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domenica 25 settembre 2016

Alla Calenda greca

Mario Seminerio schernisce la richiesta del governo italiano di usare per un altro anno – ancora uno – lo strumento della flessibilità (che in soldoni significa un aumento della spesa pubblica e uno sforamento dei parametri imposti dal fiscal compact). In sostanza:
«nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese».
Tuttavia, molto probabilmente, tale proroga sarà concessa, tanto che il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha già individuato come spendere quel gruzzoletto a deficit, che serve per rilanciare, a suo dire, l'economia nostrana: dare soldi alle imprese, in primo luogo, secondo le modalità da lui elencate durante un'intervista concessa a Maria Latella:
«Ci saranno 13 miliardi di incentivi automatici: un imprenditore potrà portarsi come credito di imposta il 50% dei nuovi investimenti. Se cambierà macchinario e andrà verso industria 4.0 avrà un fortissimo sconto fiscale con un superammortamento al 250%. Se le imprese investono si creano lavori più specializzati e quindi più remunerati». [Le banche] «hanno criteri stringenti per erogare finanziamenti. Abbiamo tanta liquidità ma non arriva alle imprese. Per questo - ha aggiunto il ministro - rafforzeremo anche il fondo di garanzia alle imprese. Lo Stato garantirà fino all'80% dell'erogato. Non per tutti allo stesso modo. Lo focalizziamo sugli investimenti: se ad esempio sei una start up innovativa vieni prima di tutti gli altri».
È notorio che le start up, essendo giovani imprese, vengano prima.

Breve inciso a parte, il ministro Calenda, mosso da gratitudine verso Renzi per averlo scelto al posto della Guidi, in conclusione d'intervista sostiene che:
«Ancor più della finanziaria il nostro appuntamento importante e cruciale è il referendum. E lo è perché noi abbiamo bisogno di una governance forte e di più investimenti» [dato che] «siamo di fronte alla più grande crisi delle democrazie occidentali dal dopoguerra. E la globalizzazione ha creato vincenti e perdenti, tanta esportazione e molte aziende morte».
A margine di tali letture, due notarelle, spero poco confuse:

1. Sia che la vediamo dal lato dell'inflazione o da quello della deflazione, dal lato della flessibilità o da quello della rigidità della spesa pubblica, la situazione economica non troverà mai un equilibrio virtuoso in cui tutti bellamente guadagnano, fanno profitti e prosperano felici e contenti, perché - se non si fosse capito - la vittoria di uno equivale necessariamente alla sconfitta di un altro. Se uno vince la partita della bilancia delle partite correnti è perché c'è qualcuno - l'altro concorrente - che la perde.

In Europa le nazioni giocano tutte in ordine sparso per garantire al meglio i propri interessi che chiaramente quasi mai coincidono con gli interessi degli altri. Se va bene la Germania non vanno bene le nazioni del sud Europa. E viceversa: ci siamo forse dimenticati della Germania grande malato d'Europa di qualche tempo fa? Ora, è del tutto evidente che le élite funzionali del capitale tedesco abbiano saputo approfittare al meglio delle regole che hanno stabilito insieme alle élite funzionali delle altre nazioni europee, Italia compresa. L'euro, che secondo i piani doveva servire per tenere a freno la potenza tedesca, in realtà è stato lo strumento per dispiegarla. Ma uno strumento non è la causa: e soprattutto: la Germania ha semplicemente fatto quello che sapeva fare: diventare il führer la guida dell'Europa.
Il punto comunque è uno solo: riuscire a vendere. Che cosa? La produzione che il capitale di ogni nazione produce per il fine unico di ottenere il profitto.
Riesci a produrre a pieno regime e a piazzare la merce? Hai vinto.
Hai magazzini pieni d'invenduto? Hai perso.
«Tutte le gravi crisi precapitalistiche della storia dell'uomo erano crisi di penuria. Non è così in questo caso: domina una crescente miseria proprio perché possono essere prodotte sempre più merci in tempi sempre più ridotti e con l'impiego sempre più ridotto di forza lavoro. Il sistema è soffocato dalla sua produttività». Tomasz Konicz, Ascesa e caduta dell'Europa tedesca, Stampa Alternativa, 2016.
 2. Alla luce di questa folle contraddizione che poi porta, insieme, la merce al macero o inutilizzata e la gente affamata e senza casa, il ministro del ristagno economico propone di dare soldi - e tanti - alle imprese affinché, in pratica, creino lavori più specializzati (leggasi: espellano quanto più possibile forza lavoro automatizzando tutte le fasi della produzione) e più remunerati (per quei pochi tecnici ancora indispensabili per oliare il meccanismo). Lavori destinati alla produzione di merci che poi dovranno uscir di fabbrica per andare sul mercato nella speranza di realizzare la ragione sociale per la quale sono state prodotte. Merci che hanno incorporato sempre meno lavoro vivo e sempre più lavoro morto. In attesa che si apra il mercato degli zombi.

