Visualizzazione post con etichetta Manteblog. Mostra tutti i post
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lunedì 23 settembre 2013
Segnali positivi
Dalle cose che ha fatto Mantellini - persona di cui generalmente mi fido, e devo fidarmi, dacché non c'ero - deduco che alla Blogfest di Rimini hanno fatto di tutto fuorché parlare di blog. Buon segno.
venerdì 24 agosto 2012
Riflussi post-prandiali
L'esperimento di astinenza dai social network di Fabio Chiusi non sa di una sega nulla. Io l'avevo visto ieri e l'avevo ignorato, giacché - mi sono detto - leggere di uno che di proposito si astiene dal presenziare i social network per poi parlarne, mi sembra una cosa talmente vacua, come se uno ingrassasse apposta per poi scrivere un libro su come si dimagrisce. Poi ho visto che Mantellini lo linka come se fosse chissà cosa e allora questa partita di giro provincialistica metainternettiana mi ha fatto esprimere la mia acida opinione. Ora sto meglio, come dopo un piccolo rutto.
giovedì 12 gennaio 2012
martedì 12 luglio 2011
Internet è di tutti. Ma proprio tutti tutti.
Sostiene Mantellini, a mio avviso giustamente, che internet è di tutti. Anche degli stronzi.
Nessuno nega loro il diritto di venire a galla: per vederli meglio, per accorgersi di che pasta sono fatti, che gruppo sanguigno hanno, quale credo professano. Ed è quasi bello vederli così, a debita distanza, per non percepirne l'odore. Già. Internet è di tutti ed è, ripeto, un bene che resti così la cosa, almeno finché lascia l'odorato in pace.
giovedì 20 gennaio 2011
Ora anche Eraclito
«Se non vi fosse il sole, vi sarebbe la notte».
Eraclito, nella versione di Giorgio Colli, La sapienza greca, Vol. III, Eraclito, frammento 14 [A 25], Adelphi, Milano, 1980.
Cari blogger italici, a forza di prenderne a prestito i nomi, alla fine di filosofi da usare per dare il titolo figo al vostro blog rimarrà soltanto Sebastiano Maffettone, ma dovrete chiedergli il permesso, dato che ancora svolge la sua attività accademica, speriamo per lui ancora a lungo (professore, mi scusi l'indelicatezza, la prego di toccarsi le palle).
martedì 5 ottobre 2010
Il sesquipedale Riotta
Avevo letto anch'io quel piccolo intervento a firma Polaris sulla Domenica del Sole 24 Ore.
Ma non avevo ritenuto la pena di commentare, perché non avevo voglia, non mi sentivo in forma di riportare simili parole, ritrascriverle soprattutto, dacché non erano linkate. Mantellini provvede con garbo, inserendo delle sue note che paiono medicare un po' la bile espulsa contro i bloggers dallo pseudonimo dietro il quale pare si nasconda Gianni Riotta.
Aggiungo solo, che per mia parte, e non certo a mia difesa, per come intendo modo e metodo di comunicazione del blogger, comincio a capire le ragioni della astiosità riottiana. Egli è preoccupato perché teme che i bloggers sottraggano terreno con la gratuità dei loro pensieri ai suoi dei pensieri; egli teme l'abbandono del lettore che non capisce bene più perché debba stare a leggersi il Riotta quando ha a disposizione un mondo di intellettuali (dilettanti o meno) più in gamba. Egli, non avendo più una mazza da dire per far contenta la Confindustria e i Sindacati, oppure Marchionne e il semplice operaio Fiat, o ancora il Vaticano e la laicità dello stato, riproponendo le solite frittate di uno che prima era totalmente esposto verso le ragione dei secondi termini dei binomi proposti - mentre ora invece si trova in toto dalla parte del potere, epperò non ha il coraggio di ammetterlo pienamente per non passare come anima venduta.
Io non so bene quali e quanti siano i miei lettori. Posso vedere le statistiche per capire, più o meno, quanti siano, per vedere persino con meraviglia che qualcuno mi legge anche da Singapore.
