un soffio i Sì alla limitazione dell'immigrazione, mentre in un altro è stato
bocciato invece il referendum sull'aborto. Il 70% dei votanti ha detto no all'iniziativa che chiedeva che l'interruzione di gravidanza e l'embrio-riduzione non fossero più coperte dall'assicurazione obbligatoria di base. Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento avevano raccomandato di respingere la proposta intitolata "Il finanziamento dell'aborto è una questione privata" promossa da un comitato interpartitico, composto essenzialmente di cristiani conservatori. 

Cinque.
Danimarca, abbattuta la giraffa Marius nello zoo di Copenaghen | euronews, mondo

Non sono animalista più di quanto sia umanista, ma mostrare in pubblico - un pubblico composto anche da bambini - il corpo di una giraffa, abbattuta con un colpo di pistola, e poi sezionarla e darla in pasto ai leoni, mi sembra veramente degno del miglior Peter Greenaway de Lo zoo di Venere.