giovedì 31 marzo 2016

Segnalazioni notturne

Prima di tutto un articolo di Alberto Negri. Splendido l'incipit: 
«Gli occidentali sembrano specialisti nell'arte della guerra stupida».

Poi un editoriale di Evgeny Morozov su The Guardian (che immagino, come consuetudine, sarà presto tradotto e pubblicato anche in Italia):
«The grim reality of contemporary politics is not that it’s impossible to imagine how capitalism will end [...] but that it’s becoming equally impossible to imagine how it could possibly continue, at least, not in its ideal form, tied, however weakly, to the democratic “polis”. The only solution that seems plausible is by having our political leaders transfer even more responsibility for problem-solving, from matters of welfare to matters of warfare, to Silicon Valley.»
«From matters of welfare to matters of warfare». 

Alcuni finalmente cominciano ad accorgersi che qualcosa non va nel capitalismo transatlantico democratico.

Le «tendenze necessarie ed esplosive» non possono essere sotterrate e zitti tutti perché prima o poi riemergono come lava dal fondo dei vulcani.

E a proposito del crimine geriatrico giapponese: di rimbalzo ho letto che, in Italia, a coloro i quali evaderanno l'imposta del Canone Rai sarà comminato il carcere: almeno in carcere potranno vedere la televisione gratis.

(È vero che il carcere in Italia non è come quello in Giappone o in Norvegia: tuttavia, da un punto di vista sanzionatorio, che cosa c'è di più stupido che minacciare la prigione per reati di simile entità amministrativa? Possibile che i legislatori non riescano a immaginare - e se non ci riescono, si facciano aiutare bandendo un concorso apposito nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del Paese - pene più intelligenti?)

giovedì 6 novembre 2014

Skills

«Io non ho mai detto che la commissione Ue è un covo di burocrati. Se la commissione vuole dimostrare di non essere un luogo della burocrazia, il regno dorato della burocrazia, ha un’occasione: liberi le risorse per l’innovazione. Abbia il coraggio di dire che tutto ciò che viene investito per creare skills professionalmente rilevanti, tutto questo venga tolto dalla catene del patto di stabilità». [*]

Stavo giusto stuzzicandomi un orecchio con un cotton fioc per trovare il punto G dell'apparato auricolare, quando ho sentito alla tv il presidente del consiglio dire “skills” e - porcadellamiseriaschifa - ho fatto un soprassalto, e invece di godere mi sono fatto male. 


Dunque, secondo Matteo Renzi, se la Commissione europea volesse veramente dimostrare di non essere il sancta sanctorum della burocrazia, dovrebbe liberare «le risorse per l'innovazione». Come? Togliendo i vincoli posti dal patto di stabilità a tutti gli investimenti che gli stati membri della Ue riserveranno alla creazione di «skills professionalmente rilevanti».

In estrema sintesi, seguendo l'ottica miope dell'attuale sistema economico e produttivo, professionalmente rilevante è - per lo Stato - tutto ciò che stimola la crescita, risana i disavanzi, fa aumentare il Pil. Dati i settori economici di riferimento (primario, secondario, terziario e terziario avanzato), quali professioni in particolare consentirebbero a tutti gli stati membri dell'Unione Europea di crescere, di pareggiare i conti del proprio bilancio, di aumentare il Pil? Per crescere serve che qualcuno dia nutrimento, ovverosia: la bilancia commerciale dell'Unione Europea nel suo complesso potrà mai essere in attivo nei confronti di tutti gli stati o confederazioni del mondo? 
La storia europea degli ultimi vent'anni dimostra che solo alcuni stati membri sono riusciti nell'intento perseguendo una politica economica di concorrenza tra condomini. Ma usciamo da questi dettagli, voglio arrivare al punto che mi preme, questo: quali sono le reali cause della crisi economica? È un problema di distribuzione, di circolazione (e relativa deflazione:  la gente compra acciughe, dice Caprotti, sì ma le acciughe sotto sale del Cantarbico mica costano poco). Oppure il problema è più a monte? Il problema è che coloro che ci governano non si porrano mai questo problema, non solo il guitto di Rignano, ma - come spiega Olympe de Gouge - neanche la Merkel ci arriverà.
Le sole skills professionalmente rilevanti di cui Renzi e omologhi hanno bisogno, saranno quelle che ritarderanno la resa dei conti. In senso proprio, ché i conti non potranno tornare a nessuno, nemmeno agli eventuali burocratici liberatori di risorse.

