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sabato 1 agosto 2009

Sopprimere il linguaggio come comunicazione

«Perché il pubblico è così insolente verso la letteratura? Perché possiede il linguaggio. La gente oserebbe affrontare nello stesso modo le altre arti se fossero un mezzo di comunicazione per cantarsi, impiastricciarsi di colore o coprirsi di gesso a vicenda. Il guaio è appunto che l'arte della parola lavora con un materiale che passa continuamente per le dita della canaglia. Perciò non c'è modo di venire in aiuto alla letteratura. Quanto più essa si allontana dall'intelligibilità, tanto più petulantemente il pubblico reclama il suo materiale. Il meglio sarebbe ancora tener nascosta la letteratura al pubblico finché non si vara una legge che proibisca alla gente la lingua corrente e le permetta soltanto di servirsi, in casi di emergenza, di un linguaggio di segni».

Karl Kraus

[traduzione del brano di Cesare Cases da un saggio di questi su K.K. Credo che tale brano si trovi anche in Detti e contraddetti, Adelphi, ma ora non vo a controllare].

domenica 26 luglio 2009

Il realismo narrativo

«Suvvia, signori miei, si può forse chiamare creazione artistica questo spiare dal buco della serratura la vita della gente insignificante? Perché, mi sembra assodato che gli uomini di rango superiore, ammesso che ancora ve ne siano, non permettono certo a sguardi indiscreti di violare la loro vita! E allora? Allora ve lo dico io cosa fa lo scrittore: si mette lui stesso al livello dei suoi grigi personaggi, ci beve insieme e gli dà del tu, per un'insana foia di autoumiliazione cui nessuno lo spinge. E questo sarebbe il realismo? Sarebbe questa la letteratura aperta ai valori sociali? Puah! Si fan vedere i difetti delle canaglie, si creano dei tipi positivi che puzzano di artificioso lontano un miglio, il tutto condito con un piatto ottimismo fondato sulla più completa cecità. Ecco le baggianate che vanno per la maggiore! Ma fatemi il piacere!...»

Stanislaw Ignacy Witkiewicz, Insaziabilità, Garzanti, Milano 1973 (pag. 24)

Ringrazio Malvino per avermi fatto conoscere questo autore che farà parte delle mie letture estive.

Se lo avessi scoperto prima questo brano sarebbe comparso di sicuro nel mio ultimo articolo su Giornalettismo

domenica 8 marzo 2009

I blog ampliano il nostro universo



«Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell'adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio. Non credo di essere l'unico a pensarla così. Più densa, più eloquente della vita quotidiana ma non radicalmente diversa, la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e organizzarlo. Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all'infinito questa possibilità d'interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente. Ci procura sensazioni insostituibili, tali per cui il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello. Al di là dall'essere un semplice piacere, una distrazione riservata alla persone colte, la letteratura permette a ciascuno di rispondere meglio alla propria vocazione di essere umano.»


Per me questo discorso, oltre che per la letteratura, vale anche per voi (oso dire per noi), cari amici linkati.

mercoledì 1 ottobre 2008

Dobbiamo parlare



Eppure dobbiamo parlare; e non solo perché la letteratura, come i poveri, è notoriamente portata a prendersi cura dei propri figli, ma più ancora per via di un'antica e forse infondata convinzione, secondo la quale se i padroni di questo mondo avessero letto un po' di più, sarebbero un po' meno gravi il malgoverno e le sofferenze (...)
Dobbiamo parlare perché dobbiamo dire e ripetere che la letteratura è una maestra di finesse umana, la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina; dire e ripetere che, ostacolando l'esistenza naturale della letteratura e l'attitudine della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare di noi, tanto meglio: non già per noi stessi, ma forse per la letteratura.

Iosif Brodskij, Dall'esilio, Adelphi, Milano, 1988, pag.14-16.

Questo brano mi sembra il giusto programma per la mia idea di blogger. Comporre un blog, leggere quello di altri ai quali ti senti vicino (affinità elettive?) fa partecipare e concorrere a ciò che Brodskij chiama "il ritmo della propria evoluzione".
Il mondo dei blog è uno dei luoghi possibili per un nuovo umanesimo.