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giovedì 21 marzo 2024

Primavera vanderleiana

Che bel cielo azzurro stamani, ahimè macchiato dalle diagonali delle scie di due aerei di chissà che linea; linee che, nel volgere di pochi minuti, rette qual sono, non si vanificano, ma persistono, biancastre e si trasformano in tante pecorelle senza ovile alla ricerca di un improbabile pastore alato... E mi chiedo: ma se anche i tubi di scappamento della mia piccola Renault turbodiesel euro 5 producessero simili scarichi la signora Ursula mi avrebbe già internato?

domenica 12 luglio 2020

Scappamenti



A proposito di rivincita: ieri pomeriggio, mentre correvo arrancando (leggera salita) su una strada montana costeggiata da faggi, sono passati due camper dai quali sono fuoriuscite delle zaffate di nafta che mi hanno costretto a fermarmi, uscire di carreggiata e abbracciare un albero, allo stesso modo in cui Nietzsche abbracciò un cavallo a Torino, con la sola differenza che a subire le frustate fumogene dei vetturini non c'erano cavalli, ma io e i faggi.

Per carità, tutti noi che circoliamo con il motore a scoppio - chi più, chi meno - impestiamo l'aria. Ma quel che, in certi frangenti, un respirante (faggio compreso) si domanda è: ma come cazzo fanno a passare alla revisione certi spargitori di fumo nauseabondo?


venerdì 13 dicembre 2019

Apparizioni post-elettorali

È da un pezzo che, dei giornali inglesi, sfoglio soltanto le pagine culturali e scientifiche. Ma oggi, dopo che la loro volontà popolare si è espressa, non ho potuto esimermi di consultare anche la pagina politica.
via

Certo che, se anziché apparire nelle coste californiane, gli elettori britannici fossero arenati nelle coste del Maine, la notizia sarebbe stata più credibile.

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Curiosità: se li mettono sotto le ascelle, che cosa succede?

martedì 11 giugno 2019

sabato 22 dicembre 2018

Parlare chiaramente

Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che le ha cantate secche ai convenuti della conferenza sul clima tenutasi in Polonia, è una comunista in pectore. Ma nessuno gliel'ha rinfacciato, forse - sorridono, sornioni, i conferenzieri - perché ha solo quindici anni, che vuoi, è una ragazzina ingenua, idealista, un giorno, se mantiene le promesse, un posto da eurodeputata non glielo toglierà nessuno.

Eppure, le parole di Greta Thunberg, se non saranno rubricate dentro un'innocua protesta ambientalista, potrebbero dare la stura a un movimento politico di protesta intergenerazionale e transnazionale, giacché, come lei stessa dice:
«If solutions within the system are so impossible to find, maybe we should change the system itself.»
Trovatemi un solo politico occidentale capace di parlare così.

venerdì 5 gennaio 2018

Vuoti a rendere

Volevo sorvolarci sopra, come un sacchetto al vento sopra una discarica, ma l'occhio è caduto a piombo su questo:

0,81 euro un'arancia. Vale a dire: un'arancia pagata 1568,37 lire (obsolete) italiane (ricordiamo il cambio: 1€ = 1936,27 lire).
Un'arancia tarocco - frutto italiano al momento di stagione - pagata ottantuno centesimi in un supermercato italiano.
La signora (Lucia Poli dell'Anna) che ha fotografato la scena e pubblicato l'immagine sul suo account facebook (e diffusa, a babbo morto, dai principali quotidiani italiani) ha scritto:
«Fatta la legge trovato l'inganno: mio marito è un genio».
No, signora, mi spiace deluderla: suo marito, forse, sarebbe stato un genio se avesse tolto anche la buccia.

giovedì 22 giugno 2017

Basta tabù




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E se alimentassimo la rete idrica con la metà della produzione annuale vinicola italiana (mediamente 22 milioni di ettolitri), soprattutto con quei «vinelli leggiadri dai tannini smussati»?

lunedì 8 agosto 2016

Overshoot Day

Come permettersi di dar torto a Luca Mercalli? Non mi permetto di dar torto a Luca Mercalli. Mercalli ha ragione, dice cose sensate, senza allarmismi, senza catastrofismi, rammenta soltanto che il moto verso il «collasso della biosfera e della società» è, anno dopo anno, sempre più accelerato, acceleratissimo.