lunedì 21 aprile 2014

Per il bimbo che è il pubblico

«Per gli statisti moderni è metodo corrente dire tutte le sciocchezze che il pubblico vuole e metterne in pratica tante da giustificare quello che hanno detto, nella fiducia che quelle sciocchezze, tradotte in pratica, si manifestino per quello che sono, fornendo così l'occasione per ritornare alla saggezza: è il sistema Montessori per il bimbo che è il pubblico. Chi contraddicesse il bimbo dovrebbe lasciare subito il posto ad altri pedagoghi. Elogiare, quindi, la bellezza del fuoco che il bimbo vuole toccare, la musica del giocattolo che va in frantumi; sollecitare, anzi, il bambino a cimentarsi. Ma vigilare, premurosi, in attesa del momento giusto per trarlo dal pericolo, mentre da euforico si fa attento: così devono comportarsi i saggi e benevoli salvatori della società.
[…]
In tutti i casi, il singolo cittadino non ha lo stesso obbligo di un ministro in carica di sacrificare la verità al bene pubblico. Al singolo è concessa la soddisfazione di parlare e di scrivere liberamente. Il che può anche perfino portare un contributo alla congerie di cose che la magia degli statisti riesce ad armonizzare, in modo così meraviglioso, per il nostro bene ultimo.»
John Maynard Keynes, “Il mutamento dell'opinione pubblica” (1921), in Esortazioni e profezie, Il Saggiatore, Milano 1968.


Ho il sospetto che Keynes, meglio di Nostradamus, prefigurasse Matteo Renzi. Ma anche Mario Seminerio, un singolo al quale «è concessa la soddisfazione di parlare e di scrivere liberamente»*.

*Tuttavia, la critica phastidiosa, pur acuta e preziosa, resta una critica che non lede i principi cardine del sistema economico e produttivo dominante e del correlato politico che lo serve più o meno secondo necessità. In pratica, anche qualora i suggerimenti, gli accorgimenti di Seminerio - e altri economisti di calibro come lui - venissero accolti e recepiti in toto dal governo, i mali del capitalismo resterebbero tali.

venerdì 31 gennaio 2014

I testadicazzo del capitalismo

«Nell’ultima trimestrale, che ha evidenziato risultati inferiori alle attese, il mega retailer statunitense Walmart lamenta che il calo nelle erogazioni per food stamps avrà un impatto negativo sui propri utili. Ognuno commenti come preferisce, come sempre». Phastidio
Commento io, come preferisco: sono dei pezzi di merda, come si dice in americano non lo so, non lo voglio sapere, non voglio imparare maleparole, casomai un giorno dovessi fare il cameriere eunuco da quelle parti (mi viene in mente un passaggio in cui Limonov, quando faceva il cameriere presso una specie di capitalmerdoso, una mattina corse il rischio di ammazzare il suo “datore” di lavoro). Nondimeno, la bontà d'animo che mi contraddistingue, mi porta spontaneamente a proporre al management di Walmart un suggerimento: la facciano loro l'elemosina al posto dello Stato, sputino qualche avanzo tra un rutto e l'altro, anche mezzo masticato, va bene uguale, ci saranno comunque persone che sapranno ringraziarli di tale magnanimità. In fondo, se ci pensano bene - e io presumo che abbiano già cominciato a farlo - come mi sembra già qualcuno di più autorevole di me abbia detto, «il povero è la miniera del ricco», ergo devono fare attenzione a non esaurire tale giacimento, magari anche con gli incentivi.

