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venerdì 20 agosto 2021

Le scogliere del dovere

Se fossi abbastanza grande, libero, maturo, responsabile, irreprensibile, encomiabile, pregiatissimo, illustre, onorevole, esimio, egregio, distinto, autorevole, apprezzato, valoroso, coraggioso, notevole, forte, sapiente, ardito, temerario e intrepido; insomma, se non fossi un roseau pensant, sarei abbastanza stronzo da mandare a fare in culo, per omnia saecula saeculorum, tutti coloro che, dall'alto del loro trono, mi ricordano con insistenza che cosa sia il dovere.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser : une vapeur, une goutte d’eau suffit pour le tuer. Mais quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien”.

 

sabato 9 febbraio 2019

Signora Lia

Come se fossi una sentinella della Nasa che sorveglia la caduta di possibili meteoriti, faccio varie piroette per difendermi dall'invasione periodica degli eventi: mi tappo le orecchie, devio lo sguardo, cambio discorso e canale, scorro rapidamente la barra laterale delle pagine web, fischietto Stravinskij. Tuttavia, contrariamente alla suddetta sentinella, non svolgo tale missione di sorveglianza altro che per me: lungi da me la pretesa di biasimare e quindi giudicare chi non sente la necessità di adottare una simile barriera anti-notizia e che, anzi, volentieri si fa bombardare il sistema nervoso dai duetti delle cariatidi (ahimè, qualche bruscolino passa lo stesso) con il volto siliconato.

Scrive Pascal:
«Divertissement. Les hommes n'ayant pu guérir la mort, la misère, l'ignorance, ils se sont avisés, pour se rendre heureux, de n'y point penser». (Pensées, 133-168
Non che io sia contrario al panem et circenses, no. Mi dà solo da pensare il fatto che, anno dopo anno, decennio dopo decennio, (secolo dopo secolo? L'Italia come repubblica millenaria), una settimana all'anno si tributi mediaticamente tanta attenzione su una manifestazione canora di merda.

Signora mia.

martedì 23 settembre 2014

Par la pensée, je ne le comprends pas

«Roseau pensant. — Ce n’est point de l’espace que je dois chercher ma dignité, mais c’est du règlement de ma pensée. Je n’aurai pas davantage en possédant des terres : par l’espace, l’univers me comprend et m’engloutit comme un point ; par la pensée, je le comprends.» Blaise Pascal 113 - [348 édition L. Brunschvicg]

L'ho così sregolato, il pensiero, che stasera, fredda sera, ho cercato la mia dignità per cinque minuti nelle stelle, e più di esse è stato il vuoto spazio a commuovermi, a farsi garante della comprensione, del significato ultimo dell'esistenza: riempire il vuoto tra il punto N e il punto M.

Un'amica è andata via, un'amica di cui alcuni potevano credere fossi il padrone. Padrone di che. Sapessi che fine ha fatto, dove e come. Niente: sparita. Il calore in una fredda sera di settembre. Dovevo legarla, ma non amavo legarla. 
Le volevo bene.
Si chiamava Lola, la mia lolita:
«the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth»

martedì 16 ottobre 2012

Pascal non ha ragione

*
«La svolta del nuovo equilibrio fra soggetto e oggetto instaurato da Pascal, fra appello personale e prove oggettive, è paradigmaticamente espressa da alcuni passaggi di uno dei suoi frammenti più noti: "Il Dio dei cristiani non consiste semplicemente in un Dio autore delle verità geometriche e dell’ordine degli elementi: è la parte dei pagani e degli epicurei. Non consiste semplicemente in un Dio che esercita la propria provvidenza sulla vita e sui beni degli uomini, per donare una felice serie di anni a chi lo adora: è la parte degli Ebrei. Ma il Dio d’Abramo, il Dio di Isacco il Dio di Giacobbe, il Dio dei cristiani, è un Dio di amore e di consolazione; è un Dio che riempie l’anima e il cuore di quelli che Egli possiede; è un Dio che fa loro sentire interiormente la loro miseria, e la sua misericordia infinita; che si unisce al più profondo della loro anima, che la riempie di umiltà, di gioia, di fiducia, di amore; che li rende incapaci di altro fine che non sia Lui stesso" (Pensieri, n. 602). Pascal ha ragione