Ta pun! Overshoot Day: abbiamo consumato il rinnovabile (in fatto di materia ed energia).  
«È la data nella quale gli interessi della natura, cioè tutta la produzione annua rinnovabile, dalle foreste ai pesci, è stata consumata, data dalla quale fino a fine anno si intaccherà il capitale planetario, attingendo a risorse non più rinnovabili e di cui saranno dunque private le generazioni future.»
Da domani a stecchetto, mi raccomando. 
E se ci pensasse Draghi iniettando nel mercato un alleggerimento quantitativo di alberi da pane e di pesci? 
Il capitale planetario, la dura materia s'intacca; il capitale fittizio, invece, col cazzo, si moltiplica e finisce tutto alle banche che comprano debito pubblico e quindi finanziano gli Stati che devono pur garantire lo svolgimento delle cose come stanno, ivi compresa la quantità di spazzatura che ogni bravo cittadino ha e avrà da produrre.

Ora piango un momento.

Finito. Ora mangio un gelato e butto la confezione nell'indifferenziato.

Fatta la pausa, riprendo il discorso.

Secondo me, il problema - dal lato umano, chiaramente - si risolve soltanto se gli scienziati, concordi nel segnalare che «il Sistema Terra è in allarme» perché si consuma troppo e s'inquina di più, iniziassero a puntare chiaramente un dito negli occhi e magari un altro nel culo di ciò che causa massimamente lo strazio ambientale (e sociale), vale a dire il Sistema Economico e Produttivo Capitalistico.

È inutile, egregio Mercalli, lei mi faccia sentire in colpa se produco trecento chili l'anno di spazzatura, compresa la differenziata che butto per benino nei contenitori giusti. Come vede, io non sono un cittadino indifferente. Il problema è che, per questo problema, sono, anzi: siamo impotenti. Perché? Perché al centro del nostro agire, del nostro produrre, dello sbattimento generale per sussistere e strappare al vivere quei cinque minuti di riposo e godimento, c'è una cazzo di merce, fottuta merce, detta anche equivalente universale, chiamato denaro.

Ecco, le ho dato uno spunto: oltre che le nuvole e lo scioglimento dei ghiacci, esimio Mercalli, la prego di studiare, insieme agli altri scienziati allarmati, anche il fenomeno ritenuto, a torto, naturale dell'economia e della produzione capitalistica. Forse, oltre a stigmatizzare l'indifferenza della politica e dei cittadini, scoprirà quali sono le vere responsabilità.

lunedì 11 novembre 2013

Varie e vento senz'ali

Da ieri, col vento di bora che soffia a più non posso, freddo freddo e pioggia pioggia, è successo tutto uno sfarfallio di foglie e rami intorno che pare il bosco appropriarsi della casa, della strada. E nel veder intorno tutto questo sfacelo di verde-giallo-marrone sparso a terra, con tutto l'umido del piovere che ne consegue, ho avuto e ho un'improvvisa voglia di Agadir.

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Dove vivo, intorno, ci sono molti alberi. Boschi e foreste (non distante, persino una riserva naturale integrale) dominano il paesaggio, lo fanno bello, poco antropico, ipocondriaco. Oggi lo guardavo dalla finestra di lacrime di pioggia rigata. Ci fossero grattacieli, dicevo. Ci fossero pianure padane, mormoravo. Ci fossero le onde, scaramantizzavo. D'un tratto m'è venuta in mente l'Amazzonia e relative foreste pluviali. Questo - se ci credete bene, se non ci credete fa niente - prima che aprissi la pagina di Repubblica.it e trovassi questo fotoreportage.