sabato 24 agosto 2013

Il potere del cervello


Oggi, leggendo questo post di Phastidio, pensavo a come il potere del cervello abbia condotto l'umanità in un'assurdo cul-de-sac economico e finanziario, che per uscirne, per tentare di risolvere e sanare tutte le fottutissime assurdità volute dal Mercato, è inutile - come vogliono coloro che si sono arresi alla vulgata capitalista - dannatamente inutile abbandonarsi alle pie speranze di riforma del sistema, giacché siamo a un punto in cui, come ripete sovente Olympe de Gouges, che non sarà possibile risolvere alcun problema senza risolverli tutti. 
La classe dominante, come le tette della ragazza, occulta le informazioni e il nostro cervello, che non vede le scalette che ci fanno uscire dal nostro presente Truman Show, resta imbambolato a domandarsi se quelle tette sono finte o no, riformabili o meno, e alla maniera migliore per titillarle i capezzoli.
A proposito, i suoi avranno il piercing?

martedì 11 settembre 2012

Incidere sulla carne del popolo (I Can't Get Started)


Ero così preoccupato ieri sera per il fatto che non riuscivo a visualizzarmi; e stasera, invece, che mi visualizzo quanto e come voglio (specchio specchio delle mie brame), non ho niente da dire in particolare, a far che lo dico, così, tanto per non perdere l'abitudine.
Non riesco a partire, non riesco a iniziare, ma questo è già un debutto. È la vittoria sulla pigrizia mentale - anche se ad essa, talvolta, è necessario ricorrere. 
E volevo ricorrervi stasera, non fosse stato per il pungolo di Phastidio, il quale riporta una frase odierna del presidente del consiglio professor Mario Monti:
«Io penso che in parte le nostre decisioni abbiano contribuito ad aggravare la situazione congiunturale. È ovvio, solo uno stolto può pensare di incidere su un male strutturale, nato da decenni, senza determinare un aggravamento nel breve periodo che deriva da una riduzione della domanda interna»
Con tutto il rispetto e la deferenza che si deve portare alla carica che egli rappresenta, io penso tuttavia che questa dichiarazione rappresenti una sorta di piccolo undici settembre autoprovocato, come se Monti si fosse inflitto, da solo, un cazzotto nello stomaco e uno schiaffo sulla bocca.
Vale a dire: Monti ha detto, in modo esplicito, che per «incidere su un male strutturale, nato da decenni» (tout court: marcio Italia), il governo che presiede ha preferito offrire all'Europa, e agli ingordi Mercati Internazionali, lo scalpo del popolo italiano tagliando la spesa pubblica là dove era più facile (una riforma delle pensioni da tragedia, perdipiù fatta in un clima in cui tutti i cittadini coinvolti si sono sentiti chiamati in causa:  «Ovvia, mettiamoci questa supposta, che sarà mai, facciamo contenta la ministro Fornero, offriamole un tampax per le sue lacrime»; i tagli alle amministrazioni locali e al welfare), ma lasciando la spesa pubblica inalterata per quanto riguarda i costi e i privilegi della politica e delle sue diramazioni: perché il male strutturale sarà stato anche il sistema pensionistico alla cazzo di cane (dalle famose pensioni d'oro alle pensioni baby eccetera), ma non è certo il solo male strutturale: perché tutti gli altri guasti (sprechi, prebende, privilegi) sui quali non si potuto (non si è voluto?) incidere, cosa hanno di meno urgente per non  essere stati rimossi, incisi
E qui, in questo punto preciso, si manifesta, in tutta la sua chiarezza, il perché in Europa e nel mondo Monti è diventato un modello che tutti i paesi a sovranità limitata (dal debito) dovranno imitare: in poche parole, egli è riuscito a mostrare come incidere sulla carne del popolo paziente senza bisogno neanche di anestesia: è stato sufficiente un pendolo, o meglio un «a me gli occhi» alla Giucas Casella: in preda al panico del default («Oddio, come facciamo a pagare gli interessi se non si riesce più vendere altro debito! Oddio lo spread! Oddio non si pagano più gli stipendi!) il popolo si è addormentato, disteso lungo tra due sedie, e la politica gli cammina sopra con tutto il suo peso, tutta la sua merda. 

mercoledì 11 luglio 2012

L'autunno a luglio, nonostante il sole

Alberto Giacometti fotografato da Henri  Cartier-Bresson


Per dare lavoro al vento
cuciva a filo doppio
le foglie secche dell'albero.