Pascal ha ragione un cazzo. Ci pensavo oggi, con questi dolorini che mi tengono contratto il collo, che mi fanno sentire quanto la testa sia un peso per il corpo. A un certo punto, saranno state le tredici o giù di lì, durante una breve pausa tra un turno e l'altro, ho portato la mia testa altrove, su una panchina sopra un rialzo di terra riportata con davanti la ferraglia cigolante di una stazione. Ah che bello, il sole luminoso che si allarga tra piccoli sbuffi di nubi biancastre. Detto fatto, metto il pettuccio al sole perché - mi dico - queste sono cose che non si fanno da morti. E sento i miei baffi abbronzarsi, così come il mio scarso pelo pettorale. Posso dire che ne ho goduto? Posso. E, d'improvviso, lucentezza per lucentezza, ho percepito l'inesorabile scorrere del tempo, ho visto i miei futuri capelli grigi, gli occhi tipo quelli di mio padre un mese prima che morisse, nei quali io tentavo le mie assurde diagnosi iridiologiche
Quanto è faticosamente bello vivere. E il sole diventa un succo ora. Schiaccio una zanzara su una spalla. Per ora è morta lei. L'erba sotto i piedi suda la recente pioggia. Mi sdraio e sento arrivare un treno. E se invece di una panchina di legno fossero binari, sarei così beato e tranquillo?

«Penso che il terreno s'ingrasserebbe bene concimato di cadaveri, ossa, carne, unghie, fosse comuni. Spaventoso, Diventa rosa e verde, si decompone. Va in putrefazione presto nel terreno umido. I vecchi magri più duri. Poi una specie di impasto segoso una specie di formaggio. Poi cominciano a diventar neri e ne cola fuori una melassa. Poi rinsecchiti. Farfalle dei morti. Naturalmente le cellule o come diavolo si chiamano seguitano a vivere. Si ricombinano. Praticamente non smettono mai di vivere. Niente da mangiare mangiano se stesse». James Joyce, Ulisse, traduzione di Giulio De Angelis, Meridiani Mondadori, pag. 150

Pensare alla morte in anticipo, a una certa distanza di sicurezza (si spera) fa bene (presumo). Mi toglie tanti vizi, in primis quello di avere a tutti i costi fottutamente ragione.
Mai fino ad oggi ho vissuto così poca voglia di autunno, per me che ottobre e novembre sempre stati i mesi migliori. Adesso vorrei che non fossero, vorrei fosse subito primavera, per togliersi dalle palle tutta questa chiacchera elettorale distraente, e gli ultimi colpi tecnici di un governo che lascerà il segno, un tatuaggio brutto sulla pelle d'Italia.

lunedì 28 novembre 2011

Scalare il monte Pascal



821-252 Car il ne faut pas se méconnaître, nous sommes  automate autant qu'esprit. Et de là vient que l'instrument par lequel la persuasion se fait n'est pas la seule démonstration. Combien y a(-t-)il peu de choses démontrées? Les preuves ne convainquent que l'esprit, la coutume fait nos preuves les plus fortes et les plus crues. Elle incline l'automate qui entraîne l'esprit sans qu'il y pense. Qui a démontré qu'il sera demain jour et que nous mourrons, et qu'y a(-t-)il de plus cru? C'est donc la coutume qui nous en persuade. C'est elle qui fait tant de chrétiens, c'est elle qui fait les Turcs, les païens, les métiers, les soldats, etc. Il y a la foi reçue dans le baptême de plus aux chrétiens qu'aux païens. Enfin il faut avoir recours à elle quand une fois l'esprit a vu où est la vérité afin de nous abreuver et nous teindre de cette  créance qui nous échappe à toute heure, car d'en avoir toujours les preuves présentes c'est trop d'affaire. Il  faut acquérir une créance plus facile qui est celle de l'habitude qui sans violence, sans art, sans argument nous fait croire les choses et incline toutes nos puissances à cette croyance, en sorte que notre âme y tombe naturellement. Quand on ne croit que par la force de la conviction et que l'automate est incliné à croire le contraire ce n'est pas assez. Il faut donc faire croire nos deux pièces, l'esprit par les raisons qu'il suffit d'avoir vues une fois en sa vie et l'automate par la coutume, et en ne lui permettant pas de s'incliner au contraire. Inclina cor meum deus