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Da alcuni anni, la bilancia commerciale della Germania è in attivo («enorme surplus commerciale»). La Germania esporta più di quanto importa. Le merci tedesche sono apprezzate in tutto il mondo, trovano acquirenti in ogni dove. Anche in Amazzonia. 


La Stihl è, infatti, made in Germany


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In Italia le seghe si fanno senza moto. Tuttavia, anche l'Italia ha la bilancia commerciale in attivo. Molto meno dei tedeschi, eppure merci italiche si vendono. Anche aereoplani da guerra alla nazione più guerrafondaia. Uno (o due?) anche al Ciad. Mi piacerebbe sapere nel dettaglio tutta la pratica commerciale che ci ha fatto vendere un cargo tattico dell'Alenia Aermacchi al Ciad. E come, in che valuta e in quale modalità (bonifico bancario?), il Ciad ha pagato. Ci sarà stata mica la mediazione del Vaticano?

lunedì 3 giugno 2013

La fame del magnate

Oggi, in appello, è stato condannato un magnate. Te magna.
Mi ha colpito cosa ha detto il suo avvocato italiano dopo la sentenza:
«Adesso quale imprenditore straniero investirà in Italia? Schmidheiny investì molto sulla sicurezza, spese 75 miliardi dell’epoca e non ne ebbe profitto. Ora è stato condannato 18 anni. È un incentivo?».
Ora, lasciando per un attimo da parte il fatto che è da un po' di anni che gli imprenditori stranieri non investono in Italia (per varie ragioni, sia perché impediti dalla “politica”, vedi i casi Alfa Romeo ed Alitalia; sia perché preferiscono comprare aziende italiane già qualificate in campo internazionale, vedi la Nuova Pignone), quanto è ragionevole ritenere che la suddetta sentenza allontani il capitale straniero dall'Italia? Solo in un caso, ben individuato dal pm Guariniello, il quale ravvisa che, tale sentenza,
«è un punto di riferimento per tutte le cause di disastro ambientale. [Essa] può aprire prospettive anche per l’Ilva di Taranto, per la Francia (dove sono aperte altre cause sugli effetti dell’amianto sulla salute, ndr) e per altri casi simili in Italia e nel Mondo».
In altri termini, i capitalisti (stranieri e non) cominceranno a preoccuparsi (un pochino, certo) solo se un gigante come l'Ilva finirà per essere nazionalizzato, ovvero espropriato per ripagare lavoratori e città di Taranto dei danni provocati dalla più grande acciaieria d'Europa: che il profitto sia reincanalato in un ciclo virtuoso di reale beneficio e progresso della società e non di rimpinzamento di una manica di pezzi di merda ingordi che fuggono all'estero. Ma io sogno.
Riuscirà un potere dello Stato, quale la Magistratura, nel suo esercizio specifico di far rispettare le leggi che lo Stato stesso si è dato, a spaventare davvero il capitale? Abbi dei dubbi, tu.

lunedì 2 maggio 2011

venerdì 22 aprile 2011

Mani

sempre Big Picture
Ecco: l'indice e il medio della mano sinistra che immobilizzano il collo di un piovanello pancianera; il pollice della stessa mano che tiene quieto il corpo; la destra che effettua una presa di sangue.
La cura, la delicatezza, la carezza, la conoscenza. Mani.

lunedì 29 novembre 2010

Baciamo il tonno

Quando il tonno sarà definitivamente estinto pescheremo il mondo.

Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo, per aiutare il suo babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa gli disse:

«Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!...»

Il Tonno cacciò il muso fuori dall'acqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c'era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott'acqua e sparì.


Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. XXXVI

martedì 29 giugno 2010

Il ritorno delle lucciole

Non ci crederete, ma fuori casa, ora, al primo buio, ci sono centinaia e centinaia di lucciole (quelle vere). Mi piacerebbe telefonare a Pier Paolo Pasolini.