Antonio Machado, da Proverbios y cantares, traduzione di Vittorio Sermonti (in Il vizio di leggere, Rizzoli, Milano 2009)

Qui la crisi economica e finanziaria non pare dare tregua e anche i migliori e più acuti analisti economici ravvisano che l'azione politica dei paesi europei sta facendo acqua. 
I governi si affannano a trovare soluzioni per uscire dalla crisi, ma tali soluzioni sono foglie secche cucite alla bell'e meglio che non illudono certo il vento dei Mercati. 
Gli Stati europei più in crisi (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia) sono dei pugili al tappeto di fronte allo strapotere dei Mercati perché i Mercati detengono i soldi per farli funzionare.
C'est tout. 
Esiste una soluzione per rialzarsi? Non dico mica per vincere, ma per andare perlomeno ai punti.
Non c'è nessun arbitro che impedisca all'avversario di infierire? No, i Mercati picchiano duro e mordono orecchi - e fanno bene*, fanno i loro interessi.
I mercati sono come il pacu: azzannano gli Stati ai testicoli. Ora, se le palle fossero soltanto quelle dei politici (più o meno tutti, di lungo e corto corso), poco male. È che i politici, per proteggersele, danno in pasto al pacu le palle altrui, quelle del popolo soprattutto (sono più tenere?). 

Ma un giorno, a forza di azzannare, i mercati non troveranno più le palle di nessuno. Si mangeranno le proprie?

Per dare lavoro al vento
cuciva a filo doppio
le foglie secche dell'albero.

Prepariamoci, l'autunno sembra lontano, ma.

- Togliete di mano quell'ago a Monti, alla Fornero, a Passera che mi bucano dappertutto.


*Fanno bene un cazzo, ça va sans dire.

giovedì 7 giugno 2012

La voglia di punire (la Germania)

Nonostante il Presidente Monti dichiari che «il rigore non si discute» e che «bisogna essere grati alla Germania», da alcuni mesi, ormai, molti autorevoli commentatori economici osservano che la rigidità fiscale che i tedeschi impongono ai paesi della zona Euro stia, di fatto, trascinando nel baratro l'economia europea, mettendo a rischio il progetto lungimirante della moneta unica.

Premesso che, a mio avviso, tali commentatori (cito per tutti Paul Krugman e Mario Seminerio) fanno bene a mostrare che questo tipo politica condurrà al disastro perché deprime l'economia e soffoca la crescita, occorre altresì evitare che tali critiche sfocino in tensioni popolari antitedesche, tensioni che facciano della Germania il capro espiatorio della crisi.

Per evitare questo, per evitare cioè che le destre populistiche europee si avventino sul facile bersaglio della caccia al responsabile, secondo me si potrebbero dare alla Germania dei piccoli buffetti significativi, degli scappellotti, o calci negli stinchi, che la sveglino e la facciano riflettere che, se fallisce il progetto euro, la prima a rimetterci sarà lei stessa.

Per esempio, a tutti coloro che si lamentano che la Merkel è troppo rigida vorrei chiedere: che marca di automobile avete? Quali elettrodomestici? Quali pannelli solari? Quali caldaie? Quali sandali? Quale birra in frigo? eccetera eccetera.

Se d'un tratto la piccola e media impresa italiana, gli industriali, i banchieri, i dirigenti d'azienda, i professionisti, gli artigiani, i calciatori, i tassisti, i politici, il popolo del web, eccetera eccetera, non comprassero più, di qui a dieci anni, automobili tedesche e le comprassero - di contro - italiane, o francesi, o giapponesi, o americane, o indiane, o coreane, o cinesi (mi sembra siano solo questi i paesi produttori automobilistici), vuoi vedere che qualcosa cambia e che i tedeschi si convinceranno da soli? Pensateci quando salirete nelle vostre belle Audi metallizzate coi fari allo zeus che vi fulmina nell'idea (mimetica) che comprare tedesco è bello perché è meglio. È meglio sì: per la Germania e per quegli uomini marketing che hanno saputo insaponarglielo bene ai tedeschi, tipo questo Luca e la sua weltanschauung:


N.B.
Il titolo è preso da un post di Krugman sopra linkato The Urge to Punish. Io ho aggiunto Germany.