Ma però se qualcuno passa di qui non è perché io dico merda merda o cazzo cazzo; non dico stronzo stronzo o culo culo così a caso come fossi uno Sgarbi qualsiasi. (Perché conoscete ancora qualcuno che si prenda la briga di ascoltarlo uno così che sbava rabbia e spavento? Boh, forse un pubblico lo avrà, non ci sono limiti alla perversione). Ma ciò che Riotta teme non sono tanto coloro i quali pensa di rivolgersi offendendo. No, lui teme quelli come me, quelli come tanti amici linkati qui, come tanti bloggers che ho nel reader ai quali Riotta oramai non saprebbe nemmen legar le scarpe. E vedo ancora e constato con fatica che anche le nuove firme, anche autorevoli, che hanno il privilegio di scrivere per l'inserto culturale più prestigioso tra i quotidiani italiani, soffrono la pena di non esser più presi in considerazione. Penso a un Gianluigi Ricuperati, a un Christian Raimo, a un Sergio Luzzato i quali oramai traggono vantaggio solo dal fatto di ricevere un piccolo compenso dallo scrivere lì ma non certo perché i loro articoli pubblicati significhino l'apertura di un dibbatito: lo spazio pubblico è qui sulla rete, qui si può «cominciare a pensare a come ricostruire un piccola civiltà culturale» (Raimo).
È Riotta quindi il rancoroso, non il blogger, se è Riotta colui che si cela dietro uno pseudonimo per dire simili stronzate. Niente di male per carità nell'uso di uno pseudonimo. Ognuno sceglie il nome che vuole per rappresentare le proprie ubbie intellettuali. Ma Polaris mi sembra davvero un nome inappropriato, perché simili sciocchezze non guidano alcun viandante nella notte né della rete né dei lettori dei quotidiani.
domenica 2 maggio 2010
La resistenza dei blog
Ho trovato questa citazione di Nietzsche che, con una lieve modifica, s'adatta bene a quei pochi resistenti che s'ostinano a pensare (e a manifestare il loro pensiero).
«Chi non scrive libri, chi pensa molto e vive in una società che non lo soddisfa scriverà, di solito, un buon epistolario», ovvero diverrà un buon blogger.
Il titolo del post è ispirato da questo titolo
«Chi non scrive libri, chi pensa molto e vive in una società che non lo soddisfa scriverà, di solito, un buon epistolario», ovvero diverrà un buon blogger.
Il titolo del post è ispirato da questo titolo
mercoledì 14 aprile 2010
Giornata poco social
Stamani ho preso la mia twingo a metano e senza radio, ho guidato per circa quaranta minuti per andare al lavoro, e mi sono rotto i coglioni tutto il giorno.
(P.S. non è vero: i soliti piccoli piaceri ci sono sempre. In più un gradito regalo: una bottiglia magnum di Val d'Oca, Prosecco di Valdobbiadene).
(P.S. non è vero: i soliti piccoli piaceri ci sono sempre. In più un gradito regalo: una bottiglia magnum di Val d'Oca, Prosecco di Valdobbiadene).
venerdì 13 novembre 2009
Battaglia a campo chiuso

«Una nuova tecnologia non aggiunge e non sottrae nulla: cambia tutto. Nell'anno 1500, cinquant'anni dopo l'invenzione della stampa, la vecchia Europa non era la stessa con in più la stampa: era una Europa diversa. Dopo la televisione gli Stati Uniti non furono più l'America con in più la televisione: la televisione dette nuovi connotati a ogni campagna politica, a ogni casa, scuola, chiesa, industria. Per questo la lotta fra i media è così feroce. Ogni tecnologia è circondata da istituzioni la cui organizzazione - per non dire la loro ragion d'essere - riflette la visione del mondo sostenuta da quella tecnologia. Per questo, quando una vecchia tecnologia subisce l'attacco di una nuova, le istituzioni sono minacciate; e quando le istituzioni sono minacciate una cultura entra in crisi».
Neil Postman, Technopoly, Bollati Boringhieri, Torino 1993 (pag. 24)
Quante generazioni passeranno affinché la cultura televisiva (soprattutto quella italiana) entri in crisi? Quesito scaturito dopo la lettura degli ultimi post di Mantellini (1, 2, 3).
venerdì 24 luglio 2009
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