Perché non possiamo negare di essere al tempo stesso automi e intelletto. Da ciò viene che il mezzo della persuasione non è la sola dimostrazione. Ci sono ben poche cose dimostrate! Le prove convincono solo l'intelletto, è l'abitudine che rende le nostre prove più forti e più credute. Essa orienta l'automa, che trascina l'intelletto senza che questo ci pensi. Quale dimostrazione c'è che domani farà giorno e che noi moriremo, ma c'è qualcosa a cui crediamo di più? È dunque l'abitudine che ce ne persuade. È lei a fare tanti cristiani, turchi, pagani, professioni, soldati, ecc. È a lei infine che dobbiamo ricorrere una volta che l'intelletto ha visto dov'è la verità, per abbeverarci e impregnarci di questa credenza che ad ogni istante ci sfugge; sarebbe  davvero troppo faticoso averne sempre davanti le prove. Bisogna acquisire una credenza più facile, che è quella dell'abitudine, che senza violenza, senza artifici, senza argomentazioni, ci fa credere le cose e inclina ogni nostro impulso verso questa fede, così che la nostra anima vi si abbandona spontaneamente. Se si crede solo per la forza della convinzione, mentre l'automa spinge in direzione contraria, non è sufficiente. Dobbiamo dunque far credere le nostre due parti, l'intelletto con le ragioni che gli basta aver visto una volta nella sua vita, e l'automa con l'abitudine, non permettendogli di andare in direzione contraria. «Inclina cor meum deus»

Pascal fa sempre bene la sera, costringe il pensiero all'azione, tiene su le palpebre che sarebbero pronte a cercare rifugio nell'oblio di brutte immagini televisive.
Vedi questo pensiero a tutta prima faticoso, indubbiamente faticoso. Scaliamolo, a mani nude, cerchiamone la vetta. 
Provo a dire cosa vedo da quassù? Questo: noi occidentali siamo abituati al mondo in cui viviamo. Lo diamo per scontato, e tutti gli accadimenti che subiamo li crediamo accidenti, abitudini. Siamo abituati alle crisi economiche su vasta scala e al fatto che, quando c'è una crisi economica, dobbiamo fare dei sacrifici. Ma il sacrificio ha smesso da un bel po' di tempo di essere sacro. Il sacro è precipitato tutto a terra, pioggia acida che corrode le nostre menti, cosi malate di abitudine.
Sbaglierò, ma questo di Pascal mi sembra un pensiero reazionario: un pensiero cioè da piccolo borghese soddisfatto, che nasconde sotto il tappeto del proprio salotto, la verità fondamentale che riguarda noi umani: gli uomini sono mortali, e noi siamo uomini. Di fronte a questo scandalo dobbiamo, secondo il Nostro, volgere la testa altrove, mangiare una buona scorta di abitudini, digerirle, assimilarle, enunciarle. 
Già, perché se noi umani avessimo tutti i giorni in testa la fissa che un giorno moriremo, beh, difficilmente saremmo dei buoni automi che seguono abitudini consolidate di buona educazione. Soprattutto: cominceremmo ad avere in uggia l'acquisire credenze facili, sorvegliate, “senza argomentazioni”. Chiederemmo conto di tutto, persino sulle crisi economiche che non ci appartengono vorremmo sapere altre verità. In poche parole: vorremmo andare nella direzione contraria delle abitudini. Dove? In quel luogo in cui non si sta ad aspettare di prenderlo nel culo senza volerlo. È per questo che stasera sono salito su questa cima. Stavano volando bassi.