domenica 1 aprile 2012

Opinioni rinnovabili


Qualsiasi persona ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, magari anche nella convinzione di fare affermazioni vere. Allo stesso tempo, però, soprattutto quando la persona è qualcuno che ha pubblici incarichi, nel caso in cui la sua opinione venga smentita palesemente dai fatti, tale persona ha il dovere di, non dico di cospargersi il capo di cenere, ma almeno di correggersi e rettificare quanto precedentemente detto.
È il caso di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, società il cui capitale, nella sua maggior parte, appartiene allo Stato. Scaroni, nel 2010, dichiarò:
«Se tutta l'Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi avremmo comunque a disposizione un quarto dell'energia necessaria».*
Ora, si dà il caso che in questi due anni - complice una politica sugli incentivi sicuramente da rivedere, della quale hanno approfittato, oltre che molte famiglie italiane, anche tanti grandi investitori, tra i quali, sicuramente, anche prestanome della criminalità organizzata - e
«grazie a oltre 400 mila impianti distribuiti su tutto il Paese, la produzione da fonti rinnovabili "nel 2011 ha raggiunto il 26,6% dei consumi elettrici complessivi italiani (eravamo al 23% nel 2010), e il 14% dei consumi energetici finali (eravamo all'8% nel 2000)". "In un anno - si legge ancora nel dossier - la produzione è passata da 76,9 TWh a 84,1, secondo i dati del GSE, e malgrado il contributo dell'idroelettrico sia sceso (da 51 TWh a 47), perché intanto sono cresciute tutte le altre fonti".»*
Dunque, visto che un quarto dei consumi elettrici complessivi dell'Italia è stato ottenuto, in pochi anni, da fonti rinnovabili, senza che la popolazione venisse trasferita su navi, non sarebbe il caso che Scaroni rilasciasse una dichiarazione in cui prende atto della cosa, magari anche aggiungendo che sarà lui, e solo lui, a salire su una nave, magari a vela e magari capitanata dal comandante Schettino, così per imparare a inchinarsi di fronte alla realtà? Inoltre, male non sarebbe, se invitasse in crociera il ministro Passera, anch'egli in vena di essere preso per i fondelli dal reale (soprattutto quando è razionale).

*Entrambe le citazioni sono tratte da qui.

mercoledì 7 marzo 2012

Maschere dell'austerità

James Ensor, Maschere che guardano una tartaruga, 1894
Questo dipinto mi sembra un'ottima metafora dell'attuale situazione storica. I cittadini (le maschere) osservano la classe politica (la tartaruga) procedere speditamente per far uscire l'Europa dalla crisi.
Il giorno in cui i popoli s'accorgeranno che l'austerità, il rigore, l'aumento della tassazione indiretta non serviranno a un cazzo per uscire dalla crisi, cosa faranno, si affideranno alle elezioni, oppure escogiteranno altri modi per esercitare il loro potere, magari anche mangiando la tartaruga?

Si consiglia di leggere (in ordine alfabetico)

domenica 26 febbraio 2012

La convergenza degli opposti

Due punti di vista diametralmente opposti  ci dicono, in buona sostanza, la stessa cosa:
«La certezza è che saremo costretti a smantellare il nostro inefficiente welfare per motivi di bilancio pubblico, in un paese in cui la mistica del “fare sistema” significa soprattutto permettere alle oligarchie parassitarie di rinviare la resa dei conti con la storia a spese della classe media e dei lavoratori, ai quali viene quotidianamente spiegato che per molto, troppo tempo hanno “vissuto oltre i propri mezzi”. Voi siete padroni di crederlo, ovviamente. Ma quando vi viene detto, in questi momenti di alta pedagogia, che “dobbiamo fare come i tedeschi” sappiate che si tratta, se non di una pietosa bugia (spesso, come detto, interessata), perlomeno di una applicazione della famosa teoria keynesiana del lungo periodo. Quello in cui, se non propriamente morti, saremo certamente più poveri.» Phastidio.
***
«I padroni di schiavi e i loro attaché presso i centri di decisione politica, hanno ben chiara la situazione e la fase in atto. Il capitale in questo genere di democrazia può tutto, il singolo proletario, illuso della titolarità del potere attraverso il voto, può solo sperare di cavarsela in qualche modo. La parola d’ordine è fare dell’Europa una zona franca per il profitto come le altre, come in Cina o in India e Brasile. Ma non tutta l’Europa è uguale e non tutti i paesi in essa hanno lo stesso peso. La linea di tendenza complessiva è comunque quella di creare un “nuovo” modello sociale nel quadro della competizione capitalistica mondiale. In questo senso vanno interpretate le dichiarazioni del personale politico e tecnico europeo e italiano quando, sia pure con sfumature diverse, allude al welfare europeo come a un sistema sociale superato, così come quando assume la decisione di abbandonare al proprio destino le aziende che in passato hanno “tutelato bene l’italianità” ma impedito “la distruzione creatrice schumpeteriana”.» Olympe de Gouges.
Devo essere sincero: mi piacerebbe che, alle prossime elezioni, ci fossero due nuovi partiti: uno veramente liberale; e uno veramente comunista. Perché le strade sono due, o l'una o l'altra, ma percorse sino in fondo, fino alla meta. Chi voterei io? Ho un anno per pensarci, e sono ancora indietro con le letture marxiste.