domenica 10 luglio 2011

Poveri, smarriti, leggermente sudati

«Vedendo l'accecamento e la miseria dell'uomo, guardando tutto l'universo muto e l'uomo senza luce abbandonato a se stesso, e come smarrito in quest'angolo dell'universo senza sapere chi ve lo ha messo, che cosa vi sia venuto a fare, cosa diverrà morendo, incapace di ogni conoscenza, sono preso da sgomento come un uomo che avessero portato addormentato in un'isola deserta e spaventosa, e che si svegliasse senza sapere e senza mezzi per uscirne. E a questo punto mi meraviglio come non si cada nella disperazione per un stato così miserabile. Vedo altre persone presso di me di natura simile. Domando loro se sono più informati di me. Mi dicono di no e a questo punto quei poveri smarriti, avendo guardato attorno a sé e avendo visto qualche oggetto piacevole vi si sono dati e vi si sono attaccati [...]»

Blaise Pascal, Pensées, 198-693 + H.5, [Frammenti, Rizzoli, Milano 1994 (traduzione di Enea Balmas)]

A volte mi piacerebbe essere ricco, fosse solo per qualche settimana, per sperimentare se anch'io,  guardandomi attorno - come Alfonso Papa e Marco Milanese - e vedendo "qualche oggetto piacevole" (per esempio: un Corum o un Pateck Philippe) mi potessi attaccare a tale oggetto come un povero smarrito.

Lateralmente, una domanda ingenua ai produttori del lusso.
Signori!,
considerato che il vostro settore, contrariamente a molti altri, non conosce affatto periodi di crisi, ma che anzi conquista sempre nuovi mercati; ma considerando anche che la vostra produzione è nata rivolgendosi sempre a una clientela raffinata, oserei dire "aristocratica", potreste prendere le distanze e rifiutarvi a tutti quei clienti che rischiano di macchiare il vostro buon nome e gettare cattiva luce sulla preziosità ed esclusività dei vostri prodotti? In estrema sintesi: vendendo le vostre perle ai porci non vi sentite lordati voi stessi?

«Cazzo dici», mi risponde indirettamente Roberto Cavalli:

Cavalli ma i suoi jeans quanto costano? 
«Tanto, tantissimo. Anche 1.500 euro ma fanno belle le donne e rendono sensuali i maschi. Con un jeans conquisti il mondo».

Chissà cosa conquisterei io con un Rolex, una Ferrari Scaglietti, uno yacht e un piede a terra nel core de Roma.
E un jeans Cavalli, beninteso.

venerdì 19 marzo 2010

L'autorità

505-260 «È tanto poco vero che l'aver sentito dire una cosa sia la regola delle vostre convinzioni, che non dovete credere nulla senza mettervi nella condizione come se mai lo aveste sentito.
È il consenso vostro a voi stessi e la voce costante della vostra ragione, e non degli altri, che vi deve fare credere.
Il credere è così importante.
Cento contraddizioni sarebbero vere.
Se l'antichità fosse la regola del credere, gli antichi sarebbero dunque senza regola.
E se fosse il consenso generale: se gli uomini fossero periti.
Falsa umiltà, orgoglio.
Punizione di coloro che peccano, errore.
Sollevate il sipario.
Avete un bel fare: bisogna credere, o negare, o dubitare.
Non avremo dunque regola?
Giudichiamo che gli animali fanno bene ciò che fanno: non vi sarà dunque alcuna regola per giudicare gli uomini?
Negare, credere, dubitare sono per l'uomo ciò che il correre è per il cavallo».

Blaise Pascal, Pensées, [Frammenti, BUR, 1994. Trad. Enea Balmas]

venerdì 20 novembre 2009

Un giunco pensante


«L'homme n'est qu'un roseau, le plus faible de la nature, mais c'est un roseau pensant. Il ne faut pas que l'univers entier s'arme pour l'écraser; une vapeur, une goutte d'eau suffit pour le tuer. Mais quand l'univers l'écraserait, l'homme serait encore plus noble que ce qui le tue, puisqu'il sait qu'il meurt et l'avantage que l'univers a sur lui. L'univers n'en sait rien.
Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C'est de là qu'il nous faut relever et non de l'espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser : voilà le principe de la morales».

Blaise Pascal, Pensées.