martedì 6 settembre 2011

Mira l'Iva

Hanno aumentato l'Iva dell'uno per cento.
E io sono contento 
dacché con l'uno per cento
tutte le volte che andrò in centro
comprerò senza un lamento
per contribuire al risanamento.
Sono un cittadino e non mento
dico questo con ragionamento
Anziché oro comprerò argento
anziché farina, cemento
da colarmi nel retto contento
sì da occludermi, lo sento,
a questo continuo trapanamento.

Krysha Mira fotografata da Ross Laurence


martedì 9 agosto 2011

Convergenze parallele 2


Oggi Phastidio e Olympe ballano entrambi, da opposte sponde, il tango argentino.

(Per quel che vale il mio giudizio, essi stanno attraversando un periodo di forma strepitosa)

domenica 7 agosto 2011

Sorprendenti motivazioni

Un Phastidio straordinario mette ko Giuliano Ferrara al primo round.

Ma a parte questo, grazie a tale post, apprendo con stupore le reali motivazioni per cui Standard & Poor's ha declassato gli Stati Uniti d'America


«Rispetto alle nostre precedenti previsioni, il nostro scenario di base rivisto assume ora che i tagli d’imposta del 2001 e 2003, attesi scadere alla fine del 2012, resteranno in essere. Abbiamo cambiato le nostre assunzioni di questo perché la maggioranza dei Repubblicani in Congresso continua ad opporre resistenza ad ogni misura che alzerebbe il gettito fiscale, una posizione che riteniamo il Congresso abbia rafforzato, approvando la legge».
E non capisco proprio come i nostri Inzuppatori di Biscotti della destra atea-devota filobushiana possano gongolarsi con ragioni che non hanno. I tagli non sono sufficienti, dunque. Occorre in qualche modo anche alzare le tasse.

Scrive oggi un editorialista di punta della Pravda della Confindustria italiana, Guido Rossi:
«Non è un caso che le democrazie siano in crisi e debbano essere rivisitate, poiché si è aggravato il fatto che sia sempre una minoranza dei cittadini, direttamente o indirettamente i più ricchi, a governare. La forbice fra ricchi e poveri è diventata intollerabile, sicché se un quarto di tutti i redditi e il 40% della totale ricchezza degli USA va all'1% dei percettori di reddito risulta evidente la ragione per cui le scadenti recenti misure decantate da Obama non siano riuscite ad aumentare la tassazione dei ricchi».
Ah, ecco dunque, mi sembrava che abolire le province non fosse sufficiente.

martedì 11 maggio 2010

Fiore d'Europa



EROS Te l'aspettavi questo fatto, Tànatos?
TÀNATOS Tutto mi aspetto, da un Olimpico. Ma che finisse in questo modo, no.
EROS Per fortuna, i mortali la chiameranno una disgrazia.
TÀNATOS Non è la prima, e non sarà l'ultima volta.
EROS E intanto Iacinto è morto. Le sorelle già lo piangono. L'inutile fiore spezzato del suo sangue, costella ormai tutte le valli d'Eurota. È primavera, Tànatos, e il ragazzo non la vedrà.
TÀNATOS Dov'è passato un immortale, sempre spuntano di questi fiori. Ma le altre volte, almeno, c'era una fuga, un pretesto, un'offesa. Riluttavano al dio, o commettevano empietà [...] Siamo cose feroci, noialtri immortali. Io mi chiedo fin dove gli Olimpici faranno il destino. Tutto osare può darsi distrugga anche loro.
EROS Chi può dirlo? Dai tempi del caos non si è visto che sangue. Sangue di uomini, di mostri e di dèi. Si comincia e si muore nel sangue. Tu come credi esser nato?
TÀNATOS Che per nascere occorra morire, lo sanno anche gli uomini. Non lo sanno gli Olimpici. Se lo sono scordato. Loro durano in un mondo che passa. Non esistono: sono. Ogni loro capriccio è una legge fatale. Per esprimere un fiore distruggono un uomo.


Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò [Il fiore], Einaudi, Torino 1947

mercoledì 14 aprile 2010

Come bossi ligustri o acanti

Ho letto un'irata intervista rilasciata da Massimo Cacciari a Ettore Boffano (pubblicata su Repubblica di oggi) dove il filosofo-ex sindaco di Venezia si scaglia con virulenza contro la dirigenza del Partito Democratico, secondo lui sorda negli anni passati agli appelli suoi e di altri autorevoli intellettuali del centrosinistra sulla questione settentrionale.

Non entro nel merito, mi fa fatica e non me ne importa molto. Soffro in silenzio (si fa per dire). Quello che voglio dire è: che senso ha arrabbiarsi? Al Nord hanno votato in maggioranza la Lega? Se la tengano. Governerà bene, governerà male? Giudicheranno gli elettori. Se gli elettori hanno creduto al radicamento leghista, ai loro slogan, alla loro politica con la clava e la bava, quanto senso ha recuperarli emulando simili strategie? Cioè a dire: aldilà delle ragioni di un necessario e urgente rinnovamento della classe dirigente del PD, a mio avviso sarebbe massimamente sbagliato ricalcare i passi leghisti perché, come in tutte le cose, se uno alla fine deve scegliere preferirà sempre l'originale. Tanto più nel settentrione d'Italia ove la Sinistra è cronicamente minoritaria.
Ha vinto la Lega al Nord? E vaffanculo alla Lega Nord. Si governino, si insedino nei meandri del potere coi loro uomini radicati, come bossi ligustri o acanti. Il rischio paesino è alle porte. Spero solo non rompano troppi cocci, soprattutto costituzionali. E che ci lascino sempre la libertà di dire e di dirgli (a loro e a chi li vota) “ma và a dà via i ciapp!”.

sabato 13 marzo 2010

Domande phastidiose 2

Aspetto con fiducia Phastidio mi spieghi questo parlare enigmatico del Superministro Tremonti: «I governi hanno dato alla finanza soldi per salvarsi, la finanza usa ora questi soldi per speculare contro i governi stessi».
Primo: non capisco perché Tremonti parli di governi al plurale e di finanza al singolare.
Secondo: chi sono questi governi di preciso? Quelli europei, immagino. Se sì, rientra fra questi anche quello greco?
Terzo: perché il ministro non fa un esempio preciso, dei nomi e, soprattutto, le ragioni per cui la finanza si comporta così? Forse perché se la finanza facesse "cadere" quei governi che le han prestato soldi, allora essa non sarebbe tenuta più a restituirli?

giovedì 14 gennaio 2010

Una professione post-industriale e post-moderna

Alle brutte, a Termini Imerese potrebbero riconvertirsi e riqualificare la loro obsoleta professione novecentesca con questa professione da basso impero, visto che l'«asticella» della discussione politica sarà ancora ad alzo zero in questo paese dalla bellezza, dall'ambiente, dal clima e dalla storia magnificenti.

martedì 29 dicembre 2009

Vento futuro

In chiusura di un suo delizioso post, Phastidio scrive:

«Di fronte a questi peti seriali che perseveriamo a chiamare articoli e giornali, c’è solo da sperare che la palingenesi arrivi in fretta, per porre fine a questo chiacchiericcio decadente, a questi opposti idiotismi. Ascoltate la rassegna stampa di GrParlamento, la mattina, magari quando vi recate al lavoro: capirete perché per questo paese la prognosi appare infausta».

Dipoi, a margine della sopraffine analisi metabloggologica di Galatea, mi pare doveroso segnalare che gli eventuali «peti seriali» dei blogger, in confronto a quelli degli «articoli [di] giornale» sono almeno gratuiti e non finanziati pubblicamente. E poi, per dirla tutta, sono peti molto più ‘profumati’.